Si riparte
Si riparte dopo il decesso di Lycos Webhosting.
Come qualcuno ricorderà, Lycos è stato uno dei principali motori di ricerca del pre Google ed, a lungo, uno dei portali più visitati del pianeta.
Personalmente mi fidavo molto di quel servizio di hosting anche perché, un decennio fa, i miei primi siti li avevo fatti con i free host.
Fra questi c'era il mitico Tripod, che era appunto di Lycos, da cui poi sono passato ai domini ed agli spazi a pagamento.
Lo schianto di Lycos Webhosting mi ha spiazzato anche perché avevano scritto di non avere fretta di effettuare i trasferimenti perché avrebbero provato a trovare altre soluzioni.
Non solo non era vero, ma hanno chiuso anzitempo la possibilità di contattarli via telefono e posta elettronica.
C'è stata gente che ha dovuto aspettare un mese per avere gli authorization code (che servono al trasferimento dei domini ad un altro hoster) e gli sono stati pure inviati quelli sbagliati....
Nel mio caso specifico sono dovuto passare attraverso un altro hoster a loro affiliato (altrimenti rischiavo di perdere i miei domini) per poi passare successivamente a quello che volevo.
Su scala minuscola, dà un pò il senso di come la recessione più pesante del dopoguerra cambi diverse cose anche dal punto di vista del peso delle aziende, ma non cambi tutto.
In fondo, quando c'è la domanda, l'offerta ci deve essere per forza e non mi spiace ricordare che le aziende che sopravvivono a questa recessione assolutamente fuori misura avranno modo di monetizzare molto a fine crisi.
Non mi spiace neanche di essere passato da un hoster straniero ad uno italiano, anche se la scelta di Register.it è dovuta solo al fatto che mi ci sono trovato bene per un bel pò di anni con altri siti (per ora, almeno...) ed appare particolarmente solido come hoster.
Cosa che, dopo questa sgradevolissima esperienza, era particolarmente importante.
Per il resto, annoto una cosa che scrivevo già nella precedente versione del blog: nel 2008 veniva teorizzato che dovesse fallire tutto.
Si sentivano addirittura farneticazioni su possibili fallimenti di banche ITALIANE, che di quelle statunitensi non sono nemmeno parenti.
Per inciso, per quanto siano perennemente infamate, se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane, tutto questo casino non sarebbe nemmeno nato.
Poi invece, guardando le società quotate alla borsa italiana, l'unica fallita nel 2008 è stata Alitalia, peccato che fosse fallita tanti anni fa e le avessero solo staccato la spina....
Su Alitalia ci sarebbe anche da aggiungere che se fosse stata accettata direttamente l'offerta di Air France sarebbe stato meglio per azionisti, obbligazionisti e, soprattutto, contribuenti italiani.
Siamo un paese in cui la grande impresa è particolarmente solida (sebbene anche per motivi che non gli fanno onore).
Quando ci si lamenta che le banche erogano finanziamenti più volentieri ai medio grandi sarebbe corretto prendere le statistiche di Bank'Italia che evidenziano, tutti i benedetti anni che passano su questa Terra, come sofferenze, incagli e crediti inesigibili siano legati in Italia soprattutto alle piccole imprese.
E' vero che le banche italiane hanno un forte pregiudizio positivo per le grandi imprese italiane, ma è anche vero che nasce da ragioni statistiche: in Italia sono dannatamente dure a morire.
Questo ci darà comunque un vantaggio quando (con comodo...) la recessione sarà finita e parte dei concorrenti esteri avranno smesso di fare concorrenza.
Anche se è mistificatoria la tesi che noi stiamo complessivamente meglio poiché da troppi anni l'Italia cresce meno della media di Eurolandia e non sta facendo certo eccezione adesso.
Addirittura nel 2008 abbiamo avuto un PIL negativo mentre in Eurolandia era marginalmente positivo (nonostante l'Italia abbassasse la media).
Ma ci sono degli elementi di solidità a partire, paradossalmente, proprio dai soggetti più infamati come banche ed imprese medio grandi.


