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Torna la stagione delle OPA

di borsa-finanza00com (29/07/2009 - 23:17)

Come sempre, quando ci sono prezzi da saldo, torna la stagione delle OPA (un'OPA è un'Offerta Pubblica di Acquisto).
Le OPA sono tipiche dei grandi saldi, quando c'è il desiderio di appropriarsi a prezzi fortemente scontati di aziende valide.
Esattamente come, peraltro, le IPO (Initial Public Offering, ossia le offerte pubbliche iniziali) sono tipiche dei mercati ai picchi (infatti le ultime sono state nel 2007).
Niente di nuovo, è del tutto normale che se vuoi collocare in borsa un'azienda interamente o parzialmente tua vuoi spuntare i migliori prezzi possibile e ci provi quando il mercato è forte.
Così come è normale che le OPA provino a togliere le aziende dal mercato quando i prezzi consentono di fare buoni affari (magari con la disgustosa intenzione di riportare l'azienda in borsa a ben altri prezzi anni dopo).
In questo nulla di nuovo e, praticamente sempre, l'arrivo della stagione delle IPO indica il picco dei mercati mentre l'arrivo della stagione delle OPA è tipico dei mercati in saldo. 
Considerati gli utili da schifo di quest'anno i prezzi non sono molto a sconto da quel punto di vista, anche se riescono ad esprimere p/e persino sotto la media storica.
I prezzi sono da strasaldo dal punto di vista del capitale netto: ci sono tante aziende che quotano persino meno di quello che dovrebbero quotare se fallissero e vendessero gli asset che hanno in pancia.
Da annotare che i massimi del 2007 sono stati completamente diversi da quelli del 2000.
Il Mibtel (sostituito il 1/6/2009 dal Financial Times Stock Exchange Italia All Share, "abbreviato" in FTSE It All Share) ha raggiunto un picco in zona 34.000 punti in entrambi i casi, con la differenza che nel 2000 c'era una vistosa bolla rialzista.
Nel 2007 gli utili erano coerenti con quelle quotazioni in buona parte perché le azioni, che sono frazioni di aziende, hanno beneficiato in quegli anni del fortissimo spostamento di ricchezza dalle famiglie alle imprese.
Da notare che le recessioni susseguenti ad una crisi bancaria sono lunghe il doppio della media, hanno una profondità quattro volte superiore e sono caratterizzate da una ripresa lentissima.
In pratica tocca fare il tifo per banche comunque perché se loro stanno male gli altri stanno peggio.
Del resto sono i polmoni di ogni economia.
I polmoni non sono "popolari" come il cuore ma non si corre bene con i polmoni danneggiati.
Le stime che girano oggi (fra OCSE, Fondo Monetario Internazionale e Bank'Italia) sono di recessione/stagnazione anche nel 2010, roba da 0,qualcosa% (auspicabilmente preceduta dal segno +).
Sono stime che ipotizzano che la ripresa vera ci sarà fra il 2011 ed il 2013.
Da precisare che non vanno confusi i dati di PIL reale e PIL nominale.
Il PIL reale (quello di cui trattano sempre i telegiornali per capirci) è calcolato utilizzando il deflatore.
Ad esempio, si usa dire (correttamente) che nel 2008 il PIL in Italia è sceso dell'1%.
Utilizzando sempre il 2008 come riferimento, il PIL nominale è salito perché l'inflazione è stata ben superiore a quell'1%.
Quando si fanno stime sugli utili futuri delle aziende è appropriato usare il PIL nominale in quanto, se i prezzi salgono, è evidentemente meglio essere chi li fa (le aziende) e non chi li subisce.
In realtà la questione è abbastanza simbolica, visto il livello minimo di inflazione con cui ci confrontiamo.
Il dibattito aveva ben altra importanza ai tempi della grande recessione del 1975 (piccola, al confronto con questa).
Tuttavia, è bene tener presente che il PIL 2013 sarà probabilmente analogo a quello del 2007.
Precisamente, applicando le stime attuali della triade OCSE/FMI/Bank'Italia nel 2013 dovremmo avere spannometricamente un PIL reale marginalmente inferiore a quello del 2007 ed un PIL nominale marginalmente superiore.
Perché è importante questo discorso?
Perché le quotazioni del 2007 erano coerenti con gli utili di quell'anno.
E per tornare a quelle quotazioni l'indice dovrebbe salire di circa un 100%.
La questione è: possimo sapere quanti utili faranno le società quotate a crisi finita (e prendendo come riferimento il 2013 la prendiamo proprio larga)?
Ovviamente no.
Però possiamo dire con ragionevole certezza che nel 2013 il PIL sarà sostanzialmente analogo a 6 anni prima (con una crescita media reale sostanzialmente a zero).
E possiamo dire con assoluta certezza che le nostre aziende quotate non hanno subito danni strutturali.
Nel 2008 sembrava che dovesse fallire di tutto, poi l'unica che è fallita è stata Alitalia (che era fallita tanti anni prima, le hanno solo staccato la spina).
Nel 2008 aziende come l'apripista Unipol (quasi tutti la hanno seguita) potevano attaccarsi al fatto che nelle polizze legate ai prodotti Lehman era chiaramente scritto che il rischio emittente era a carico del cliente.
Hanno deciso di farsene carico anche se, ad esempio, per Unipol e Fondiaria-SAI ha significato più che dimezzare gli utili di quell'anno.
Ma hanno fatto la cosa più importante: si sono tenuti i clienti.
Mediolanum ha addirittura impostato una campagna pubblicitaria che sfruttava la cosa per averne di nuovi.
Italcementi beneficia del fallimento di concorrenti esteri.
Le nostre banche prima della crisi soffrivano dell'arrembante concorrenza di soggetti come ING.
Ora, dopo i suoi guai e la parziale nazionalizzazione effettuata dal governo olandese (che ha fatto nazionalizzare il 9% di ING) le condizioni che offre sono molto meno concorrenziali rispetto al passato.
La "guerra" a paradisi fiscali come la Svizzera è un vantaggio per il sistema bancario nostrano.
E questa volta è una cosa seria perché sono in campo paesi come Stati Uniti, Francia e Germania. 
Telecom pare aver terminato la guerra delle tariffe che per anni gli ha ridotto continuamente gli utili (anche perché i potenziali concorrenti come Tiscali sono sostanzialmente collassati).
Aziende come Autogrill beneficiano dell'asfissia finanziaria di soggetti minori come Sarni.
Non ci sono danni strutturali per le nostre aziende e non ci sono ostacoli al raggiungimento del picco degli utili del 2007 (anche se il 2013 è pur sempre sei anni dopo).
Paradossalmente è un assetto praticamente ideale per chi fa un normalissimo PAC (Piano di Accumulo di Capitale), non necessariamente mediante fondi comuni di investimento.
In effetti il vantaggio vero delle crisi è proprio la possibilità di effettuare ulteriori acquisti a prezzi di saldo.
Da notare che la stagione delle OPA è partita con il fallimento di quella su Italease e gli ottimi guadagni di chi, a ragione, si è rifiutato di consegnare i titoli in OPA.
E' in corso quella su Toscana Finanza (per la cronaca ho "switchiato" subito per non avere capitale immobilizzato per mesi, ma torno), quella su Mirato e quella su RGI.
In tutti e quattro i casi sono stati offerti prezzi da fame.
Ma se ti fanno un'offerta incongrua nulla obbliga a consegnare.
Personalmente ho messo, la settimana scorsa, poco più di 20.000 euro su RGI (poco più di diecimila titoli a 2,01, esattamente il prezzo di OPA), ritenendo (vedremo se a ragione) che ci siano ottime probabilità che fallisca e che si monetizzi bene.
Oltretutto, il rapporto rischio rendimento è reso ottimo dal fatto che male male l'OPA va a buon fine e comunque quei soldi li riprendo.

P.S.
Nel thread sul forum di Finanzaonline che tratta dell'OPA di RGI, è stato copia-incollato quanto scrissi tanto tempo fa in http://www.borsa-finanza.com/opa.html .
Non ho modo di far notare direttamente che non è gentile copia-incollare senza citare la fonte.
Questo perché su Finanzaonline sono un non iscritto.
Sottolineo: non ho mai fatto doppie iscrizioni su nessun forum di nessun genere né sono mai stato bannato pur essendo online dagli anni '90.
Su Finanzaonline non sono iscritto perché quel forum è stile invasione dei Borg: "Voi sarete assimilati, la resistenza è inutile.".
Per me la gestione del tempo è una cosa dannatamente importante ed è per questo che non sono "in grado" di essere un utente di quel forum.
Praticamente per me il non essere un iscritto lì è come per un bulimico chiudere il frigorifero con le catene.
Già così in questi anni ci ho passato non so quante migliaia di ore.
Tuttavia, visto che evidentemente mi leggono (strano, visto quanto poco scrivo, ed in un certo senso è lusinghiero), faccio notare che il rischio è il filtro antiduplicazione di Google.
Quando lo stesso testo viene trovato in un sito più importante viene talvolta "punito" il sito minore che viene considerato, a prescindere, "quello che copia".
Qua il sito importante è, ovviamente, Finanzaonline.
Talvolta accade persino in casi in cui quel testo era già presente anni prima sul sito minore, come in questo caso.
Praticamente sto invitando a non copiare o, almeno, citare la fonte perché già in passato è successo che Google si facesse trarre in inganno dall'importanza di quel sito.
Non so se adesso i suoi filtri antiduplicazione funzionino meglio ma, insomma, "per educazione" sarebbe carino non copiare o citare la fonte.
Per il resto, vista l'occasione, saluto (quasi) tutti a partire da Filibuster, Chagans, Mauryzio, Gandalf il Bianco e tutti quelli che lo rendono una fondamentale fonte informativa nonostante troll di ogni forma, foggia e colore nonché gente scappata dai casinò online (o che dovrebbe andarci).
  
 

Tag: OPA

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