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    Comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri

    di borsa-finanza00com (30/06/2009 - 12:19)

     

    Non è una cosa esclusivamente italiana, specie di questi tempi, ma in Italia si stanno toccando sempre nuovi picchi.
    Ricordo che questo non è un blog politico, tengo a precisarlo perché in Italia tutto viene letto in rapporto alla propria parrocchia politica di appartenza.
    Il fresco decreto anticrisi del governo prevede un rimborso (parziale peraltro, paradossalmente nemmeno in linea con le promesse elettorali) per gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia.
    Ora, indipendentemente dal fatto che sarebbe stato meglio lasciarla comprare direttamente ad Air France, anziché fargliela avere a distanza di anni, è difficile non notare l'immoralità data dal fatto che se fosse andata bene azionisti ed obbligazionisti ci avrebbero lucrato.
    Andando male il danno viene scaricato su tutti.
    Surreale poi la copertura, perché nel decreto varato venerdì 26 giugno l'articolo 14 prevede la tassazione dell'oro di Bank'Italia ossia, in pratica, uno scippo di una parte di quel tesoro (che non è, come è evidente, né del governo, né di azionisti ed obbligazionisti Alitalia).
    E' esattamente come se venisse venduta l'argenteria di famiglia per pagare fiches del videopoker (dato che le speculazioni su titoli Alitalia erano puro gioco d'azzardo su un'azienda che si sapeva essere di fatto fallita tanti anni fa, mentre di aziende sane quotate ce ne sono eccome)......
    Sempre della serie: è comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri, fa impressione vedere quanta gente provi a prendere il merito degli stanziamenti per la cassa integrazione, come se quel denaro fosse suo e non stanziamenti pagati da imprese e lavoratori.
    Picco surreale è dato dai Tremonti bond, che peraltro quasi nessuna banca ha richiesto e, a tutt'oggi, nessuna banca ha ancora ottenuto (presto il Banco Popolare li userà per l'OPA su Banca Italease).
    Da annotare che la crisi del mercato interbancario in Eurolandia è finita di fatto il 7 gennaio, quanto il rapporto fra Euribor e Refi BCE è tornato nella media storica.
    Siamo a fine giugno......
    Della serie: se le nostre banche avessero avuto davvero bisogno dello Stato sarebbero state raccattate con il cucchiaino dei puffi.
    Può anche darsi che l'enorme prudenza usata dagli istituti tricolore sia stata dettata dal fatto di non avere uno Stato solido alle spalle mentre, ad esempio, è possibile che le banche germaniche si siano assunte infinitamente più rischi proprio perché sapevano di avere dietro uno Stato come la Germania.
    Ossia, paradossalmente, potremmo essere stati protetti, oltre che da fattori come Bank'Italia, anche dal fatto che le nostre banche sapevano benissimo di non avere una rete di protezione seria alle spalle.
    Oltre al fatto che i Tremonti Bond partono dal 7,5% e per emetterli di fatto vengono/verrebbero/verranno emessi titoli di stato aggiuntivi (con i BOT che, al netto di tasse e commissioni, da mesi rendono uno 0,qualcosa%)....
    Ma, soprattutto, le tasse pagate dalla banche italiane sono spropositatamente superiori alla media di Eurolandia e lo erano anche prima che Tremonti le aumentasse ulteriormente.
    Per inciso, facendolo due mesi prima del crack Lehman Brothers, con un tempismo destinato ad uscire dalla cronaca per entrare direttamente nei libri che tratteranno di questa crisi (allorché si troveranno ad evidenziare chi ci aveva capito meno di tutti nell'intero pianeta la sua fotografia è inevitabile).
    Soprattutto, essendo i Tremonti Bond somme modeste rispetto alle sovrattasse pagate in questi anni dalle banche nostrane è esattamente come se uno facesse una rapina in banca, tornasse indietro perché i BOT rendono troppo poco e gli volesse prestare PARTE di quel denaro a tassi ben più onerosi.
    E chiedesse pure i ringraziamenti (ripetutamente peraltro, che è la cosa più bizzarra)......
    Sorvolando sul fatto che è crollata la richiesta di credito da investimenti e sarebbe strano il contrario visto che è la prima volta nel dopoguerra che il PIL scende in Italia per due anni di fila.
    Per inciso, era successo solo in due anni "sfusi" che il PIL calasse in Italia (nel 1975 e nel 1993) ed all'epoca non andavamo peggio degli altri paesi come succede invece adesso: nel 2008 il PIL è stato in calo in Italia ma in crescita in Eurolandia.
    Se il confronto è trimestre su trimestre (2008-2009) si vede che negli stessi USA il calo del PIL è stato pesante con un -2,5%, ma paradossalmente lieve rispetto ai SEI punti percentuali di tracollo del PIL italico nello stesso arco temporale.....
    Ma le televisioni dicono che andiamo meglio degli altri, per cui sarà sicuramente così......
    Abbiamo un sistema bancassicurativo più solido, questo senz'altro, nelle nostre banche i titoli tossici erano meno di particelle di sodio in Acqua Lete e se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane tutto questo casino non sarebbe nemmeno mai nato.
    Difficile non notare che con Bank'Italia da un lato e la mancanza di uno Stato solido alle spalle che fossero enormemente più prudenti dei loro concorrenti rientra nell'ordine naturale delle cose.

    Altra cosa, sempre della serie "comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri", è la crisi del Centro Ricerche Mediche di Nerviano (in provincia di Milano), di cui non ha trattato praticamente nessuno tranne Milano Finanza del 25/4/2009 di cui riporto le informazioni essendo stata la cosa censurata praticamente ovunque (cosa tipica, peraltro, per le questioni vaticane).
    Lo faccio ricordando al solito che MiFi/Milano Finanza appartengono al ristrettissimo novero di giornali/periodici che meritino l'acquisto.
    Il precedente proprietario, la multinazionale americana Pfizer (quella del Viagra, per capirci), l'aveva venduto qualche anno fa ad un ente religioso, la Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione.
    Operazione assai riservata, anche con forme di dote implicita, forse proprio per non doversi fare direttamente carico della liquidazione e dell'incerto futuro a medio termine di 700 dipendenti.
    Della serie: l'importante non è non licienziare, l'importante è che non si sappia che lo fa un ente religioso...
    Per inciso, non è facile da spiegare da un punto di vista di logica industriale perché un ente non profit, in ultima analisi sottoposto al controllo del Vaticano, possa far meglio in un campo dove le stesse multinazionali del farmaco sbagliano, pur disponendo di miliari di $ per trovare nuove cure.
    Si sarà pensato di continuare a spendere per ricerche e stipendi come se niente fosse: al domani, qualcuno provvederà.
    Finiti i soldi, tutti i salmi finiscono in gloria (od in fumo).
    Se andava bene, le royalties se le spartivano religiosi, ricercatori ed il management, guidato dall'eterno Umberto Rosa, regista dell'operazione.
    Finita male, il conto da 100 milioni se lo palleggiano la Regione Lombardia ed Unicredito.
    La banca, se ha le garanzie, forse credeva di avere fatto un tranquillo mutuo ipotecario, salvo trovarsi socia di una start-up di venture capital.
    Ora gli enti religiosi attendono fiduciosi, anche perché non li si è mai visti sacrificare gioielli di famiglia.
    Difficile non notare che non mancherebbero....
    Come è difficile non notare che per qualcuno la crisi non c'è mai....

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    Il punto sul trend del mattone in Italia

    di borsa-finanza00com (25/06/2009 - 18:12)

     

    Come evidenziato dalla FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali), nella seconda parte del 2008 si è verificato un aumento della domanda di immobili a scopo di investimento, determinato dalla fuga dai mercati finanziari.
    Del resto, la parte più significativa della crescita della bolla immobiliare italiana c'è stata con il +50% circa del periodo 2001-2003, quando le borse registrarono una picchiata.
    Nel 2008 la discesa complessiva dei prezzi sul settore immobiliare c'è stata nonostante un'altra delle cicliche picchiate delle borse, realisticamente per la consapevolezza che questa era fortemente legata allo scoppio della bolla immobiliare statunitense ed al fatto che le bolle immobiliari stanno scoppiando quasi ovunque.
    Non che la decorrelazione borse-immobili sia esatta, tutt'altro, nel periodo che va dalla fine del 2003 alla primavera del 2007 all'oltre +100% della borsa italiana si è contrapposto un ulteriore, sebbene limitato, incremento della bolla immobiliare italiana.
    Da notare che, sebbene sia immobili che azioni siano anche classi di investimento (la prima è un ibrido, dovendo comunque avere un tetto sulla testa, che sia in affitto o meno), tendono a beneficiare entrambe di tassi bassi.
    A dispetto del ridimensionamento dei prezzi degli immobili in Italia nel 2008 e delle stime di riduzione nel 2009 (Tecnocasa stima fra un -1% ed un -4% a livello nazionale nel 2009, Gabetti un -6%) è poco probabile che i cali si fermino.
    Intanto Tecnocasa, Gabetti e company sono comunque di parte, hanno interesse a stimare riduzioni e non crolli.
    Poi contrastano con le stime del Fondo Monetario Internazionale fatte anche per l'Italia alla fine del 2008 che prevedevano un ulteriore -15% / -20% in due / quattro anni.
    Il che, con un minimo di inflazione (che si prospetta come quasi simbolica) significa quasi un quarto del valore degli immobili in meno.
    Ma, soprattutto, uno strumento piuttosto attendibile per comprare gli immmobili ai minimi è farlo quando le borse sono ai massimi.
    Non che a comprare al marzo del 2000, quando c'era gente che si vendeva la casa per comprare azioni salite tantissimo (il contrario di adesso), si sia spaccato il minimo assoluto ma, al solito, ci si è andati molto vicini.
    Del resto, sebbene i tassi bassi facciano bene ad entrambe le classi di investimento (ammesso che gli immobili siano considerabili principalmente tali) le borse tendono a toccare i massimi quando l'economia torna a tirare ed i tassi tornano a crescere.
    I cali dell'immobiliare italiano del 2008 e del 2009 sono stati frenati nel 2008 dal tracollo dei mercati finanziari e saranno frenati nel 2009 dalla picchiata dei tassi interbancari.
    Ma l'economia ed i mercati azionari si riprenderanno.
    Realisticamente con comodo, vista la sequenza di dati macroeconomici negativi che stanno arrivando.
    E nessuno può prevedere davvero quando.
    Quello che si sa è che si riprenderanno e, dopo il 2009, il mercato immobiliare dovrà fare i conti sia con l'azionario sia con un incremento dei tassi.
    Tanto più che, guardando le quotazioni delle azioni in Italia, spicca il fatto che c'è il pieno di aziende che non quotano nemmeno il capitale netto o che, per dirla più propriamente, quotano meno di quello che dovrebbero quotare in caso di fallimento....
    Inoltre la struttura dei tassi è su livelli eccezionalmente bassi, con casi spettacolari come la BoE (la banca centrale del Regno Unito) che ha portato i tassi ai livelli più bassi da tre secoli a questa parte......
    Ricordando, come sempre, che la sfera di cristallo non ce l'ha nessuno, è evidente come la pressione ribassista sugli immobili sia micidiale e di periodo medio lungo.
    Inoltre, i precedenti cicli ribassisti degli immobili in Italia sono durati cinque anni.
    Sostanzialmente dal 1982 al 1987 e dal 1992 al 1997 (con una sostanziale stasi nel 1988 e nel 1998).
    E' difficile che questo ciclo ribassista sia di durata inferiore, venendo da una bolla immobiliare di dimensioni abnormi rispetto alle precedenti.
    Né la cosa deve spaventare: nel periodo in cui si è sviluppata la bolla immobiliare in Italia i prezzi sono raddoppiati senza che gli stipendi li seguissero se non di striscio.
    Questo ha creato una situazione in cui, per troppa gente, metter su famiglia è diventato un lusso insostenibile.
    Ma non era davvero utile nemmeno ai proprietari di casa perché, quando si è in una bolla immobiliare, qualora arrivassero dei/altri figli e si volesse andare in una casa più grande, la differenza di costo è maggiore rispetto ad una situazione più standard.
    Il danno c'è se hai sbagliato i conti e ti tocca andare in una più piccola (cosa che succede, ma in Italia non è la situazione più frequente).
    Inoltre, se hai comprato la casa della vita, in una bolla immobiliare ti senti più ricco non appena ci entri dentro, ma diventi più povero non appena ne esci, perché gli affitti aumentati ai commercianti si scaricano sui prezzi dei beni che compri.
    E, almeno con riferimento agli alimentari, non puoi certo fare a meno di comprarli.
    E ci sarebbe da dire sulla correlazione fra la bolla italiana e l'EURO.
    Se dipendesse dall'EURO la Germania, in via del tutto teorica, avrebbe dovuto risentirne di più, essendo questa moneta molto più loro che nostra.
    L'EURO è un'espansione del marco tedesco al punto tale che la sede della BCE è stata piazzata a Francoforte.
    Poteva essere piazzata nella capitale dell'Eurocrazia, Bruxelles, od in una sonnecchiosa cittadina olandese come Maastricht.
    Oppure, se proprio la si voleva piazzare in Germania poteva essere scelta Monaco di Baviera o, meglio ancora, la capitale Berlino.
    Invece è stata scelta Francoforte, dove è la Bundesbank (non sia mai che faticassero troppo a passare da un ufficio all'altro), con un messaggio che è fortissimo e chiarissimo.
    Il fatto è che in Germania il numero di anni di stipendio che servono a comprare casa resta sostanzialmente dimezzato rispetto all'Italia, sia che si affitti sia che si compri casa.
    La ridotta quota parte di reddito che il germanico medio destina all'abitazione contribuisce al fatto che con uno stipendio medio il germanico medio ci vive, l'italiano medio in pari situazione sopravvive.
    Allo stato attuale i "crucchi" usano le case per vivere, non vivono per pagarsi la casa (in compenso noi abbiamo Bruno Vespa che ci dice che siamo tanto furbi ad avere questo rapporto con il mattone, al contrario di loro...).
    Oltre al fatto che c'è stato un ampissimo dibattito sul presunto caro mutui mentre i tassi ai tempi dell'EURO sono bassissimi rispetto a quelli dei tempi della lira, dove riuscivano ad essere a due cifre con una punta di oltre il 30%....
    Le banche possono essere antipatiche quanto si vuole, ma se a qualunque soggetto chiedi in prestito molti anni del tuo stipendio, e gli devi (ovviamente) pagare anche degli interessi, la rata non potrà mai essere bassa.
    La pesantezza delle rate dei mutui non è data dai tassi, che sono bassissimi rispetto ai tempi della lira, ma dall'entità del debito che si deve rimborsare.
    Più in sintesi: se la micidiale crisi in atto porta i livelli di prezzo degli immobili in Italia più vicini a quelli germanici, non c'è motivo di farne un dramma.
    La stampa continuerà a sostenere il contrario, ma questo rientra nell'ordine naturale delle cose, visto quanto incidono le inserzioni pubblicitarie degli immobiliaristi nei loro introiti (quando non sono direttamente sia "palazzinaro" che editore)....
    Piuttosto sarebbe il caso di capire quanto siano scesi i prezzi degli immobili in Italia nel 2008.
    Secondo Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, nel 2008 sono scesi del 7-10% (dichiarazione fatta in un'intervista a Il Giorno/Il Resto del Carlino/La Nazione il 22/1/2009).
    Tesi peraltro, del tutto di parte.
    Realisticamente più equilibrato, al solito, Il Sole 24 Ore (a dispetto degli inserzionisti immobiliari) nel confronto fra i periodi 2006-2008:

    La caduta di Torino e Firenze .


    Per vedere le stime complete di Tecnocasa e Gabetti per il 2009:  

    Immobili, prezzi in discesa e Gabetti, nel 2009 prezzi delle case giù del 6% .

    Da notare che le stime di Idealista.it non sono rappresentative perché si basano sugli annunci e, notoriamente, una cosa è il prezzo richiesto ed un'altra quello reale al rogito (specie di questi tempi).
    Da notare anche il disallineamento che c'è stato negli anni della bolla da parte dei prezzi degli immobili rispetto ad uno dei fattori che servono a determinare i "fondamentali" (chiamiamolo fair value o come si vuole, comunque il valore intrinseco di un bene), ossia i dati relativi al costo di costruzione di un fabbricato residenziale:

    http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20081229_00/

    (ciclicamente aggiorna i dati).

    C'è da aggiungere il tracollo delle compravendite, per ora parzialmente riflesso sui prezzi:

    Il mercato immobiliare in Italia è sceso di nuovo ai livelli del '97 .

    Da notare che negli edifici di nuova costruzione pesa l'aumento di costi per i nuovi standard in termini di acustica, termica, antisismica e risparmio energetico.
    Questo determina un aumento del valore del bene, più che del suo costo.
    Senza contare che quel costo supplementare crea oltretutto successivi risparmi, specialmente energetici.
    E' ragionevole che costino di più (anche se le stime dei costruttori sono, in punti percentuali, ad una cifra), casomai svalutano quelle usate.
    Del resto, negli anni in cui si è creata la bolla, è stato perso di vista un punto fondamentale: gli immobili non sono materie prime in via di esaurimento, sono beni che si usurano.
    Se si vede un cosiddetto bene rifugio schizzare su in termini di prezzi qualche dubbio deve venire.
    Per contro, si tratta di un bene che ha una forte capacità di difesa dall'inflazione, anzi tende storicamente a sovrapperformarla essendo più legato agli stipendi che all'inflazione stessa.
    Il problema, piuttosto, è che i salari reali in Italia hanno smesso di crescere ben prima della crisi in atto.
    Per il resto, nulla di particolarmente nuovo: i cicli immobiliari sono, per definizione, ciclici.
    Stiamo semplicemente all'interno di un ciclo ribassista.
    Peraltro, tutte le bolle scoppiano e l'Economist già il 16/6/2005 aveva evidenziato come l'impennata dei prezzi delle case che era in corso a livello planetario fosse "la bolla più grande della storia".
    Dal 1637, quando scoppiò la bolla speculativa dei tulipani in Olanda, quello che è davvero cambiato è che adesso le bolle si susseguono con una frequenza abnorme. 

      

     

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    Interessi sui BOT

    di borsa-finanza00com (07/06/2009 - 17:18)

     

    Volevo segnalare alcune cose sull'andamento dei tassi dei BOT.
    A) Sono mesi che, al netto di tasse e commissioni, hanno infranto verso il basso il tetto dell'1%.
    B) Realisticamente, staremo sostanzialmente a questi livelli per tutto il 2009, considerando che la BCE ha dato ad intendere che terrà il Refi intorno all'1% fino alla fine dell'anno.
    C) Il luogo comune, alla Scajola-Brunetta per intenderci (ma non solo), che tassi bassi aumentano la ricchezza delle famiglie italiane è falso.
    Questo perché, come noto e come ricordato anche da Tremonti, l'Italia ha il merito di avere un livello di risparmio privato enormemente più alto degli altri paesi di area OCSE unito ad un indebitamento privato enormemente più basso.
    Tassi bassi riducono le entrate delle famiglie italiane molto di più di quanto riducano le uscite.
    Altra cosa è l'impatto per le imprese ed il debito pubblico.
    Per citare i dati di Bank'Italia relativi alla fine del 2008, le attività delle famiglie italiane erano di 3.427,917 miliardi di euro contro un totale passività di 836,216 miliardi di euro, con un saldo di 2.591,701.
    Il saldo è nettamente superiore al debito pubblico italiano (non è ASSOLUTISSIMAMENTE un invito a fare patrimoniali, è solo per spiegare la situazione).
    D) Questa situazione dei tassi non è una specificità italiana.
    Ad aprire le danze, al solito, sono stati gli USA.
    All'asta del 9/12/2008 i Treasury ad un mese hanno avuto un rendimento dello 0,00% (ci erano già andati estremamente vicini in passato, ma lì hanno spaccato lo zero).
    Per la cronaca, già in quell'asta furono interamente sottoscritti nonostante i titoli a disposizione fossero di ben 32 miliardi di dollari.
    I titoli a 3 mesi furono collocati con un rendimento NEGATIVO dello 0,01% mentre quelli a due anni furono collocati con un rendimento dello 0,85%.
    E) E', ovviamente, sbagliato considerare questi tassi come definitivi.
    Soprattutto, è pericoloso considerare sostenibili gli attuali tassi variabili dei mutui.
    Un parametro considerabile sono i tassi ufficiali della BCE.
    Questo anche perché l'Euribor si è staccato significativamente da essi solo in un periodo limitatissimo, per poi tornare nella media storica già il 7/1/2009 (che è considerabile la data della fine della crisi del mercato interbancario in Eurolandia). 
    Considerando il tasso principale tenuto nel primo decennio dell'Euro, se si ipotizzano rialzi da un quarto di punto ce ne dovrebbero essere almeno 8 nei prossimi 2-3 anni....
    I tassi resteranno a livelli stratosfericamente bassi rispetto ai tempi della superinflazionata liretta, ma se non si è in grado di sostenere gli attuali tassi fissi è appropriato non chiedere mutui a tassi variabili perché non si sarà in grado di sostenerli in futuro.
    Caso in cui, comunque, chiederli o meno è irrilevante visto che le banche non li concederebbero (a ragione). 

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    Trading stagionale - Sell in may

    di borsa-finanza00com (01/06/2009 - 11:27)

    Una delle metodologie di "trading" che funzionano meglio è quella che tiene conto delle stagioni.
    Il trading tradizionalmente inteso, a partire da quello intraday, comporta costi pesanti sia in termini di commissioni da corrispondere al broker che in termini di lavoro.
    Se non fai il trader puoi fare un lavoro vero/serio/tradizionale/sicuro/noioso.
    Ho messo le cinque definizioni più frequenti che evidenziano i differenti punti di vista.
    Da tutti i punti di vista, la possibilità di avere un reddito da lavoro in più (perché per fare trading occorre lavorare eccome) fa punteggio.
    Da qui seri motivi per avere interesse per quello che io definisco "trading stagionale".
    Fra le varie forme di "trading stagionale" quello più noto è il classico "sell in may and go away", sostanzialmente tradotto in italiano con "vendi a maggio e parti in viaggio".
    E' un modello che è realisticamente destinato a continuare a funzionare perché vale il concetto di "profezia che si autorealizza" e perché ai mitici ottobre nero del 1929 e del 1987 si è affiancato quello del 2008.
    E' stato significativo, in questo senso, lo schianto del 24/10/2008, anche perché la mattinata stavamo tutti a pensare a quello del 24/10/1929.
    C'è anche il dibattito inerente al puntare sul classico Rally di Natale, sebbene in realtà il mese migliore sia gennaio.
    Il lavoro di analisi che sto proponendo l'ho fatto a manina basandomi sulle quotazioni riportate su carta da Milano Finanza (a casa ho disciplinatissimamente conservato le quotazioni che stacco ogni settimana e conservo da oltre un decennio per i miei calcoli).
    Nota a margine: per la cronaca, fra i periodici cartacei sono abbonato solo a Milano Finanza ed a Borsa&Finanza.
    Può sembrare strano occuparsi di una cosa del genere dopo una tempesta finanziaria che ha divelto tanti paletti storici, ma il fatto è che è improprio buttarsi su un modello dopo che ha dato degli extrarendimenti o pattumarlo perché in un anno non ha funzionato.
    Occorre costanza (a parte il fatto che anche negli ultimi due anni questo modello ha dato discreta prova, almeno in termini di tenuta).
    Se si vede che un anno un modello ha dato dei magnifici risultati e si va a controllare cosa sarebbe successo negli anni precedenti applicandolo, il risultato complessivo è distorto da quel singolo anno e dal trend che ha di riferimento.
    Ad esempio: ci sono pregevoli lavori sulla teoria dei "Dogs of the Dow", che è quella che evidenzia come selezionando titoli scelti sulla base dei dividendi si possano ottenere extrarendimenti.
    Quella teoria ha dimostrato di funzionare bene nel corso dei decenni (e per di più, in un mondo entrato in una fase di liquidità che non rende praticamente niente, potrebbe dare il meglio di sé).
    Non ha certo funzionato tutti gli anni ma, come la selezione dei titoli mediante p/e basso od un favorevole rapporto prezzi/mezzi propri, mediamente funziona perché permette di trovare titoli sottovalutati.
    In quello è come la "formula magica di Joel Greenblatt" che non ha nulla di magico pur funzionando molto bene.
    Pur non avendo nulla di magico anche quella formula, come tutti i modelli che individuano titoli sottovalutati, beneficia del fatto che, prima o poi (MOLTO PIU' POI che prima), le quotazioni terranno conto di quella sottovalutazione.
    Molti siti finanziari di valore smisero di lavorare sull'applicazione della teoria dei "Dogs of the Dow" nel 1999 perché non gli stava funzionando più (perdendosi un decennio di extrarendimenti).
    Da notare l'anno: il 1999 era anno cruciale per la bolla Internet che è stata, fra le altre cose, una prolungata fase nella quale i fondamentali sembravano non contare più niente.
    Realisticamente scoraggiati da quei risultati, quei siti (ad alcuni dei quali, specie anglofoni, guardo con grandissima ammirazione) smisero di pubblicare dati su quella teoria quando il modello stava tornando a funzionare.
    Poi però la bolla rialzista si è sgonfiata (tanto tempo prima della formidabile bolla negativa del 2007-2008, che si è pure trasmessa all'economia reale) e le strategie di valore sono tornate a funzionare al meglio, ma chi aveva buttato a mare i fondamentali e gli strumenti che li identificano non ha potuto approfittarne.

    I dati che servono come base di calcolo (è stato utilizzato l'ultimo prezzo delle sedute):

    Venerdì 29/5/2009 Mibtel a 15.743
    Venerdì 31/10/2008 Mibtel a 16.504
    Martedì 30/9/2008 Mibtel a 19.512
    Venerdì 30/5/2008 Mibtel a 25.598
    Mercoledì 30/4/2008 Mibtel a 25.752
    Venerdì 28/12/2007 Mibtel 29.360
    Mercoledì 30/10/2007 Mibtel a 31.533
    Venerdì 28/9/2007 Mibtel a 31.020
    Giovedì 31/5/2007 Mibtel a 33.724
    Lunedì 30/4/2007 Mibtel a 33.979
    Venerdì 29/12/2006 Mibtel a 31.855
    Martedì 31/10/2006 Mibtel a 30.392
    Venerdì 29/9/2006 Mibtel a 29.414
    Mercoledì 31/5/2006 Mibtel a 27.923
    Venerdì 28/4/2006 Mibtel a 29.422
    Venerdì 30/12/2005 Mibtel a 26.778
    Lunedì 31/10/2005 Mibtel a 25.061
    Venerdì 30/9/2005 Mibtel a 26.846
    Martedì 31/5/2005 Mibtel a 24.264
    Venerdì 29/4/2005 Mibtel a 23.631
    Giovedì 30/12/2004 Mibtel a 23.522
    Venerdì 29/10/2004 Mibtel a 21.715
    Giovedì 30/9/2004 Mibtel a 21.045
    Lunedì 31/5/2004 Mibtel a 20.556
    Venerdì 30/4/2004 Mibtel a 21.010
    Martedì 30/12/2003 Mibtel 19.922
    Venerdì 31/10/2003 Mibtel 19.355
    Martedì 30/9/2003 Mibtel a 18.450
    Venerdì 30/5/2003 Mibtel a 18.499
    Mercoledì 30/4/2003 Mibtel a 17.726
    Lunedì 30/12/2002 Mibtel a 17.485
    Giovedì 31/10/2002 Mibtel a 17.529
    Lunedì 30/9/2002 Mibtel a 16.094
    Venerdì 31/5/2002 Mibtel a 21.952
    Martedì 30/4/2002 Mibtel a 23.388
    Venerdì 28/12/2001 Mibtel a 22.855
    Mercoledì 31/10/2001 Mibtel a 21.622
    Venerdì 28/9/2001 Mibtel a 20.768
    Giovedì 31/5/2001 Mibtel a 27.435
    Lunedì 30/4/2001 Mibtel a 28.638
    Venerdì 29/12/2000 Mibtel a 30.323
    Martedì 31/10/2000 Mibtel a 32.657
    Venerdì 29/9/2000 Mibtel a 31.323
    Mercoledì 31/5/2000 Mibtel a 31.195
    Venerdì 28/4/2000 Mibtel a 31.083
    Giovedì 30/12/1999 Mibtel a 28.976
    Venerdì 29/10/1999 Mibtel a 23.315
    Giovedì 30/9/1999 Mibtel a 23.818
    Lunedì 31/5/1999 Mibtel a 24.329
    Venerdì 30/4/1999 Mibtel a 25.068
    Mercoledì 30/12/1998 Mibtel a 23.695
    Venerdì 30/10/1998 Mibtel a 19.825
    Mercoledì 30/9/1998 Mibtel a 18.759
    Venerdì 29/5/1998 Mibtel a 23.935
    Giovedì 30/4/1998 Mibtel a 23.053

    I RISULTATI:
      
       DA FINE MAGGIO 1998 A FINE OTTOBRE 1998 -17,17%
    DA FINE OTTOBRE 1998 A FINE MAGGIO 1999 +22,72%
       DA FINE MAGGIO 1999 A FINE OTTOBRE 1999 -4,17%
    DA FINE OTTOBRE 1999 A FINE MAGGIO 2000 +33,80%
       DA FINE MAGGIO 2000 A FINE OTTOBRE 2000 +4,69% 
    DA FINE OTTOBRE 2000 A FINE MAGGIO 2001 -15,99%
       DA FINE MAGGIO 2001 A FINE OTTOBRE 2001 -21,19%
    DA FINE OTTOBRE 2001 A FINE MAGGIO 2002 +1,53%
       DA FINE MAGGIO 2002 A FINE OTTOBRE 2002 -20,15%
    DA FINE OTTOBRE 2002 A FINE MAGGIO 2003 +5,53%
       DA FINE MAGGIO 2003 A FINE OTTOBRE 2003 +4,63%
    DA FINE OTTOBRE 2003 A FINE MAGGIO 2004 +6,21%
       DA FINE MAGGIO 2004 A FINE OTTOBRE 2004 +5,64%
    DA FINE OTTOBRE 2004 A FINE MAGGIO 2005 +11,74%
       DA FINE MAGGIO 2005 A FINE OTTOBRE 2005 +3,28%
    DA FINE OTTOBRE 2005 A FINE MAGGIO 2006 +11.42%
       DA FINE MAGGIO 2006 A FINE OTTOBRE 2006 +8.84%
    DA FINE OTTOBRE 2006 A FINE MAGGIO 2007 +10,96%
       DA FINE MAGGIO 2007 A FINE OTTOBRE 2007 -6,50%
    DA FINE OTTOBRE 2007 A FINE MAGGIO 2008 -18,82%
       DA FINE MAGGIO 2008 A FINE OTTOBRE 2008 -35,53%
    DA FINE OTTOBRE 2008 A FINE MAGGIO 2009 -4,61%


    Il totale è di 22 periodi di cui:
    A) In 11 (fra fine maggio e fine ottobre) si poteva stare sui bond o provare pure a shortare.
    B) In 11 (fra fine ottobre e fine maggio) si poteva stare pienamente investiti INCASSANDO PURE I DIVIDENDI (che alterano il risultato a beneficio del modello).
    Da considerare che il classico "sell in may" lo ho personalissimamente interpetrato con vendi a FINE MAGGIO.
    Anche perché, essendo i dividendi distribuiti principalmente fra aprile e maggio ed essendo ostico scomputare quei dati, utilizzando la fine di maggio i conti sono più semplici.

    Il risultato è che negli 11 periodi in cui la borsa andava evitata usando questo modello il risultato medio di periodo è stato del -77,63%/11 = -7.06% con sei periodi negativi e 5 positivi. Occorre notare che si tratta di 11 periodi di 5 mesi, quindi 55 mesi e non 11 anni. 
    Negli 11 periodi in cui si poteva stare pienamente investiti il risultato medio di periodo è stato del +64,49%/11= +5,86% con otto periodi positivi e tre negativi (a cui andrebbe aggiunto il fatto che la stragrande maggioranza dei dividendi sono corrisposti in periodo primaverile e non certo autunnale). Occorre notare che si tratta di 11 periodi di 7 mesi, quindi 77 mesi e non 11 anni.

    Da notare anche che il periodo borsistico considerato è uno dei peggiori di tutti i tempi, ma il modello del "sell in may" ha permesso ugualmente di ottenere risultati validi.

    P.S. Per la cronaca, i prezzi sono talmente depressi come listino e ci sono titoli che sono stati bastonati in maniera talmente ingiustificata che, personalmente, stavolta preferisco restare pienamente investito.
    Il fatto è che, nel panic selling della fine dell'anno scorso fino al bottom (il minimo, insomma) del 9/3/2009 (con il Mibtel a 10.544), i titoli sono scesi quasi tutti assieme.
    Tuttavia, "già" da dicembre del 2008 avevano iniziato a non risalire tutti assieme ed il listino, a questi prezzi, non è più pericoloso degli immobili italiani.
    Anche perché le bolle immobiliari sono scoppiate quasi ovunque ed ormai sembriamo il villaggio di Asterix.
    Oltretutto, avendo la stessa moneta del resto di Eurolandia, gli acquisti a scopo di investimento in immobili in Italia non hanno particolare base logica, potendo investire a prezzi più favorevoli, senza rischio cambio ed in posti in cui gli inquilini morosi li puoi buttare fuori senza tutti i problemi che ci sono qui.
    Se poi si aggiunge che sono mesi che i BOT, al netto di tasse e commissioni, rendono meno dell'1%, è appariscente come la borsa italiana sarà protetta dalla mancanza di alternative.
    Per contro, le azioni sono frazioni di aziende e gli utili del biennio 2008-2009 sono magri.
    Con gli utili del 2007 (valutati con multipli nelle medie storiche) il Mibtel 30.000 punti li valeva tutti, ma per tornare a quei livelli di utili occorre una ripresa vera, poco probabile prima del 2011.
    Personalmente, quando il Mibtel tornerà (per la terza volta, peraltro) oltre quota 30.000, ne avrò beneficiato appieno.
    Persino se la ripresa vera ci fosse nel 2012-2013 il rapporto tempo/rischio/rendimento sarebbe favorevole.
    Ovviamente, se ci volesse davvero tutto questo tempo, il dramma non sarebbe per la borsa, sarebbe per il Paese.

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    Si riparte

    di borsa-finanza00com (29/05/2009 - 09:14)

    Si riparte dopo il decesso di Lycos Webhosting.
    Come qualcuno ricorderà, Lycos è stato uno dei principali motori di ricerca del pre Google ed, a lungo, uno dei portali più visitati del pianeta.
    Personalmente mi fidavo molto di quel servizio di hosting anche perché, un decennio fa, i miei primi siti li avevo fatti con i free host.
    Fra questi c'era il mitico Tripod, che era appunto di Lycos, da cui poi sono passato ai domini ed agli spazi a pagamento.
    Lo schianto di Lycos Webhosting mi ha spiazzato anche perché avevano scritto di non avere fretta di effettuare i trasferimenti perché avrebbero provato a trovare altre soluzioni.
    Non solo non era vero, ma hanno chiuso anzitempo la possibilità di contattarli via telefono e posta elettronica.
    C'è stata gente che ha dovuto aspettare un mese per avere gli authorization code (che servono al trasferimento dei domini ad un altro hoster) e gli sono stati pure inviati quelli sbagliati....
    Nel mio caso specifico sono dovuto passare attraverso un altro hoster a loro affiliato (altrimenti rischiavo di perdere i miei domini) per poi passare successivamente a quello che volevo.
    Su scala minuscola, dà un pò il senso di come la recessione più pesante del dopoguerra cambi diverse cose anche dal punto di vista del peso delle aziende, ma non cambi tutto.
    In fondo, quando c'è la domanda, l'offerta ci deve essere per forza e non mi spiace ricordare che le aziende che sopravvivono a questa recessione assolutamente fuori misura avranno modo di monetizzare molto a fine crisi.
    Non mi spiace neanche di essere passato da un hoster straniero ad uno italiano, anche se la scelta di Register.it è dovuta solo al fatto che mi ci sono trovato bene per un bel pò di anni con altri siti (per ora, almeno...) ed appare particolarmente solido come hoster.
    Cosa che, dopo questa sgradevolissima esperienza, era particolarmente importante.
    Per il resto, annoto una cosa che scrivevo già nella precedente versione del blog: nel 2008 veniva teorizzato che dovesse fallire tutto.
    Si sentivano addirittura farneticazioni su possibili fallimenti di banche ITALIANE, che di quelle statunitensi non sono nemmeno parenti.
    Per inciso, per quanto siano perennemente infamate, se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane, tutto questo casino non sarebbe nemmeno nato.
    Poi invece, guardando le società quotate alla borsa italiana, l'unica fallita nel 2008 è stata Alitalia, peccato che fosse fallita tanti anni fa e le avessero solo staccato la spina....
    Su Alitalia ci sarebbe anche da aggiungere che se fosse stata accettata direttamente l'offerta di Air France sarebbe stato meglio per azionisti, obbligazionisti e, soprattutto, contribuenti italiani.
    Siamo un paese in cui la grande impresa è particolarmente solida (sebbene anche per motivi che non gli fanno onore).
    Quando ci si lamenta che le banche erogano finanziamenti più volentieri ai medio grandi sarebbe corretto prendere le statistiche di Bank'Italia che evidenziano, tutti i benedetti anni che passano su questa Terra, come sofferenze, incagli e crediti inesigibili siano legati in Italia soprattutto alle piccole imprese.
    E' vero che le banche italiane hanno un forte pregiudizio positivo per le grandi imprese italiane, ma è anche vero che nasce da ragioni statistiche: in Italia sono dannatamente dure a morire.
    Questo ci darà comunque un vantaggio quando (con comodo...) la recessione sarà finita e parte dei concorrenti esteri avranno smesso di fare concorrenza.
    Anche se è mistificatoria la tesi che noi stiamo complessivamente meglio poiché da troppi anni l'Italia cresce meno della media di Eurolandia e non sta facendo certo eccezione adesso.
    Addirittura nel 2008 abbiamo avuto un PIL negativo mentre in Eurolandia era marginalmente positivo (nonostante l'Italia abbassasse la media).
    Ma ci sono degli elementi di solidità a partire, paradossalmente, proprio dai soggetti più infamati come banche ed imprese medio grandi.
     
     

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