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La triste fine della Robin Hood Tax

di borsa-finanza00com (14/07/2009 - 16:49)

 

Qualcuno ricorderà la Robin Hood Tax, quella che doveva togliere ai ricchi petrolieri per finanziare i poveri con le Social Card (sul cui "funzionamento" troppo ci sarebbe da dire).
Era collegata all'inasprimento della tassazione sulle banche (quelle italiane già pagavano uno sproposito in più dei loro concorrenti del resto di Eurolandia) che si tradusse, ovviamente, in aggravi per i clienti delle banche stesse.
Del resto anche il tempismo di questi inasprimenti fiscali era quel che era: la sovrattassazione delle banche fu fatta due mesi prima del crack di Lehman Brothers e, con tutto l'ottimismo del mondo, era oltremodo difficile che non venisse riversata sui clienti delle banche.
Discorso analogo per la tassazione dei petrolieri.
Da notare che la Robin Hood tax è stata dirottata, per l'importo di 140 milioni di euro, al finanziamento di giornali di partito e di "cooperative".
Cosa avvenuta nel quasi silenzio generale, interrotto giusto da giornali come Borsa&Finanza (uno dei pochissimi che valga la pena di comprare).
Nulla contro la cooperazione, peraltro tutelata dalla Costituzione Italiana, ma è difficile non notare come in questi casi di norma di tratti di imprese padronali mascherate in forma solidale allo scopo di incassare denaro.
Alla fine, sembra che ogni governo italiano consideri le tasse "una cosa meravigliosa".
In astratto potrebbero anche esserlo, se la contropartita fosse adeguata.
In quel senso le dichiarazioni di Tommaso Padoa Schioppa avevano pure un senso.
Peccato che questo tipo di spesa pubblica, che nella fattispecie equivale sostanzialmente al comprare consenso ai danni del contribuente, non sia esattamente del tipo che porti i contribuenti ad essere contenti.
Infatti la notizia è stata sostanzialmente imboscata da televisioni e giornali (tutto sommato pure da Internet, il che è assai più deprimente). 

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