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Downgrade della Grecia

di borsa-finanza00com (27/04/2010 - 21:59)

E' stata una giornata importante per il declassamento della Grecia da parte di Standard & Poor's che ha attribuito ai suoi titoli pubblici un rating "spazzatura".

Fra le moltissime cose che sono state scritte mi sembra che manchino dei dati statistici.

I rating emessi da queste società sono eternamente criticati per conflitti di interessi e per gli errori del passato (del resto nessuno è in grado di prevedere il futuro).

Sono andato a cercare un po' di statistiche del passato.

Quelle pubblicate da S&P nel recente passato evidenziano come soltanto lo 0,32% dei titoli con rating investment grade (ossia "ad alta affidabilità") sono andati in default nel 2009 contro il 9,23% dei titoli con rating speculativo (come quello a cui sono stati declassati oggi i Titoli di Stato della Grecia).

In sostanza: nessuno può realmente prevedere il futuro, però oggettivamente i rating non sono "sparati" a caso.

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Andamento PIL

di borsa-finanza00com (18/04/2010 - 12:01)

Riprendendo i dati dei Bollettini economici di Bank'Italia e della BCE (per caso usciti in contemporanea il 15/4/2010) il quadro diventa ancora più chiaro.

Da notare che Bank'Italia non propone sue previsioni per il 2010, ma presenta le medie degli analisti privati.

Segnatamente: Cina +10%, India +8%, Brasile +5,5%, USA +3%, Giappone +2%, Eurolandia +1%.

Non ci sono cifre sull'Italia ma la stima del Fondo Monetario Internazionale è del +0,8%, mentre altri prevedono ancora meno.

Per avere un quadro esauriente questi dati, esclusivamente previsionali, vanno integrati con i dati "di pietra" del 2009.

Segnatamente: Cina +8,7%, India +7,2%, Brasile +4,9%, USA -2,4%, Eurolandia -4,1%, Italia -5,1%.

Per trovare un paese peggiore occorre andare sulla Russia del 2009 con il suo -5,7% e quella più che una nazione è un derivato sulle materie prime avendo la metà del bilancio pubblico espressione degli idrocarburi (ed il petrolio è stato basso l'anno scorso, addirittura nel gennaio del 2009 era sceso a 33 dollari per barile, lontanissimo dai livelli attuali).

Ampliando l'orizzonte, nonostante la crisi in atto il trentennio 1980-2010 è stato eccezionalmente prospero per l'umanità.

In questo arco temporale il PIL pro capite dei cinesi (circa un quinto dell'umanità) è quasi decuplicato, mentre quello degli indiani (circa un quinto dell'umanità) è quasi triplicato.

Da considerare a parte le crescite fenomenali di tigri asiatiche come Corea del Sud, Singapore e Taiwan, visto il loro ridotto numero di abitanti.

A fronte di questo il PIL pro capite di italiani, tedeschi, francesi e giapponesi è cresciuto di un 50-60%, quello degli americani del 75% e quello degli inglesi del 93%.

Da notare come il pendolo della storia economica abbia cambiato direzione: fra il 1950 ed il 1980 il Giappone aveva sestuplicato il reddito pro capite, l'Italia lo aveva quasi triplicato e la Francia raddoppiato.

Nello stesso arco temporale il PIL pro capite cinese era salito di 1,4 volte, mentre quello dell'India di 0,7 volte.

In larga parte la differenza è stata dettata dal fatto che Cina ed India hanno abbracciato l'economia di mercato (l'India come più grande democrazia del pianeta, la Cina come più grande dittatura del pianeta) riprendendosi ciò a cui avevano rinunciato.

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Tariffe assicurative

di borsa-finanza00com (15/04/2010 - 19:19)

Aggiornamento sullo stato delle tariffe assicurative.

Le stime delle associazioni dei consumatori, al solito non si sa prese da dove e comunque di pura fantasia, parlano di un +15/20% per i ciclomotori e +31% per i motocicli.

La cosa farebbe esultare analisti ed imprese assicurative e spingerebbe molto in su le quotazioni delle assicurazioni.

In realtà i fatti stanno in maniera completamente diversa.

E ben si vede da quotazioni come quelle di Fondiaria-SAI (per citare un leader del settore RC auto): staziona poco sopra quota 11 €, sotto di una settantina di punti percentuali dai massimi precrisi del 2007, quando sfiorò i 40 €.

Ed il problema delle assicurazioni italiane non è nel settore vita, ma principalmente proprio nel settore danni, soprattutto per le voragini che hanno nel settore auto.

Gli analisti fanno notare come le rilevazioni ISTAT indichino un aumento medio delle tariffe Rc Auto del 7% anno su anno prendendo come riferimento febbraio.

Tuttavia i dati ISTAT, pur corretti, sono calcolati soltanto in base ad alcuni profili fissi.

Le compagnie, nel presentare i dati di fine 2009 (e di certo non hanno interesse a presentare in borsa dati sfavorevoli) denunciano incrementi medi compresi fra il 3-5%, peraltro con premi medi complessivi ancora non in crescita a livello di mercato italiano.

Le stime degli analisti per il 2010 sono di un anno ancora in perdita per molte compagnie.

Ed è una cosa non tollerabile a lungo perché, se tutte le aziende debbono fare utili, per le assicurazioni la cosa ha una valenza diversa: come puoi stipulare delle "pensioni private" con soggetti con i conti claudicanti?

Se non sono in grado di garantire nemmeno sé stesse, come puoi dargli fiducia nel garantirti una pensioncina di scorta in futuro?

Questo lo sanno benissimo e sentono anche la pressione di dover aggiustare i propri conti in tempi ragionevoli.

I dati sul combined ratio (la percentuale del premio nel ramo danni che serve a coprire le spese) 2009 sono comunque agghiaccianti rilevando perdite che erano previste, ma non certo con questa intensità.

Alcune cose da annotare:

A) Ad ogni recessione c'è un'impennata delle truffe (anche se non è stato certo l'unico fattore rilevante del 2009, sebbene realisticamente svetti), quasi come se le assicurazioni private fossero percepite come ammortizzatori sociali, anziché aziende private.

B) Quella del 2008-2009 è stata una recessione "extralarge", con tutto quello che ne è conseguito.

C) Finché politici ed associazioni di consumatori continueranno a considerare i truffatori innanzitutto elettori ed associati prima o poi quei sovraccosti si scaricheranno sugli assicurati onesti.

Anche se per ora è successo in maniera limitata non è detto che continuerà così.

Le compagnie stanno facendo un lavoro importante (anche su pressione dell'ISVAP) per lavorare sul fronte della riduzione dei costi anziché degli aumenti tariffari, ma il Parlamento dovrebbe cambiare completamente strada e metterle davvero in condizione di contrastare le truffe.

Ci sono state anche polemiche al limite del grottesco come quando l'ISVAP (la loro Bank'Italia, per capirci) le ha sostanzialmente accusate di autosabotarsi i call center in zone come Napoli e Caserta per cercare di aggirare i doveri che hanno essendo l'RC auto un'assicurazione obbligatoria.

E' del tutto inutile invocare la concorrenza fra soggetti che continuano ad essere in perdita.

La concorrenza esercita pressioni verso il ribasso degli utili ma nessuno, in nessun settore ed in nessuna parte del pianeta fa a gara a chi accumula più perdite.

Prendendo per buone le stime degli analisti (che, al solito, sono previsioni e vanno prese per tali) potrebbero esserci compagnie in perdita anche nel 2011 e la crisi potrebbe durare mediamente 6 anni portandole ai livelli pre-crisi del 2007 solo nel 2013.

Che stiano cercando di farlo sul fronte dei costi più che delle tariffe è difficile da criticare.

Ma andrebbero anche aiutate.

Non foss'altro perché, detto anche a costo di essere ripetitivo, alla fine a pagare finiscono per essere quelli onesti visto che le compagnie stanno cercando di rimettere in piedi le baracche sul piano dei costi (e ben lo sanno tanti che ci lavoraVAno) ma se non ce la faranno così i conti li faranno tornare lo stesso.

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Valore EURO dollaro

di borsa-finanza00com (09/04/2010 - 10:08)

Occorre distinguere fra il valore di un bene e le sue attuali quotazioni.

Tanto per citare Warren Buffett: "Price is what you pay. Value is what you get.".

Poi, una volta che hai ottenuto un valore molto più alto del prezzo pagato, puoi dover aspettare tempi anche lunghissimi perché le quotazioni si allineino ai fondamentali.

O, peggio ancora, i fondamentali si possono sgretolare.

Fra i fondamentali delle valute spicca la Purchasing Power Parity (Parità di Potere d'Acquisto, l'idea della PPP nasce già nel XVI secolo con la Scuola di Salamanca) che serve a valutare, appunto, la reale capacità di acquisto di una moneta e, conseguentemente, il suo valore "reale".

Nel caso del cambio EURO dollaro la PPP è storicamente molto stabile perché Eurolandia e gli USA hanno un'inflazione molto simile.

Attualmente l'OCSE stima il valore effettivo dell'EURO intorno ad 1,17 dollari USA ma, pur avendoci sostanzialmente oscillato intorno in questi anni, il cambio non si è fermato praticamente mai esattamente sulla PPP (né lo farà in futuro).

I movimenti che stanno avvenendo attualmente (anche a causa della crisi greca) non stanno portando ad un EURO debole, contrariamente a quanto dicono i telegiornali, bensì lo stanno spingendo verso quotazioni più congrue.

E' utile valutarne le conseguenze.

Lo studio principale che viene usualmente utilizzato come riferimento è quello presentato da economisti dell'OCSE (OCSE in italiano, la versione anglofona è Oecd) nel 2001 (Dalsgaard, Andrè and Richardson, dal titolo "Standard Shocks in the Oecd Interlink Model").

Veniva stimato che un deprezzamento dell'EURO del 10% determinasse una crescita economica di Eurolandia dello 0,6% sia nell'anno successivo che in quello seguente.

Questo a fronte di un incremento dell'inflazione dello 0,4% nei 2 anni successivi.

In pratica, l'impatto sulla crescita è enormemente più basso della percezione comune (almeno in Italia).

In ogni caso, è modesto anche l'impatto sull'inflazione.

Comunque, per recuperare il terreno perso nel biennio 2008-2009 (PIL a -1,0% nel 2008 e -5,1% nel 2009) un ridimensionamento dell'EURO che lo spinga verso la PPP è una spintarella utile, ma non altro.

Per contro, un incremento modesto dell'inflazione probabilmente non spingerebbe la BCE ad intervenire con forza.

Fra le tante cose che occorre considerare è che pesa ancora l'errore che fece la FED nel 1937, quando una stretta creditizia troppo affrettata colpì sul nascere la faticosa ripresa successiva alla crisi partita dal 1929.

Con una FED che tiene tassi bassissimi pure la BCE si trova con le mani abbastanza legate.

Questo ricordando comunque i limiti delle banche centrali.

I telegiornali continuano a sostenere che negli USA hanno tassi più bassi che in Eurolandia.

Probabilmente l'errore in cui cadono è indotto dal fatto che riportano sempre le notizie sui tassi ufficiali delle banche centrali.

Tuttavia, i tassi che le banche centrali condizionano fortemente sono quelli a breve ed il fatto che la FED tenga il principale tasso ufficiale fra lo 0 e lo 0,25% (rispetto al comunque bassissimo 1% della BCE) condiziona pesantemente solo i tassi di mercato a breve.

Per contro, basta guardare i tassi di mercato a lungo per verificare come siano più alti quelli USA, riflettendo le aspettative dei mercati di inflazione e crescita più significativi negli USA che non in Eurolandia.

Anche per questo è improprio pensare che l'EURO abbia più forza per tassi più alti, essendo questo vero solo per i tassi a breve.

Da notare come l'aumento della componente speculativa nel mercato dei cambi li renda sempre più instabili e più portati a girare intorno a propri fondamentali piuttosto che ad appiattirsi sugli stessi.

E' possibile che la politica (o le pressioni delle banche centrali sulla stessa) rimuova parte degli elementi che determinano l'attuale successo del Forex (ed alcune dichiarazioni di Draghi sembrano andare in questa direzione).

Tuttavia, quegli elementi attualmente ci sono e sono rilevanti nel rendere così intense le speculazioni sul mercato dei cambi.

Infatti, non ci sono praticamente costi di transazione essendo applicati dai broker degli spread minuscoli.

Inoltre, spesso mancano interessi sui margini (oppure vengono limati applicando un costo soltanto sul delta di tassi fra le diverse divise) e la leva è straordinariamente elevata.

In sostanza, si può speculare per importi elevati pur mettendo poco denaro e si possono tenere le posizioni aperte a lungo, il tutto con costi di intermediazione estremamente modesti.

Inoltre, per importi modesti, si è esenti dalla tassazione sui capital gain.

Il Forex sta diventando sempre più rilevante, rendendo sempre più speculativo questo mercato e quindi, potenzialmente, staccato dai fondamentali e dalla capacità delle banche centrali di spingere le quotazioni su livelli "ragionevoli".

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