Sul fallimento del superbonus Maroni
Entro nell'argomento perché Draghi si è sforzato, invano come al solito, di spiegare un punto fondamentale: il problema non è la produttività di chi lavora in Italia.
La produttività del lavoro in Italia è in linea con quella dei principali paesi nostri concorrenti.
Noi però abbiamo un bassissimo livello di occupazione.
Va di moda dire sui telegiornali che stiamo meglio di altri perché abbiamo meno disoccupazione.
Ora, a parte il fatto che la percentuale di disoccupazione cala anche se (e nella misura in cui) gli individui sono troppo scoraggiati per cercare un lavoro, noi abbiamo appena 23 milioni di occupati su 60 milioni di abitanti.
Segnatamente, i dati riportati in questo momento sul sito dell'ISTAT (relativi al 2° trimestre del 2009) evidenziano 23.203.000 occupati (in decisa riduzione su base annua dell'1,6% o, se si preferisce, di 378.000 occupati).
Gli ultimi dati sulla popolazione residente nella Penisola sono del maggio 2009 ed indicano la popolazione residente in 60.157.551 abitanti.
E' un livello ridicolo, frutto della tendenza ad entrare tardi nel mercato del lavoro, a farsi scoraggiare più facilmente di altri (in Spagna hanno percentuali di disoccupazione più alte, ma almeno lo cercano) e di età di pensionamento storicamente più basse (anche se gli attuali giovani non avranno certo il trattamento dei genitori).
Draghi evidenzia che l'innalzamento dell'età previdenziale serve anche, eccome, a produrre più ricchezza.
Quando i telegiornali ne fanno esclusivamente una questione di riduzione della spesa pubblica gli mettono in bocca concetti diversi da quelli che ha espresso.
Per di più, è difficile non notare come ci sia l'abitudine di non riportare le dichiarazioni dalla viva voce del dichiarante ma una interpretazione delle cose che spesso ha una parentela meno che simbolica con la realtà.
Vorrei mettere da parte la questione degli occupati del settore pubblico.
E' una questione diversa per ragioni semplici: un dipendente pubblico può lavorare bene e con passione, può appartenere a settori fondamentali e non privatizzabili (come la polizia) ma comunque il suo stipendio deriva dalle tasse.
Poiché le tasse sono un freno alla crescita economica, è normale che un settore pubblico "esuberante" non sia esattamente uno strumento di sviluppo.
Il punto però è un altro.
C'è stata una forte polemica legata a Berlusconi che ha sostenuto (con significative ragioni) che la paura della crisi aveva in parte l'effetto di una profezia che si autorealizza.
Questo perché se hai paura del futuro e riduci i consumi in attesa del peggio è la stessa riduzione dei consumi ad avere un impatto negativo sulla congiuntura, a ridurre gli ordinativi, a determinare un trend negativo dell'occupazione che a sua volta incide negativamente sui consumi (è difficile che uno licenziato o cassaintegrato si dia alla pazza gioia, diciamo).
A Berlusconi è stato fatto notare che se un miliardario (in EURO, oltretutto) invita a spendere maggiormente è oltremodo difficile che non gli si rinfacci il fatto che è una posizione abbastanza comoda per invitare ALTRI a consumare.
Anticipo la domanda: poiché i meccanismi del calcolo del PIL tengono conto del sommerso PROBABILMENTE le escort rientrano nel calcolo.
Ho provato a documentarmi ma, pur essendoci una ricchissima bibliografia inerente al Prodotto Interno Lordo, questa proprio non sono riuscito a trovarla.
L'ho cercato perché me lo hanno chiesto nel mondo reale ma non sono in grado di dirlo con certezza.
Ho persino, e con imbarazzo, rigirato la domanda all'ISTAT, precisando e ripetendo che se ritengono di aver ben altro da fare che rispondere a questo tipo di curiosità lo capisco benissimo.
Precisazione che faccio soprattutto per quella fava (che sa benissimo chi è) che me lo ha chiesto e che mi ha fatto perdere un sacco di tempo.
Ora, al di là della "unicità" del personaggio Berlusconi (uso il termine più neutro possibile perché questo non è un blog politico) l'argomentazione sostenuta è rilevante.
I consumi rappresentano una componente fondamentale nello sviluppo calcolato utilizzando il PIL come parametro di misurazione.
Parametro che, oltretutto, per quanto perennemente criticato, è il più oggettivo ed efficiente che ci sia.
Quando senti parlare di "indici della felicità" scatta il, per così dire, vaghissimo sospetto che sarebbero leggerissimamente taroccati.
Già con un +0,6% del PIL nell'ultimo trimestre contro un -6,0% nei precedenti 12 mesi sembra che cresciamo più della Cina....
La premessa, come spesso mi capita, è stata un pò lunga ma volevo far presente che, di fondo, se vuoi rilanciare i consumi devi dare più denaro ai potenziali consumatori.
Il dipendente standard del settore privato, quando viene mandato in pensione, smette di produrre per il suo TFR, indipendentemente dal fatto che sia reindirizzato o meno su un fondo pensione.
Si tratta del 6,91% a cui va aggiunto lo 0,50% per “contributo al Fondo di Garanzia INPS".
Smette anche di pagare contributi (32,7%).
Sono una quarantina di punti percentuali a cui vanno a sommarsi circa una settantina di punti percentuali di uscite in termini di pensione erogata.
Poniamo che vengano mandate subito a regime le riforme pensioni facendo in modo che i padri vadano in pensione ad età simile a quella a cui andranno i figli.
Questo significherebbe, oltre a maggiore equità intergenerazionale, potergli mettere in busta paga lo stipendio attuale più una quarantina di punti percentuali legati a TFR e contributi più una settantina di punti percentuali di pensione.
IL TUTTO SENZA ONERI PER LO STATO.
In sostanza: li manderesti in collera per l'equiparazione con i figli in termini di età di pensionamento ma gli potresti sostanzialmente raddoppiare lo stipendio, appunto, SENZA ONERI PER LO STATO.
Personalmente avrei anche qualcosina da eccepire sul fatto che oggi si dia per scontato che i figli debbano per forza stare peggio dei padri.
Mi pare di ricordare che in tempi remoti l'aspirazione fosse un pò diversa, ma insomma....
Peraltro, anche in questa specifica ipotesi, la generazione degli attuali pensionandi sarebbe comunque trattata molto meglio di quella dei futuri pensionati.
Con quali esiti sui consumi va da sé, come va da sé che, se perdono il lavoro nel periodo del prolungamento dello stesso, dovrebbero poter andare in pensione con le regole precedenti.
Per inciso l'idea non è neanche innovativa: come forma mentis ricorda il superbonus Maroni, che è stato un fallimento totale perché era un bonus che di super aveva solo il nome.
Infatti metteva in busta paga solo il 32,7% dello stipendio lordo (il 33,7% sulla fascia retributiva annua eccedente i 37.883 €).
Ed era facoltativo, con il bel risultato che la gente preferiva non lavorare e lo facevano solo quelli che lo avrebbero fatto comunque...
Ma un superbonus vero potrebbe sostenere fortemente il nostro PIL.
E dire senza oneri per lo Stato è riduttivo.
Tanto più che, come ricorda Draghi (invano come al solito), il nostro rapporto debito pubblico/Prodotto Interno Lordo sta schizzando verso l'alto principalmente per il tracollo del PIL.


