Riforma pensioni Tremonti Sacconi
Il 3/8/2009 il Governo Berlusconi è intervenuto completando l'intervento del Governo Prodi (fatto con il protocollo del welfare del 2007), che introduceva degli automatismi.
Questi automatismi facevano in modo che ogni triennio vengano cambiati i coefficienti di conversione utilizzati per effettuare la trasformazione del montante contributivo in rendita previdenziale.
In sostanza: il montante contributivo, praticamente i contributi versati (e rivalutati) a cui si è giunti nel momento in cui si va in pensione, viene moltiplicato per un coefficiente.
Poiché la struttura del sistema contributivo è fondata sull'equivalenza fra i contributi da una parte e la pensione erogata dall'altra (ed è esattamente questo che lo rende strutturalmente solido), questo coefficiente deve tener conto dell'innalzamento della vita media.
Con l'innalzamento della vita media il coefficiente va abbassato per ridurre l'assegno previdenziale e ricreare l'equilibrio del sistema.
In pratica: poiché vengono pagate pensioni per più anni, farle pagare per un importo inferiore fa in modo che il denaro complessivamente erogato sia equivalente.
L'intervento del Governo Prodi nel 2007 era in linea con lo spirito della Riforma Dini, fatta nel 1995 e che introduceva il sistema contributivo a partire dal 1996 portandolo a regime piano piano (a livello definitivo solo nel 2015, anche se tutte le pensioni diverranno definitivamente contributive solo nel 2034).
Detta riforma prevedeva che i coefficienti venissero rivisti ogni decennio, a partire dal 2005.
Nel 2005 l'allora Governo Berlusconi, forse spaventato da elezioni troppo vicine, fece "saltare un giro".
Si è arrivati all'intervento del Governo Prodi del 2007 che ha reso la revisione dei coefficienti triennale.
Revisione che, si badi bene, ci sarà comunque nel 2010 nonostante la rivoluzione Tremonti-Sacconi.
Tuttavia, la definizione di rivoluzione non è impropria (sebbene sia stata infilata in un emendamento solo, oltretutto messo in uno dei tanti decreti del 2009), visto che viene cambiata completamente la logica di queste revisioni per il futuro.
Quella della Riforma Dini era basata su una logica semplice:
A) Il sistema deve essere strutturalmente in equilibrio e questo viene prima di tutto.
B) Se si innalza la vita media, affinché lo Stato eroghi complessivamente gli stessi importi, dovrà erogare nei singoli anni importi inferiori.
C) Si spinge sulla previdenza integrativa, in maniera tale che ognuno possa organizzarsi come meglio crede. Andare in pensione in anticipo sarà un lusso, ma il più possibile un "lusso accessibile".
La rivoluzione Tremonti-Sacconi si basa a sua volta su una logica semplice:
A) Il sistema deve essere strutturalmente in equilibrio e questo viene prima di tutto.
B) Se si innalza la vita media, si sposta in là l'età del pensionamento. Questo permette di non ridurre gli assegni anche se con il "costo" di lavorare di più.
C) Questo è reso necessario anche dal fatto che la previdenza integrativa non la sta facendo quasi nessuno. Sebbene questo intervento limiti le possibilità di scelta dei cittadini, innalzare d'autorità e per tutti l'età di pensionamento permette di mantenere l'equilibrio del sistema e di avere pensionati più vecchi ma con più denaro.
Il meccanismo di questa rivoluzione è semplice:
dal 2015 scatterà il legame automatico fra età di pensionamento ed aspettative di vita (certificate dall'ISTAT e con con riferimento all'allungamento della vita media nel quinquennio precedente).
Il ricalcolo verrà effettuato ogni 5 anni.
Da notare che l'adeguamento dovrebbe riguardare sia le pensioni di anzianità che quelle di vecchiaia.
Questo punto dovrà essere chiarito nel decreto di attuazione di questa normativa (la cui emanazione dovrà avvenire nel 2014).
Se, com'è ormai consolidata abitudine, la speranza di vita aumenterà, si dovrà andare in pensione più tardi.
Tuttavia, solo un decreto ministeriale (che verrà pubblicato, appunto, nel 2014) stabilirà di quanto più tardi.
In ogni caso, in sede di prima applicazione, ossia nel 2015, il primo incremento sarà di soli tre mesi.
Per gli altri incrementi presumibilmente il governo opterà per un innalzamento simmetrico fra speranza di vita ed età di pensionamento.
Da notare che secondo le elaborazioni Progetica, che è di gran lunga l'istituto più autorevole del settore, con l'attuale andamento fra il 2030 ed il 2035 dovrebbero sparire le pensioni di anzianità (che sono quelle legate alla vita lavorativa) restando solo quelle di vecchiaia, che sono legate all'età anagrafica ed il cui requisito minimo è già di 65 anni.
Donne: la Tremonti-Sacconi prevede anche l'equiparazione (solo per il pubblico impiego e su pressioni europee) dell'età di pensionamento fra uomini e donne.
Fino ad oggi l'età di pensionamento era di 65 anni per i maschi e 60 per le femmine.
Ora viene equiparata a 65 per entrambi.
Questo con un avvicinamento graduale all'obiettivo.
L'anno prossimo le statali potranno smettere di lavorare a 61 anni invece di 60.
Poi ci saranno scatti di un anno ogni due fino a raggiungere i 65 nel 2018.
Attualmente l'equiparazione non è estesa al settore privato sebbene, ovviamente, si apra un varco in quella direzione.
Direzione che, in realtà, non è la più rilevante.
Nel settore privato attualmente l'andare in pensione in anticipo per le donne ha come conseguenza assegni più bassi.
La discriminazione vera non è in questo poiché l'intervento dei coefficienti di trasformazione fa in modo che ad un'età più bassa di pensionamento con il contributivo corrispondano assegni più bassi per determinare un'erogazione complessiva equivalente.
La discriminazione rispetto alle assicurazioni private piuttosto è data dal fatto che nelle assicurazioni private la logica è che, poiché le femmine vivono mediamente di più, occorre che, a parità di età di pensionamento, l'erogazione sia comunque più bassa.
Invece nel nostro sistema pubblico quando l'età di pensionamento è la stessa l'assegno erogato è lo stesso, senza tener conto della maggiore longevità femminile media.
Non è detto che sarà sempre così, anche perché il sistema contributivo, essendo basato sull'equivalenza fra contributi da un lato e pensioni dall'altro, è strutturalmente in equilibrio, ma con un distinguo di genere.
In pratica, è in attivo per la parte maschile ed in passivo per quella femminile.
Non è detto che sia destinato ad essere sempre così.
In ogni caso, sarà una scelta politica, non economica.
Nulla esclude che la politica, nel tempo, mantenga questa situazione senza incorporare nel calcolo dei coefficienti la maggiore longevità media femminile.
Così come, del resto, nulla esclude il contrario.
La previdenza in Italia
Della serie: Educational Channel.
Questo è il primo di una serie di paragrafi per illustrare il sistema previdenziale italiano.
Il fatto è che la quasi totalità dei futuri pensionati ha idee molto approssimative su qualcosa che ha una rilevanza enorme sulla vita di tutti.
Sempre che non si muoia prima, s'intende, il che non sarebbe esattamente una grande soddisfazione.
L'intento è far conoscere quanto non è scritto nel, peraltro ottimo, sito dell'INPS.
A dispetto delle tante miniriforme che si sono susseguite negli anni, la rivoluzione vera e propria è legata ad un governo tecnico, quello di Lamberto Dini del 1995, sostenuto da una maggioranza singolare (centrosinistra più Lega).
Fu fissata una rivoluzione lenta, che partiva dal 1996 per concludersi nel 2015.
Rivoluzione che porta alla trasformazione del sistema retributivo (legato, appunto, alla retribuzione) a quello contributivo (basato sui contributi versati).
Il montante contributivo (l'insieme dei contributi versati) viene rivalutato utilizzando la media geometrica degli ultimi cinque anni di PIL nominale.
PIL nominale, non quello reale di cui parlano sempre i telegiornali: in pratica ingloba nel suo calcolo anche l'inflazione.
In astratto, una fase di calo del PIL può determinare una situazione in cui i contributi previdenziali vengono rivalutati utilizzando un moltiplicatore negativo, con il risultato di diminuirli.
Ed è anche questo un elemento che fa in modo che il sistema contributivo sia strutturalmente in equilibrio.
Del resto, sono i lavoratori in essere a pagare la pensione ai pensionati e con questo modello i loro destini sono legati.
Comunque, nemmeno il terrificante biennio 2008-2009 determinerà questa situazione.
Occorre considerare che il PIL in Italia è sceso solo rarissime volte nel Dopoguerra, nel 1975, nel 1993, nel 2008 e nel 2009.
Tuttavia, in questo caso si rivela "protettivo" il fatto che si usi la media geometrica degli ultimi 5 anni ed anche il fatto che venga utilizzato il PIL nominale.
Nel 2008 il PIL reale in Italia è sceso del -1,0% (contro il +0,8% di Eurolandia....) ma il PIL nominale è salito a causa dell'inflazione.
Una volta determinato il montante contributivo questo viene moltiplicato per un coefficiente di conversione.
In questo non è molto diverso da un'assicurazione privata: si versano dei contributi (detti, in questo caso, premi assicurativi), vengono rivalutati (auspicabilmente in positivo) e, qualora vengano trasformati in rendita, questo viene fatto mediante un coefficiente di trasformazione.
La Riforma Dini nasceva per essere strutturalmente a prova di bomba: in sé è il sistema contributivo ad esserlo.
E' la sua stessa natura, che determina l'equivalenza fra contributi versati e prestazioni erogate, a fare in modo che, a regime, il sistema sia in equilibrio.
Quella riforma teneva conto del fatto che i coefficienti di trasformazione fissati inizialmente potessero diventare, con il tempo, inadeguati a causa dell'innalzamento della vita media.
La Riforma Dini prevedeva che essi venissero modificati ogni 10 anni.
Doveva accadere nel 2005, quando un Governo Berlusconi, presumibilmente su pressione di elezioni troppo vicine, fece slittare l'adeguamento.
E' stato un Governo Prodi, nel 2007, ad introdurre l'adeguamento triennale dei coefficienti.
Infatti nel 2010 verranno rivisti.
Ovviamente al ribasso a causa dell'innalzamento della vita media.
In pratica: per distribuire in più anni verranno erogate pensioni più basse.
E' stato un altro Governo Berlusconi, nel 2009, a creare una situazione diversa introducendo un meccanismo di adeguamento automatico dell'età del pensionamento sulla base della speranza di vita.
Il punto è il solito: la vita media continua ad aumentare.
L'esplosione vera c'è stata nel XX secolo.
Alla fine dell'800 la vita media in Italia era di 42 anni.
Nel XX secolo la vita media è salita di un terzo di secolo.....
Occorre anche considerare che quasi tutto lo sviluppo c'è stato nel secolo scorso.
A ben vedere, alla fine dell'800 non si viveva in maniera molto diversa dagli antichi romani: si viaggiava soprattutto con i cavalli e ci si illuminava con le candele.
Questo incremento della vita media impatta comunque, ma è neutrale sull'equilibrio del sistema contributivo.
In sostanza: se aumenta la durata della vita media e l'adeguamento è fatto intervenendo con l'abbassamento dei coefficienti di trasformazione il sistema è in equilibrio perché si incassa la pensione per più anni ma l'assegno è più basso.
Se l'adeguamento è fatto nei termini previsti dalla legge Tremonti-Sacconi si va in pensione più tardi con lo stesso assegno.
L'equilibrio del sistema è lo stesso.
Personalmente preferivo il modello Dini perché offriva più facoltà di scelta e si poteva decidere comunque di avere lo stesso assegno posticipando l'età del pensionamento di propria scelta.
Oppure, sempre di propria scelta, andare in pensione prima con un assegno ridotto ed integrando con una pensione privata (sempre che uno sia in grado di costruirsela, s'intende).
Il modello imposto da Tremonti e Sacconi limita questa libertà di scelta e forza a lavorare di più.
Fra l'altro può essere anche tanto di più.
Se si va sul sito dell'ISTAT, fra le infinite cose interessanti che si trovano, c'è anche negli ultimi 19 anni la vita media è salita di 4 anni.
E' vero che la velocità di salita si è ridotta ma, se si pensa di poter andare in pensione fra una ventina di anni, sarà decisamente il caso di aggiungerne mentalmente altri.
Peraltro, questo forzare a restare al lavoro può avere un impatto positivo sulla nostra misera crescita economica, che negli ultimi 15 anni ha sistematicamente sottoperformato il resto di Eurolandia.
Occorre considerare che la percentuale di occupati fra i 55 e i 65 anni in Italia è circa la metà di paesi come Svezia e Norvegia.
In Italia ci sono circa 22 milioni di lavoratori su 60 milioni di abitanti.
E' evidente che se lavora uno su tre (e ci sarebbe da dire sul come) non si va molto lontano.
Va detto che la struttura previdenziale italiana viene spesso criticata perché i contributi vengono versati per pagare le pensioni in essere, senza creare un fondo vero e proprio.
Questo determina una sorta di debito pubblico supplementare.
Questo debito era sostanzialmente pari al 300% del PIL prima che le riforme Amato e Dini lo riducessero di colpo al 120-130%.
Già questo dà il senso di come sia inconsistente la ricorrente polemica secondo la quale è stato un danno per i futuri pensionati il passaggio (peraltro non ancora completato) dal retributivo al contributivo.
In realtà non saremmo mai stati in grado di sostenere il vecchio sistema previdenziale.
Del resto, mentre il contributivo, a regime, è in sé in equilibrio, essendo determinato dall'equilibrio fra contributi versati e prestazioni erogate, il retributivo si basa sul versamento di denaro in più rispetto ai contributi versati.
Denaro che, semplicemente, non c'è.
Per inciso, il nostro sistema è il più adatto a noi.
Volendo semplificare al massimo, sebbene tutti i sistemi siano misti, possiamo spannometricamente fare un distinguo fra quelli americano/britannico, giapponese ed italiano/europeo.
Quello americano ha mostrato la corda proprio sulla scia della crisi dei mutui subprime.
Nel week-end in cui è fallita Lehman Brothers sono andate in crisi anche Merrill Lynch ed AIG.
Merrill è stata salvata mettendo a repentaglio la più solida banca che avessero a disposizione, Bank of America (fondata da un italiano, fra l'altro), ma Lehman è stata mollata subito a differenza di AIG.
Mentre Lehman affondava sono stati fatti salvataggi in serie di AIG perché dentro la stessa c'è una parte importante delle pensioni degli americani.
Questo rende difficile considerare il sistema americano realmente migliore di quello italiano.
Infatti, se il sistema privato è in crisi lo Stato è costretto ad intervenire, con il paradossale risultato che quando le cose vanno bene vengono privatizzati gli utili (AIG, anche se sembra più un hedge fund, teoricamente sarebbe un'assicurazione), se le cose vanno male vengono socializzate le perdite.....
Il Giappone ha fondi pensione anche pubblici.
Tanto tempo fa vennero stimati nel 100% del PIL ma la loro gestione è stata via via causa di polemiche, con tanto di aggressioni anche fisiche ai politici.
Da notare, più in generale, che il Giappone ha un debito pubblico ben più alto di quello italiano, ma ha sia debiti che denaro (vedi le enormi riserve valutarie), noi abbiamo sia debiti che.... Gli occhi per piangere.
In Italia realisticamente non ci sarebbero le aggressioni fisiche ai politici, ma il fatto che i contributi vadano a pagare le pensioni in essere ha un aspetto positivo: così è impossibile che ci sia malagestione dei fondi, non essendoci i fondi.
Da notare, peraltro, che anche l'Italia aveva un sistema a capitalizzazione, in cui i contributi venivano "messi da parte" prima di essere erogati come pensioni.
Peccato che venne distrutto dall'inflazione bellica, che trasformò di fatto 100 lire del 1939 in 2,2 del 1947....
Non ci sono stime recenti dei costi di gestione dell'INPS.
L'ultimo di cui sono a conoscenza è dello 0,2% che è un costo di gestione ragionevole e, di certo, molto inferiore rispetto a quello che ci sarebbe se il sistema fosse in mano alle assicurazioni.
Questo per motivi elementari: l'INPS ha gigantesche economie di scala e le imprese assicurative, essendo imprese, vogliono giustamente fare profitti.
Inoltre, l'evoluzione verso il modello contributivo evita distorsioni ed abusi orrendi che hanno sempre caratterizzato il retributivo.
Ad esempio, continuiamo a pagare lo scotto di false promozioni nell'ultimo anno di lavoro e di straordinari a raffica nell'ultimo anno, essendo il vecchio sistema legato proprio all'ultimo anno di retribuzione.
Il sistema contributivo è perfetto per noi anche perché la mancanza di convenienza ad evadere è palese.
In Italia, peraltro, non abbiamo una forte pressione fiscale, bensì una forte pressione contributiva.
Ed il sistema contributivo è perfetto per sterilizzare l'evasione.
Sterilizzare nel senso che INPS e company non possono né potranno mai sapere con certezza se evadi.
Quello che possono sapere con certezza è, alla fine per tuo percorso lavorativo, quanto hai versato.
In sostanza, l'evasione viene comunque punita.
Anche perché può non essere facile vivere nemmeno avendo versato tutti i contributi, figuriamoci in caso contrario.
Da notare, comunque, che quando si parla di percentuale di reddito che viene erogata come pensione si parla di lordo.
Se viene erogato un 60% di lordo su questo la pressione fiscale sarà comunque molto inferiore rispetto a quella che c'era sullo stipendio pieno.
Quindi un 60% di tasso di sostituzione (ossia il rapporto tra pensione ed ultima retribuzione) lordo corrisponde ad una percentuale ben più alta del 60% a livello di netto.
Senza contare che ad una certa età si presume che un ipotetico mutuo sia stato pagato e non ci sia più bisogno dell'auto per andare al lavoro.
Se poi si considera che con la riforma Tremonti - Sacconi l'adeguamento dell'età di pensionamento alla vita media limiterà la riduzione dei coefficienti di trasformazione, si può ben dedurre che gli attuali giovani, quando andranno in pensione, ci andranno con un assegno che gli permetterà di vivere senza grandi problemi.
Però nulla esclude che ci vadano dopo i 70 anni.......
Bonus ai manager e danni della politica
Da molti mesi impera la tesi dei politici che la crisi del sistema bancario, a partire da quello USA, sia stata determinata dall'avidità di banchieri a caccia di bonus.
Tesi popolare e, realisticamente, sostenuta per questo.
Tesi che ha, verosimilmente, un fondamento di verità.
Tuttavia, tuttora, non esistono fatti a sostegno.
Al contrario, esistono importati prove a discapito.
C'è uno studio di Rene Stulz e di Rüdiger Fahlenbrach (della Ohio State University) che evidenzia come il correre rischi eccessivi fosse controproducente per gli stessi manager.
E' noto che Richard Fuld, CEO di Lehman Brothers, ha accusato una perdita di quasi un miliardo di dollari a causa della perdita di valore della sua partecipazione.
Sanford Weill di Citigroup ha perso sostanzialmente la metà di detta somma.
In questa ricerca emerge che le banche i cui amministratori avevano più azioni hanno ottenuto un andamento peggiore rispetto a quelle i cui amministratori delegati ne avevano meno.
Ossia si è trattato di una incapacità di comprendere la reale situazione, anziché di avidità.
Aggiungerei che è ancora più significativo il caso di Magnoni, responsabile europeo di Lehman, che ha continuato ad investire anche negli ultimi tre giorni precedenti il crack.
Sostiene che gli sembrava impossibile che l'azione potesse quotare 3 $ a fronte di un valore patrimoniale stimato dieci volte di più.
Sostiene anche che gli sembrava impossibile che dovessero portare sul serio i libri in tribunale.
Ce li ha dovuti portare lui stesso.......
Sono fatti che indicano una incapacità assoluta di prevedere la violentissima crisi di liquidità che li avrebbe stritolati, ma non avidità o danni determinati dai bonus.
Una ricerca di Viral V. Acharya e Matthew Richardson della New York University (pubblicata da Critical Review) dimostra che i titoli assistiti da ipoteca che sono stati acquistati dai dipendenti delle banche avevano, nell'81% dei casi, un rating AAA.
Ovviamente, titoli con il rating massimo avevano rendimenti più bassi rispetto a quelli ottenibili con rating inferiori, ma sempre all'interno dell'investment grade.
Per non parlare dei titoli spazzatura.
Se fossero stati mossi da avidità non avrebbero puntato così massicciamente sul massimo del rating.
Non solo, è interessante vedere perché le banche erano spinte ad acquistare titoli assistiti da ipoteca.
Va detto che è la normativa di Basilea (fissata dagli organi di vigilanza del G20) a regolare le partecipazioni al capitale sociale delle banche commerciali.
Gli organi statunitensi, emendando gli accordi di Basilea I del 1988, hanno emanato la Recourse Rule nel 2001.
Questa normativa costringe le banche USA a possedere un margine di capitale sia sui mutui ipotecari che sui prestiti personali superiore al margine sui titoli assistiti da ipoteca che abbiano rating AA od AAA.
Nel 2007, direttive analoghe presenti negli accordi di Basilea II hanno iniziato ad essere adottate pure dagli altri membri del G20.
Sono state queste normative a determinare grandiose opportunità di guadagno per gli istituti bancari che muovevano il proprio portafoglio da mutui e prestiti commerciali a questi titoli assistiti da ipoteca.
Su questo sono scattate valutazioni diverse di fronte allo stesso incentivo.
Ad esempio, Citigroup ha considerato il rapporto rischio/rendimento favorevole e ci si è tuffata, Jp Morgan Chase no.
Ma è stata la politica a creare la trappola in cui sono cadute numerose istituzioni bancarie.
E' stata la politica ad eliminare il Glass Steagall Act nel 1999.
Peraltro, il Glass Steagall Act (che stabiliva, fra l'altro, la separazione fra banche d'affari e commerciali) fu creata nel 1933 sulla scia della grande crisi finanziaria partita nel 1929.
Oltretutto fu Bill Clinton, del Partito Democratico, a volerne la cancellazione, anche se poi fu votata più da esponenti del Partito Repubblicano che non del Partito Democratico.
Ed è stata la politica USA, nel 2004, a portare la leva che potevano usare le banche USA da 1-10 ad 1-30.
Quando la politica oggi interviene per regolare l'attività bancaria presentandosi come salvatrice del mondo dai banchieri cattivoni omette un piccolo dettaglio.
Ossia che è stata la stessa politica a creare trappole e danni enormi negli ultimi 10 anni.
E che non c'è nessuna garanzia che un aumento di peso della politica nell'attività bancaria ne migliori i risultati, anzi.
Nel caso italiano, poi, le probabilità che la futuribile Banca del Sud non sia un carrozzone sono sostanzialmente pari a quelle che ci sia una tempesta di grandine nella parte equatoriale del Sahara durante un giorno di ferragosto.
Occorre ricordare che non è vero che non si sono state banche al Sud.
Ce ne sono state eccome, peccato che siano state distrutte proprio dal magna magna politico.
Senza contare che i meccanismi del credito sono spinti a comportamenti virtuosi dalle esigenze del mercato.
In pratica, se una banca realmente privata non eroga credito ad un soggetto meritevole di ottenerlo subisce un danno economico determinato dal fatto che, se lo avesse erogato, ci avrebbe guadagnato.
Se una banca realmente privata eroga credito ad un soggetto non meritevole di ottenerlo subisce un danno economico determinato dalle perdite su crediti.
In ambedue i casi la sua valutazione può essere sbagliata.
Tuttavia, se è corretta ci guadagna, se è sbagliata ci rimette.
La valutazione del merito di credito è una cosa complicata e che, in taluni casi, si riduce sostanzialmente ad un pronostico.
Tuttavia, sia che si tratti di un pronostico azzeccato, sia che si tratti di un pronostico sbagliato, in entrambi in casi l'istituto di credito avrà il premio o la punizione che si merita.
Nel caso di credito erogato da soggetti politicizzati la Storia d'Italia è univoca: sempre e comunque sono stati sostenuti gli amici e gli amici degli amici.
E' stata la politica ad aver distrutto le banche del Sud.
E dovrebbe farsi un serissimo esame di coscienza prima di riproporre gli Orrori del passato.
Vivere in Brasile, รจ cambiato il visto permanente per investimenti
Il Brasile è molto popolare fra coloro che vogliono andare in pensione anticipatamente o che possono permettersi di lavorare online.
L'anno scorso mi colpì molto una certa "qual vaga differenza" fra i prezzi degli immobili di là rispetto a quelli italici.
Parlo di Porto Seguro, località turistica dello Stato di Bahia: trilocale di 70 MQ in un residence con piscina (nonostante sia una località marittima) per 55.000 EURO, una villetta di 110 MQ con 160 MQ di giardino per 93.000 EURO.
Ora, poiché non c'è posto in cui comprando due o tre case da affittare, oltre a quella di residenza, non si possa vivere tranquillamente, si capisce la popolarità del luogo.
Il costo della vita è ampissimamente più basso del nostro.
Inoltre, gli immobili possono essere un investimento anche rischioso se sono in bolla ma, tipicamente, le bolle immobiliari sono caratterizzate da costi quasi insostenibili per gli stipendi medi.
In Brasile la questione è significativamente diversa dalla nostra perché si tratta di un paese in forte crescita: il +5,3% del PIL nel 2008, contro il -1,0% dell'Italia nello stesso anno è seguito da un PIL in marginale crescita anche quest'anno rispetto al nostro tracollo.
Inoltre, sebbene gli immobili non siano necessariamente un investimento sicuro (ammesso che ne esistano a zero rischi) è pur vero che hanno un forte legame con il costo della vita.
Poniamo l'ipotesi che il Brasile faccia come la Spagna, che ci ha raggiunti quasi in tutto in una generazione.
In questa ipotesi essere andati a vivere in Brasile perché il costo della vita era enormemente più basso del nostro si rivelerebbe un errore, tuttavia un errore compensato dal fatto che realisticamente l'apprezzamento di immobili ed affitti ristabilirebbe l'equilibrio iniziale.
Dovendo scegliere fra comprare una casa in contanti in Italia o fare il pensionato su una spiaggia tropicale è normale che chi può fare la prima cosa possa essere tentato dalla seconda.
In fin dei conti, è un modo di "risolvere" molto più realistico che puntare sul superenalotto.
In pratica, anziché moltiplicare i soldi, è un limitarsi a puntare su posti in cui gli stessi soldi abbiano, per così dire, più valore.
In realtà, leggendo l'orientamento su Finanzaonline mi pare che la spinta vera sia che il Brasile è il posto con la più alta concentrazione di brasiliane.
Personalmente, a parte il fatto che sarei tentato dal Costarica, ci andrei di sicuro se volesse andarci la donna dei mie sogni.
Della serie: dov'è che vorresti portare la donna dei tuoi sogni? Dove la puoi vedere in bikini pure d'inverno.
Francamente è difficile trovare qualcosa di meglio dei tropici.
Oltre al fatto che personalmente, volendo, potrei pure lavorare solo online, e con uno stipendio italiano si starà anche male in Italia, ma lì si sta proprio bene.
Infatti questa passionaccia per lo svignarsela ai tropici mi sembra che ce l'abbiano soprattutto quelli che hanno abbastanza capitale da poter andare in pensione anticipata in paesi con un costo della vita più basso del nostro, ma non possono andarci nel nostro, e quelli che lavorano o potrebbero lavorare anche solo online.
Va aggiunto che la criminalità è concentrata nelle megalopoli (Rio e San Paolo).
Oltre al fatto che non ho mai capito l'obiezione del "cosa ci fai".
A parte che quelli che conosco fra i "trasferiti" lì sono tutti invaghiti del posto.
Tanto più che c'è da strapazzare di coccole lei e da riempirle la vita di attenzioni e di affetto, ci sono tante nuotate che sarebbe bello fare e tanti posti che sarebbe bello visitare.
Oltre al fatto che i brasiliani sono gente festaiola.
Senza contare che quelli sono posti in cui sovente ci si va per anticipare il pensionamento.
E lì vale il discorso che varrebbe in qualunque parte del mondo: ci sono tanti libri che sarebbe bello avere il tempo di leggere (personalmente leggerei comunque testi di borsa, ma insomma...), tanta musica che sarebbe bello ascoltare e tanti film che sarebbe bello vedere.
E' facilissimo comprendere perché l'argomento fuga ai tropici sia così popolare e ricorrente.
Tanto più che l'aspetto quasi bizzarro è che i posti più cari sono quelli freddi, con casi quasi inquietanti come Svezia e Norvegia.
Per di più il divario non sarà sempre così ampio.
Il declino dell'Italia è in corso ed è nell'ordine naturale delle cose.
Non siamo più un paese che da solo aveva un PIL pari a quello di tutto il Sudamerica.
Del resto, la fase in cui appartenevamo a quel 15-18% del pianeta che si spartiva praticamente tutta la ricchezza non poteva durare all'infinito.
Quando il PIL cinese ha superato quello italiano significava semplicemente che oltre 20 cinesi guadagnavano quanto l'italiano medio.
A ben vedere, più che sorprendersi del declino dell'Italia rispetto ai paesi emergenti, occorrerebbe sorprendersi di come abbiano fatto ad impiegarci così tanto tempo.
Casomai dovremmo preoccuparci del declino rispetto al resto di Eurolandia ed al fatto che nel 2008 il nostro PIL è sceso del -1,0% contro il +0,8% di Eurolandia, visto che due anni di recessione al posto di uno li abbiamo fatti quasi solo noi.
La tentazione dei tropici è oggettivamente razionale.
Tuttavia, c'è da dire che in praticamente tutta l'America Latina non fanno entrare quasi tutti come da noi.
Occorre, ad esempio, investire (forse il visto permanente per investimento è il migliore da ottenere).
Fra l'altro, per ottenere un visto permanente di questo tipo fino al 2004 occorreva investire 250.000 dollari americani, poi ridotti a 50.000 $.
Non che sia un problema in un paese con quei tassi di sviluppo, anzi diventa una fonte di reddito supplementare.
Ma il fatto è che la legislazione è ricambiata un'altra volta:
Ne propongo una traduzione fatta con un traduttore automatico (chiedo scusa, ma di portoghese non capisco un tubo).
Precisando peraltro che Reais è il plurale di Real, la moneta brasiliana.
Mentre EURO si declina EURO sia al singolare che al plurale, come fu deciso durante un semestre di presidenza spagnolo.
Da notare che un Real attualmente vale 0,3919 €.
Quindi quello che si capisce chiaramente è che si è passati da 50.000 $ a quasi 60.000 €.
Che lì significa quasi più farsi un ristorantino che non un bar.
Almeno uno sa dove andare a mangiare.
Traduzione:
MINISTERO DEL LAVORO E OCCUPAZIONE
CONSIGLIO NAZIONALE IMMIGRAZIONE
NORMATIVI RISOLUZIONE NO. 84 del 10 febbraio 2009.
Disciplina la concessione di autorizzazione per fini
l'ottenimento di un visto permanente per gli investitori
all'estero - individuale.
Il CONSIGLIO NAZIONALE IMMIGRAZIONE, istituito con legge n. 6815 del 19
Agosto 1980, organizzato dalla legge n. 10,683 del 28 maggio 2003, utilizzando i poteri che
autorizzata con decreto n. 840 del 22 giugno 1993, si risolve:
Articolo 1 Il Ministero del Lavoro può autorizzare la concessione di visti
permanente straniero che desiderano stabilirsi in Brasile con l'obiettivo di investire
stessi da fonti esterne in attività produttive.
Punto. Nel caso di investimenti, perché il numero di investitori
stranieri comporta notevoli ricadute economiche o sociali del paese, le elezioni possono essere
trasmessa dal Ministero del Lavoro e dell'Occupazione del National Immigration Law
decisione.
Articolo 2 L'autorizzazione di concedere un visto permanente per uno straniero sarà
subordinata alla prova di investimenti in valuta estera, per un importo pari o
di $ 150.000,00 (cento fifty thousand reais).
§ 1 Le disposizioni del presente articolo si applicano ai nuovi o quello esistente.
§ 2 Nel valutare la domanda sarà considerata in primo luogo l'interesse sociale,
caratterizzata dalla generazione di occupazione e di reddito in Brasile, aumentando la produttività, da
l'assimilazione della tecnologia e della raccolta di fondi per settori specifici.
§ 3 Il National Immigration Consiglio può cambiare l'investimento minimo
stabilito nella caput di questo articolo per la risoluzione di amministrazione.
Articolo 3 La National Immigration Consiglio può autorizzare la concessione di visti
permanente per gli imprenditori che intendono stabilirsi in Brasile, per investire in attività
produttiva, anche se l'importo degli investimenti inferiore a quello indicato nel titolo d'arte. 2
Normative questa risoluzione.
§ 1 In esame della domanda sarà verificata, dato l'investimento sociale, come il
seguenti criteri:
I - numero di posti di lavoro creati in Brasile, attraverso la presentazione piano
Di investimento, indicando il numero annuo di nuovi posti di lavoro per i brasiliani;
II - il valore degli investimenti e della regione del paese in cui viene applicato;
III - il settore economico in cui l'investimento si sarà verificato, e
IV - contribuire a una maggiore produttività e l'assimilazione della tecnologia.
§ 2 Nella sua decisione, il National Immigration Consiglio esaminerà
in particolare gli imprenditori nazionali Buck paesi dell'America del Sud.
Articolo 4 La richiesta di autorizzazione di concedere il visto permanente deve essere accompagnata
con i seguenti documenti:
I - un documento;
II - da un procuratore pubblico, quando l'investitore straniero è
rappresentano;
III - contratto sociale o atto costitutivo della società ha beneficiato degli investimenti, registrati
l'organismo competente, con il capitale straniero investito adeguatamente retribuito;
IV - SISBACEN - registrazione declaratoria di investimenti diretti esteri in Brasile o del contratto
scambio emessi dalla Banca che riceve l'investimento nei codici di un fatto che
caratterizzano gli investimenti diretti esteri nel regolamento di mercato e di capitale straniero
Internazionale - Aggiornamento;
V - ricevuta originale del versamento della tassa di immigrazione individuali in nome della
il richiedente;
VI - ricevimento della dichiarazione dei redditi dello scorso anno fiscale
la ricorrente, se del caso, e
VII - Piano di investimento che soddisfi i requisiti del § 2 dell'art. 2 della presente risoluzione
Normativo.
Punto. Ogni qualvolta lo riterrà opportuno, il coordinamento generale di immigrazione / MTE
possono richiedere on-indagini sito, il monitoraggio del lavoro regionale
e l'occupazione o il Dipartimento della Polizia Federale.
Articolo 5 Il Ministero del Lavoro informa il Ministero degli Esteri
Stranieri di autorizzazioni per la concessione dei visti all'estero dalle rappresentanze diplomatiche,
gli uffici consolari e vice-consolati.
L'articolo 6 vidimazione del certificato prima degli Esteri Identity - condizione CIE
degli investitori e la scadenza di tre anni.
Articolo 7 Il dipartimento di polizia federale sostituirà l'ICE quando scade,
impostando la sua validità ai sensi delle disposizioni della legge n. 8988 del 24 febbraio 1995,
la prova che lo straniero rimanga un investitore in Brasile, con la presentazione di
seguenti documenti:
I - la prova del pagamento del canone per la sostituzione della CIE;
II - Certificato di Identità Esteri - CIE originale;
III - copia autenticata dell'atto giuridico che disciplina l'entità giuridica debitamente registrato in
competente organo
IV - Dichiarazione dei redditi dello scorso anno fiscale la società e la sua
modulo di versamento;
V - una copia del Bilancio sociale di informazione - RAIS negli ultimi due anni,
per dimostrare la conformità con la creazione di occupazione nel quadro Piano degli investimenti, quando
pertinenti, e
VI - copia della collezione guida del Fondo di garanzia per i dipendenti --
FGTS, salvando il rapporto dei dipendenti.
§ 1 Ogni volta che lo ritiene opportuno, il Dipartimento federale di polizia può fare
indagini sul posto per stabilire l'esistenza fisica della società e le attività che vengono
esercizio.
§ 2 La sostituzione del ghiaccio deve essere richiesta fino alla sua data di scadenza, altrimenti
cancellazione della registrazione permanente.
Articolo 8 La presente risoluzione Normative entra in vigore alla data della sua pubblicazione.
L'articolo 9 è abrogato la delibera n. 60, ottobre 06, 2004.
PAULO SERGIO DE ALMEIDA
Presidente del National Immigration
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.. 31 del 13 febbraio 2009.
I limiti di Mutuionline
Colgo l'occasione di un articolo su MiFi, segnatamente: Fermate quello spread per evidenziare una cosa poco nota di Mutuionline.
Il fatto è che, con ogni probabilità, i due mutui a tasso variabile più convenienti nel periodo considerato sono quello del Banco Popolare riservato ai soci e quello di Banca Sella legato al tasso BCE.
Se nel primo caso la cosa è più appariscente (essendo lo spread più basso) nel secondo occorre considerare che la situazione attuale di un Euribor al di sotto del tasso BCE è assolutamente irrituale.
In realtà un mutuo è, nella quasi totalità dei casi, almeno decennale e nel primo decennio dell'Euro (in fondo appena terminato) non è successo praticamente mai che l'Euribor fosse al di sotto del tasso BCE, mentre è stato praticamente sempre sopra.
Questo con il noto picco del 9/10/2008 al 5,393%, ossia oltre un punto percentuale al di sopra del Refi BCE (usualmente noto come tasso BCE).
Qual'è il punto?
Il punto è che Mutuionline, servizio lodevole, azienda magnifica (della quale anzi ho avuto troppe poche azioni per troppo poco tempo) non ha solo il limite di selezionare le proposte di "sole" 40 banche, ma tende anche a "cannare" quando ci sono situazioni atipiche, come proposte ai soci (e si può benissimo diventare tali) od anomalie Euribor/Refi BCE.
In sostanza, se l'idea è che Mutuionline sia un buon riferimento per avere un orientamento sul mercato dei mutui è un'idea corretta.
Se l'idea è che basti andare lì per trovare il mutuo più economico no, non è così semplice.
Fra l'altro, anche se tutto è possibile, non è probabile che gli spread tornino ai livelli eccezionalmente bassi che c'erano allorché è scoppiata la crisi dei mutui subprime USA.
Erano quei livelli ad essere assolutamente anomali secondo qualsiasi media storica.
P.S. So che Milano Finanza ha una fortissima ostilità verso il fatto che vengano riportati suoi articoli.
Nel caso in esame lo ho fatto utilizzando un servizio della FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) partendo dal presupposto che abbiano fatto accordi in tal senso.
Per il resto, la mia convinzione che sia uno dei rarissimi giornali che meritino di essere comprati la conoscono perché l'ho espressa a più riprese anche qui.
Oltre al fatto che il sospetto gli sarebbe dovuto venire visto che ho ancora la borsa che inviarono ai mille abbonati più vecchi (e credo di essere al dodicesimo anno di abbonamento, se non ho perso il conto).
Per inciso, in questo caso quell'articolo è solo uno strumento per evidenziare una cosa che si può verificare ciclicamente incrociando i risultati di Mutuionline con quelli di OF, Osservatorio Finanziario: Mutuionline dà risultati lodevoli per la semplicità e la rapidità del servizio, ma approssimativi.
Cosa che peraltro evidenzia per primo allorché spiega di utilizzare un limitato, sebbene vasto, insieme di istituti di credito.
Fondi VS ETF
Mi pare che meriti una nota una segnalazione fatta nell'ultimo Milano Finanza.
Si tratta della segnalazione di un fondo specializzato sul mercato USA che da 10 anni batte l'indice americano, l'Oyster Us Value.
E' stata fatta perché questo ha presentato, per la prima volta agli investitori italiani, il portafoglio del fondo.
Fondo che, con 40 titoli, ha fatto meglio dell'indice S&P 500 con un rendimento del 300% contro il 100% degli ETF dal 1996.
E' corretto dire che gli ETF sono tendenzialmente meglio dei fondi comuni.
Questo perché gli ETF sono, almeno come origine, fondi passivi che replicano l'indice (ci sono anche quelli attivi che applicano meccanicamente strategie di investimento) e lo fanno con poche commissioni.
Mediamente i fondi fanno peggio degli ETF perché zavorrati da commissioni più alte, ma anche perché larghissima parte dei fondi comuni sono in realtà fondi passivi spacciati per attivi.
Tuttavia, una buona gestione è una benedizione anche perché ti sgrava dal seguire troppe cose.
Questo indipendentemente dal tipo di gestione, che sia fondo, SICAV od altro....
Di fatto è una gestione anche quella della Berkshire Hathaway di Warren Buffett (e buon per chi l'ha sfruttata e la sfrutta).
La nota non è tanto per un fondo che va bene, se non benissimo, ma perché è oggettivamente notevole la costanza con la quale sono sempre le stesse famiglie di fondi a fare bene.
La Oyster è certamente fra queste, e merita una segnalazione per questo motivo, non per il singolo fondo, discorso che vale anche per "famiglie di fondi" come quelle di Schroders e Carmignac.
Della serie: è vero che le performance passate non sono garanzia per il futuro, ma è difficile non notare come ci siano "case di investimento" che da anni, anni ed anni macinano risultati ed esprimono prodotti di valore.
Praticamente come fa sul fronte opposto, ossia in negativo, Mediolanum.
Non c'è modo di sapere con certezza perché i gestori migliori finiscano nelle solite società.
Forse non è nemmeno diverso dal motivo per cui i calciatori migliori in Italia finiscono alla Juventus o nelle milanesi: essere pagati di più e stare in società più prestigiose è meglio del contrario.
Peraltro fa impressione anche il dato dell'OECD (in Italia noto come OCSE) che evidenzia come la PPP (Purchasing Power Parity, parità di potere d'acquisto, che rappresenta in parte importante i fondamentali di una valuta) del dollaro lo veda enormemente sottovalutato (del 26% circa sull'EURO).
Sempre su MiFi c'è anche un interessante confronto fra il carry trade e la PPP come strumenti per speculare sui cambi.
Anche se, per la verità, mi pare che sia poco evidenziato come la strategia del carry trade, essendo basata sui tassi, si basi su fattori volatili.
Molto di più di quanto non sia la PPP perché i livelli di inflazione sono simili nelle principali aree ed il fatto che siano schiacciati verso il basso rende quel parametro ancora più stabile come strumento previsionale.
Anche se il livello della PPP fra EURO e $ è stato sempre sostanzialmente schiacciato fra 1,15 ed 1,20, ma i livelli di cambio sono oscillati fra un minimo di 0,8048 ed un massimo che era il doppio.
In sostanza, è vero che i livelli di cambio girano storicamente intorno alla PPP, ma ci girano intorno anche tanto ed anche per anni prima di tornare a livelli più equi.
Come un pò per tutti i fondamentali.
La PPP è un fattore importante soprattutto se si punta su mercati esteri con fondi od affini, che per definizione richiedono un orizzonte temporale lungo.
Per la cronaca, l'S&P500 ha attualmente un p/e appena superiore alla media storica.
Inoltre, l'attuale p/e è calcolato sugli utili da schifo tipici di una recessione pesante (e questa è veramente da record).
Sono quotazioni da recessione, ma non è probabile che la ripresa negli USA non ci sia (anche se nessuno sa davvero quando).
Probabilmente ci sarà prima e sarà più consistente di quella italiana (al solito).
P.S.
Non sono inviti ad investire in USA, né in quello specifico fondo, né in dollari.
Anzi, personalmente resterò sulle azioni italiane perché ho una lunghissima abitudine di battere il nostro indice.
Il mercato USA è troppo vasto e complesso per le mie limitate risorse, anche di tempo.
Ed è un limite grande perché gli USA hanno prospettive di crescita ben migliori delle nostre e questo livello del cambio è molto protettivo.
Certo è difficile non notare come le azioni di Classe B della Berkshire Hathaway (quelle che quotano 1/30 rispetto all'azione principale) quotano intorno ad appena tremila dollari.
Tanti anni fa scartai la Berkshire per la considerazione che prima o poi pure Buffett tirerà le cuoia ed è un rischio di breve periodo per le quotazioni (anche se i meccanismi di investimento sono replicabili ed il management è a dir poco eccellente).
A distanza di tanti anni posso dire che sta meglio di quasi tutti noi.
Sarà vero che la Coca cola si beve meglio quando se ne è, in parte, proprietari....
Target price
I target price (i "prezzi obiettivo") degli analisti di borsa sono sostanzialmente "consigli per gli acquisti" (spesso interessati) fatti presentando un prezzo a cui un determinato titolo "dovrebbe" andare.
Merita una nota un recente e deliziosamente perfido intervento di John Dorfman riportato da B&F.
Dorfman ha fatto presente che, tra il 1998 ed il 2007, comprando i quattro titoli che all'inizio dell'anno avevano i giudizi più favorevoli da parte degli analisti delle banche d'affari sull'S&P500 si sarebbe ottenuto un rendimento NEGATIVO su base annua del -1,7%, mentre l'indice nel periodo considerato ha registrato una salita media annua del +7,2%.....
I quattro titoli di cui era più consigliato l'acquisto hanno fatto addirittura peggio dei quattro più sconsigliati, che hanno avuto un apprezzamento del +2,2%.
Con tutta la buona volontà, è difficile non credere che incida la malafede, visto che il risultato è nettamente peggiore di quello realisticamente ottenibile tirando con le freccette per scegliere i titoli.
Inoltre, qualunque selezione basata su dati fondamentali, persino quelli più rozzi come p/e, p/mp o dividendi tende a generare overperformance significative rispetto all'indice in periodi così lunghi.
Per non parlare di modelli più evoluti come il RIM o l'EBO (comunque qualunque modello che selezioni con approssimazione decente titoli sottovalutati su base fondamentale tende a generare overperformance).
Il costo dei Tremonti Bond
Credo che meriti spazio la nota di IntesaSanPaolo che ha precisato che il costo ante-imposte dei Tremonti Bond, ossia quello raffrontabile con gli altri strumenti di mercato, sarebbe stato sopra il 12,6%, fino ad un massimo del 22,2%.
La cedola dell'8,5% di cui si parla sempre era soltanto una delle opzioni valide per calcolare il tasso di interesse annuale.
Credo che meriti spazio perché i telegiornali sono riusciti praticamente a censurarla.
Però, del resto, hanno anche accuratamente evitato di chiedere a Tremonti, mentre aggrediva le principali banche del paese per non aver preso i cosiddetti Tremonti Bond, perché avrebbero dovuto voler pagare molto di più per ottenere lo stesso denaro sul mercato, a costi ben inferiori.....
Peraltro senza subire l'invadente presenza dello Stato......
Lo Stato ha un enorme bisogno di denaro.
Emettere nuovi BOT agli attuali tassi simbolici speculando così su quegli strumenti sarebbe stato un bel colpo.
Del resto, tutti dovrebbero essere sensibili alle esigenze del bilancio pubblico.
Ma, a parte che le banche italiane pagano uno sproposito di tasse in più rispetto ai loro concorrenti di Eurolandia (scaricandole in parte sui clienti), la questione è di non spacciare la cosa per diversa da ciò che realmente è.
Oltretutto, è difficile immaginare un paese occidentale in cui i giornalisti televisivi avrebbero potuto evitare sistematicamente di rivolgere una domanda così inevitabile.
Al di là della favolistica dell'avere denaro da girare alle imprese: le nostre banche hanno dovuto rifiutare altra liquidità persino dalla BCE perché di questi tempi la liquidità è l'ultimissimo dei problemi.
Il problema è che finanziare le imprese decotte significa farsi trascinare con loro.
Né è ipotizzabile che lascino affondare le imprese salvabili, visto che sarebbe contro i loro stessi interessi....
Oltretutto, chiedere alle aziende di credito di erogare finanziamenti è come chiedere ad un lattaio di vendere latticini.
Come ha ricordato Corrado Passera, l'Amministratore Delegato di IntesaSanpaolo, la maggior parte degli utili li fanno proprio con i finanziamenti.
Già questo rende del tutto ovvio che faranno sempre finanziamenti, SE e NELLA MISURA IN CUI è ragionevole ipotizzare che quel denaro torni indietro.
E' paradossale che la crisi dei mutui subprime, che è una crisi originata dal credito facile, venga affrontata invitando al credito facile ed a preparare nuove tempeste.
Se poi si sostiene che le banche sono per definizione così impopolari che occorre dargli contro comunque è un altro discorso, ma un pò di onestà intellettuale non stonerebbe.
Anche perché è giusto ricordare che, se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane, questo casino planetario non sarebbe nemmeno mai nato.....


