Sullo scoppio della bolla immobiliare USA
Credo che meritino una nota i dati dalla National Association of Realtors che evidenziano come a luglio 2009 siano tornate a crescere le vendite delle unità abitative esistenti negli USA (+7,2%).
Soprattutto merita una nota il dato dei prezzi: il prezzo mediano di vendita di un'abitazione usata a livello nazionale è risultato in calo del 15,1% annuo a 178.400 dollari.
Al cambio attuale con l'EURO di 1,433 sono circa 124.500 EURO....
Stiamo parlando della prima economia del mondo, quella in grado di condizionare tutto il pianeta, come ha ben evidenziato questa crisi.
Un paese con un reddito procapite enormemente superiore al nostro anche calcolandolo con la PPP (Purchasing Power Parity o Parità di Potere d'Acquisto, che è sostanzialmente il calcolo del potere d'acquisto reale delle monete, indipendentemente dalle speculazioni sui mercati valutari).
E' vero che molti teorizzano che i cinesi li supereranno perché sono più numerosi, ma quella tesi si basa su fatto che FRA MOLTI ANNI, sempre SE la Cina continuerà a crescere a questi ritmi, il PIL cinese supererà quello statunitense perché "basteranno" QUATTRO cinesi per fare il PIL procapite di UN singolo cittadino USA.....
Poi il fatto che la bolla statunitense sia scoppiata completamente non significa certo che debba per forza scoppiare quella italiana.
Non sta scritto da nessuna parte che debba avvenire il processo inverso rispetto a quando i prezzi qui sono sostanzialmente raddoppiati senza che gli stipendi li seguissero, se non in maniera marginale.
Quello che cambia è che viene tolta la base logica all'acquisto di immobili in Italia a scopo di investimento, in presenza di prezzi ben più bassi in economie ben più solide come quella statunitense e germanica (e nel caso della Germania non c'è nemmeno il rischio cambio).
Il punto sulla crisi
Mancano ancora i dati sul 2° trimestre del 2009 del Canada ma il quadro è piuttosto chiaro, soprattutto nel suo essere assolutamente omogeneo.
Nel secondo trimestre del 2009 il PIL in Eurolandia è stato in calo dello 0,1%, identico al -0,1% del G7.
Anche il dato anno su anno è estremamente simile: -4,7% Eurolandia e -4,6% il G7.
Fuori media, in negativo, l'Italia che ha registrato un -0,5% nel secondo trimestre di quest'anno ed un -6% nell'arco dei 12 mesi (sempre confrontando il secondo trimestre del 2009 con quello del 2008).
Nulla di nuovo nel fatto che l'Italia stia peggio della media: in tutto il decennio non c'è stato un anno di numero nel quale il nostro paese non abbia sottoperformato i risultati dei paesi più simili.
Da notare che il Superindice dell'OCSE, attribuendo un punteggio di 103 all'Italia, la stima fra i paesi che potrebbero ripartire prima.
Cosa che, oltre ad essere ovviamente auspicabile da italiani, è resa verosimile anche dal fatto che, essendo stati fra i primissimi ad entrare in recessione, potremmo essere fra i primi ad uscirne.
Nel 2008 il PIL italiano era già in calo di un -1,0% contro un +0,8% di Eurolandia, risultato quest'ultimo zavorrato dalla stessa Italia.
Da notare anche che, mentre l'Italia è messa peggio degli altri come crescita, il sistema bancassicurativo si è mostrato eccezionalmente prudente e solido.
Da una manciata di giorni pure il Monte dei Paschi di Siena ha raggiunto Banca Intesa e Mediobanca nel novero degli istituti che hanno CDS a 5 anni più "favorevoli" rispetto allo Stato Italiano.
I CDS (Credit Default Swap) sono, di fatto, assicurazioni sul rischio e stimano le probabilità di fallimento di banche, imprese e stati.
Anche le probabilità di fallimento del Monte dei Paschi di Siena sono tornate ad essere stimate come inferiori a quelle dello Stato Italiano.
Per inciso, rientra nell'ordine naturale delle cose: l'MPS c'era da prima che un genovese scoprisse l'America e riesce a fare utili tutti i benedetti anni che passano su questa Terra (anche se sia quelli del 2008 che quelli del 2009 sono davvero miseri).
Lo Stato Italiano fa deficit tutti i benedetti anni che passano su questa Terra.
E' vero che tendenzialmente il PIL cresce ed il rapporto debito/PIL resta generalmente sostenibile, ma adesso è in calo pure il PIL.....
Esistono veramente pochissime cose più sicure delle banche italiane in cui tenere denaro.
Usando come termometro i CDS fa impressione vedere come stimino Banca Intesa-Sanpaolo ben più solida delle svizzere UBS e Credit Suisse (e questo non è un grande sforzo, con tutti i macelli che hanno fatto le banche svizzere), ma anche di Bnp Paribas, Barclays, Bbva, Santander e di una nazione come il Regno Unito, che continua ad avere un debito pubblico enormemente più basso di quello italiano......
E' una cosa che dovrebbe far riflettere sui perpetual bancari, anche se quelle sono obbligazioni complesse che meritano un capitolo a parte (uno dei due prossimi articoli, comunque).
Anche perché, come dice il nome perpetual, è ragionevole entrare nell'ordine di idee di sposarsi l'emittente.
Questi non sono assolutamente strumenti da trading; è vero che da marzo 2009 sarebbero andati benissimo, ma valeva anche per le azioni bancarie, ben più liquide.
Di certo cedole da 8% per un emittente di solidità eccezionale come Intesa determinano un gran bel rapporto rischio rendimento.
Anche se sono strumenti che vanno raffrontati con polizze assicurative più che con le altre obbligazioni, per l'eccezionale illiquidità.
Sono strumenti validi per chi sa di non aver bisogno di riscuotere quel denaro per anni e vuole una rendita vera, mentre con i titoli di Stato la rendita è virtuale, poiché questi ultimi tengono giusto il passo dell'inflazione.
Confronto inflazione - BOT - case - azioni
Come è evidente, le commodity (come l'oro) non producono reddito.
Gli investimenti principali che possono produrre reddito sono case, obbligazioni ed azioni, rispettivamente con affitti, cedole e dividendi.
In realtà gli immobili in Italia non sono praticamente mai un investimento, ma serve un tetto sotto cui stare.
Come strumento finalizzato all'affitto si scontrano con una legislazione che non è esattamente ostile ai morosi, con il paradosso che ci si può trovare a sostenere solo spese, sia per morosità che per i periodi di sfitto.
Considerando che è oltremodo difficile calcolare i costi medi e quanto si incassa effettivamente di affitti i calcoli che vengono fatti per valutare la profittabilità degli investimenti degli immobili sono, in genere, solo sui prezzi.
Ossia mettendo da un lato fattori positivi, ossia gli affitti, e fattori negativi come tutti i costi, a partire da quelli di intermediazione, periodi di sfitto, ristrutturazioni e tasse.
Poiché spannometricamente i risultati sono simili la cosa ha persino un senso.
In realtà, persino semplificando così, fare i confronti fra queste asset class non è facilissimo perché la formazione dei prezzi delle attività finanziarie è più chiara, mentre sugli immobili le trattative sembrano sempre di più un suk arabo, caratterizzato da pochissima trasparenza.
Forse lo studio più celebre in Italia è griffato Scenari Immobiliari ed è qui: http://www.borsa-finanza.com/casavsBOT.gif .
Questi dati fecero molta impressione perché Scenari Immobiliari è una fonte assolutamente di parte.
Sostiene che è sempre il momento di comprare immobili se salgono perché, se i prezzi stanno salendo, starebbe a significare che non possono che continuare a farlo e, se stanno scendendo, vuole dire che è il momento di comprare perché sono scesi.....
Inoltre pure gli anni sono ritagliati su misura: la scelta del 1980 porta a risultati significativamente più benigni dallo scegliere, ad esempio, il 1982 (oltretutto per le azioni è l'esatto contrario).
Inoltre è stata inglobata per intero tutta la bolla immobiliare italiana.
Del resto Scenari Immobiliari ha formidabili interessi economici a pompare il mattone.
Cosa che, peraltro, la accomuna ai giornali, specie quelli cartacei, visto il peso economico degli inserzionisti immobiliari.
Proprio per questo ha fatto impressione il fatto che persino uno studio tanto celebre quanto platealmente strataroccato abbia evidenziato come gli immobili in Italia non abbiano retto nemmeno il passo con i BOT.
E' più complicato fare quello che voglio fare in questo articolo, ossia un confronto fra questi tre strumenti, cosa che online non viene fatta da nessuna parte (per la verità non lo ho mai trovato neanche su Milano Finanza, su Borsa&Finanza od il Sole 24 Ore).
Per fare il confronto case - BOT - azioni ho però proceduto nel modo più semplice, utilizzando i dati resi pubblici dall'Ufficio Studi di Mediobanca.
Si tratta di quel celebre studio, poi aggiornato, che parte dal 1928 e che viene sistematicamente usato per dimostrare che l'azionario in Italia non è granché conveniente.
Non a caso parte dall'anno prima del 1929 ed ingloba la Seconda Guerra Mondiale.
Da notare che 100 lire del 1939 equivalevano a 2,2 lire del 1947.
E' un impatto che ha distrutto quasi tutto, per inciso tenendoci in buona compagnia.
Infatti, tutte e tre le nazioni che hanno perso la Guerra Mondiale più grande di tutti i tempi (Italia, Germania e Giappone, per chi non lo avesse presente....) sono riuscite ad avere redditi negativi persino sui titoli di Stato pure allungando l'analisi a generazioni intere da quanto è stato violento quell'impatto.
L'unico confronto complessivo fra BOT ed azioni effettuato da Mediobanca dovrebbe essere quello del periodo 1938-2004 (prima i BOT non c'erano) che ha evidenziato come il rendimento reale (ossia al netto dell'inflazione) sia stato di un misero +1,6% delle azioni contro un -3,6% dei BOT.....
In realtà, se si sommano i due valori, il mercato italiano non è stato poi così diverso dagli altri.
Questo nel senso che pure negli altri paesi le azioni tendono a battere i cosiddetti "titoli free risk" di circa cinque punti percentuali.
Del resto le azioni sono frazioni di aziende, è normale che mediamente facciano utili e tendano a salire più che a scendere.
E, comunque, se i prezzi salgono è tendenzialmente meglio essere chi fa i prezzi piuttosto che chi li subisce.
Di quello studio di Mediobanca credo che esistano attualmente solo due elaborazioni.
Quella che arriva fino al 2006 si occupa solo di azioni ed è strepitosa visto quanto è difficile seguire i dati della borsa italiana.
Basta pensare che il 1/6/2009 è ricambiato l'indice per effetto dell'annessione che abbiamo subito da parte della borsa britannica.
Oltre al fatto che presenta dati total returns, comprensivi dei dividendi e deflazionati.
Propongo i dati dal 1980 arrivando, appunto, fino al 2006 (che dovrebbe essere l'ultimo aggiornamento attuale di Mediobanca).
Preciso che non sono dati probabilmente ripetibili, perché il periodo è stato molto profittevole per tutti e tre gli investimenti.
Nel caso degli immobili i prezzi sono diventati tali, in termini di anni di stipendi medi, che per considere la bolla sostenibile occorrerebbe un massiccio incremento degli stipendi che nemmeno si intravede (anzi, si continuano a perdere posti di lavoro): http://www.borsa-finanza.com/redditivsimmobili.jpg .
Oltre al fatto che tutte le bolle scoppiano: http://www.borsa-finanza.com/bollaimmobiliare.png .
I BOT avevano un rendimento di punti percentuali interi sopra l'inflazione in tempi in cui il fallimento dello Stato Italiano era oltremodo verosimile: erano un affare molto meno di quel che sembrava.
Quanto agli utili delle società quotate nella borsa italiana, nel picco del 2007 le nostre azioni erano quotate correttamente in termini di multipli (nel senso che erano nella media storica).
Tuttavia, per ritrovare quel livello di utili occorre che ci sia ripresa vera.
In Italia potrebbe essere necessario aspettare persino il 2013....
In sostanza è stato un periodo con ogni probabilità eccessivamente felice per tutti e tre i tipi di investimenti.
Comunque (risultati ottenuti incrociando i dati di Scenari Immobiliari e di Mediobanca):
1980 Inflazione 100 Casa 100 BOT 100 Azioni 100
1981 Inflazione 119 Casa 162 BOT 119 Azioni 108,56
1982 Inflazione 138 Casa 191 BOT 142 Azioni 98,70
1983 Inflazione 159 Casa 195 BOT 168 Azioni 131,10
1984 Inflazione 176 Casa 210 BOT 194 Azioni 157,64
1985 Inflazione 191 Casa 214 BOT 221 Azioni 314,96
1986 Inflazione 202 Casa 229 BOT 245 Azioni 544,13
1987 Inflazione 212 Casa 243 BOT 271 Azioni 390,31
1988 Inflazione 222 Casa 262 BOT 302 Azioni 498,39
1989 Inflazione 237 Casa 291 BOT 339 Azioni 561,50
1990 Inflazione 251 Casa 338 BOT 382 Azioni 403,51
1991 Inflazione 267 Casa 405 BOT 429 Azioni 423,49
1992 Inflazione 282 Casa 443 BOT 489 Azioni 416,46
1993 Inflazione 294 Casa 424 BOT 542 Azioni 630,84
1994 Inflazione 305 Casa 410 BOT 593 Azioni 689,27
1995 Inflazione 322 Casa 405 BOT 659 Azioni 688,79
1996 Inflazione 334 Casa 405 BOT 714 Azioni 730,49
1997 Inflazione 340 Casa 400 BOT 760 Azioni 1.147,77
1998 Inflazione 346 Casa 400 BOT 795 Azioni 1.720,83
1999 Inflazione 351 Casa 410 BOT 818 Azioni 2.114,70
2000 Inflazione 361 Casa 450 BOT 855 Azioni 2.308,85
2001 Inflazione 370 Casa 489 BOT 890 Azioni 1.793,02
2002 Inflazione 379 Casa 527 BOT 916 Azioni 1.452,63
2003 Inflazione 389 Casa 565 BOT 934 Azioni 1.730,54
2004 Inflazione 397 Casa 601 BOT 955 Azioni 2.168,37
2005 Inflazione 403 Casa 633 BOT 980 Azioni 2.616,16
2006 Inflazione 411 Casa 664 BOT 1.016 Azioni 3.198,85
Oro e argento
Solo un breve nota su una cosa evidenziata da Ted Butler (analista del mercato argentifero) e riportata da B&F.
Nel 1959 la disponibilità dell'argento era approssimativamente di 9 miliardi di once.
All'epoca erano tre once per abitante del pianeta, considerando che la popolazione mondiale era di tre miliardi di persone.
Le stime dell'Us Geological Survey evidenziano come, mezzo secolo dopo, l'argento disponibile per l'immediata consegna sia di circa un miliardo di once.
Il che, su 6,8 miliardi di abitanti del pianeta, corrisponde a circa 0,15 once a persona.
Questa forte diminuzione è figlia del sempre più esteso utilizzo di questo metallo nobile per produrre apparecchi elettronici.
Utilizzo che avviene in minuscole quantità, tali che non rendono remunerativo il suo riutilizzo.
Nel caso dell'oro, nel 1959 la disponibilità stimata era di 2,3 miliardi di once.
Consistevano in circa tre quarti di oncia per abitante del pianeta.
Detta proporzione è rimasta sostanzialmente invariata ai nostri tempi (esattamente 5 miliardi di once d'oro attualmente disponibili).
Annoto che la caratteristica delle commodity che viene considerata driver fondamentale per la crescita dei loro prezzi è la crescente scarsità, con il caso limite dell'oro nero.
L'argento, al contrario dell'oro, diventa sempre più raro, cosa che potrebbe sostenerne i prezzi.
Da notare che investire in questo tipo di metalli è investire in beni che non producono reddito.
Non sono come i dividendi azionari, le cedole delle obbligazioni o gli affitti degli immobili.
Inoltre, quando si dice che l'oro è ai livelli più alti da decenni, si dice che se si fosse comprato decenni fa oggi si avrebbe un bene che ha lo stesso prezzo, avendo subito l'impatto di decenni di inflazione, a fronte di nessun reddito.
Tuttavia, se si vuole puntare su un metallo nobile, ha un senso puntare su quello che diventa più raro.
Come tutti gli approcci che riguardano i fondamentali, ha un senso se si considera un orizzonte temporale significativamente lungo.
Fermo restando che dall'inizio dell'anno l'argento è salito di una trentina di punti percentuali contro una decina dell'oro.
Resta il problema fondamentale: le commodity, di tutti i tipi, non producono reddito.


