PIL italiano
Ricordo alcuni dati riprendendo l'apposito aggiornamento congiunturale di Ref.
Esso riassume le performance italiane degli ultimi 4 decenni.
Nel decennio 1970-1980 l'Italia è cresciuta ad una media annuale del 3,8%.
Nel decennio 1980-1990 l'Italia è cresciuta ad una media annuale del 2,41%.
Nel decennio 1990-2000 l'Italia è cresciuta ad una media annuale dell'1,59%.
Nel decennio ancora non concluso (2000-2010) la crescita annuale media è stata, per ora, di meno di un terzo di punto percentuale.
Da un certo punto di vista questo decennio potrebbe persino non fare testo, a causa del -1,0% del 2008 e del -5,1% del 2009.
Da notare che l'unico dibattito accanito sulla crescita da noi non sia stato su come migliorare il trend, ma è legato ai mesi di aggressioni da parte di Tremonti verso Bank'Italia perché quest'ultima era accusata di fare stime troppo pessimistiche.
Per chi non lo ricordasse, le stime di Bank'Italia all'inizio del 2009 erano di un -2,0% di PIL per l'anno in esame, mentre il Governo nel DPEF stimava un +0,5% nello stesso anno.
E' finita a -5,1%...
Fermo restando che è impossibile prevedere il futuro, girano stime di crescita per gli anni a venire prossime al punto percentuale.
Il Bollettino Economico di Bank'Italia n° 59 stima un +0,7% nel 2010 ed un +1% nel 2011.
Presumibilmente, dal 2011 al 2013 dovrebbe esserci una ripresa economica un minimo solida, anche se ci vorranno anni per tornare ai livelli del PIL dell'anno pre-crisi (per noi il 2007).
Fa impressione il raffronto con gli USA.
La crisi dei mutui subprime esplode nell'estate del 2007 ed il 15 settembre 2008 c'è stato il crack Lehman Brothers.
Eppure, al contrario dell'Italia, il PIL USA è salito pure nel 2008 (un misero +0,4%, tuttavia in crescita come Eurolandia a fronte del -1,0% italiano).
Nel 2009 il PIL USA è sceso del 2,4% e, con le stime attuali di una crescita nel 2010 del +2/3%, potrebbe tornare ai livelli pre-crisi già quest'anno (mentre non si sa quanti anni ci impiegheremo noi).
E la crisi ufficialmente sarebbe la loro...
Fa il pari con l'11 settembre: abbatterono le torri loro ed entrammo in recessione prima noi.
Diventa anche difficile da commentare....
Da notare come un paese post-industrializzato come l'Italia non possa essere confrontato con i paesi cosiddetti "emergenti".
Il 2010 è realisticamente l'anno del sorpasso della Cina sul Giappone, ma questo vuol dire solo che un miliardo e trecento milioni di cinesi circa produrranno ufficialmente più di centoventisette milioni di giapponesi circa.
Per i later starter è normale crescere di più.
Per fare un esempio particolarmente significativo (visto che da noi è considerato paese sinonimo di povertà, e non a torto), l'Etiopia ha un PIL che ha registrato un +10,9% nel 2006, un +11,1% nel 2007, un +8,5% nel 2008, un +7,5% nel 2009 e le previsioni per il 2010 sono di un +7,0%.
Il tutto va dimensionato per quello che è: in questo decennio il PIL del continente africano è salito in media di circa 5 punti percentuali l'anno, un trend imparagonabile con l'Europa, ma i morti per fame sono lì, mica qui...
E' normale che si parli tanto della Cina perché, essendo il paese più popolato del pianeta (sebbene non tanto più dell'India), in astratto un giorno potrebbe diventare la prima economia del pianeta.
Certi calcoli che girano sui giornali ipotizzano che possano tenere quasi all'infinito gli attuali tassi di crescita, mentre le vicende delle storiche tigri asiatiche come Taiwan e Corea del Sud (e ben prima il Giappone) evidenziano come sia nell'ordine naturale delle cose che i tassi di crescita poi rallentino.
Non è corretto raffrontare l'Italia con i cosiddetti emergenti, è però corretto fare raffronti con gli altri paesi post-industrializzati.
Cosa che fanno in maniera impietosa ogni anno le statistiche internazionali, a partire da quelle dell'Eurostat e dell'OCSE.
Per inciso, è difficile non notare come non ci siano nemmeno tentativi di rimuovere le cause strutturali della minor crescita dell'Italia rispetto agli altri paesi.
Come, fra quelle molto rilevanti, le disfunzioni della giustizia civile.
Difficile non notare come la politica sembri interessata solo a quella penale.
Non che quella penale non abbia problemi, ma l'interesse non sembra quello di risolverli, ma quello di non farsi arrestare...
Google VS Baidu
In merito alla questione Google e mercato cinese, va ricordato che già il 13/1/2010 StatCounter ha evidenziato come, alla fine del 2009, Baidu avesse il 56% del mercato cinese, rispetto al 43% di Google.
Ossia Google in tumultuosa crescita, visto che nel luglio del 2009 stava al 30% rispetto al 68% di Baidu.
Alla fine del 2009 la quota complessiva di mercato della coppia Yahoo! Bing era appena dell'1,18%.
L'analisi in esame è basata su 24 milioni di referring clic raccolti fra luglio e dicembre 2009.
Google è partito in Cina appena nel 2006 e mette a rischio la sua partecipazione al mercato più in espansione proprio quando la leadership di mercato è vicina.
Comunque la si rigiri, fra le società quotate in borsa (e non solo), è assolutamente unica al mondo.
Bank'Italia e fondi chiusi immobiliari
Ieri Bank'Italia ha messo in pubblica consultazione un documento che evidenzia come la normativa attuale (che prevede un limite di indebitamento che è pari al 60% del valore dei beni immobili) sia stata interpretata come un riferirsi al valore corrente degli immobili.
Questo determina una situazione nella quale la capacità dei fondi immobiliari di indebitarsi diminuisce od aumenta a seconda che l'andamento del mercato immobiliare sia negativo o positivo.
In pratica, un effetto prociclico che aumenta la tendenza di questi fondi ad amplificare l'andamento del mercato immobiliare.
Le nuove norme studiate da Bank'Italia prevedono che come valore di riferimento da utilizzare per calcolare la leva finanziaria occorra prendere il valore degli immobili più basso fra costo di acquisto e valore corrente.
Fra le innovazioni del provvedimento di Via Nazionale c'è pure la possibilità offerta alle SGR di non aver bisogno di un'approvazione specifica della stessa Bank'Italia per varare regolamenti dei fondi per quasi tutti i fondi speculativi e riservati, ossia quelli che NON vengono destinati alla clientela retail.
Viene inoltre previsto un rafforzamento dei poteri che le SGR hanno nei confronti dei comitati dei partecipanti (che sono gli organi rappresentativi dei partecipanti stessi).
Da notare che le "osservazioni" degli operatori devono essere presentate entro sessanta giorni.
N.B.:
Lo sconto così ampio che hanno i fondi immobiliari chiusi rispetto al NAV può essere in parte giustificato dal fatto che, investendo parzialmente a leva, con un mercato piuttosto calante come quello del mattone in Italia questi cali possono essere amplificati.
Una riduzione di questa leva rende ancora più protettivo per i nuovi investitori lo sconto rispetto al NAV (attualmente lo sconto medio è prossimo al 30%) rispetto a possibili crolli del mattone in Italia.
Peraltro, ammesso e non concesso che detti crolli ci siano, sebbene il numero di anni di stipendio necessari per comprare casa in Italia sia oggi enormente alto rispetto ad altre realtà (con casi limite come gli USA, dopo la picchiata che hanno fatto i prezzi o la Germania, dove la bolla non c'è nemmeno stata).
Comunque, è un'innovazione che rende questi strumenti un modo più prudente di quanto non fosse nel passato per investire sul mattone.
Fondo immobiliare Obelisco
Ad integrazione di quanto scritto sul fondo chiuso immobiliare Obelisco (Poste Italiane), il calo del NAV di questo fondo nel 2009 è stato del 9%.
Oggi Gruppo Toscano ha comunicato la sua stima relativa al calo degli immobili in Italia nel 2009 (-8%).
I due valori sono simili (il fatto che lo siano così tanto è del tutto accidentale).
In ogni caso, scommettere sui fondi chiusi immobiliari che investono in Italia è, ovviamente, scommettere sul mattone italiano.
Da notare che questi fondi tendono ad amplificare il trend del mattone perché operano a leva.
Ad esempio, la leva stimata per Obelisco è del 38%.
Questo tendenzialmente aumenta la redditività di questo tipo di fondi in un contesto di mercato in crescita ed aumenta i danni in un contesto di mercato calante.
Da notare che Obelisco ha deciso di non erogare dividendo nel 2010.
Questo gli permette di ridurre l'indebitamento e quindi la leva.
Per meglio comprendere la situazione, la leva è una cosa normale nel settore immobiliare anche nelle compravendite fra privati.
Se stipuli un mutuo versando appena il 20% dell'importo complessivo, la leva è del 400%.
In pratica, versi 20 ed ottieni un finanziamento di 80, il quadruplo, appunto.
Con un mercato in calo dell'8% (prendendo per buone le stime del Gruppo Toscano di oggi), investendo 20 e perdendo 8 la perdita sull'investimento sarebbe del 40% (a cui vanno aggiunte le spese per la compravendita).
E' un esempio terra terra e semplice semplice per spiegare come la leva, che pure nell'investimento nel mattone è la prassi, renda lo stesso potenzialmente molto speculativo.
In ogni caso, la leva di questi fondi è decisamente bassa rispetto a quella tipicamente usata dalle famiglie.
Questo breve articolo serve a precisare due cose:
A) Il NAV costituisce una stima del patrimonio del fondo che, ovviamente, può variare.
B) La leva amplifica i movimenti (anche se l'anno scorso Obelisco ha retto bene), questo riduce il margine di protezione perché uno sconto enorme sul NAV come quello attuale (prossimo al 50%) può essere annullato da un calo del mattone in Italia di dimensione significativamente inferiore.
Anche se in questo caso occorrerebbe proprio un tracollo del mattone in Italia od una gestione fallimentare delle operazioni da parte del gestore nella fase di investimento o di chiusura del fondo (quando dovranno dismettere gli immobili).
C) Con sconti così rilevanti rispetto al NAV (che è il valore periziato periodicamente degli immobili di proprietà del fondo diviso per il numero delle quote del fondo stesso) questi fondi sono uno strumento meno pericoloso dell'investimento diretto nel mattone. Permettendo, peraltro, di non investire su un singolo immobile, con tutto quello che comporta.
Al solito, non è un invito ad investire.
Annoto, peraltro, che la situazione sarà molto più chiara quando i tassi torneranno a salire.
Il fatto è che i cali del mattone sono stati limitati dalla scarsa concorrenza delle obbligazioni e da bassi tassi dei mutui.
Quando i tassi torneranno a salire occorrerà vedere se i prezzi degli immobili terranno.
Se slittano giù, la pur modesta leva di questo tipo di fondi potrebbe far scendere significativamente i loro NAV riducendo la potenziale redditività che deriva dal loro essere così a sconto rispetto ai propri fondamentali.
Cina e inflazione
Un freschissimo studio di Bank'Italia evidenzia il ruolo dei prodotti cinesi nel contenimento dell'inflazione in Italia.
Segnatamente, lo studio di tre economisti di Via Nazionale spiega come la crescita del Made in China abbia colpito pesantemente la nostra economia andando a fare concorrenza all'Italia in settori per noi rilevanti come tessile, abbigliamento, calzature e mobili.
Per contro, lo studio di Matteo Bugamelli, Silvia Fabiani ed Enrico Sette (titolo: "L'effetto pro-competitivo delle importazioni dalla Cina") evidenzia come nel periodo considerato (2000-2005) l'inflazione sia stata di circa mezzo punto percentuale l'anno inferiore rispetto a quella che sarebbe stata senza la crescita delle quote di mercato dei prodotti cinesi.
Da notare che questo studio tratta del passato, non dà indicazioni sul futuro.
Peraltro è difficile non notare come l'attuale importante crescita dei salari cinesi disegni uno scenario potenziale molto diverso per il futuro.
E' possibile che nel decennio appena iniziato l'impatto della Cina sulla nostra economia sia di segno completamente diverso, non portando benefici sul fronte inflazionistico ma portando benefici sul fronte della crescita.
Fra l'altro l'Italia non sembra minimamente messa male, soprattutto rispetto al fenomeno dei nuovi ricchi cinesi.
Fenomeno che è peraltro oltremodo difficile da analizzare, non foss'altro perché quelli che apparivano nelle classifiche dei neomilionari (in dollari americani) nel 1999 sono stati, nel decennio successivo, arrestati in circa la metà dei casi.......
Assicurazioni ramo danni, il triste destino delle tariffe assicurative
MiFi di oggi ha pubblicato, come accade via via, dati molto interessanti.
Con riferimento al settore assicurativo non ci sono ancora i dati completi relativi al 2009, quello che si sa è che saranno peggiori di quelli del 2008.
Sono stati evidenziati, invece, i dati del conto tecnico delle assicurazioni italiane relativi al dicembre 2008.
Che fossero pessimi lo presumevo basandomi sui dati delle società quotate in borsa, ma avevo il dubbio che le piccole compagnie potessero stare un pò meglio.
Invece il quadro è tetro:
Rc autoveicoli - perdita di 92 milioni di €.
Infortuni - utile di 481 milioni di €.
Malattia - perdita di 103 milioni di €.
Incendio ed elementi naturali - perdita di 133 milioni di €.
Rc generale - perdita di 209 milioni di €.
Non che sia una novità che nelle fasi di crisi capannoni e fabbricati vadano a fuoco perché i conti dell'azienda quadrano meglio così ma, se politici ed pseudoassociazioni di consumatori non fanno meno demagogia d'accatto, la strada degli aumenti delle tariffe è segnata.
Il problema è che per loro i truffatori sono sempre elettori ed associati.
Tuttavia, sta in piedi meno di un serpente zoppo chiedere alle assicurazioni di contenere le tariffe trovando spazio a discapito dei propri utili, visto che quegli utili non ci sono proprio.
Della serie: è difficile trovare un gatto nero in una stanza buia, specialmente quando il gatto non c'è.
Di recente ci sono stati eventi nuovi a creare danni alle compagnie come il terremoto dell'Aquila, la frana di Messina e le nuove tabelle stabilite dal Tribunale di Milano per i risarcimenti alla persona (con conseguente aumento dei costi dei sinistri).
Però, mentre per i disastri naturali non si può fare granché, sarebbe anche l'ora che la legislazione permettesse alle compagnie assicurative di difendersi dagli abusi che subiscono e che vengono successivamente scaricati sulle persone per bene.
Una politica volta al contenimento/riduzione delle tariffe deve per forza puntare alla riduzione delle spese.
Non può certo puntare sulla riduzione degli utili delle compagnie, che neanche ci sono e che invece ci debbono essere.
Ci debbono essere perché è impossibile che le compagnie esercitino la loro funzione sociale "assicurativa" con i conti in rosso.
Che cosa puoi assicurare, sia che si tratti di pensioni private che di qualunque altra cosa, se tu compagnia sei la prima ad avere i conti in condizioni precarie?
Se uno effettua dei versamenti per avere, ad esempio, una pensione privata, non dovrebbe avere nessun margine di dubbio sul fatto che i conti della compagnia siano solidi (quello che non è successo in USA con AIG).
Beating the dealer- Beating the Dow
Pochi conoscono in Italia Edward Thorp.
Si tratta di un antesignano dell'applicazione alla finanza di equazioni ed algoritmi.
Viene considerato una sorta di capo spirituale dei "quant", i matematici che imperversano a Wall Street.
Per inquadrare il soggetto, Thorp a sette anni calcolava in volata quanti secondi ci siano in un anno.
Quando faceva il professore al Massachusetts Institute of Technology (il cosiddetto MIT) di Boston dimostrò per primo come si potesse vincere nei casinò contando le carte nel blackjack.
A Las Vegas raddoppiò i diecimila $ che gli erano stati messi a disposizione da un investitore che era rimasto colpito dal suo metodo.
Metodo che venne illustrato nel saggio Beat the dealer del 1962.
Assieme ad un altro matematico, Thorp sviluppò pure il primo "computer indossabile", un elaboratore rudimentale con il quale i due tentarono di vincere pure alla roulette.
Poi passò alla finanza.
Nel 1965 creò il fondo Princeton-Newport partners.
Si trattava del primo HF (Hedge Fund) con operatività basata su equazioni create per guadagnare sia con il mercato in salita che con il mercato in discesa.
I cosiddetti "quant" hanno subito il primo tracollo con il crac del 1987.
Situazione analoga con la crisi dei mutui subprime, quando le loro equazioni sono andate in tilt a causa del panic selling.
Scott Patterson spiega come i modelli matematici abbiano sempre avuto difficoltà nel prevedere gli eventi inaspettati che determinano violente fluttuazioni nei mercati.
Patterson è l'autore di un saggio, "The Quants" (sottotitolo: "Come una nuova razza di geni della matematica ha conquistato Wall Street e l'ha quasi distrutta."), recentemente pubblicato dall'editore Crown.
Il caso di Thorp è abbastanza singolare perché il fondo che amministra personalmente ha driblato il crollo del mercato immobiliare, ma la maggior parte del suo denaro era stato messo in HF che traboccavano di titoli tossici e che hanno recuperato solo in parte.
A "fare il verso" a "Beating the dealer" di Thorp venne pubblicato nel 1990 "Beating the Dow" di O'Higgins.
Fa parte della vastissima varietà di tentativi di usare matematica e/o statistica per fare denaro con la finanza.
Il metodo di O'Higgins è una versione della strategia "The dogs of the Dow".
Alcune note:
A) Dow sta per Dow Jones Industrial Average, indice che a sua volta prende il nome da Charles Henry Dow (fra l'altro fondatore del Wall Street Journal e, con la "Teoria di Dow", padre dell'analisi tecnica) ed Edward Jones.
B) Dogs, ossia cani, sta per "titoli trattati da cani", ossia ingiustamente maltrattati dal mercato (la logica è cercare titoli che valgano di più di quello che quotano).
Di base, il metodo noto come "The dogs of the Dow" consiste semplicemente nell'acquistare ogni prima giornata borsistica dell'anno i dieci titoli del Dow Jones (che ne comprende appena 30) che nell'arco dei dodici mesi precedenti hanno dato il dividendo percentualmente più alto rispetto alla quotazione dell'azione, investendo su ognuna delle dieci azioni la stessa quantità di denaro.
Poi, a distanza di un anno, rifare la stessa cosa mantenendo in portafoglio solo i titoli che continuano ad essere nella top10 come redditività da dividendi.
E' un approccio estremamente rozzo per individuare titoli sottovalutati.
Approccio che però dal 1983 ad oggi ha determinato una performance media annua più alta dell'indice: 18% contro il 15%.
Da notare che tre punti percentuali l'anno di differenza sono uno sproposito in un piano di accumulo previdenziale che punti a versare un premio unico finale ad una compagnia assicurativa: significa (a causa dei vantaggi dell'interesse composto) poter avere anche il doppio o più della pensione privata rispetto a quello che si sarebbe potuto avere altrimenti.
La variante di Michael O'Higgins proposta all'interno del testo "Beating the Dow" parte dallo stesso approccio ma ordina per prezzo la lista dei dieci titoli con i dividendi migliori.
In pratica, le 5 azioni meno costose del gruppo (chiamate Flying Five) sono da comprare e gestire con lo stesso approccio dei Dogs of the Dow.
Dal 1983 l'approccio di O'Higgins ha determinato un rendimento annualizzato del 19,4%.
C'è un'ulteriore versione elaborata del celebre sito di investimenti The Motley Fool.
Essa cerca di combinare le prime due.
La Foolish Four in realtà sembra un approccio del tipo: torturate i numeri e vi confesseranno la verità.
Ossia: avendo già i dati del passato, fare dei contorsionismi per trovare un metodo che li prevedesse.
Non c'è particolare base logica che faccia presumere che il futuro vada così.
Comunque, per la cronaca, la Foolish Four si ottiene dividendo il rendimento dei trenta titoli del Dow Jones per la radice quadrata del rispettivo prezzo.
Poi si organizzano i risultati andando in ordine decrescente, si scarta il primo titolo della lista così ottenuta e si acquistano i 4 immediatamente successivi, tenendoli al solito per tutto l'anno.
Sempre per la cronaca, nell'ultimo quarto di secolo il rendimento medio annuo di questa strategia è stato del 24,5%.


