Dicembre 2009

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EPS superiori al 10%

di borsa-finanza00com (31/12/2009 - 00:42)

 

Dopo un lungo arco temporale in cui è successo di tutto, si può legittimamente presumere che la stabilizzazione dell'economia in corso renda possibile effettuare stime relativamente attendibili per il futuro prossimo.
Mi pare che meritino spazio i dati dell'Ufficio Studi di Borsa&Finanza pubblicati il 28/12/2009.
Ho utilizzato quei dati effettuando una selezione che evidenzia le aziende che realisticamente avranno EPS superiori al 10% nel 2010.
Il punto, al solito, è che LE AZIONI SONO FRAZIONI DI AZIENDE.
Mettere denaro in aziende con EPS superiori al 10% (o P/E sotto 10, per usare una definizione più comune) equivale a mettere soldi in un'aziendina da 100.000 € che fa almeno 10.000 € di utili.
Il payout ratio (la percentuale di utili che vengono erogati come dividendi) è tradizionalmente prossima al 60%.
Le stime di B&F (che sono una rielaborazione di dati Bloomberg) su valori rilevati al 23/12/2009 parlano, per il FTSE Italia All Share, di dividendi medi del 3,28% a fronte di un P/E atteso di 15,8.
Quindi il payout ratio stimato è intorno al 52%.
Incide la scelta sostanzialmente obbligata delle banche di destinare larghissima parte degli utili al rafforzamento patrimoniale e non ai dividendi.
Peraltro, gli utili non distribuiti agli azionisti come dividendi aumentano il valore dell'azienda.
In realtà il rapporto B&F è incompleto perché mancano dati su varie aziende.
Almeno quattro con ogni probabilità avranno EPS superiori al 10% sulle quotazioni attuali: Basicnet, Kerself, Piquadro e Mittel (più altre, probabilmente).
Sono comunque tante le aziende segnalate con questa caratteristica.
La quotazione è l'ultimo prezzo dell'ultima seduta dell'anno, il 30/12/2009.


Utility:

Iride Quotazione 1,33 Nel 2009 c'è stato l'onere straordinario della restituzione di aiuti di Stato imposta dall'Europa.
EPS stima per l'anno in corso  0,08
EPS stima per il 2010          0,14 (10,53%)

Telecom Italia Quotazione 1,088
EPS stima per l'anno in corso  0,10
EPS stima per il 2010          0,11 (10,11%)

ENEL Quotazione 4,0475
EPS stima per l'anno in corso  0,50
EPS stima per il 2010          0,44 (10,87%)

Industriali:

Trevi Quotazione 11,03
EPS stima per l'anno in corso  1,17 
EPS stima per il 2010          1,24 (11,24%)
 
Cembre Quotazione 4,66
EPS stima per l'anno in corso  0,41  
EPS stima per il 2010          0,48 (10,30%)

Finmeccanica Quotazione 11,19
EPS stima per l'anno in corso  1,24
EPS stima per il 2010          1,39 (12,42%)
 
Ternienergia Quotazione 1,705       
EPS stima per l'anno in corso  0,11
EPS stima per il 2010          0,23 (13,49%)
 
ENI Quotazione 17,80
EPS stima per l'anno in corso  1,47
EPS stima per il 2010          1,89 (10,62%)
 
Astaldi Quotazione 5,985
EPS stima per l'anno in corso  0,55
EPS stima per il 2010          0,68 (11,36%)
 
Maire Tecnimont Quotazione 2,47
EPS stima per l'anno in corso  0,24
EPS stima per il 2010          0,28 (11,34%)

CSP International Fashion Quotazione 0,7555
EPS stima per l'anno in corso  0,11
EPS stima per il 2010          0,13 (17,21%)


Finanziari:

Italmobiliare EPS Quotazione 30,95
EPS stima per l'anno in corso  3,84 
EPS stima per il 2010          3,98 (12,86%)
 
Banca IFIS Quotazione 7,31 Sono dati che non tengono conto dell'OPA su Toscana Finanza. Visto il prezzo a dir poco ultrataccagno offerto, da questa OPA Banca IFIS può solo beneficiare.
EPS stima per l'anno in corso  0,64
EPS stima per il 2010          0,87 (11,90%)

Vittoria Assicurazioni Quotazione 3,8775
EPS stima per l'anno in corso  0,3
EPS stima per il 2010          0,47 (12,12%)


Azioni speciali:

Telecom Italia Risparmio Quotazione 0,773
(una delle sole due per le quali pure l'azione ordinaria rientra in questa classifica)
EPS stima per l'anno in corso  0,10
EPS stima per il 2010          0,11 (14,23%)

Danieli & CO Risparmio Quotazione 9,20
EPS stima per l'anno in corso  1,43
EPS stima per il 2010          1,45 (15,76%)

Italcementi Risparmio Quotazione 5,09
EPS stima per l'anno in corso  0,52
EPS stima per il 2010          0,62 (12,18%)

Buzzi Unicem Risparmio Quotazione 7,235
EPS stima per l'anno in corso  0,74
EPS stima per il 2010          0,95 (13,13%)

Italmobiliare Risparmio Quotazione 22,22
(una delle sole due per le quali pure l'azione ordinaria rientra in questa classifica)
EPS stima per l'anno in corso  3,84  
EPS stima per il 2010          3,98 (17,91%)

Intesa Sanpaolo Risparmio Quotazione 2,345
EPS stima per l'anno in corso  0,21
EPS stima per il 2010          0,24 (10,23%)

Fondiaria-SAI Risparmio Quotazione 7,865
EPS stima per l'anno in corso  0,44
EPS stima per il 2010          1,08 (13,73%)

Unipol Priv. Quotazione 0,617
EPS stima per l'anno in corso  0,02
EPS stima per il 2010          0,07 (11,35%)


Media-Tech

Reply Quotazione 16,00
EPS stima per l'anno in corso  1,81
EPS stima per il 2010          1,93 (12,06%)

Engineering Quotazione 27,60
EPS stima per l'anno in corso  2,84
EPS stima per il 2010          3,22 (11,67%)

Buongiorno Quotazione 1,16
EPS stima per l'anno in corso  0,10
EPS stima per il 2010          0,12 (10,34%)

Digital Bros Quotazione 2,255
EPS stima per l'anno in corso  0,34
EPS stima per il 2010          0,31 (13,75%)

Seat Pagine Gialle
Esclusa perché sono utili virtuali. Può succedere che un'azienda praticamente fallita si salvi e moltiplichi il suo valore. Recentissimo il caso di Cell Therapeutics. Quando un'azienda quota praticamente niente, anche se arriva a quotare pochissimo questo può significare un rialzo di centinaia di punti percentuali. Tuttavia, la caccia alle aziende cadaveriche rientra nel gioco d'azzardo, mentre questa è una classica selezione per cassettisti.
 

Aggiunti quattro titoli (realisticamente ne mancano altri) per i quali B&F non ha ancora pubblicato dati, ma non per questo non macineranno utili l'anno prossimo.
Basicnet Quotazione 1,95
Kerself  Quotazione 8,75
Piquadro Quotazione 1,145
Mittel   Quotazione 3,98


Vicini (basta un modesto calo di prezzo od utili un pò migliori delle attese per riportarli in questo tipo di classifica):

Prysmian Quotazione 12,19 
EPS stima per l'anno in corso  1,13
EPS stima per il 2010          1,17 (9,60%)

La Doria Quotazione 2,1575
EPS stima per l'anno in corso  0,44
EPS stima per il 2010          0,19 (8,81%)

Milano Assicurazioni Quotazione 2,05
EPS stima per l'anno in corso  0,09
EPS stima per il 2010          0,19 (9,27%)

Fondiaria-SAI Quotazione 11,11
EPS stima per l'anno in corso  0,44
EPS stima per il 2010          1,08 (9,72%)

Exprivia Quotazione 1,225
EPS stima per l'anno in corso  0,11
EPS stima per il 2010          0,12 (9,80%)

Lo scopo di questo articolo è duplice:

A) Verificare, fra un anno, l'attendibilità di queste stime.
In realtà gli analisti negli anni hanno dimostrato un'approssimazione ragionevole nel prevedere gli utili, almeno in anni un minimo normali.
Sono i target price che come strumento per scegliere le azioni funzionano peggio delle freccette, anche perché la finalità della loro emissione è in larghissima parte quella di condizionare i prezzi.

B) Verificare l'andamento di un portafoglio titoli costruito su queste basi (va da sé che è il primo di una serie di anni e che verrà riproposto nei prossimi).

E' presentato in maniera insolita perché quasi nessuno utilizza gli EPS come percentuale.
Il fatto è che per molte persone è più comprensibile presentato in questa maniera che non con il P/E.
Gli è invece più comprensibile come un titolo con P/E 10, per andare nella media storica del mercato (oscillante fra 14 e 17), dovrebbe salire del 40-70%. 
Poi, ovviamente, gli utili variano.
Magari in meglio, ma anche in peggio. 
E, ovviamente, le quotazioni girano intorno ai valori delle aziende (prima di rispecchiarli) anche per tanto tanto tanto tempo (tempo nel quale, magari, i fondamentali si deteriorano).
Anche per questo non basta un titolo, ma serve un plotone di titoli che valgano più di quello che quotano.

Nota: personalmente sarò decisamente sovraesposto sui titoli che dovrebbero accellerare come utili nel 2011, specie gli assicurativi.
C'è sempre il rischio di anticipare troppo ma, ad esempio, Milano Assicurazioni (che non ho) aveva questi EPS pre-crisi: 2003 0.63 2004 0.56 2005 0.63 2006 0.54 2007 0.54.
Con oltre mezzo € di utili per azione per un quinquennio intero, ipotizzando un P/E basso come 12 potrebbe benissimo essere oltre i 6 € fra 2-3-4 anni, se e quando torna agli utili pre-crisi.
Il triplo delle quotazioni attuali (erogando dividendi importanti) ed in questa classifica rientra fra le "riserve".......
Il fatto è che alla fine del 2010 il mercato già cercherà di anticipare, almeno in parte, gli utili del 2011.
Ma che siano pochi gli analisti con il coraggio di fare stime di lungo periodo è normale, dopo che in questa crisi abbiamo visto di tutto.  
Studiare tanto non dà certezze.
Ma aiuta, eccome se aiuta.

Tag: eps

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Utili FTSE MIB

di borsa-finanza00com (30/12/2009 - 19:54)

 

Dovrebbero essere le ultime stime dell'anno sugli utili del FTSE MIB (i primi 40 titoli della borsa italiana).
La crescita stimata degli EPS (Earnings Per Share, ossia utili per azione) è analoga ad altre stime: il consensus degli analisti presume per il 2010 una crescita degli utili del 25% per l'S&P500 (il principale indice USA) e del 27% per l'Eurostoxx (il principale indice europeo).
Si tratta di una ripresa molto più lenta delle apparenze perché le apparenze vengono distorte dalla differenza dell'impatto fra discesa e salita.
In sostanza: se un indice cala del 50% e poi sale del 100% la maggior parte delle persone pensa che alla fine l'indice starà ben più in alto.
In realtà, una volta che l'indice è dimezzato, se raddoppia va solo in pari.
Tornare ai livelli degli utili e delle quotazioni del 2007 richiede una ripresa economica vera e, per quanto la borsa anticipi, lo fa tradizionalmente di 6-9 mesi.
Il 2010 sarà solo una fase di passaggio.
Fase zavvorrata, tra le altre cose, dal fatto che le sofferenze su crediti che si scaricheranno sulle banche italiane anche nel 2010 saranno imponenti (e le banche sono una componente fondamentale del nostro listino).
La questione è vecchia: i fallimenti delle aziende avvengono in ritardo rispetto al ciclo economico.
Negli anni di recessione molte aziende cercano di reggere l'anima con i denti ma i fallimenti sono copiosi anche l'anno dopo.
Oltre a questo tassi così bassi danneggiano le banche perché riducono i margini di intermediazione e danneggiano le assicurazioni a causa dei rendimenti minimi delle polizze.
Inoltre le assicurazioni hanno bisogno di tempo per sistemare il ramo danni e tutte le aziende industriali hanno bisogno di tempo per beneficiare appieno delle ristrutturazioni in corso.
Senza contare che è verosimile la stima di Confindustria che ritiene che torneremo ai livelli produttivi del 2007 solo nel 2013, ossia che si tratti di una crisi che durerà complessivamente sei anni. 

                               
A2A               
Stime al 31/12/09             EPS     0,09    DIV    0,07   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,11    DIV    0,10   PRX

Ansaldo STS       
Stime al 31/12/09             EPS     0,82    DIV    0,29   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,93    DIV    0,33   PRX

Atlantia          
Stime al 31/12/09             EPS     1,29    DIV    0,74  
Stime al 31/12/2010          EPS     1,36    DIV    0,78   PRX

Autogrill         
Stime al 31/12/09             EPS     0,45    DIV    0,06   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,52    DIV    0,18   PRX

Banca Mps         
Stime al 31/12/09             EPS     0,04    DIV    0,02  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,07    DIV    0,03   PRX

Banca Pop Milano  
Stime al 31/12/09             EPS     0,37    DIV    0,12  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,34    DIV    0,15   PRX

Banco Popolare    
Stime al 31/12/09             EPS     0,46    DIV    0,06  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,44    DIV    0,10   PRX

Bulgari           
Stime al 31/12/09             EPS     0,03    DIV    0,04   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,18    DIV    0,08   PRX

Buzzi Unicem      
Stime al 31/12/09             EPS     0,72    DIV    0,21  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,93    DIV    0,24   PRX

Campari           
Stime al 31/12/09             EPS     0,51    DIV    0,11  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,55    DIV    0,12   PRX

Cir               
Stime al 31/12/09             EPS     0,08    DIV    0,01  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,10    DIV    0,04   PRX

Enel              
Stime al 31/12/09             EPS     0,49    DIV    0,26  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,44    DIV    0,26   PRX

Eni                
Stime al 31/12/09             EPS     1,52    DIV    1,04  
Stime al 31/12/2010          EPS     1,92    DIV    1,08   PRX

Exor              
Stime al 31/12/09             EPS    (0,43)   DIV    0,27   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,49    DIV    0,29   PRX

FIAT              
Stime al 31/12/09             EPS    (0,26)   DIV    0,01  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,41    DIV    0,09   PRX

Finmeccanica      
Stime al 31/12/09             EPS     1,30    DIV    0,44   
Stime al 31/12/2010          EPS     1,45    DIV    0,48   PRX

Fondiaria-Sai
Stime al 31/12/09             EPS     0,41    DIV    0,66  
Stime al 31/12/2010          EPS     1,09    DIV    0,74   PRX

Generali 
Stime al 31/12/09             EPS     1,02    DIV    0,45  
Stime al 31/12/2010          EPS     1,45    DIV    0,61   PRX

Geox    
Stime al 31/12/09             EPS     0,29    DIV    0,17 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,29    DIV    0,16   PRX

Impregilo
Stime al 31/12/09             EPS     0,13    DIV    0,04  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,20    DIV    0,05   PRX

Intesa Sanpaolo
Stime al 31/12/09             EPS     0,21    DIV    0,06  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,24    DIV    0,10   PRX

Italcementi 
Stime al 31/12/09             EPS     0,50    DIV    0,19  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,65    DIV    0,25   PRX

Lottomatica 
Stime al 31/12/09             EPS     0,87    DIV    0,63 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,84    DIV    0,58   REP

Luxottica   
Stime al 31/12/09             EPS     0,83    DIV    0,32 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,95    DIV    0,39   PRX

Mediaset    
Stime al 31/12/09             EPS     0,26    DIV    0,27  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,31    DIV    0,29   PRX

Mediobanca
(I valori si riferiscono agli esercizi che chiudono al 30 giugno)
Stime al 31/12/09             EPS     0,63    DIV    0,31 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,82    DIV    0,45   REP

Mediolanum 
Stime al 31/12/09             EPS     0,31    DIV    0,18   
Stime al 31/12/2010          EPS     0,29    DIV    0,18   PRX

Mondadori 
Stime al 31/12/09             EPS     0,18    DIV    0,05  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,26    DIV    0,14   PRX

Parmalat  
Stime al 31/12/09             EPS     0,09    DIV    0,10  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,10    DIV    0,05   PRX

Pirelli & C. 
Stime al 31/12/09             EPS     0,01    DIV    0,01 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,03    DIV    0,01   PRX

Prysmian    
Stime al 31/12/09             EPS     1,10    DIV    0,39 
Stime al 31/12/2010          EPS     1,13    DIV    0,37   PRX

Saipem      
Stime al 31/12/09             EPS     1,59    DIV    0,53 
Stime al 31/12/2010          EPS     1,38    DIV    0,48   PRX

Snam Rete Gas
Stime al 31/12/09             EPS     0,23    DIV    0,18 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,26    DIV    0,19   PRX

Stm          
Stime al 31/12/09             EPS    (0,85)   DIV    0,13 
Stime al 31/12/2010          EPS     0,18    DIV    0,13   PRX

Telecom Italia 
Stime al 31/12/09             EPS     0,10    DIV    0,05  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,11    DIV    0,05   PRX

Tenaris           
----   ----        ----   ----   ---

Terna          
Stime al 31/12/09             EPS     0,16    DIV    0,18  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,17    DIV    0,19   PRX

UBI Banca       
Stime al 31/12/09             EPS     0,41    DIV    0,32  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,61    DIV    0,36   PRX

UniCredit      
Stime al 31/12/09             EPS     0,11    DIV    0,03  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,15    DIV    0,06   REP

Unipol        
Stime al 31/12/09             EPS     0,02    DIV    0,02  
Stime al 31/12/2010          EPS     0,06    DIV    0,04   PRX


NOTA:
Utili per azione e dividendo per azione sono espressi in €.
Il consensus sugli EPS è calcolato sulla base del dato che raccoglie il numero più alto di previsioni fra EBG (utile prima di ammortamenti e voci straordinarie) PRX (utile prima di voci straordinarie) REP (as reported).
Il consensus è basato su previsioni raccolte entro il 28 dicembre 2009.
Fonte: REUTERS 3000 Xtra (stime: Reuters Research).

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Mercato immobiliare in Italia

di borsa-finanza00com (29/12/2009 - 11:51)

 

Gli immobili rappresentano una quota enorme della ricchezza nazionale in qualsiasi paese.
Questo gli dà una rilevanza enorme e li mette in condizione di fare potenzialmente molti danni.
Nel dopoguerra lo scoppio della bolla immobiliare giapponese aveva già dato il senso di quanto fosse grande la capacità di fare danni delle bolle immobiliari ben prima della crisi dei mutui subprime.
La bolla immobiliare ha avuto un ruolo cruciale in quella che è stata timbrata come la più grande recessione del dopoguerra.
Per essere precisi, questa definizione è approssimativa.
Ad esempio, in Italia il PIL era sceso nel dopoguerra in soli due anni (il 1975 ed il 1993) prima del doppio calo del 2008 e del 2009.
Ebbbene, si può già dire che l'entità del calo del solo 2009 è superiore alla somma di quello del 1975 e del 1993.
Si può considerare una recessione applicando il criterio classico dei due trimestri consecutivi di calo (che possono caratterizzare un anno complessivamente in crescita) oppure considerare i dati dell'anno intero.
Se si considera l'anno intero è inadeguato definire quella attuale come la recessione più pesante del dopoguerra essendo stata una recessione più pesante DELLA SOMMA di tutte quelle precedenti nel dopoguerra.
Le stime di Confindustria, usate dai telegiornali per sostenere l'imminente crescita economica, stimano una jobless recovery, ossia una crescita economica senza occupazione.
Segnatamente, le stime del Csc (Centro Studi Confindustria) parlano di un PIL a -1,0% nel 2008, -4,7% nel 2009, +1,1% nel 2010 e +1,3% nel 2011.
Questo a fronte di una disoccupazione del 6,7% nel 2008, 7,6% nel 2009, 8,7% nel 2010 e 9,0% nel 2011.
Considerando che la BCE ha sostanzialmente chiarito che nella seconda metà del 2010 inizieranno lentissimi incrementi dei tassi, lo scenario è il peggiore possibile per i prezzi degli immobili.
I tassi incidono molto perché hanno un effetto duplice: rendono più competitive le obbligazioni come strumento di rendita rispetto agli affitti e rendono più cari i mutui.
Un contesto di disoccupazione in crescita con tassi in (peraltro lentissima) crescita è quello peggiore possibile per gli immobili.
Senza contare che i prezzi degli immobili attuali in paesi come USA e Germania sono nettamente inferiori a quelli italiani, nonostante abbiano salari nettamente superiori ai nostri.
E' importante la questione salariale perché incide sulla sostenibilità dei prezzi degli immobili.
Se si aggiunge quanto è più facile, rispetto all'Italia, buttare fuori l'affittuario moroso, è fin troppo chiaro perché è in crollo l'acquisto di immobili in Italia a scopo di investimento, viste le alternative.
Inoltre veniamo da un tracollo delle NTN (Numero di Transazioni Normalizzate, in sostanza le compravendite immobiliari) ed in tutti i precedenti cicli immobiliari in Italia il calo delle compravendite è stato accompagnato da un tardivo calo dei prezzi.
L'unico elemento che potrebbe essere a favore della sostenibilità dei prezzi degli immobili è il denaro che rientra con lo scudo fiscale.
Per contro c'è la mole enorme di immobili messi in vendita a causa dei pignoramenti, quelli messi in vendita dai comuni e quelli messi in vendita, direttamente od indirettamente, dalle banche.
Al picco della crisi bancaria, quando i telegiornali ripetevano in continuazione che le banche mettevano in vendita "asset non core", questi erano in larghissima parte immobili.
Indipendentemente dal fatto che siano passati o meno da fondi immobiliari una parte di quegli immobili si sta riversando sul mercato.

Sui pignoramenti va annotato che nel periodo 2007-2009 per Adusbef e Federconsumatori essi sono saliti del 60,5% per complessive 130 mila case all'asta.
Quando si tratta di quelle due associazioni i dati sono, al solito, inattendibili e finalizzati a sostenere una tesi.
Tuttavia, lo shock dell'impennata dei tassi dopo il crack Lehman (con il picco dell'Euribor dell'ottobre del 2008) e l'aumento della disoccupazione incide su un trend pesante da questo punto di vista.
Inoltre non è più l'epoca in cui dal pignoramento alla messa all'asta in Italia si impiegavano 6-7 anni.
Ora il tempo impiegato è sceso sotto i due anni, diventando più simile a quello degli altri paesi.

Sullo scudo fiscale va annotato che fino al 15 dicembre 2009 esso ha fatto registrare 90-100 miliardi EURO a cui andrà aggiunto altro denaro per la riapertura dei termini.
Occorre considerare come larghissima parte del denaro scudato sia fittizio.
Intanto perché spesso non si tratta di denaro.
Vengono scudati anche immobili esteri (che, ovviamente, restano all'estero), quote societarie, gioielli ed opere d'arte.
Altre risorse verranno soltanto regolarizzate perché i termini dello Scudo sono tali che gli importi non scudati verranno considerati automaticamente come evasione.
Su queste basi pagare appena il 5% è un costo minimo anche se non si ha intenzione di investire niente in Italia.
Semplicemente, è un obolo per mettersi al sicuro da contestazioni successive, un condono puro e semplice. 
Secondo Prometeia appena il 16% andrà in immobili.
Un livello inadeguato persino a compensare la mole di immmobili messi in vendita per i pignoramenti e le vendite dei comuni e delle banche.   
E' possibile che l'impatto sia concentrato nell'acquisto di quegli immobili di fascia alta che rappresentano uno "sfizio".
Questo perché si tratta di soggetti che hanno dovuto tenere uno stile di vita inferiore a quello che avrebbero potuto per nascondersi dal fisco.

N.B.
Il senso di questo articolo non è sostenere che i prezzi degli immobili in Italia continueranno a calare.
Il futuro non lo conosce nessuno.
E' un articolo che si limita ad evidenziare i principali termini della situazione.

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Gli utili del FTSE MIB

di borsa-finanza00com (16/12/2009 - 22:19)

 

Ora che l'economia reale si sta stabilizzando, aumentano le possibilità degli analisti di valutare con ragionevole approssimazione il trend degli utili.
Per inciso, non è poi così malvagia la capacità degli analisti di valutare gli EPS (Earning per share, ossia utili per azione) ed i dividendi (qui indentificati con DIV, i cui dati sono in genere anticipati dal management delle singole aziende).
Quelli che sono inattendibili sono i target price perché una parte importante di essi hanno la funzione di manipolare il mercato, mentre le stime sugli EPS li leggiamo in quattro gatti e non è conveniente fare brutta figura cannandoli.
Qua sotto vengono presentati i dati delle società del FTSE MIB (le prime quaranta società quotate nella borsa italiana).
Da notare come le aziende con business anticiclici, dopo aver ignorato in buona parte crisi, non abbiano prospettive di crescita importante degli utili.
Caso esemplare, in questo senso, è l'ENEL, che ha utili stimati in riduzione.
Comunque restano su livelli decisamente alti viste le attuali quotazioni (sia gli utili che i dividendi di ENEL).
Telecom è stimata come stabile.
Discorso diverso per i finanziari, con stime di violento incremento degli utili degli assicurativi (che del resto vengono da un anno terrificante).
In questo è da notare come gli utili delle imprese assicurative potrebbero riprendersi ben prima delle banche.
Del resto proprio oggi il presidente dell'ABI, Faissola, ha detto che in termini di rettifiche sui crediti il 2010 potrebbe essere pure un pò peggiore del pessimo 2009.
Questo perché l'esperienza insegna come i crack delle aziende avvengano in ritardo rispetto al ciclo economico.
Del resto, Corrado Passera spiegava la situazione già nella prima metà del 2009.
Spiegava anche che per tornare ad utili importanti le banche italiane devono aspettare il 2011.
Occorre considerare che, quando c'è una crisi economica, solo una ridotta parte delle aziende fallisce subito, altre cercano di reggere l'anima con i denti finché possono.
Per questo i danni sui bilanci delle banche si scaricano in ritardo.


A2A                        
Stime al 31/12/09 EPS 0,09 Stime al 31/12/09 DIV 0,07       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,11 Stime al 31/12/2010 DIV 0,10  

Ansaldo STS        
Stime al 31/12/09 EPS 0,82 Stime al 31/12/09 DIV 0,29       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,93 Stime al 31/12/2010 DIV 0,33  

Atlantia            
Stime al 31/12/09 EPS 1,29 Stime al 31/12/09 DIV 0,74       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,36 Stime al 31/12/2010 DIV 0,78  

Autogrill         
Stime al 31/12/09 EPS 0,45 Stime al 31/12/09 DIV 0,06       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,52 Stime al 31/12/2010 DIV 0,18  

Banca Mps          
Stime al 31/12/09 EPS 0,04 Stime al 31/12/09 DIV 0,02       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,07 Stime al 31/12/2010 DIV 0,03  

Banca Pop Milano   
Stime al 31/12/09 EPS 0,37 Stime al 31/12/09 DIV 0,12       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,34 Stime al 31/12/2010 DIV 0,15  

Banco Popolare     
Stime al 31/12/09 EPS 0,46 Stime al 31/12/09 DIV 0,06       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,44 Stime al 31/12/2010 DIV 0,11  

Bulgari            
Stime al 31/12/09 EPS 0,03 Stime al 31/12/09 DIV 0,04       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,18 Stime al 31/12/2010 DIV 0,08  

Buzzi Unicem        
Stime al 31/12/09 EPS 0,72 Stime al 31/12/09 DIV 0,21       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,93 Stime al 31/12/2010 DIV 0,24  

Campari           
Stime al 31/12/09 EPS 0,51 Stime al 31/12/09 DIV 0,11       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,55 Stime al 31/12/2010 DIV 0,12  

Cir               
Stime al 31/12/09 EPS 0,08 Stime al 31/12/09 DIV 0,01       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,10 Stime al 31/12/2010 DIV 0,04  

Enel              
Stime al 31/12/09 EPS 0,49 Stime al 31/12/09 DIV 0,27       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,45 Stime al 31/12/2010 DIV 0,27  

Eni                 
Stime al 31/12/09 EPS 1,51 Stime al 31/12/09 DIV 1,05       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,89 Stime al 31/12/2010 DIV 1,09  

Exor              
Stime al 31/12/09 EPS (0,61) Stime al 31/12/09 DIV 0,27       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,49 Stime al 31/12/2010 DIV 0,29  

Fiat               
Stime al 31/12/09 EPS (0,26) Stime al 31/12/09 DIV 0,01       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,41 Stime al 31/12/2010 DIV 0,08  

Finmeccanica       
Stime al 31/12/09 EPS 1,29 Stime al 31/12/09 DIV 0,44       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,45 Stime al 31/12/2010 DIV 0,48  

Fondiaria-Sai      
Stime al 31/12/09 EPS 0,41 Stime al 31/12/09 DIV 0,67       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,10 Stime al 31/12/2010 DIV 0,75  

Generali           
Stime al 31/12/09 EPS 1,05 Stime al 31/12/09 DIV 0,46       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,48 Stime al 31/12/2010 DIV 0,61  

Geox                
Stime al 31/12/09 EPS 0,29 Stime al 31/12/09 DIV 0,17       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,29 Stime al 31/12/2010 DIV 0,16  

Impregilo          
Stime al 31/12/09 EPS 0,13 Stime al 31/12/09 DIV 0,04       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,20 Stime al 31/12/2010 DIV 0,05  

Intesa Sanpaolo     
Stime al 31/12/09 EPS 0,21 Stime al 31/12/09 DIV 0,06       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,24 Stime al 31/12/2010 DIV 0,10  

Italcementi       
Stime al 31/12/09 EPS 0,50 Stime al 31/12/09 DIV 0,19       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,64 Stime al 31/12/2010 DIV 0,25  

Lottomatica         
Stime al 31/12/09 EPS 0,88 Stime al 31/12/09 DIV 0,63       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,86 Stime al 31/12/2010 DIV 0,58  

Luxottica          
Stime al 31/12/09 EPS 0,83 Stime al 31/12/09 DIV 0,32       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,95 Stime al 31/12/2010 DIV 0,39  

Mediaset             
Stime al 31/12/09 EPS 0,26 Stime al 31/12/09 DIV 0,27       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,31 Stime al 31/12/2010 DIV 0,28  

Mediobanca (I suoi esercizi chiudono al 30 giugno)     
Stime al 31/12/09 EPS 0,66 Stime al 31/12/09 DIV 0,31       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,86 Stime al 31/12/2010 DIV 0,46  

Mediolanum          
Stime al 31/12/09 EPS 0,31 Stime al 31/12/09 DIV 0,18       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,29 Stime al 31/12/2010 DIV 0,18  

Mondadori          
Stime al 31/12/09 EPS 0,18 Stime al 31/12/09 DIV 0,05       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,26 Stime al 31/12/2010 DIV 0,14  

Parmalat           
Stime al 31/12/09 EPS 0,09 Stime al 31/12/09 DIV 0,10       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,10 Stime al 31/12/2010 DIV 0,05  

Pirelli & C.       
Stime al 31/12/09 EPS 0,01 Stime al 31/12/09 DIV 0,01       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,03 Stime al 31/12/2010 DIV 0,01  

Prysmian           
Stime al 31/12/09 EPS 1,10 Stime al 31/12/09 DIV 0,39       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,16 Stime al 31/12/2010 DIV 0,37  

Saipem             
Stime al 31/12/09 EPS 1,58 Stime al 31/12/09 DIV 0,53       
Stime al 31/12/2010 EPS 1,37 Stime al 31/12/2010 DIV 0,48  

Snam Rete Gas       
Stime al 31/12/09 EPS 0,23 Stime al 31/12/09 DIV 0,18       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,26 Stime al 31/12/2010 DIV 0,19  

Stm                
Stime al 31/12/09 EPS (0,90) Stime al 31/12/09 DIV 0,13       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,18 Stime al 31/12/2010 DIV 0,13  

Telecom Italia    
Stime al 31/12/09 EPS 0,11 Stime al 31/12/09 DIV 0,05       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,11 Stime al 31/12/2010 DIV 0,05  

Tenaris           
Stime al 31/12/09 EPS ----   Stime al 31/12/09 DIV ----       
Stime al 31/12/2010 EPS ---- Stime al 31/12/2010 DIV  ----  

Terna               
Stime al 31/12/09 EPS 0,16 Stime al 31/12/09 DIV 0,18       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,17 Stime al 31/12/2010 DIV 0,19  

UBI Banca           
Stime al 31/12/09 EPS 0,41 Stime al 31/12/09 DIV 0,31       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,62 Stime al 31/12/2010 DIV 0,36  

UniCredit          
Stime al 31/12/09 EPS 0,11 Stime al 31/12/09 DIV 0,03       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,15 Stime al 31/12/2010 DIV 0,06  

Unipol             
Stime al 31/12/09 EPS 0,02 Stime al 31/12/09 DIV 0,02       
Stime al 31/12/2010 EPS 0,06 Stime al 31/12/2010 DIV 0,04  

Fonte: REUTERS 3000 Xtra (con stime di Reuters Research). Si tratta del consensus calcolato fra tutti gli analisti, con previsioni raccolte al 14/12/2009.

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P/E mercato italiano

di borsa-finanza00com (14/12/2009 - 20:37)

 

Oggi mi è arrivato a casa, per motivi che personalmente mi sfuggono, una copia omaggio del Sole 24 Ore (quello in formato cartaceo).
Un articolo interessante riportava una ricerca di HSBC inerente il P/E di più mercati.
Fra le varie cose, veniva evidenziato come il P/E prospettico corrente di Wall Street sia di 14,9 a fronte di una media storica (dal 1995) di 17,3.
Per l'Italia è calcolato un 12 attuale contro il 16,4 storico.
Per Eurolandia è calcolato un 12,3 contro un 15,7 che è la media degli ultimi 15 anni.
In sostanza sono stime di mercati tuttora fortemente a sconto.
Sono andato a prendere i dati di Borsa&Finanza (che sono elaborazioni Financial Service Tech su dati Bloomberg) che stimano il P/E atteso del FTSE IT ALL SHARE (attualmente è il più vasto indice italiano) a 15,2.
In realtà sono tutti dati in divenire.
Anche perché non ci si sbilancia per niente a sostenere che il mercato è enormemente a sconto.
Questo anche considerando che le prossime due trimestrali, la quarta del 2009 e la prima del 2010, registreranno una violenta crescita dei profitti, pur restando a livelli ben inferiori al picco del 2007.
Questo per una ragione elementare: le prossime due trimestrali andranno a sostituire, rispettivamente, la quarta trimestrale del 2008 e la prima del 2009.
Ossia andranno a sostituire quelle che forse sono state le trimestrali più devastate dal dopoguerra, quelle che hanno subito appieno l'onda d'urto del crack di Lehman Brothers (avvenuto il 15 settembre 2008) e che hanno subito una quantità immane di svalutazioni da parte del sistema bancassicurativo.
E' vero che per tornare al picco degli utili del 2007 occorrerà aspettare la ripresa vera, presumibilmente fra il 2011 ed il 2013 (dopo una presumibile stagnazione del 2010), ma ormai bastano sei mesi perché il grosso della nebbia sui risultati societari si diradi.
Senza contare che, se questa era l'Apocalisse, si conferma che le grandi aziende resistono meglio alle crisi rispetto alle piccole e medie imprese.
Hanno più capacità di ottenere finanziamenti, possono far pesare il loro potere contrattuale sulle aziende minori, hanno maggiore forza nell'imporre ristrutturazioni e possono delocalizzare parte della produzione in paesi con salari/fiscalità/altro più vantaggiosi.
Hanno anche maggiore solidità patrimoniale, mentre in Italia le piccole e medie imprese spesso spostano risorse ottenute negli anni buoni dalle aziende alle famiglie.
Da un lato è comprensibile visto che è un modo per mettere al sicuro dette risorse, dall'altro incide nella cronica sottocapitalizzazione delle piccole e medie imprese in Italia.
 A 2009 quasi finito si può dire che delle 40 aziende che compongono il FTSE MIB (le prime 40 società quotate nella borsa italiana) dovrebbero essere 37 a chiudere in utile.
Utili spesso simbolici ed in forte contrazione dal picco del 2007 (del resto le attuali quotazioni sono quasi dimezzate rispetto al picco del 2007, nonostante la forte ripresa dal minimo del 9/3/2009) ma se questa era l'Apocalisse, francamente....
Da notare che un bull market (un mercato rialzista) dura in media 44 mesi (utilizzando le statistiche dell'S&P500, che è forse il più importante indice mondiale).
Dal marzo del 2009 è stato di appena 9 mesi.
Le medie storiche non garantiscono assolutamente niente.
Ma non ci sarebbe assolutamente niente di strano se ci fossero davanti a noi 3 anni mercato rialzista.
Anche perché è vero che la borsa anticipa, ma anticipa usualmente di sei mesi, mica di anni.
E la ripresa, quella vera, sarà presumibilmente lenta.
Verrebbe da dire auspicabilmente lenta, visto che il vero vantaggio delle crisi è dato dalla possibilità di acquistare a prezzi scontati, reinvestendo i dividendi e risorse supplementari. 
Se avesse ragione Goldman Sachs questo vantaggio verrebbe in buona parte bruciato visto che stimano una ripresa degli utili davvero rapida.
Goldman Sachs Global Ecs Research ha stimato, con riferimento all'Europa, una crescita degli utili del 39% nel 2010 e del 24% nel 2011.
Calcolandolo come tasso composto si tratta di una stima di una settantina di punti percentuali di crescita in un biennio.
E' vero che per tornare in pari su più mercati occorrerebbe sostanzialmente un raddoppio di utili ed indici, è vero che dagli utili simbolici di un anno disastroso per l'economia reale come il 2009 è facile schizzare all'insù, ma sarebbe quasi sconveniente se la ripresa degli utili societari fosse così rapida da ridurre in maniera consistente la possibilità di comprare a sconto.
In ogni caso, che sia un mercato a sconto è reso palese da multipli compressi pur essendo calcolati sugli utili di un anno disastroso come il 2009.
Per non parlare delle quotazioni in rapporto ai mezzi propri: ci sono tutt'ora troppe società che quotano meno di quello che dovrebbero quotare se fallissero e vendessero gli asset che hanno in pancia.
Ci sono marchi che hanno resistito al passare delle generazioni che vengono valutati meno di zero.
Con alcuni casi quasi inquietanti.
Ad esempio, è vero che nel 2009 il numero di banche statunitensi fallite (quasi tutte minuscole) ha superato quota 100, ma vedere il Monte dei Paschi di Siena a quotazioni così lontane dai mezzi propri.....
E' vero che ha fatto utili da schifo, del tutto simbolici, ma c'è da prima che un genovese scoprisse l'America e, con ogni probabilità, ci sarà ancora quando sarà fallita un'altra quantità immane di banche statunitensi.
E' normale che dopo il macello dell'ultimo biennio le quotazioni manifestino ancora il terrore generato dalla crisi, è normale che ci vorrà tempo per tornare agli utili pre-crisi, ma se uno ha veramente paura che fallisca il Monte dei Paschi di Siena tanto vale che venda pure i titoli di stato italiani, visto che i CDS (quelli che anticiparono il fallimento di Lehman, per capirci) stimano le probabilità di un fallimento dell'MPS come inferiori a quelle dello Stato Italiano....

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Sul declino dell'Italia

di borsa-finanza00com (13/12/2009 - 14:31)

 

Forse il 2009 è l'anno dell'arresto del declino italiano.
Non rispetto al resto del pianeta, ovviamente, ma solo rispetto al resto dell'Europa.
L'Asia non giapponese rappresenta circa la metà della popolazione del pianeta.
L'anomalia vera era che non contasse niente.
La sua crescita economica la porta semplicemente a valori più ragionevoli rispetto alla sua popolazione.
Pur pesantemente ridimensionata, la quota di PML italiana (il PML è il Prodotto Mondiale Lordo, praticamente il PIL planetario) è del 2,6%.
La popolazione italiana è di 60 milioni di abitanti a fronte di 6,7 miliardi di popolazione planetaria.
In pratica, pur essendo lo 0,9% della popolazione del pianeta, produciamo il 2,6% della ricchezza, ossia meno del triplo.
Rispetto ad un quindicennio fa è un crollo, così come per i cinesi c'è stato un lunghissimo periodo di crescita ininterrotta.
Tuttavia, un riequilibrio della ricchezza in rapporto alla popolazione rientra nell'ordine naturale delle cose.
Da notare che l'Africa nella sua interezza rappresenta appena il 3,1% del PML, ossia tutto il continente è appena sopra l'Italia (ma la coppia Sudafrica-Nigeria rappresenta l'1,8% del PML).
Se si vogliono guardare le statistiche dell'Italia in rapporto all'Europa occorre ricorrere all'Eurostat, cercando GDP per capita in Purchasing Power Standards (PPS) (EU-27 = 100).
GDP sta per prodotto interno lordo mentre i PPS fanno riferimento alla PPP, ossia alla parità di potere d'acquisto (il cui calcolo in Eurolandia è semplificato dalla Moneta Unica).
Il declino italiano è stato micidiale nel periodo che va dal 2001 al 2008.
Tenendo come base 100 l'Europa dei 27 sia nel 2001 che nel 2008 abbiamo un tracollo dell'Italia da 117,8 punti a 100,6.
In sostanza, abbiamo perso una media di due punti l'anno precipitando a quella quota 100 che ci mette assolutamente nella media dell'EU-27.
Niente di drammatico, s'intende, ma c'è stato un tempo in cui l'Italia aveva una ricchezza procapite ben più alta della media di un gruppone che comprende paesi come Cipro, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Romania eccetera.   
Dovremmo aver toccato il pavimento ed aver smesso di scendere.
Anche se sarebbe sbagliato sostenere che la delocalizzazione dei processi produttivi, in particolare lo spostamento degli investimenti dove i salari sono più bassi, sia la causa del declino italiano.
Se così fosse, la Germania avrebbe dovuto essere colpita ben più duramente essendo la prima economia manifatturiera del continente e ben più vicina ai paesi dell'Est.
Ebbene, mentre l'Italia è passata da 117,8 punti del 2001 a 100,6 del 2008 la Germania è passata da 116,6 a 116,1 con una variazione insignificante.
Inoltre i loro stipendi sono molto più alti dei nostri e la scusa della "zavorra" Mezzogiorno non tiene visti i successi della Ex Germania dell'Est che ha raggiunto un PIL procapite sostanzialmente identico a quello italiano (di tutta l'Italia).
L'impatto della delocalizzazione dei processi produttivi è ipoteticamente deducibile andando più in là nel tempo visto che, sempre considerando l'EU-27 come base 100, l'indice germanico nel 1997 era di 124,3 mentre quello italiano nel 1997 era di 119,0.
In sostanza, l'Italia ha avuto una sostanziale tenuta alla fine del passato decennio mentre la Germania scricchiolava.
Scricchiolava per le difficoltà di integrare la Germania dell'Est (cosa che però le è riuscita), scricchiolava per le difficoltà determinate da una concorrenza con salari bassissimi dall'Europa dell'Est che prima non c'era perché congelata dalla Cortina di Ferro (e però anche lì ha vinto tenendo salari ben più alti dei nostri).
L'Italia invece beneficiava dei flussi di investimenti derivati dall'ingresso nell'EURO.
Anche se adesso va di moda sostenere che le svalutazioni "competitive" sono solo un vantaggio.
In realtà per decenni interi molti investimenti che avrebbero potuto venire in Italia non ci venivano perché investire in un paese con un troiaio di moneta come la liretta significava che, anche qualora gli investimenti fossero andati bene, quello che si guadagnava con detti investimenti veniva poi distrutto dal cambio....
Fra le altre cose, l'EURO ci ha consentito risparmi in termini di collocamento dei titoli del debito pubblico senza i quali non avremmo avuto la possibilità di resistere alla crisi del 2008-2009.
Credo che meriti uno spazio un'intervista di questa settimana di MiFi a Pier Carlo Padoan (vicesegretario generale dell'OCSE), ricordando sempre che Milano Finanza è uno dei pochissimi giornali che meritino di essere comprati.

Domanda:
Concludiamo con l'Italia. Che fare per stimolarne la crescita?

Risposta:
L'Italia è entrata nella crisi finanziaria con una bassa crescita potenziale ed effettiva.
Continuerà a soffrire di questo handicap anche dopo l'uscita dalla crisi.
Paradossalmente le ricette applicabili all'Italia sono le stesse che indicavamo prima della crisi, e che possono riassumersi nell'aggredire le cause strutturali della bassa crescita.
L'elenco è lungo e ben noto.

Domanda:
Può ricordare le principali?

Risposta:
Al primo posto metterei l'investimento in formazione perché nel lungo periodo dà il risultato migliore in termini di crescita globale.
Ci sono altri elementi come l'aumento della produttività della pubblica amministrazione, il miglioramento del mercato del lavoro, e la liberalizzazione dei mercati dei prodotti e dei servizi, rimasta a metà.
L'esperienza dei paesi OCSE insegna che queste ricette richiedeono un po' di tempo per dare frutti, ma poi gli effetti sono duraturi perché aumentano la crescita potenziale.

P.S. Annoto che nella Pubblica Amministrazione una zavorra notevole allo sviluppo economico è lo stato della giustizia civile, che è quella che interessa alla maggior parte dei cittadini.
E' difficile non notare come la politica sembri interessata solo a quella penale, che è di interesse anche per i cittadini ma sembra esserlo soprattutto dei politici italiani.
Per motivi fin troppo evidenti (purtroppo). 

   

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Compravendite immobiliari in USA ed Italia

di borsa-finanza00com (05/12/2009 - 19:10)

 

Riparte il mercato delle compravendite immobiliari negli USA.
I dati di ottobre segnano un +10,1% a 6,1 milioni.
Il prezzo mediano delle compravendite è sceso di un altro 7,1% a 173.000 $.
Con il cambio attuale il prezzo mediano è di 116.000-117.000 €.
In pratica, le compravendite sono ripartite perché la bolla immobiliare è scoppiata. 
Completamente diversi i dati delle compravendite in Italia.
Dal 1985 erano scese al massimo per un anno.
Con il 2009 praticamente finito possiamo dire che siamo al terzo anno consecutivo di cali.

1985
428.864

1986
462.656

1987
462.648

1988
492.816

1989
474.570

1990
517.085

1991
555.888

1992
465.373

1993
501.891

1994
495.178

1995
502.468

1996
483.782

1997
523.646

1998
548.570

1999
604.000

2000
690.478

2001
681.265

2002
761.522

2003
762.085

2004
804.125

2005
833.350

2006
845.051

2007
805.000

2008
686.587

2009
608.000 Stima effettuata da UBH e basata sull'ultimo dato dell'Agenzia del Territorio.

Da annotare:

A) Il tracollo delle compravendite incide sulla crisi profondissima delle agenzie immobiliari.

B) Le compravendite sono collassate sul violento braccio di ferro in corso tra proprietari e potenziali acquirenti sul prezzo.
Per UBH (sostanzialmente Grimaldi/ProfessioneCasa) dopo il calo dei prezzi medio del -6,8% nel 2008 quello del 2009 è del -9,7%, con uno sconto medio rispetto al prezzo iniziale salito al 15,3%.

 

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