Obbligazioni perpetual
E' un'integrazione a quanto già spiegato su questo tipo di titoli.
Soprattutto evidenziando alcuni dati "storici".
Il punto è che "la storia siamo noi", visto che veniamo dalla crisi bancaria più pesante da generazioni ed alcune cose successe da poco fanno da precedente.
E' fondamentale fare bene i compiti perché questi sono strumenti importanti.
Inoltre, a costo di essere ripetitivo, se nemmeno conosci gli strumenti che usi puoi fare scelte corrette solo per puro caso.
Ed i perpetual (nota: tipicamente le undated o perpetue che dir si voglia sono Tier 1) sono una parte del settore obbligazionario, che è un settore troppo rilevante per non essere studiato bene.
Senza contare che, mentre le obbligazioni con la seniority più alta (quelle più diffuse) sono relativamente semplici, queste sono più complesse e volatili (e ben più remunerative, fra l'altro ampiamente sfruttate anche da Warren Buffett).
Da notare che ci sono stati anche bond perpetui emessi dagli stati.
Si tratta di titoli di stato molto lontani nel tempo, in particolar modo britannici emessi fra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
E' uscito dalla cronaca per entrare direttamente nella storia anche il perpetual della Repubblica Italiana: Rendita Italiana.
Si trattava di titoli rappresentativi del debito pubblico irredimibili, segnatamente un'emissione del 1935 per 42 miliardi di lire finalizzata al finanziamento dell'intervento bellico in Etiopia.
Emissione acquistabile a 95 lire contro 100 lire di valore nominale con interesse annuo del 5% (per la cronaca inferiore all'inflazione dell'epoca) corrisposto su base semestrale il 1° gennaio ed il 1° luglio.
Sin dall'inizio era scarsamente competitiva con altre forme di investimento.
L'irredimibilità di questi titoli è stata parzialmente rimossa dalla L. 30-3-1981 che ha stabilito il rimborso alla pari di tutti i titoli con un taglio inferiore alle 100.000 lire.
Dall'1/1/1998 tutti i titoli sono rimborsabili alla pari e, soprattutto, cessano di fruttare interessi.
La crisi bancaria partita dagli USA nella seconda metà del 2007 ha introdotto alcuni elementi di discontinuità ed alcune conferme.
Il panico sullo stato delle banche e la scarsa liquidità di questi specifici titoli ha portato a quotazioni anche di 30-40 su 100 anche su bancari italiani di eccellente solidità, salvo tornare a valori ragionevoli a distanza di un pò di mesi.
E' comunque un precedente, sia pure limite, che dà il senso di come siano titoli da prendere con l'idea di "sposarsi" l'emittente.
Da notare che da questa crisi sono venuti fuori obblighi imposti alle banche di rafforzare la propria patrimonializzazione, il che le renderà in prospettiva più solide.
In sostanza, se quelle italiane non sono crollate nemmeno in questa crisi...
Per inciso, i coefficienti patrimoniali vanno valutati in maniera un pò laica, visto che contano molto di più fattori come la prudenza nell'erogare credito.
Il caso limite è stato Lehman Brothers che aveva un Core Tier 1 prossimo al 16% come hanno fatto notare, con una certa perfidia, dal Monte dei Paschi di Siena (banca che c'era da prima che un genovese scoprisse l'America...).
Una discontinuità fortissima c'è stata nel dicembre del 2008 quando Deutsche Bank ha deciso di non rimborsare una subordinata (nella fattispecie una Lower Tier 2) alla data della call, facendo schizzare alle stelle la volatilità di tutti i titoli subordinati.
In realtà, mentre soggetti esteri hanno saltato call anche in serie (come ING), le banche italiane hanno rispettato tutte il gentleman's agreement con l'eccezione del Credito Valtellinese nel 2008.
Va detto che, sempre nel 2008, Intesa SanPaolo esercitò la call su un'obbligazione perpetual che era stata emessa 10 anni prima, nel 1998.
Si finanziò con una nuova emissione (la celebre 8,047%) nonostante non avesse nessuna convenienza immediata a farlo, essendo la nuova emissione più costosa della precedente.
Sebbene la regola che la call vada esercita nella prima data possibile sia una regola non scritta, il timore di un danno reputazionale è molto considerato da banche ed assicurazioni (molto meno dalle corporate).
E' di questi giorni la conferma che il Credito Valtellinese si rivolge al governo chiedendo i cosiddetti Tremonti Bond, mentre Intesa-Sanpaolo sta emettendo direttamente sul mercato bond subordinati.
Qual'è il punto?
Il punto è che Intesa-Sanpaolo non pagherà di più di quanto paghi il Creval, ma non avrà lo Stato fra le scatole e potrà gestire questi titoli su 10 anni anziché 4 (come di fatto accade con i Tremonti Bond).
E' un precedente che rafforza la regola non scritta di esercitare la call subito.
Peraltro Intesa ha un peso curioso nelle attuali emissioni italiane: attualmente le principali emissioni bancarie Tier 1 hanno tagli minimi da 1.000 EURO, 50.000 EURO e 100.000 EURO.
Ebbene, Intesa-SanPaolo in pratica le ha tutte e tre essendo una banca nata dall'unione di Intesa, BCI (Banca Commerciale Italiana, insomma la mitica COMIT, quella che, fra l'altro, un trentennio fa salvò Lehman dal default) e SanPaolo.
Ci sono infatti le emissioni "Intesa Bci capital t." con un taglio da 1.000, "Intesa Sanpaolo" (la più recente) con un taglio da 50.000 e "Sanpaolo Imi capital" con un taglio da 100.000.
Fra le molte cose importanti che vanno ricordate se si vogliono acquistare questi titoli c'è che occorre rivolgersi ad una banca, ma questa non lavora quasi mai con tutti i market maker, bensì solo con alcuni, il che spiega tante differenze di prezzo.
Nelle 482 pagine (per ora, e che comunque ho letto con enorme interesse) dedicate a questi titoli sul forum di Investireoggi (da utenti in comune con il forum di Finanzaonline) è stato ampiamente sottolineato come IWBANK sia ad oggi la più efficiente per questo mercato.
Da sottolineare il fantastico lavoro che su quel forum fanno anche nel tenere il passo con le quotazioni e le condizioni di questi titoli: Obbligazioni perpetual .
Ultima nota sul fisco: la tassazione è sempre del 12,50% sui capital gain.
Sulle cedole, pur essendo di norma del 12,50%, può essere del 27% se il titolo è identificato come atipico.
Occorre chiedere prima alla banca se classifica il titolo come atipico o meno perché la normativa non è chiarissima ed è successo che istituti bancari diversi abbiano dato interpretazioni diverse sugli stessi titoli.
In linea di principio il titolo è atipico quando non può essere assimilato né ad un'azione né ad un'obbligazione.
Soprattutto, non è assimilabile ad un'obbligazione quando non c'è la certezza della restituzione integrale del capitale.
Le celebri clausole di loss absorption possono anche portare alla decurtazione del capitale oppure alla sostituzione con altri titoli.
Va da sé che i titoli atipici vadano evitati più per la maggiore rischiosità che non per la maggiore tassazione, a meno che detta rischiosità non sia adeguatamente remunerata con una redditività abnorme.
Anche i titoli atipici, come tutti i titoli, non sono né buoni né cattivi in sé: è sempre una questione di rischio/rendimento.
Al solito vanno letti bene i prospetti informativi.
In merito a detta lettura va evidenziato che le regole possono essere mandatory od optional.
Se sono mandatory le cedole vengono obbligatoriamente posticipate oppure cancellate in rigida applicazione delle condizioni previste nei prospetti.
Se sono regole optional l'emittente si riserva la facoltà di pagare lo stesso.
Succede che avvenga, infatti nel 2009 ci sono state banche italiane che hanno pagato lo stesso la cedola pur potendolo evitare, allo scopo di difendere uno strumento che gli serve per rafforzare la propria patrimonializzazione.
Anche per questo ha un valore leggere nel prospetto che termine viene usato nel definire le regole.


