L'andamento dell'inflazione USA
Fra le poche cose certe c'è che le valutazioni dei mercati finanziari non vanno nella direzione di un futuro di inflazione.
Il mercato obbligazionario statunitense anche nelle ultime settimane è fin troppo chiaro in questo senso: i bond decennali collegati all'inflazione hanno rendimenti che si sono attestati intorno all'1,8%.
Dato che, nel confronto con il 3,4% dei bond nominali, corrisponde ad una stima dell'inflazione intorno all'1,6%.
Peraltro, negli ultimi 20 anni i prezzi al consumo in USA sono cresciuti in media del 2,6%.
Il traguardo dell'inflazione bassa era già stato conquistato.
Il margine di dubbio è se tutta la liquidità pompata per contrastare questa recessione di dimensioni abnormi non possa avere effetti sull'inflazione futura.
In realtà la FED è stata molto ferma nel sostenere che rimuoverà la liquidità in eccesso quando ci sarà la ripresa ed i mercati le credono.
Perché è importante per noi?
Perché in Eurolandia tutta quella liquidità non è stata nemmeno pompata e, se non si verifica un'iperinflazione post-crisi nemmeno lì, figuriamoci qui.
Oltre al fatto che anche il mercato obbligazionario di Eurolandia mostra di avere aspettative inflazionistiche enormemente basse per il futuro.
E, oltretutto, quello dell'inflazione è uno dei settori in cui le aspettative tendono ad autorealizzarsi.


