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I dividendi come strumento di rendita

di borsa-finanza00com (01/11/2009 - 23:32)

 

Precisiamo: ho delle remore a proporre cose che possano essere assimilate a "consigli per gli acquisti".
Intanto perché è bischero farlo: se vanno bene non te ne viene niente, se vanno male ti stressano.
Inoltre questo post (e quelli che verrano in seguito sullo stesso argomento) in realtà è riferito ad una sola persona.
Lo pubblico comunque perché può essere di interesse anche per altri, ma è una persona specifica a cui vorrei far capire che i dividendi possono essere un'ottimo strumento per ottenere una rendita.
Peraltro non certo più instabile dei BOT che, è il caso di ricordarlo, sono riusciti a passare dall'oltre 4% dell'anno scorso allo 0,niente% di quest'anno.
Chiudiamo un decennio di borsa pessimo per quella italiana (non solo, peraltro), partito da una bolla rialzista e chiuso con quella che è ampissimamente la recessione peggiore del dopoguerra.
In realtà, il danno vero lo ha fatto chi ha avuto la pessima idea di iniziare ad investire nel 2000, quando c'erano multipli tiratissimi.
Il motivo per il quale si può dire che il prossimo decennio sarà probabilmente buono è lo stesso identico motivo per il quale si poteva dire, dieci anni fa, che la situazione era rischiosa: le borse girano INTORNO a valori corretti, ma poi ci tornano.
L'attuale P/E prossimo a 15 del FTSE All Share è un'ottima base, considerato che è calcolato sullo schifo di utili di quest'anno.
Anche se il 2010 sarà probabilmente un anno di stagnazione e la ripresa la vedremo probabilmente fra il 2011 ed il 2013, è probabile che convenga aspettarla e beneficiarne.
Non foss'altro perché, quando si è pagati per aspettare, si può anche aspettare più volentieri.
E la campagna di dividendi resta ben più appetitosa dei BOT (non è un grande sforzo, in effetti....).
Faccio inoltre notare come il CONSENSUS degli utili delle società del FTSE MIB pubblicato dalla Reuters stimi spannometricamente un +20% degli utili già per l'anno prossimo per le prime 40 società quotate nella borsa italiana.
Solo una specie di ripresina, visto quanto è stato massiccio il loro calo, con una forte ripresa degli assicurativi.
Da notare come per gli assicurativi praticamente tutto quello che poteva andare storto c'è andato.
Terremoto compreso, visto quanti enti pubblici contraggono polizze per i terremoti.
Questa premessa serve per spiegare come, comunque, i prezzi attuali restino ottimi essendo come multipli rappresentativi solo degli utili da schifo di questo 2009.
Fermo restando che, personalmente, resterò pienamente investito finché gli utili non si normalizzeranno stile 2007 (che fu solo un +7% circa rispetto al 2006), il che chiarisce che mi dovrò mettere comodo perché la ripresa richiederà tempi inquietantemente lunghi, come accade sempre dopo una crisi bancaria.
Del resto, le banche possono essere antipatiche finché si vuole, ma è assurdo tifargli contro perché sono i polmoni di un sistema economico e non si corre bene con i polmoni danneggiati.
Questo intervento è per reintrodurre alcuni principi di base.
Molti conoscono la teoria dei Dogs of the Dow che è una delle tante tecniche che aspirano, con un certo successo, a fare meglio dell'indice.
Sostanzialmente, è la più nota di quelle che si basano sulla scelta delle azioni che danno dividendi elevati.
Funziona abbastanza bene ma, del resto, è difficile (sebbene non escluso) che eroghino dividendi aziende in perdita.
Lo evidenzio perché, in realtà, basta eliminare dalla selezione dei titoli in cui si investe le aziende in perdita per scroccare qualche punticino di overperformance.
Così come altri modelli di investimento "trucidi" come selezionare i titoli in base al P/E od al P/MP portano qualche punto di overperformance medio su periodi lunghi.
Non certo tutti gli anni e, quando i modelli quantitativi su base fondamentale cannano, tendono a farlo tutti assieme.
Con casi limite come il 1999, quando montava una bolla rialzista ed andava di moda dire che i fondamentali non contassero niente.
Esistono modelli misti.
Come l'EBO, vedi: Cellino SIM: EBO .
In questo caso è misto nel senso che cerca di valutare l'azienda sia dal punto di vista patrimoniale che reddituale.
Questo rende l'EBO un modello più "completo" di quelli che valutano solo un aspetto.
Ed il perché è evidente: se valuti solo gli utili di un anno, questi possono squagliarsi l'anno successivo.
Se valuti solo il patrimonio un enorme sconto del titolo rispetto al patrimonio stesso può essere dovuto al fatto che l'azienda produce solo perdite ed è destinata al fallimento.
Un modello misto a cui sono legato riguardava il MIB30 che era l'indice delle prime 30 azioni italiane (è un indice che neanche esiste più).
Era un modello di mia ideazione di una trucidità allucinante: si trattava semplicemente di selezionare i 10 titoli che facevano più utili (utilizzando l'indicatore più diffuso, il P/E), selezionare i 10 titoli con il dividendo più alto e poi comprare quelli che rientravano in entrambe le TOP10.
Il modello era assurdo nel suo essere assolutamente rozzo, tant'è vero che in quelle classifiche rientrava spesso Telecom i cui utili continuavano a calare per la troppa concorrenza nel settore telefonico.
E che quegli utili fossero destinati a calare lo sapevamo tutti visto quanto le compagnie telefonavano a casa per proporre tariffe scontate.
Tuttavia, succedeva che l'anno dopo, pur avendo utili in calo, rientrava comunque nelle TOP10 di P/E e dei dividendi perché il titolo era sceso e, scendendo sia gli utili sia le quotazioni, i multipli restavano APPARENTEMENTE appetitosi.
Nonostante questo, quel modello così rozzo funzionava: l'analisi che feci riguardava un periodo di 8 anni e l'overperformance media rispetto all'indice era di un +6,9% (a cui andrebbe aggiunto, oltretutto, il fatto che i dividendi erano più alti della media).
Perché funzionava?
Perché, come tutti i modelli misti un minimo sensati, tendeva a correggere le storture dei singoli multipli.
Il P/E è abbastanza inaffidabile perché l'utile di un anno può voler dire ben poco potendo essere frutto di fattori straordinari.
Ma, se è accompagnato da un dividendo corposo, usualmente significa che l'azienda è consapevole che si tratta di utili ripetibili.
Il dividendo in sé vuole dire poco perché può essere fuori misura in quanto legato ad un pay-out ratio fuori misura (ossia una percentuale di utili destinati a dividendo ben al di sopra della media delle altre aziende).
Usare il P/E come "correttore" permetteva di togliere di mezzo proprio quelli con un pay-out ratio fuori misura che magari alla prima difficoltà dovevano annunciare un calo del dividendo, provocando così un calo del titolo in cui aveva investito chi guardava al solo dividendo.
Inoltre quel modello così rozzo che implementai (e che non userei mai in maniera meccanica, senza guardare se c'è un equivalente della Telecom di allora dentro, della serie: bene la meccanica ma HUMANS DO IT BETTER) era limitato solo ai primi 30 titoli del listino.
Questo è sbagliato perché, in realtà, nessun titolo azionario rispecchia perfettamente il valore dell'azienda di cui l'azione costituisce una frazione.
Anche perché la quasi totalità delle compravendite, specie quelle intraday, sono fatte senza nemmeno considerare il valore intrinseco delle stesse, ma cercando di prevedere l'andamento dei prezzi.
Il che è una benedizione per i seguaci di Benjamin Graham, a partire ovviamente da Warren Buffett, perché se la stragrande maggioranza delle compravendite non venisse fatta cercando di seguire i prezzi gli stessi non si allontanerebbero così tanto (e, spesso, così a lungo) dai fondamentali (che possono benissimo variare), togliendo lo spazio per comprare "a sconto".
L'ho fatta un pò lunga ma l'intento è semplicemente di presentare una selezione di titoli finalizzata ad avere una rendita da dividendi (prossima al 5%) ed un importante capital gain.
La propongo a partire dalla prima seduta di borsa di novembre (che è domani).
La proporrò per tutto il prossimo decennio.
Sempre che io non muoia prima s'intende ma, in caso contrario, non è un grande sforzo visto che richiede al massimo due/tre aggiornamenti l'anno.
Mi aspetto un rendimento complessivo medio ANNUO ben superiore al 10%.
Il che non è un grande sforzo: ho fatto meglio in questo schifo di decennio con un indice che è stato addirittura negativo e nel prossimo decennio l'indice ha tutte le condizioni per fare davvero bene.
Infatti in realtà mi aspetto una ventina di punti percentuali ma come media annua non tutti gli anni.
Giova ricordare che negli ultimi 32 anni pure Buffett è andato in perdita in 4....
Questa selezione si basa su tutto il listino italiano per la ragione di cui sopra: ridurre il campo di applicazione riduce la potenziale performance perché toglie di mezzo delle occasioni.
Senza contare che titoli spettacolarmente a sconto con casi limite come Basicnet li trovi solo fra le piccole, fra i titoli principali detto valore emerge prima, fra le piccole anche molto dopo, ma quello che conta è che emerga.
I titoli sono:
Fondiaria SAI rnc (ultimo prezzo 8,36). Ha un pay-out ratio tiratissimo ma le stime del CONSENSUS di Bloomberg evidenziano come avrà con ogni probabilità un'accellerazione fortissima dei profitti già l'anno prossimo e la stima del management di 370 milioni di EURO per il 2011 è credibile. In sostanza: ha un dividendo altissimo, ma ampiamente sostenibile.    
Unipol priv. (ultimo prezzo 0,646). Capisco che possa sembrare strano abbinarla a Fondiaria-SAI visto che non lo ha proprio erogato il dividendo l'anno scorso ma gli utili sono stati del tutto analoghi così come il trend degli utili stimato dal CONSENSUS Bloomberg. Inoltre è vero che l'anno scorso ha preferito utilizzare gli utili per rafforzare il proprio patrimonio (che può essere stata una scelta saggia) ma il mercato tende ad apprezzare più la notizia del ritorno al dividendo che non la conferma di una notizia che già sapeva.
Basicnet (ultimo prezzo 1,82). Meglio nota per i suoi marchi Robe di Kappa/Superga/Jesus Jeans/K-Way. Questo è un caso da Guinnes dei Primati: se considerassimo solo il patrimonio con una valorizzazione decente dei marchi potrebbe quotare uno sproposito, solo con gli utili che fa potrebbe quotare il doppio ed è appena arrivata la terza trimestrale di quest'anno, in cui ha fatto comunque un +7% dei profitti persino in un anno così. E' anche per questo che quel modello basato sul MIB30 era limitato: sui 30 titoli principali si vedono sottovalutazioni anche clamorose destinate a rientrare, ma non raggiungono mai picchi di questo livello. Per contro, sui titoli piccoli occorre aspettare anche tantissimo tempo prima che i prezzi vadano incontro ai fondamentali.
Italmobiliare rnc (ultimo prezzo 22,46). Questo è un caso particolare perché è una holding il cui sconto rispetto al NAV è sopra la media storica e le risparmio sono fortemente a sconto. Quindi potrebbe salire bene per uno sconto rispetto al NAV che torna a livelli normali o per uno sconto delle risparmio rispetto alle ordinarie che torna a livelli normali. Se poi i due fattori viaggiano assieme può avere un'erezione stile Rocco Siffredi da giovane. A cui va aggiunto quanto possono crescere le sue partecipazioni, come la controllata Italcementi che è una multinazionale che vive in un settore che ha risentito molto della crisi, ma è anche vero che sono fallite delle sue concorrenti. Questa è una delle cose migliori che possano capitare agli highlander: non c'è concorrente migliore di un concorrente morto. Se poi si considerano gli 80 EURO a cui era arrivata a quotare nel 2007 (quasi il quadruplo, e non erano multipli così tirati)... La stima sul dividendo però è quasi impossibile, gli utili per erogarlo li ha eccome, ma potrebbe essere condizionata dalla volontà di aderire all'aumento di capitale di una delle sue partecipazioni: Unicredit.
Piquadro (ultimo prezzo 1,16). Quasi l'unica del settore lusso che abbia tenuto. Del resto ha ottimi prodotti, ottimi utili ed ottimo dividendo. Discorso vecchio: essendo piccolina ci vorrà tempo perché quoti quello che vale. Oppure potrebbe schizzare su all'improvviso. Ma nessuno può sapere quando.
ENEL (ultimo prezzo 4,055). Anche per essere sicuro di superare l'asticella del 5% di dividendi. In realtà non è tanto una questione di dividendi. Quando venne collocata (il 2/11/1999, ormai c'è il decennale) fu collocata a prezzi cari, fra uno Stato che aveva enorme fame di denaro ed una bolla rialzista che faceva in modo che venisse acquistata a qualsiasi prezzo. Sempre prendendo il CONSENSUS di Bloomberg ha un EPS stimato al 31/12/2009 di 0,49 ed un EPS stimato al 31/12/2010 in calo a 0,46. In pratica, è come se alla fine del 2010 comprando un'aziendina con 100.000 EURO questa facesse 11.000 EURO di utili. Con l'intento di distribuirne un 60% circa in dividendi e tenere il resto ad aumentare il valore dell'azienda... Quando fu collocata, dieci anni fa, era davvero cara ma adesso è davvero a sconto. Il passato decennio non è andato granché bene (nonostante i 4,47 EURO di dividendo, compresi i dieci centesimi del 26/11/2009). Ma qui arriva al decennale in una situazione rovesciata rispetto ad allora.
   
Preciso: non sono consigli per gli acquisti (se non per una specifica persona). Fra l'altro ad ENEL personalmente preferisco Kerself (sempre settore energetico, ma fotovoltaico) che è in un subsettore in fortissima crescita e potrebbe macinare utili a tutto spiano.
Tuttavia, aggiornerò questo portafoglio titoli evidenziandone i risultati in tutto il prossimo decennio.
Questo sempre sperando di non crepare, s'intende, annoto però che ho 36 anni: va bene mettere le mani avanti, ma le sto mettendo anche da qualche altra parte, diciamo.
In ogni caso, le strategie relative alla rendita da dividendi le curerò molto perché spannometricamente intorno al 2013 avrò già più reddito da dividendi che non da lavoro, è ovvio che la cosa mi prema (anche se ci arrivo, in realtà, più grazie ai capital gain che non ai dividendi stessi, comunque tutto si tiene).   

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