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Confronto fra fondi pensione e TFR

di borsa-finanza00com (30/11/2009 - 22:43)

Sempre della serie Educational Channel, e ad integrazione del capitolo pensioni, è doveroso un confronto fra fondi e TFR.
Alla scadenza il TFR eroga un capitale, il fondo pensione eroga una rendita, ma può erogare fino al 50% in forma di capitale ed il resto in forma di rendita.
La rivalutazione del TFR è pari all'1,5% più il 75% dell'inflazione, mentre la rivalutazione del fondo pensione dipende dall'andamento degli investimenti fatti sui mercati finanziari.
Le anticipazioni con il TFR possono avvenire nella misura massima del 70%, dopo 8 anni con lo stesso datore di lavoro e per questi casi specifici: acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé oppure per i figli, spese sanitarie, congedi parentali oppure formativi.
Da osservare che il 70% fa riferimento al TFR a cui il lavoratore avrebbe diritto in caso di cessazione del rapporto di lavoro alla data della richiesta.
Va precisato anche che, con riferimento al TFR, per spese sanitarie si intendono quelle per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche e che per acquisto e/o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli si intende documentato con atto notarile.
Per il fondo pensione si intendono spese sanitarie conseguenti a gravissime condizioni relative a sé stessi, al coniuge e/o ai figli (terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche) ma, con riferimento alla casa, la possibilità di anticipazione è più ampia.
Questo perché all'acquisto della prima casa per sé o per i figli (sempre documentato da atto notarile) sono stati aggiunti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento conservativo nonché ristrutturazione della casa stessa.
In sostanza, tutte quelle che danno diritto alla relativa detrazione IRPEF.
Sempre da un punto di vista fiscale va notato che con il fondo pensione, nel caso di anticipazione per spese sanitarie, c'è la cedolare secca del 15%, mentre le anticipazioni legate alla casa hanno la cedolare secca del 23%.
Anche le anticipazioni fino al 30% per qualsivoglia esigenza dell'iscritto hanno la tassazione mediante cedolare secca del 23%.
Le anticipazioni con il TFR sono invece soggette a tassazione separata (con l'applicazione dell'aliquota media del lavoratore nell'anno in esame).
Inoltre, la legge n. 53 del 2000 sui congedi parentali e formativi ha esteso anche a queste due specifiche fattispecie la possibilità di richiedere anticipazioni sul TFR.
Da notare che se si appartiene a quella parte del settore pubblico che non ha il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ma ha il TFS (Trattamento di Fine Servizio), l'anticipo di somme non è previsto.
Le anticipazioni con il fondo pensione possono avvenire in misura più ampia: da subito fino ad un massimo del 75% per spese sanitarie, dopo 8 anni fino ad un massimo del 75% per acquisto e ristrutturazione della prima casa, dopo 8 anni con un massimo del 30% per qualsivoglia altro motivo.
Inoltre, con il fondo pensione si può chiedere anche più di una volta l'anticipazione, decorsi 8 anni, per "ulteriori esigenze degli aderenti", sempre entro il 75% dei versamenti rivalutati effettuati alle forme pensionistiche complementari a decorrere dalla prima iscrizione.
Va chiarito che gli 8 anni non sono relativi all'iscrizione ad uno specifico fondo pensione, bensì al sistema di previdenza complementare.
Da notare la differenza in termini di limitazione alla concessione dell'anticipo.
Nel caso del TFR la disciplina dello stesso prevede che le richieste vengano soddisfatte annualmente con il doppio limite del 10% degli aventi titolo e del 4% del totale dei dipendenti, mentre con i fondi pensione non esistono questi vincoli.
Con il TFR l'anticipazione può essere ottenuta una volta sola nel corso del rapporto di lavoro e la somma dell'anticipo viene tolta a tutti gli effetti dal TFR (in astratto, i contratti collettivi possono fissare condizioni di maggior favore).
Per i fondi pensione si deve evidenziare come la somma anticipabile sia relativa a tutta la posizione individuale.
In sostanza, con il fondo pensione l'anticipo che si può richiedere è relativo a TFR versato nel fondo più il contributo del datore di lavoro più il contributo del lavoratore più le rivalutazioni finanziarie.
Da annotare che con il fondo pensione si può anche reintegrare il tesoretto, su scelta dell'aderente, in qualunque momento anche per mezzo di contribuzioni annuali eccedenti il limite di 5.164,57 EURO (che è il tetto annuale di deducibilità fiscale dei contributi).

 

Differenze dal punto di vista della successione

Il TFR del lavoratore, in caso di decesso dello stesso, va corrisposto al coniuge, ai figli e, qualora vivessero a carico del lavoratore in esame, ai suoi parenti entro il terzo grado ed ai suoi affini entro il secondo grado.
In assenza di questi soggetti e, secondo l'orientamento giurisprudenziale, in mancanza di testamento, il TFR viene attribuito secondo le norme della successione legittima.
Dal punto di vista fiscale il TFR non concorre a formare l'attivo ereditario.
Nel caso di un fondo di previdenza complementare occorre distinguere fra decesso avvenuto prima o dopo il raggiungimento dei requisiti necessari per la percezione della pensione integrativa.
Se il decesso è avvenuto prima del pensionamento, tutta la posizione maturata viene versata agli eredi od alle altre persone che sono state indicate dall'iscritto.
In assenza di detti soggetti, la posizione viene assorbita dallo stesso fondo pensione oppure, qualora si tratti di forme pensionistiche individuali, viene devoluta a finalità sociali seguendo le modalità stabilite con decreto del ministro del lavoro e della previdenza sociale.
Da notare come la Covip abbia precisato che la suddetta disposizione è ispirata al principio del rispetto della volontà dell'aderente.
Di conseguenza, la posizione sarà attribuita ai legittimi eredi qualora non risulti una diversa volontà dell'aderente.
Qualora detta volontà sia stata espressa, la posizione verrà riscattata dal soggetto oppure dai soggetti specificamente designati dall'iscritto.
Inoltre l'Autorità di vigilanza ha sottolineato come l'aderente possa determinare la quota della posizione individuale spettante a ciascuno degli aventi diritto, e questo sia nel caso in cui ad essa concorrano solo gli eredi, sia in quella in cui concorrano solo terzi e sia in quella in cui concorrano sia eredi che terzi.
Nel caso di decesso avvenuto mentre la rendita veniva già percepita, la trasmissione agli eredi avviene nel caso in cui il lavoratore aveva scelto, al momento dell'adesione al fondo, l'opzione di reversibilità.
La normativa stabilisce che in caso di morte del titolare della pensione possa essere prevista la restituzione ai beneficiari dello stesso del montante residuo oppure, in alternativa, l'erogazione di una rendita.
Da annotare che le percentuali di reversibilità che sono previste dai fondi sono molto diverse fra loro e possono anche essere inferiori al 100%.
Per inciso, gli schemi di regolamento Covip stabiliscono che la rendita vitalizia possa essere declinata anche, opzionalmente, in una di queste forme:
A) Rendita vitalizia reversibile, ossia corrisposta all'aderente fino a quando è in vita e, successivamente, in misura totale oppure per quota scelta dallo stesso aderente alla persona od alle persone designate da quest'ultimo.
B) Rendita certa e successivamente vitalizia, corrisposta per i primi anni (di solito 5 o 10) all'aderente oppure, in caso di suo decesso, al soggetto da lui designato.
In seguito, se l'aderente è ancora in vita, viene erogata allo stesso una rendita vitalizia.
C) Rendita vitalizia differita. Essa viene corrisposta all'aderente all'epoca stabilita od al raggiungimento di una determinata età, successiva all'esercizio del diritto all'erogazione.

Il peso del fisco

Il TFR è sottoposto a tassazione separata.
Quando il capitale investito nel fondo pensione produce dei rendimenti, essi vengono tassati all'11% anziché al 12,50% dell'aliquota ordinaria.
Per i fondi pensione la tassazione finale è pari al 15% che viene ridotto di uno 0,3% per ogni anno di adesione alla previdenza complementare (non necessariamente al singolo fondo) superiore al 15° fino ad un minimo del 9% sia per il capitale che per la rendita (in pratica, dal 35° anno in su non c'è un ulteriore sgravio fiscale).
Detta aliquota viene applicata all'importo della prestazione in esame al netto dei contributi non dedotti nonché dei rendimenti già assoggettati ad imposta durante la fase di accumulo.
Questo impianto fiscale vale per i fondi pensione anche nel caso di riscatto in caso morte.
Nel caso che i vecchi iscritti percepiscano tutto sotto forma di capitale l'importo viene assoggettato a tassazione separata come il TFR.
Da notare che, con il decreto 252/05, attualmente è possibile riscattare l'intero ammontare sotto forma di capitale solo se la conversione in rendita del 70% del montante dà diritto ad una rendita che risulta inferiore alla metà dell'assegno sociale.

Contribuzione

Se si tratta di PIP (Piani Individuali di Previdenza) non si parla di contributo bensì di premio, in linea con lo slang assicurativo che parla di premi assicurativi.
Per ciò che concerne i fondi pensione, per i lavoratori dipendenti i contributi sono in genere triplici.
Si sommano infatti quello del lavoratore dipendente stesso, del datore di lavoro e la quota del TFR o tutto il TFR (per gli assunti di prima occupazione dal 28 aprile 1993).
Nel caso di conferimento tacito (il cosiddetto silenzio assenso) si ha il versamento del solo TFR senza contributi né datoriali né del lavoratore stesso.
Va da sé che liberi professionisti e lavoratori autonomi non hanno né contributo datoriale né TFR.
L'ammontare della contribuzione può essere determinato sia in misura fissa che in percentuale rispetto al Ral (retribuzione annua lorda).
La contribuzione è deducibile fiscalmente con il limite di 5.164,57 EURO.
La deducibilità vale anche per i contributi che vengono versati a beneficio di familiari che siano fiscalmente a carico di chi li versa.

Riscatto

Nel caso del TFR avviene ad ogni cessazione del rapporto lavorativo (licenziamento/dimissioni/pensionamento).
Nel caso dei fondi pensione ci sono 3 fattispecie:
1) Riscatto parziale. Fino al 50% della posizione individuale che è stata maturata in caso di disoccupazione determinata dalla cessazione dell'attività lavorativa per un periodo compreso fra 12 e 48 mesi, o nel caso in cui il datore di lavoro abbia fatto ricorso a procedure di mobilità o di cassa integrazione (sia ordinaria che straordinaria).
2) Riscatto totale. Nel caso di disoccupazione determinata dalla cessazione dell'attività lavorativa per un periodo superiore a 48 mesi oppure nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3.
3) Nella previdenza complementare è possibile effettuare un riscatto totale nel caso di cessazione dei requisiti di partecipazione, ad esempio nel caso del passaggio ad un'azienda che opera in un altro settore e fa riferimento ad un altro fondo negoziale. Da ricordare che il lavoratore può tenere il proprio investimento nel fondo pensione a cui ha già versato contributi anche in assenza di ulteriore contribuzione.

Portabilità

Si può effettuare il trasferimento della posizione individuale da una forma pensionistica complementare ad un'altra una volta che sono decorsi 2 anni dall'iscrizione.
Le operazioni di trasferimento non possono essere ostacolate da clausole.
Sono inoltre esenti da oneri fiscali, a patto che esse avvengano in favore di altre forme di previdenza complementare (non quindi previdenza libera/assicurativa).

Gli strumenti della previdenza integrativa

Per chiudere, un distinguo fra gli strumenti della previdenza integrativa.
A) Fondi pensione preesistenti: sono fondi chiusi che sono stati costituiti prima del 15 novembre 1992. Si sono dovuti adattare alla nuova legislazione per ottenere i flussi di TFR.
B) Piani individuali di previdenza: i cosiddetti PIP sono piani assicurativi appositamente finalizzati ad esigenze previdenziali.
C) Fondi pensione aperti: sono istituiti da banche, SIM, assicurazioni ed SGR.
D) Fondi pensione chiusi: sono di tre tipi.
Quelli settoriali sono suddivisi per settore produttivo, ad esempio il Fonchim è del settore chimico.
Quelli aziendali sono costituiti su base aziendale, ad esempio il Fopen è dell'ENEL.
Quelli territoriali sono suddivisi su base, ovviamente, territoriale. Ad esempio il Fopadiva è della Valle D'Aosta.

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Investimenti immobiliari USA VS Cina

di borsa-finanza00com (22/11/2009 - 20:29)

 

Nel numero di questo mese di Patrimoni c'è stato un confronto involontario fra Roberto Lenzi e Wilson Wong.
Involontario perché gli articoli erano diversi: Lenzi (dello studio legale Lenzi & Associati di Milano) rispondeva alla lettera di un lettore mentre Wilson Wong (gestore del Greater China Fund di Fidelity) rispondeva ad un intervistatore.
Lo spunto mi pare interessante per tornare sul settore immobiliare.
Non foss'altro perché la Cina supererà il Giappone come seconda economia del pianeta.
Non che sia un grande sforzo: come popolazione sono il decuplo....
Non si può peraltro dire che abbiano niente di cui vantarsi: se ci si mette in dieci per picchiare uno e nemmeno ci si riesce per così tanto tempo....
Tuttavia, visto che il sorpasso è nell'ordine naturale delle cose, i confronti fra USA e Cina sono i confronti fra la primissima economia del pianeta e la futura seconda.
Per inciso, che cosa accadrà fra decenni non lo può sapere nessuno, ma se si guardano un pò di previsioni di qualche decennio fa sarà il caso di essere estremamente prudenti nel dare per scontato che la Cina supererà tutti solo perché è di gran lunga la più popolata.
Il numero fa, ma se contasse solo quello non avrebbe avuto un ruolo piuttosto marginale per generazioni intere.
Che acquisisca un crescente peso politico è scontato, vista anche la scarsissima voglia dell'Europa di pesare, non è così scontato che sia destinata ad essere mai la prima nazione al mondo.
Da notare, alcune cose:

A) L'India è quasi altrettanto popolata.
Ha un PIL procapite molto più basso ma, come numero di ingegneri, è al livello di Europa ed USA messi assieme.
Puntare così accanitamente sull'istruzione non dà risultati immediati ma, in prospettiva....

B) La scelta della baronessa Ashton come ministro degli esteri europeo (a discapito di candidature di peso come quelle francesi e quella italiana di D'Alema) è stata ampissimamente criticata dalla stampa estera per essere una scelta di bassissimo profilo (assieme a quella di Van Rompuy, che pure ha ben altro spessore).
Da sottolineare come delle tante candidature fosse l'unica senza esperienze diplomatiche, l'unica mai eletta a nessuna carica (ma sempre nominata).
Non si è sempre detto che la parità dei sessi verrà raggiunta quando una donna INCOMPETENTE raggiungerà ruoli di potere?
Almeno in quello ci siamo.
Però è difficile notare come da tantissimo tempo ci si aspetti che l'Europa parli con una voce sola.
E' significativo che sia stato considerato praticamente inevitabile che dovesse essere un esponente espressione di un paese che all'Europa non ha nemmeno mai creduto.
Annoto, a futura memoria, le dure valutazioni della stampa estera.
Financial Times: "resta aperto l'interrogativo se l'Unione europea abbia davvero scelto i migliori candidati possibili" e "il loro basso profilo lascia intendere che le decisioni più importanti di politica estera saranno ancora nelle mani dei governi nazionali".
Herald Tribune: scegliendo "personaggi semisconosciuti con una scelta minimalista" la UE si condanna ad un posto marginale sulla scena globale, "la scarsa notorietà dei nominati enfatizza i problemi dell'Europa invece di dimostrare la sua prontezza ad assumere un posto di rilievo sulla scena internazionale".
Spiegel: "Con il nuovo duo l'Europa punta su due sconosciuti e spreca la possibilità di brillare sulla scena mondiale".
Bild: "Bruxelles fa una figuraccia: la UE cerca reputazione e fama ma si mette d'accordo su due signor Nessuno".
Frankfurter Allgemeine Zeitung: "Era davvero necessario fare un vertice speciale a Bruxelles per questo risultato?".
The Guardian: li timbra come "due tecnocrati dal basso profilo".
Daily Mail: "Il grande inciucio europeo: un'amica raccomandata laburista viene fatta ministro degli esteri, così che un fanatico federalista può diventare presidente.".
Sun: evidenzia come la Ashton "non sia mai stata scelta dagli elettori" ma sempre e solo nominata.
El Pais: "due figure grigie e di basso profilo".
Le Figaro: l'unica nota positiva, sebbene sul solo Van Rompuy, definito "un uomo discreto, avvezzo all'arte del consenso".
Liberation: definisce Van Rompuy "l'anestetico locale, un presidente per fare tappezzeria" ed aggiunge una frecciata alla stampa italiana "Segno dei tempi, i giornalisti italiani, smobilitati dopo la squalifica di Massimo D'Alema, si interessavano soltanto a una cosa: la Francia rigiocherà la partita contro l'Irlanda...".

C) Il divario resta enorme fra le rispettive ricchezze procapite.
Per i cinesi è di 3.566 dollari americani, per gli americani 46.443 $.

D) C'è un fortissimo incremento delle compravendite di immobili fatte da italiani all'estero.
Stando ai dati di Scenari Immobiliari dal 2001 ad oggi si è passati da 17.250 ad una stima per fine 2009 di 35.000.
Da notare che vengono fatte in contanti anche perché, per accendere un mutuo in Italia finalizzato ad acquisti all'estero, occorre di standard avere un immobile sul territorio italiano già interamente pagato da ipotecare.
  
Nel merito:

1) La domanda posta a Roberto Lenzi era relativa all'iter ed ai costi inerenti l'acquisto di immobili negli USA.
La risposta evidenzia alcune cose interessanti.
Fra le cose rilevanti da segnalare mi pare che ci sia l'evidenziazione di come il regime sia diverso dal nostro.
Gli USA, infatti, appartengono al mondo della Common Law che è di origine anglosassone mentre da noi i riferimenti normativi sono quelli di civil law (che hanno impronta romanistica).
Il sistema nord-americano si basa su alcuni principi differenti dai nostri, fra cui un diverso modo d'intendere il diritto di proprietà (che viene considerato uno status rapportato al periodo di tempo nel quale il proprietario godrà del possesso del bene), ed un diverso approccio dello Stato (mentre in Italia sono le autorità a preoccuparsi di garantire che le transazioni si svolgano in maniera corretta, negli Stati Uniti vige un concetto più liberistico e privatistico: sono le parti ad individuare le tutele migliori per il buon fine delle trattative).
In USA, inoltre, non c'è l'atto pubblico notarile (il trasferimento è atto privato) ovvero il regime di pubblicità dell'atto che assume valenza dichiarativa e non costitutiva, così come da noi conosciuta.
Per avere conoscenza dei trasferimenti immobiliari e dei diritti connessi, è facoltà (non obbligo) delle parti archiviare od annotare (cosiddetto recording) i documenti, ma in alcuni stati c'è un diverso modo di trascrizione (cosiddetto Torrens system).
Il sistema dominante è organizzato a livello locale (presso circa tremila contee).
Manca, quindi, un ufficio del registro centralizzato con funzioni di "pubblica fede" che offra precise e dettagliate garanzie delle parti.
I registri dei documenti non consentono di definire se un soggetto vanti diritti specifici su un immobile ed il modo di annotazione presenta, pertanto, caratteri di insufficiente affidabilità.
Questo sistema ha fatto sviluppare il mercato delle cosidette title insurance policy, ossia polizze assicurative che assicurano all'acquirente (od alla banca in caso di finanziamento) determinati diritti contenuti nel contratto.
In ogni caso, con coperture limitate.
Tali polizze hanno una funzione di natura risarcitoria, non contemplando alcuna garanzia sulla circolazione degli immobili.
Per ciò che riguarda l'iter in uso, in quasi tutti gli stati viene preventivamente stipulato un accordo (cosiddetto real estate contract) diretto a stabilire tempi, modalità e condizioni della compravendita.
Assume valore vincolante e sottrae il bene alle eventuali pretese del creditore e del venditore senza necessità di compiere alcun atto di pubblicità.
E' normale per le parti farsi assistere da consulenti legali dovendo prevedere nel documento ad ogni aspetto tecnico che sia afferente al proprio interesse.
Successivamente, si dovrà verificare la legittimazione del venditore ed i diritti connessi (cosiddetto investigation of title).
Infine, la fase finale dell'operazione di cessione (cosiddetto closing), che si concretizza con la consegna dell'atto formale di trasferimento del diritto sull'immobile (cosiddetto deed conveyance).
I costi della compravendita sono variabili in funzione della difficoltà della transazione nonché dei soggetti che intervengono.
Le principali voci sono relative all'intervento dell'agenzia immobiliare, agli onorari per la consulenza ed assistenza legale, al costo della polizza assicurativa (per il venditore) ed alla verifica della stessa (per l'acquirente), all'eventuale mutuo (per l'acquirente), ai costi per l'intervento di altri soggetti (eventuale stima indipendente, ispezioni tecniche, eccetera), alle imposte inerenti al trasferimento (per l'acquirente).
Con una certa approssimazione, il Consiglio Nazionale Forense USA, individua, a carico di un acquirente, un'incidenza complessiva media pari a circa il 5-6% del prezzo, cui aggiungere le commissioni dell'agente immobiliare (circa il 3%) e gli onorari legali.

2) Anche Wilson Wong evidenzia molte cose da sapere relative al mercato immobiliare, in questo caso cinese.
Esiste una barriera psicologica: quando la famiglia cinese raggiunge un reddito di 33.000 reminbi mensili (3.280 €) tende ad aumentare i consumi, soprattutto acquistando abitazioni.
Questo trend si è registrato nelle grandi città nel 2003, nelle metropoli di medie dimensioni nel 2006 ed ora l'onda lunga sta arrivando in centri urbani ancora più piccoli, quelli che più incidono sul PIL (16% annuo).
Questa tendenza, per chi investe, è un importante driver di lungo termine.
Solo il 10% delle famiglie che vivono in aree rurali possiede un condizionatore, il 20% un frigorifero e solo il 5% un computer.
La penetrazione resta contenuta ma con il PIL in forte crescita migliorerà proprio nel segmento dei consumi discrezionali (ossia ciclici) su cui vale la pena di investire.
Per gli stranieri, comprare case da mettere a reddito resta invece un azzardo.
Visti i limiti imposti dalla legge, per un investitore straniero è arduo procurarsi yuan, indispensabili per la transazione.
Senza contare che, se l'acquisto riesce, non è scontato riuscire ad affittare: con i tassi bassi è cresciuto il numero di persone che acquistano.
Oltretutto, il sistema impositivo cinese prevede una fiscalità stringente per gli speculatori.
Se per accendere un mutuo per la prima casa ci sono buone agevolazioni, un secondo è difficile: cala il montante erogato e lievita lo spread.
Meglio la via indiretta, ossia puntare su settori correlati all'edilizia.
Se dal 2008 sono cresciuti numero di transazini e prezzi di immobili e materiali da costruzione, anche i margini restano esigui ed alle imprese occorrono grandi capitali per operare.
Il risultato è che la redditività è incerta ed il rischio elevato....

 

 

 

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Kerself

di borsa-finanza00com (20/11/2009 - 16:15)

 

Kerself è forse il titolo growth più controverso di Piazza Affari.
Opera in un settore, quello dell'energia solare, a fortissima crescita soprattutto in Italia.
Si scontra però con molti operatori che vogliono prendersi una fetta di mercato.
Questo è un elemento importante perché un settore a forte crescita in cui la torta si allarga ma molti più soggetti si prendono una fettina determina una situazione in cui la torta è più grande ma le fettine sempre uguali sono.
Non solo occorre valutare quanto il settore crescerà, ma occorre valutare quanto la concorrenza sarà dura (anche se Kerself ha una leadership importante nel nostro mercato), come varieranno gli incentivi pubblici eccetera.
Questo lo rende un titolo di difficilissima valutazione.
Ho trovato aspetti sgradevoli in ricavi e marginalità espressi dalla trimestrale: Borsaitaliana.it: trimestrale Kerself .
Ed anche l'analisi di Intermonte ( Kerself analisi Intermonte che pure ha un Target Price a 17 €, simile a quello di Websim inchiodato a 18 €) pone l'accento su una questione rilevante: "but this is attributable chiefly to a significant decline in solar
module prices during the quarter.".
Ossia, se la concorrenza abbassa i prezzi del prodotto venduto si rischia qualcosa di assimilabile a quello che è successo con le tariffe telefoniche: si telefona molto di più di un decennio fa, ma la Telecom è andata in costante agonia come utili.
Poi, certo, le loro stime del P/E sono incoraggianti (2008 21,3 - 2009 10,7 - 2010 6,1 - 2011 5,2) e calcolate su una quotazione di 9,19 €.
Se avessero ragione ed alla fine del 2010 le quotazioni si allineassero su un P/E di 14-17 (la media storica dell'indice, insomma) ci sarebbe un potenziale +100% e passa.
Però occorre che abbiano ragione e che ci sia l'allineamento.
Che sia interessante non ci sono dubbi, però è il tipo di scommessa che ha molto senso in un portafoglio titoli vasto, non certo in uno con pochi titoli.
Anche perché gli scambi sono talmente rarefatti e "discutibili" che le quotazioni possono andare molto per i cavoli loro.
Bah, settemila - ottomila € li ho e me li tengo.
Però, mentre di altri titoli (su cui sono ben più esposto) mi dimentico quasi ed aspetto che tornino a valori più congrui, qui continuo a domandarmi quanto diamine valga davvero su base fondamentale.
Di più di quello che quota di sicuro, ma quanto valga davvero non lo sa nessuno.

 

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Sul fallimento del superbonus Maroni

di borsa-finanza00com (19/11/2009 - 08:02)

 

Entro nell'argomento perché Draghi si è sforzato, invano come al solito, di spiegare un punto fondamentale: il problema non è la produttività di chi lavora in Italia.
La produttività del lavoro in Italia è in linea con quella dei principali paesi nostri concorrenti.
Noi però abbiamo un bassissimo livello di occupazione.
Va di moda dire sui telegiornali che stiamo meglio di altri perché abbiamo meno disoccupazione.
Ora, a parte il fatto che la percentuale di disoccupazione cala anche se (e nella misura in cui) gli individui sono troppo scoraggiati per cercare un lavoro, noi abbiamo appena 23 milioni di occupati su 60 milioni di abitanti.
Segnatamente, i dati riportati in questo momento sul sito dell'ISTAT (relativi al 2° trimestre del 2009) evidenziano 23.203.000 occupati (in decisa riduzione su base annua dell'1,6% o, se si preferisce, di 378.000 occupati).
Gli ultimi dati sulla popolazione residente nella Penisola sono del maggio 2009 ed indicano la popolazione residente in 60.157.551 abitanti.
E' un livello ridicolo, frutto della tendenza ad entrare tardi nel mercato del lavoro, a farsi scoraggiare più facilmente di altri (in Spagna hanno percentuali di disoccupazione più alte, ma almeno lo cercano) e di età di pensionamento storicamente più basse (anche se gli attuali giovani non avranno certo il trattamento dei genitori).
Draghi evidenzia che l'innalzamento dell'età previdenziale serve anche, eccome, a produrre più ricchezza.
Quando i telegiornali ne fanno esclusivamente una questione di riduzione della spesa pubblica gli mettono in bocca concetti diversi da quelli che ha espresso.
Per di più, è difficile non notare come ci sia l'abitudine di non riportare le dichiarazioni dalla viva voce del dichiarante ma una interpretazione delle cose che spesso ha una parentela meno che simbolica con la realtà.
Vorrei mettere da parte la questione degli occupati del settore pubblico.
E' una questione diversa per ragioni semplici: un dipendente pubblico può lavorare bene e con passione, può appartenere a settori fondamentali e non privatizzabili (come la polizia) ma comunque il suo stipendio deriva dalle tasse.
Poiché le tasse sono un freno alla crescita economica, è normale che un settore pubblico "esuberante" non sia esattamente uno strumento di sviluppo.
Il punto però è un altro.
C'è stata una forte polemica legata a Berlusconi che ha sostenuto (con significative ragioni) che la paura della crisi aveva in parte l'effetto di una profezia che si autorealizza.
Questo perché se hai paura del futuro e riduci i consumi in attesa del peggio è la stessa riduzione dei consumi ad avere un impatto negativo sulla congiuntura, a ridurre gli ordinativi, a determinare un trend negativo dell'occupazione che a sua volta incide negativamente sui consumi (è difficile che uno licenziato o cassaintegrato si dia alla pazza gioia, diciamo).
A Berlusconi è stato fatto notare che se un miliardario (in EURO, oltretutto) invita a spendere maggiormente è oltremodo difficile che non gli si rinfacci il fatto che è una posizione abbastanza comoda per invitare ALTRI a consumare.
Anticipo la domanda: poiché i meccanismi del calcolo del PIL tengono conto del sommerso PROBABILMENTE le escort rientrano nel calcolo.
Ho provato a documentarmi ma, pur essendoci una ricchissima bibliografia inerente al Prodotto Interno Lordo, questa proprio non sono riuscito a trovarla.
L'ho cercato perché me lo hanno chiesto nel mondo reale ma non sono in grado di dirlo con certezza.
Ho persino, e con imbarazzo, rigirato la domanda all'ISTAT, precisando e ripetendo che se ritengono di aver ben altro da fare che rispondere a questo tipo di curiosità lo capisco benissimo.
Precisazione che faccio soprattutto per quella fava (che sa benissimo chi è) che me lo ha chiesto e che mi ha fatto perdere un sacco di tempo.
Ora, al di là della "unicità" del personaggio Berlusconi (uso il termine più neutro possibile perché questo non è un blog politico) l'argomentazione sostenuta è rilevante.
I consumi rappresentano una componente fondamentale nello sviluppo calcolato utilizzando il PIL come parametro di misurazione.
Parametro che, oltretutto, per quanto perennemente criticato, è il più oggettivo ed efficiente che ci sia.
Quando senti parlare di "indici della felicità" scatta il, per così dire, vaghissimo sospetto che sarebbero leggerissimamente taroccati.
Già con un +0,6% del PIL nell'ultimo trimestre contro un -6,0% nei precedenti 12 mesi sembra che cresciamo più della Cina....
La premessa, come spesso mi capita, è stata un pò lunga ma volevo far presente che, di fondo, se vuoi rilanciare i consumi devi dare più denaro ai potenziali consumatori.
Il dipendente standard del settore privato, quando viene mandato in pensione, smette di produrre per il suo TFR, indipendentemente dal fatto che sia reindirizzato o meno su un fondo pensione.
Si tratta del 6,91% a cui va aggiunto lo 0,50% per “contributo al Fondo di Garanzia INPS".
Smette anche di pagare contributi (32,7%).
Sono una quarantina di punti percentuali a cui vanno a sommarsi circa una settantina di punti percentuali di uscite in termini di pensione erogata.
Poniamo che vengano mandate subito a regime le riforme pensioni facendo in modo che i padri vadano in pensione ad età simile a quella a cui andranno i figli.
Questo significherebbe, oltre a maggiore equità intergenerazionale, potergli mettere in busta paga lo stipendio attuale più una quarantina di punti percentuali legati a TFR e contributi più una settantina di punti percentuali di pensione.
IL TUTTO SENZA ONERI PER LO STATO.
In sostanza: li manderesti in collera per l'equiparazione con i figli in termini di età di pensionamento ma gli potresti sostanzialmente raddoppiare lo stipendio, appunto, SENZA ONERI PER LO STATO.
Personalmente avrei anche qualcosina da eccepire sul fatto che oggi si dia per scontato che i figli debbano per forza stare peggio dei padri.
Mi pare di ricordare che in tempi remoti l'aspirazione fosse un pò diversa, ma insomma....
Peraltro, anche in questa specifica ipotesi, la generazione degli attuali pensionandi sarebbe comunque trattata molto meglio di quella dei futuri pensionati.
Con quali esiti sui consumi va da sé, come va da sé che, se perdono il lavoro nel periodo del prolungamento dello stesso, dovrebbero poter andare in pensione con le regole precedenti.
Per inciso l'idea non è neanche innovativa: come forma mentis ricorda il superbonus Maroni, che è stato un fallimento totale perché era un bonus che di super aveva solo il nome.
Infatti metteva in busta paga solo il 32,7% dello stipendio lordo (il 33,7% sulla fascia retributiva annua eccedente i 37.883 €).
Ed era facoltativo, con il bel risultato che la gente preferiva non lavorare e lo facevano solo quelli che lo avrebbero fatto comunque...
Ma un superbonus vero potrebbe sostenere fortemente il nostro PIL.
E dire senza oneri per lo Stato è riduttivo.
Tanto più che, come ricorda Draghi (invano come al solito), il nostro rapporto debito pubblico/Prodotto Interno Lordo sta schizzando verso l'alto principalmente per il tracollo del PIL. 


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Il costo degli immobili in Italia

di borsa-finanza00com (13/11/2009 - 15:57)

 

Mi sembra che meriti uno spazio quanto recentissimamente riportato dal vertice dell'Agenzia del Territorio in Commissione ambiente e territorio della Camera dei Deputati.
Il miglioramento delle procedure di aggiornamento catastale pare che ci sia stato, con l'Agenzia che ha scoperto un numero cospicuo di immobili non accatastati.
La cosa ha del surreale per un paese occidentale.
Negli USA gli immobili sono molto tassati in buona parte in base alla logica che, essendo ben visibili, su quelli non si evade di sicuro.
Qui invece si scoprono in continuazione immobili scosciuti al Catasto e di costruzione "non esattamente" recente.....
Da notare che la stima attuale è di 64 milioni di unità immobiliari (di cui 32,6 milioni di abitazioni), all'interno delle quali quelle che producono rendita catastale sono 56 milioni.
La stima complessiva a fine 2008 era di 5.700 miliardi (il 90% appartenente a privati).
In sostanza le famiglie italiane dispongono mediamente di 114 MQ ed il valore stimato della loro casa era di 178.000 €, ossia 1.560 € a MQ.
Siamo lontani dalla stima di Bank'Italia di fine 2006 che era di 196.000 €, ma non al livello del crollo di altri paesi.
Poi certo, occorrerà vedere cosa accadrà quando i tassi di interesse saliranno per tornare a livelli più normali.
Anche perché la cosa avrà un impatto doppio, rendendo più attraenti le obbligazioni rispetto all'investimento immobiliare ed aumentando il costo dei mutui a tasso variabile. 
Da notare, oltretutto, che attualmente ci sono due spinte divergenti perché lo scudo fiscale farà tornare in Italia risorse che potrebbero spingere in su il mercato immobiliare ma il piano casa potrebbe indebolire il mercato di sostituzione, che è quello principale, facendo cambiare idea a potenziali compratori che potrebbero allargare la proprietà che già hanno.
Con quali esiti non lo può sapere nessuno.
Da notare però che nei precedenti cicli immobiliari in Italia la discesa non è mai stata inferiore a 3 anni ed attualmente c'è stata solo quella del 2008 e del 2009.
Ho provato a cercare altri dati come quelli di Nomisma, Tecnocasa, UBH (il network di Grimaldi e ProfessioneCasa, per capirci) ma francamente è alquanto inquietante che alla fine del 2009 non riescano ancora a concordare sui dati del 2008....
A conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che il mercato immobiliare italiano ha la trasparenza di una bisca clandestina piena di bari.
In teoria i dati dell'Agenzia del Territorio sono i più interessanti essendo basati sui rogiti, che negli altri paesi sono dati di pietra (per contro, in Italia i rogiti sono abbastanza fantasiosi).
In ogni caso, secondo l'Agenzia del Territorio l'alloggio medio più caro si trova al Centro Italia dove l'abitazione media risulta essere di 117 MQ per 255.000 € (2.180 € a MQ).
Al Sud la casa media è di 113 MQ per 133.000 € (1.175 € a MQ).
Al Nord la casa media è di 115 MQ per 182.000 € (1.585 € a MQ).
Va da sé che medie che inglobino grandi città e paeselli vanno prese per quello che sono: nelle città principali a quei prezzi si trovano spesso monolocUli.

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I dividendi come strumento di rendita

di borsa-finanza00com (01/11/2009 - 23:32)

 

Precisiamo: ho delle remore a proporre cose che possano essere assimilate a "consigli per gli acquisti".
Intanto perché è bischero farlo: se vanno bene non te ne viene niente, se vanno male ti stressano.
Inoltre questo post (e quelli che verrano in seguito sullo stesso argomento) in realtà è riferito ad una sola persona.
Lo pubblico comunque perché può essere di interesse anche per altri, ma è una persona specifica a cui vorrei far capire che i dividendi possono essere un'ottimo strumento per ottenere una rendita.
Peraltro non certo più instabile dei BOT che, è il caso di ricordarlo, sono riusciti a passare dall'oltre 4% dell'anno scorso allo 0,niente% di quest'anno.
Chiudiamo un decennio di borsa pessimo per quella italiana (non solo, peraltro), partito da una bolla rialzista e chiuso con quella che è ampissimamente la recessione peggiore del dopoguerra.
In realtà, il danno vero lo ha fatto chi ha avuto la pessima idea di iniziare ad investire nel 2000, quando c'erano multipli tiratissimi.
Il motivo per il quale si può dire che il prossimo decennio sarà probabilmente buono è lo stesso identico motivo per il quale si poteva dire, dieci anni fa, che la situazione era rischiosa: le borse girano INTORNO a valori corretti, ma poi ci tornano.
L'attuale P/E prossimo a 15 del FTSE All Share è un'ottima base, considerato che è calcolato sullo schifo di utili di quest'anno.
Anche se il 2010 sarà probabilmente un anno di stagnazione e la ripresa la vedremo probabilmente fra il 2011 ed il 2013, è probabile che convenga aspettarla e beneficiarne.
Non foss'altro perché, quando si è pagati per aspettare, si può anche aspettare più volentieri.
E la campagna di dividendi resta ben più appetitosa dei BOT (non è un grande sforzo, in effetti....).
Faccio inoltre notare come il CONSENSUS degli utili delle società del FTSE MIB pubblicato dalla Reuters stimi spannometricamente un +20% degli utili già per l'anno prossimo per le prime 40 società quotate nella borsa italiana.
Solo una specie di ripresina, visto quanto è stato massiccio il loro calo, con una forte ripresa degli assicurativi.
Da notare come per gli assicurativi praticamente tutto quello che poteva andare storto c'è andato.
Terremoto compreso, visto quanti enti pubblici contraggono polizze per i terremoti.
Questa premessa serve per spiegare come, comunque, i prezzi attuali restino ottimi essendo come multipli rappresentativi solo degli utili da schifo di questo 2009.
Fermo restando che, personalmente, resterò pienamente investito finché gli utili non si normalizzeranno stile 2007 (che fu solo un +7% circa rispetto al 2006), il che chiarisce che mi dovrò mettere comodo perché la ripresa richiederà tempi inquietantemente lunghi, come accade sempre dopo una crisi bancaria.
Del resto, le banche possono essere antipatiche finché si vuole, ma è assurdo tifargli contro perché sono i polmoni di un sistema economico e non si corre bene con i polmoni danneggiati.
Questo intervento è per reintrodurre alcuni principi di base.
Molti conoscono la teoria dei Dogs of the Dow che è una delle tante tecniche che aspirano, con un certo successo, a fare meglio dell'indice.
Sostanzialmente, è la più nota di quelle che si basano sulla scelta delle azioni che danno dividendi elevati.
Funziona abbastanza bene ma, del resto, è difficile (sebbene non escluso) che eroghino dividendi aziende in perdita.
Lo evidenzio perché, in realtà, basta eliminare dalla selezione dei titoli in cui si investe le aziende in perdita per scroccare qualche punticino di overperformance.
Così come altri modelli di investimento "trucidi" come selezionare i titoli in base al P/E od al P/MP portano qualche punto di overperformance medio su periodi lunghi.
Non certo tutti gli anni e, quando i modelli quantitativi su base fondamentale cannano, tendono a farlo tutti assieme.
Con casi limite come il 1999, quando montava una bolla rialzista ed andava di moda dire che i fondamentali non contassero niente.
Esistono modelli misti.
Come l'EBO, vedi: Cellino SIM: EBO .
In questo caso è misto nel senso che cerca di valutare l'azienda sia dal punto di vista patrimoniale che reddituale.
Questo rende l'EBO un modello più "completo" di quelli che valutano solo un aspetto.
Ed il perché è evidente: se valuti solo gli utili di un anno, questi possono squagliarsi l'anno successivo.
Se valuti solo il patrimonio un enorme sconto del titolo rispetto al patrimonio stesso può essere dovuto al fatto che l'azienda produce solo perdite ed è destinata al fallimento.
Un modello misto a cui sono legato riguardava il MIB30 che era l'indice delle prime 30 azioni italiane (è un indice che neanche esiste più).
Era un modello di mia ideazione di una trucidità allucinante: si trattava semplicemente di selezionare i 10 titoli che facevano più utili (utilizzando l'indicatore più diffuso, il P/E), selezionare i 10 titoli con il dividendo più alto e poi comprare quelli che rientravano in entrambe le TOP10.
Il modello era assurdo nel suo essere assolutamente rozzo, tant'è vero che in quelle classifiche rientrava spesso Telecom i cui utili continuavano a calare per la troppa concorrenza nel settore telefonico.
E che quegli utili fossero destinati a calare lo sapevamo tutti visto quanto le compagnie telefonavano a casa per proporre tariffe scontate.
Tuttavia, succedeva che l'anno dopo, pur avendo utili in calo, rientrava comunque nelle TOP10 di P/E e dei dividendi perché il titolo era sceso e, scendendo sia gli utili sia le quotazioni, i multipli restavano APPARENTEMENTE appetitosi.
Nonostante questo, quel modello così rozzo funzionava: l'analisi che feci riguardava un periodo di 8 anni e l'overperformance media rispetto all'indice era di un +6,9% (a cui andrebbe aggiunto, oltretutto, il fatto che i dividendi erano più alti della media).
Perché funzionava?
Perché, come tutti i modelli misti un minimo sensati, tendeva a correggere le storture dei singoli multipli.
Il P/E è abbastanza inaffidabile perché l'utile di un anno può voler dire ben poco potendo essere frutto di fattori straordinari.
Ma, se è accompagnato da un dividendo corposo, usualmente significa che l'azienda è consapevole che si tratta di utili ripetibili.
Il dividendo in sé vuole dire poco perché può essere fuori misura in quanto legato ad un pay-out ratio fuori misura (ossia una percentuale di utili destinati a dividendo ben al di sopra della media delle altre aziende).
Usare il P/E come "correttore" permetteva di togliere di mezzo proprio quelli con un pay-out ratio fuori misura che magari alla prima difficoltà dovevano annunciare un calo del dividendo, provocando così un calo del titolo in cui aveva investito chi guardava al solo dividendo.
Inoltre quel modello così rozzo che implementai (e che non userei mai in maniera meccanica, senza guardare se c'è un equivalente della Telecom di allora dentro, della serie: bene la meccanica ma HUMANS DO IT BETTER) era limitato solo ai primi 30 titoli del listino.
Questo è sbagliato perché, in realtà, nessun titolo azionario rispecchia perfettamente il valore dell'azienda di cui l'azione costituisce una frazione.
Anche perché la quasi totalità delle compravendite, specie quelle intraday, sono fatte senza nemmeno considerare il valore intrinseco delle stesse, ma cercando di prevedere l'andamento dei prezzi.
Il che è una benedizione per i seguaci di Benjamin Graham, a partire ovviamente da Warren Buffett, perché se la stragrande maggioranza delle compravendite non venisse fatta cercando di seguire i prezzi gli stessi non si allontanerebbero così tanto (e, spesso, così a lungo) dai fondamentali (che possono benissimo variare), togliendo lo spazio per comprare "a sconto".
L'ho fatta un pò lunga ma l'intento è semplicemente di presentare una selezione di titoli finalizzata ad avere una rendita da dividendi (prossima al 5%) ed un importante capital gain.
La propongo a partire dalla prima seduta di borsa di novembre (che è domani).
La proporrò per tutto il prossimo decennio.
Sempre che io non muoia prima s'intende ma, in caso contrario, non è un grande sforzo visto che richiede al massimo due/tre aggiornamenti l'anno.
Mi aspetto un rendimento complessivo medio ANNUO ben superiore al 10%.
Il che non è un grande sforzo: ho fatto meglio in questo schifo di decennio con un indice che è stato addirittura negativo e nel prossimo decennio l'indice ha tutte le condizioni per fare davvero bene.
Infatti in realtà mi aspetto una ventina di punti percentuali ma come media annua non tutti gli anni.
Giova ricordare che negli ultimi 32 anni pure Buffett è andato in perdita in 4....
Questa selezione si basa su tutto il listino italiano per la ragione di cui sopra: ridurre il campo di applicazione riduce la potenziale performance perché toglie di mezzo delle occasioni.
Senza contare che titoli spettacolarmente a sconto con casi limite come Basicnet li trovi solo fra le piccole, fra i titoli principali detto valore emerge prima, fra le piccole anche molto dopo, ma quello che conta è che emerga.
I titoli sono:
Fondiaria SAI rnc (ultimo prezzo 8,36). Ha un pay-out ratio tiratissimo ma le stime del CONSENSUS di Bloomberg evidenziano come avrà con ogni probabilità un'accellerazione fortissima dei profitti già l'anno prossimo e la stima del management di 370 milioni di EURO per il 2011 è credibile. In sostanza: ha un dividendo altissimo, ma ampiamente sostenibile.    
Unipol priv. (ultimo prezzo 0,646). Capisco che possa sembrare strano abbinarla a Fondiaria-SAI visto che non lo ha proprio erogato il dividendo l'anno scorso ma gli utili sono stati del tutto analoghi così come il trend degli utili stimato dal CONSENSUS Bloomberg. Inoltre è vero che l'anno scorso ha preferito utilizzare gli utili per rafforzare il proprio patrimonio (che può essere stata una scelta saggia) ma il mercato tende ad apprezzare più la notizia del ritorno al dividendo che non la conferma di una notizia che già sapeva.
Basicnet (ultimo prezzo 1,82). Meglio nota per i suoi marchi Robe di Kappa/Superga/Jesus Jeans/K-Way. Questo è un caso da Guinnes dei Primati: se considerassimo solo il patrimonio con una valorizzazione decente dei marchi potrebbe quotare uno sproposito, solo con gli utili che fa potrebbe quotare il doppio ed è appena arrivata la terza trimestrale di quest'anno, in cui ha fatto comunque un +7% dei profitti persino in un anno così. E' anche per questo che quel modello basato sul MIB30 era limitato: sui 30 titoli principali si vedono sottovalutazioni anche clamorose destinate a rientrare, ma non raggiungono mai picchi di questo livello. Per contro, sui titoli piccoli occorre aspettare anche tantissimo tempo prima che i prezzi vadano incontro ai fondamentali.
Italmobiliare rnc (ultimo prezzo 22,46). Questo è un caso particolare perché è una holding il cui sconto rispetto al NAV è sopra la media storica e le risparmio sono fortemente a sconto. Quindi potrebbe salire bene per uno sconto rispetto al NAV che torna a livelli normali o per uno sconto delle risparmio rispetto alle ordinarie che torna a livelli normali. Se poi i due fattori viaggiano assieme può avere un'erezione stile Rocco Siffredi da giovane. A cui va aggiunto quanto possono crescere le sue partecipazioni, come la controllata Italcementi che è una multinazionale che vive in un settore che ha risentito molto della crisi, ma è anche vero che sono fallite delle sue concorrenti. Questa è una delle cose migliori che possano capitare agli highlander: non c'è concorrente migliore di un concorrente morto. Se poi si considerano gli 80 EURO a cui era arrivata a quotare nel 2007 (quasi il quadruplo, e non erano multipli così tirati)... La stima sul dividendo però è quasi impossibile, gli utili per erogarlo li ha eccome, ma potrebbe essere condizionata dalla volontà di aderire all'aumento di capitale di una delle sue partecipazioni: Unicredit.
Piquadro (ultimo prezzo 1,16). Quasi l'unica del settore lusso che abbia tenuto. Del resto ha ottimi prodotti, ottimi utili ed ottimo dividendo. Discorso vecchio: essendo piccolina ci vorrà tempo perché quoti quello che vale. Oppure potrebbe schizzare su all'improvviso. Ma nessuno può sapere quando.
ENEL (ultimo prezzo 4,055). Anche per essere sicuro di superare l'asticella del 5% di dividendi. In realtà non è tanto una questione di dividendi. Quando venne collocata (il 2/11/1999, ormai c'è il decennale) fu collocata a prezzi cari, fra uno Stato che aveva enorme fame di denaro ed una bolla rialzista che faceva in modo che venisse acquistata a qualsiasi prezzo. Sempre prendendo il CONSENSUS di Bloomberg ha un EPS stimato al 31/12/2009 di 0,49 ed un EPS stimato al 31/12/2010 in calo a 0,46. In pratica, è come se alla fine del 2010 comprando un'aziendina con 100.000 EURO questa facesse 11.000 EURO di utili. Con l'intento di distribuirne un 60% circa in dividendi e tenere il resto ad aumentare il valore dell'azienda... Quando fu collocata, dieci anni fa, era davvero cara ma adesso è davvero a sconto. Il passato decennio non è andato granché bene (nonostante i 4,47 EURO di dividendo, compresi i dieci centesimi del 26/11/2009). Ma qui arriva al decennale in una situazione rovesciata rispetto ad allora.
   
Preciso: non sono consigli per gli acquisti (se non per una specifica persona). Fra l'altro ad ENEL personalmente preferisco Kerself (sempre settore energetico, ma fotovoltaico) che è in un subsettore in fortissima crescita e potrebbe macinare utili a tutto spiano.
Tuttavia, aggiornerò questo portafoglio titoli evidenziandone i risultati in tutto il prossimo decennio.
Questo sempre sperando di non crepare, s'intende, annoto però che ho 36 anni: va bene mettere le mani avanti, ma le sto mettendo anche da qualche altra parte, diciamo.
In ogni caso, le strategie relative alla rendita da dividendi le curerò molto perché spannometricamente intorno al 2013 avrò già più reddito da dividendi che non da lavoro, è ovvio che la cosa mi prema (anche se ci arrivo, in realtà, più grazie ai capital gain che non ai dividendi stessi, comunque tutto si tiene).   

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