Debito pubblico italiano
Ieri sono arrivate le stime dell'Isae.
Prevedono un +1,0% del PIL nel 2010 e dell'1,4% nel 2011 con una disoccupazione che si attesterebbe all'8,8% nel 2010/2011 contro il 7,8% del 2009.
La stima del rapporto debito pubblico/PIL è del 114,8% nel 2009, del 117,2% nel 2010 e del 117,8% nel 2011.
Per avere un quadro della situazione occorre guardare al passato.
Il picco del rapporto debito PIL è stato raggiunto nel 1994 quando è andato al 121,8%.
Non significativo, da quel punto di vista, il ruolo del Governo Berlusconi I (che quell'anno restò in carica solo per pochi mesi).
Importante, invece, il ruolo dei governi successivi (Dini, Prodi I, D'Alema I-II, Amato) che portarono il rapporto debito PIL al 108,8% del 2001.
Prendendo i dati ISTAT si vede come gli anni perduti siano stati il periodo che intercorre fra il 2002 ed il 2008, quando il rapporto è stato intorno a 105,7%, prima del rapidissimo peggioramento successivo.
Segnatamente:
2000: 109,2%
2001: 108,8%
2002: 105,7%
2003: 104,4%
2004: 103,8%
2005: 105,8%
2006: 106,5%
2007: 103,5%
2008: 105,7%
2009: 115,1% (è una stima).
Da notare che tutti i paesi stanno affrontando il peggioramento dei conti pubblici dovuto alla cosiddetta "Grande Recessione".
Significativa, da questo punto di vista, la scelta della Germania.
Il 12/6/2009 il Bundesrat concluse un cambiamento importante della costituzione germanica.
Con quel cambiamento dal 2016 il deficit pubblico federale non supererà più lo 0,35% del PIL e dal 2020 i länder non potranno più indebitarsi.
E' stato un cambiamento di fatto bipartisan, visto che la modifica della costituzione venne fatta dalla Grosse Koalition.
Mancano gli interventi dell'Italia, ma la strada potrebbe averla indicata Berlusconi quando ha parlato di necessità di un intervento europeo sulle pensioni.
Sebbene Berlusconi sia stato smentito da Tremonti (veniamo da un intervento recentissimo in materia pensionistica), occorre considerare che le agenzie di rating danno un enorme peso al settore previdenziale.
Lo fanno anche in considerazione del fatto che il debito pubblico previdenziale (inteso come promesse di pagare pensioni in futuro), pur essendo un debito sommerso e non ufficiale, è molto spesso più alto di quello ufficiale.
Inoltre è molto più facile intervenire lì.
Significativo proprio il caso italiano, con le riforme Amato-Dini che ridussero il debito previdenziale italiano dal 300% circa del PIL al 120-130%.
Berlusconi potrebbe sfruttare il fatto che Grecia, Spagna, Francia ed Irlanda (a cui è presumibile che si aggreghino altri) stanno cercando di intervenire sul settore previdenziale.
E' evidente che a questo punto se ne parlerà dopo le elezioni regionali (anzi, è strano che Berlusconi ne abbia parlato in campagna elettorale), però occorre considerare che non c'è spazio per interventi fiscali.
Anche perché è dal gennaio del 1994 che Berlusconi promette di ridurre le tasse.
Poiché dopo 16 anni di promesse di riduzione della pressione fiscale la stessa è più alta di 16 anni fa (e più alta pure dell'ultimo Governo Prodi), Berlusconi è costretto ad intervenire sulla spesa pubblica.
Altrimenti può trovarsi nel 2013 ad elezioni politiche in cui si presenta con una pressione fiscale che resta ben più alta di quella del 1994.
Dopo 19 anni di promesse false sulla riduzione delle tasse, presentarsi con una tassazione addirittura più alta determinerebbe il suo annientamento politico in qualunque paese occidentale.
In Italia forse no, ma la questione è seria.
Tanto seria che Berlusconi ha sollecitato pubblicamente l'Europa ad un intervento congiunto sulla previdenza addirittura durante questa campagna elettorale per le regionali.
Questa pressione potrebbe spingere l'attuale governo a fare la riforma definitiva delle pensioni dopo le regionali, in maniera da avere abbastanza tempo da trarne benefici in vista delle politiche.
Magari con un'argomentazione che potrebbe fare molta presa sull'elettorato: dopo tantissimi pezzi di riforma in tutti questi anni, il suo completamento significherebbe non parlarne più.
Il che, con lo stillicidio di interventi fatti nell'ultimo ventennio, potrebbe essere interpretato da una parte importante dell'opinione pubblica come motivo di sollievo.
In ogni caso, Berlusconi ha una maggioranza ampissima in entrambe le camere grazie a due soli partiti.
Inoltre, ha molto tempo fra elezioni regionali ed elezioni politiche.
Questo lo mette nelle migliori condizioni possibili per chiudere la questione pensioni.
Che poi lo faccia o meno lo vedremo.


