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L'impatto della manovra sui fondi immobiliari

di borsa-finanza00com (31/05/2010 - 11:54)

I fondi immobiliari, sia quando si tratta di REIT (Real Estate Investment Trust) sia quando si tratta di fondi immobiliari quotati in Italia tendono a trattare a sconto sul NAV (Net Asset Value, nello specifico il valore stimato degli immobili che inglobano), anche per la scarsa liquidità delle quote di questi fondi.

Occorre sempre considerare che il NAV costituisce il valore stimato.

E' vero che si tratta di stime indipendenti tuttavia, ammesso e non concesso che sia possibile fare stime perfettamente oggettive (possibilità che nel mattone non c'è) occorre considerare il trend del mercato (oltre a maldestre operazioni di liquidazione, anche se il caso di BNL Portafoglio Immobiliare Crescita è difficilmente ripetibile).

La Banca d'Italia ha parlato di una stabilizzazione dei prezzi degli immobili in Italia nel primo trimestre di quest'anno.

Da notare come ci fosse il primo impatto dell'ultimo Scudo fiscale e come questa struttura dei tassi, ai minimi storici di sempre, freni al massimo la caduta, tenendo schiacciati verso il basso sia i tassi dei mutui che la competitività delle obbligazioni.

Per avere il senso di quanto siano straordinariamente compressi verso il basso i tassi attuali non basta pensare al fatto che siano i più bassi dai tempi dell'Euro, poiché l'Euro esiste da solo un decennio.

La situazione si capisce meglio guardando i tassi della più antica banca centrale del mondo, la Bank of England: attualmente ci sono i tassi più bassi dal 1694 (peraltro l'anno della sua fondazione).

Il vero crash test per l'immobiliare italiano ci sarà quando i tassi torneranno più in linea con le medie storiche, ossia quando aumenteranno i tassi variabili dei mutui e l'obbligazionario sarà un concorrente importante degli affitti (e senza rischi di morosità, costi di manutenzione eccetera).

Considerando che ci sono sconti sul NAV anche del 50% (come nel caso di Obelisco, fondo emesso dalle Poste Italiane) attualmente i fondi possono costituire un investimento molto più prudente rispetto all'acquisto diretto del mattone (oltretutto può essere fatto con importi modesti).

Può essere persino fatta con una sottospecie di mutuo, considerando che i fidi garantiti da titoli non hanno tassi particolarmente esosi (SE la banca valuta positivamente i titoli dati in garanzia e SE il cliente ha altre garanzie reddituali e/o patrimoniali).

La situazione è oltremodo interessante anche perché i NAV attuali dei fondi immobiliari quotati in Italia sono credibili sia considerando i valori di singole cessioni di immobili avvenute in tempi recenti sia considerando gli introiti degli affitti.

Sono affitti che lasciano presumere valutazioni corrette degli immobili affittati (a meno che gli affittuari non siano particolarmente "generosi", il che sarebbe comunque un valore in sé).

Il fatto però è che l'attuale manovra economica del Governo Berlusconi non è minimamente chiara.

Anche sul forum di Finanzaonline non si riesce ad avere un'interpretazione univoca.

Quello che si è capito è che un'aspirazione dell'intervento governativo è quella di colpire i fondi familiari che sono fondi fittizi fatti per ottenere la fiscalità agevolata dei fondi immobiliari rivolti ai risparmiatori.

Questo è un bene, perché si tratta di combattere un tentativo di "fregare" il fisco.

Come è un bene che nel documento governativo si sostenga che il provvedimento non colpirà i retail.

Il fatto è che esistono fondi immobiliari quotati con flottante bassissimo e non è chiaro se verranno graziati per la presenza di piccoli risparmiatori o no, visto che lo scarsissimo flottante dà proprio il senso di come i risparmiatori partecipino in misura abbastanza marginale.

Senza contare che l'intervento fiscale del governo, indipendentemente da chi colpisca e dall'entità con cui lo farà, cambia le regole del gioco in corsa.

In Italia c'è una certa tolleranza sulla cosa.

Tuttavia, nei paesi finanziariamente civilizzati, cambiare le regole del gioco in corsa è considerata una cosa intollerabile.

C'è la concretissima possibilità che ci siano ondate di vendite da parte degli investitori esteri sostanzialmente a prescindere.

Vendite ben al di là del danno determinato dall'inasprimento fiscale.

La cosa più triste è che il problema non riguarda solo questo specifico settore: gli scarsi investimenti attratti dall'Italia a tutti i livelli dipendono anche dall'abitudine dei governi di proporre norme confuse.

Scarsi investimenti significano anche meno sviluppo ed occupazione.....

Paradossalmente, la situazione è interessante ANCHE per questo.

Questo nel senso che, attualmente, gli sconti sui NAV sono talmente alti da renderli un investimento comunque più prudente rispetto a quello diretto nel mattone.

Se il Governo Berlusconi, anche per il modo confuso in cui sta portando avanti il provvedimento (e l'incertezza è odiata dai mercati), abbattesse le quotazioni, potrebbe determinare occasioni d'acquisto irripetibili.

Fra l'altro potenzialmente fatte a leva, perché le quote di fondi immobiliari a sconto non sono certo sgradite dalle banche come titoli dati in garanzia.

Nel caso di fido garantito da titoli di questo genere il raffronto con il mutuo è improprio anche perché si tratta di finanziamenti in cui si pagano solo gli interessi e non la quota capitale.

Per contro, i dividendi sono dati in parte rilevante da rendita da affitti.

Con tassi così bassi può anche succedere che siano più i dividendi netti che non i tassi da pagare e che si possa aspettare tranquillamente la liquidazione del fondo, quando NAV e quotazioni dovranno convergere più o meno bene.

Il livello dei tassi dipende comunque in buona parte dalla valutazione che la banca ha del cliente: ci sono clienti che hanno valutazioni tali che possono investire bene in leva bancaria, altri no.

Peraltro, la natura dei fondi li rende di base adatti all'investimento diretto e non a leva (quelli immobiliari danno un'opzione in più perché ciò che è mattone tende ad essere considerato più valido dalle banche come strumento di garanzia).

Realisticamente ci vorrà tempo per sapere cosa sta facendo l'attuale governo.

Tuttavia, la situazione merita di essere studiata.

Anche perché un conto è comprare immobili un po' a sconto, ma comprarli a prezzi anche dimezzati è ormai possibile solo tramite questi fondi.

Se sei Scajola è tutt'altra storia, ma per i non politici non è che ci siano tante occasioni e richiedono tutte studio ed una certa tempestività.

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Statistiche di borsa

di borsa-finanza00com (29/05/2010 - 20:54)

Le statistiche di borsa sono oggetto di un'infinità di studi per motivi evidenti.

Alcune sono apparentemente stravaganti, come quelle inerenti l'ultima cifra dell'anno in esame (in questo caso, lo zero).

La stragrande maggioranza degli studi statistici sono riferiti, ovviamente, al mercato USA.

Molti sono legati al ciclo presidenziale.

Da notare come il secondo anno del ciclo presidenziale (per Obama il 2010) sia tradizionalmente il peggiore dei quattro.

Da notare, soprattutto, come ininterrottamente dal 1933 i primi nove mesi del secondo anno del ciclo presidenziale siano tradizionalmente deboli.

Spicca però un dato: partendo da fine settembre e per i dodici mesi seguenti (praticamente il 4° trimestre del 2° anno presidenziale ed i primi 3 trimestri del successivo) c'è stata ampia soddisfazione per gli investitori.

Infatti, dal 1933 ad oggi, in questo arco temporale non ci sono mai state performance borsistiche negative ed il risultato meno positivo è stato di un +6,6%.

Forse perché nell'ultimo trimestre del secondo anno del ciclo presidenziale vengono poste le premesse per la seconda metà del quadriennio.

Seconda metà che punta ed essere di ciclo economico espansivo per arrivare nelle condizioni più favorevoli possibili alle successive elezioni.

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Svalutazione dell'Euro sul dollaro USA

di borsa-finanza00com (26/05/2010 - 22:09)

Solo una nota sull'ultimo studio dell'OCSE relativo all'impatto di un 10% di svalutazione dell'Euro rispetto al dollaro USA.

Questo si traduce nell'aumento di un punto percentuale del PIL su un periodo di dodici mesi, con un incremento dell'inflazione fra lo 0,5% e l'1%.

Da notare che queste stime sono necessariamente del tutto approssimative.

Ad esempio, nessuno è stato in grado di stabilire la correlazione esatta fra Euro e petrolio.

Quello che si sa con certezza è che, mentre quando la lira si indeboliva l'impatto del maggior costo del petrolio arrivava appieno, un rafforzamento del dollaro USA rispetto all'Euro tende a far scendere il prezzo del petrolio in termini di dollari al barile.

Inoltre, non si sa che impatto possa avere sulle valute legate al dollaro USA.

Ad esempio, pare che la Cina sia orientata a rinviare per l'ennesima volta la rivalutazione dello Yuan rispetto al dollaro USA, proprio per l'andamento dell'Euro, che è calato rispetto al dollaro USA avvicinandosi alla Parità di Potere d'acquisto.

In ogni caso, nulla di particolarmente nuovo.

Le svalutazioni non sono un affare, però in questa fase la fame di crescita economica è molto più consistente della paura dell'inflazione.

Inoltre l'attività delle banche centrali, che stanno schiacciando verso il basso i tassi di interesse, può fare in modo che l'incremento dell'inflazione non comporti significativi aumenti del costo dei debiti pubblici.

E' del tutto irrealistico che i BOT possano avere un rendimento reale (ossia superiore all'inflazione) per un periodo molto prolungato.

Da notare che praticamente tutte le ultime emissioni sono state con rendimento reale negativo (ossia inferiore all'inflazione) e, nonostante questo, continuano a pagare una tassazione sulle rendite finanziarie (12,5%).

Peccato che venga pagata su tassi reali negativi, rendendoli ancora più negativi.

Peraltro, ciclicamente c'è chi propone di aumentare la tassazione sulle cosiddette rendite finanziarie (attualmente, fra i partiti in Parlamento solo l'Italia dei Valori, a cui si somma la sinistra extraparlamentare).

Ovviamente, in caso di crisi greca estesa all'Italia, l'innalzamento del premio di rischio sull'Italia potrebbe portare a rendimenti reali positivi.

Oltre a non essere auspicabile, per motivi evidenti, va notato come la Grecia abbia dovuto chiedere soccorso per avere tempo di ridurre un terrificante deficit primario (quello a cui vanno sommati gli interessi sul debito) che era arrivato all'8,5%.

L'Italia ha un deficit primario ai minimi termini, solo uno zero virgola.

Da notare come l'Italia abbia una consolidata abitudine a conseguire avanzi primari (attivi di bilancio prima degli interessi).

Ottenne questo risultato già ai tempi della supermanovra correttiva del primo Governo Amato.

Dal 1992 ad oggi l'Italia è stata praticamente sempre in avanzo primario ed i suoi deficit sono stati quasi sistematicamente determinati dagli interessi sul debito.

In pratica, se l'Italia si fosse comportata sempre come negli ultimi 18 anni il suo debito pubblico non sarebbe nemmeno mai nato.

L'entità degli interventi correttivi che servono in Italia sono molto più contenuti.

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Utili in crescita nella borsa italiana (che รจ ampiamente sotto le quotazioni di inizio anno)

di borsa-finanza00com (17/05/2010 - 23:32)

Era ragionevole aspettarsi delle trimestrali positive, soprattutto per il confronto con quelle del primo trimestre 2009, che era stato un trimestre pesantissimo per l'economia reale.

La settimana scorsa è arrivata una fondamentale pioggia di trimestrali perché c'erano, fra le altre, quelle di UNICREDIT, ENEL, GENERALI ed Intesa SanPaolo.

Da ricordare che circa metà della capitalizzazione della borsa italiana è fatta da cinque giganti, i quattro in esame ed, ovviamente, ENI (che aveva già presentato i conti, nitidamente positivi).

Milano Finanza ha pubblicato le tabelle con tutte le trimestrali ed ha calcolato un incremento degli utili del +13,02%.

Da notare come il raffronto sia reso improprio da alcune voci che rendono i risultati non esattamente confrontabili.

Svettano, in questo senso, le imposte differite di 511 milioni di Euro del primo trimestre 2009 per Intesa SanPaolo.

Intesa SanPaolo ha fatto registrare utili ufficiali in calo del -36%, ma in realtà l'utile netto normalizzato è in salita del +10,2%.

Svetta ancora di più il fatto che nel primo trimestre del 2009 ENEL aveva fatto registrare una maxiplusvalenza per l'operazione Acciona-Endesa.

Trattandosi di giganti di questa portata e di componenti straordinarie scaricate su singoli trimestri hanno modificato molto il risultato complessivo.

Fatti proprio i conti della serva, in termini reali la crescita degli utili netti appare ampiamente sopra la ventina di punti percentuali.

Questo mentre l'indice più vasto della borsa italiana, il FTSE IT ALL SHARE, è in calo di circa quattordici punti percentuali dall'inizio dell'anno.

Da notare come le elaborazioni di Borsa&Finanza su dati Bloomberg stimino un P/E atteso per il FTSE IT ALL SHARE di 11,4.

SE le quotazioni si allineassero alla media storica di P/E fra 14 e 17 significherebbe una salita dell'indice di decine di punti percentuali.

Non che i P/E del mercato siano sempre stati nella media storica, anzi.

Le quotazioni girano a lungo lontane dai fondamentali prima di esserne "attratte".

Tuttavia, i P/E vengono schiacciati verso il basso quando i tassi sono alti e le obbligazioni costituiscono un concorrente forte.

Negli anni Settanta i P/E furono schiacciati sotto quota 10, ma allora c'erano i BOT con rendimenti che ebbero punte anche sopra il 20%.

Qui la situazione è esattamente opposta ed i mirabolanti rendimenti dei BOT non reggono il confronto con i dividendi azionari.

E' vero che per tornare agli utili (ed alle quotazioni) del 2007 occorrerà una ripresa economica "vera" e realisticamente occorre aspettare il 2011-2013, però la palese attuale sottovalutazione del listino è verosimilmente più legata al panico del 2008 - marzo 2009 che non a potenziali pericoli.

Da notare come la Banca d'Italia abbia evidenziato che i titoli greci nelle banche italiane costituiscono appena lo 0,2% degli attivi.

Persino nella peggiore delle ipotesi la Grecia ristrutturerebbe il debito, ma non verrebbe disintegrata: in termini reali è in ballo solo una frazione di quello 0,2%.

Senza contare che l'Euro, come Purchasing Power Parity (Parità di Potere d'Acquisto) sta veleggiando verso il valore corretto che l'OCSE gli attribuisce in rapporto al dollaro USA: 1,17.

Peraltro è anche sostanzialmente il valore medio dalla sua nascita.

Da notare come il minimo assoluto sia stato di 0,8048.

E' vero che ha quotato anche il doppio, ma le quotazioni attuali sono quelle che c'erano fra il 2004 ed il 2006, senza che ci fossero "tragedie greche".

Sarà anche interessante verificare quale sarà l'impatto sul turismo in Italia del venir meno della sopravvalutazione dell'Euro.

E' anche possibile che le violente manifestazioni di protesta popolare in Grecia (andate in onda presumibilmente nelle televisioni di tutto il pianeta) abbiano depotenziato un paese fortemente concorrente dell'Italia in un settore fondamentale nell'economia del Belpaese.

Ci sono una serie di condizioni che rendono ampiamente possibile che la nostra borsa faccia, in scala diversa, quello che fece l'anno scorso, partendo male ma chiudendo in ampio guadagno.

Fanno invece impressione, in negativo, i pessimi dati delle assicurazioni nel ramo auto.

E lo fanno persino quando migliorano: la trimestrale di UNIPOL (stendendo un velo pietoso su Fondiaria-SAI) ha evidenziato un combined ratio passato dal 108% della fine del 2009 al 105% della prima trimestrale 2010.

In sostanza: incassano 100 di premi e spendono 105, perdendo appunto 5.

Mentre pure nella giornata di oggi le associazioni di consumatori minacciano class action contro le compagnie assicurative che farebbero cartello per fare utili a tutto spiano.

La cosa è stravagante visto che loro non solo non fanno utili, ma non riescono nemmeno a non fare perdite ed hanno quotazioni di borsa devastate.

Da notare che UNIPOL stima di avere un combined ratio superiore al 100% anche nel 2010, in pareggio nel 2011 e finalmente al 97,5% nel 2012.

Da notare pure che UNIPOL comunque si propone di ottenere un utile netto consolidato di 250 milioni di Euro nel 2012.

Se ci riuscisse, ipotizzando P/E "normali" significherebbe un potenziale rialzo a tre cifre dalle miserabili quotazioni attuali.

Tuttavia:

A) Ci deve riuscire, anche se all'estero un 2,5 di guadagno su 100 di ricavi verrebbe comunque considerato basso.

B) I massimi delle quotazioni pre-crisi realisticamente le vedrà comunque col binocolo. [NDR: attualmente non ho assicurativi in portafoglio, certo con le quotazioni devastate che hanno adesso tentano molto]

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Crisi greca: la Grecia ha fatto tutto da sola

di borsa-finanza00com (06/05/2010 - 15:29)

C'è una tesi, quella di Tremonti, che sostiene che la minore crescita dell'Italia in tutti gli anni passati sia stata determinata dal fatto che non abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, come altri.

Capita che sia più facile credere a ciò a cui piace credere.

Sarebbe bello che così fosse perché significherebbe che nel decennio nuovo ci riscatteremo (cosa non esclusa e di certo auspicabile).

Dopo un decennio in cui, è doveroso ricordarlo, il PIL italiano ha perso 10 volte su 10 nel confronto con il resto di Eurolandia (vedi dati EUROSTAT).

In pratica, tutte le volte che il PIL è salito in Eurolandia da noi è salito di meno, quando è sceso in Eurolandia da noi è sceso di più (nel 2008 addirittura in Italia è sceso mentre in Eurolandia era in lieve crescita).

L'Italia ha una crescita più bassa anche per ragioni strutturali che chiunque provi a fare impresa conosce bene, con gli agghiaccianti problemi della nostra burocrazia ed i tempi terrificanti della giustizia civile (anche se la politica si preoccupa solo di quella penale, per non farsi arrestare).

Sorvolando su altre questioni su cui è ancora più difficile intervenire, come ad esempio una notevole pressione fiscale a fronte di spese discutibili.

Tuttavia, la tesi di Tremonti ha alcune caratteristiche in sé diverse:

A) Contiene in sé una speranza, che ogni italiano dovrebbe condividere, che il nuovo decennio non ci vedrà più come la cenerentola della crescita.

B) Contiene un pericolo, ossia che un atteggiamento di questo tipo scoraggi dal fare quelle riforme che sembra sia il solo Draghi a continuare a sollecitare, invano.

C) Un oggettivo fondo di verità, perché non c'è dubbio che ci sia stato anche chi è cresciuto vivendo al di sopra dei propri mezzi.

Fra chi è vissuto ampiamente al di sopra dei propri mezzi c'è sicuramente la Grecia.

Grecia che ha vissuto un lungo periodo di crescita quasi spumeggiante.

Andando sul sito dell'EUROSTAT (l'ISTAT europeo, per capirci) si può verificare come i greci abbiano vissuto un lungo periodo di crescita (finanziato da spesa pubblica oggettivamente dissennata).

Da evidenziare come quando le banche estere finanziavano quelle spese comprando titoli di Stato greci e le agenzie di rating sovrastimavano la solidità della Grecia nessuno inveiva contro di loro.

Oltretutto (non è una difesa d'ufficio delle società di rating, spesso indifendibili), è difficile non notare quanta ipocrisia ci sia nell'attaccare le loro valutazioni quando sono sfavorevoli mentre in tutti questi anni non si è mai visto NESSUNO farlo per valutazioni favorevoli (a prescindere dal fatto che fossero corrette o meno).

Che questo sia un atteggiamento ipocrita è evidente ed oggettivo.

Comunque, facendo il confronto con l'Euro area a 15 paesi si può verificare come la Grecia abbia conseguito questi risultati in termini di andamento del PIL:

2000: Grecia +4,5% VS Euro15 +3,9%

2001: Grecia +4,2% VS Euro15 +1,9%

2002: Grecia +3,4% VS Euro15 +0,9%

2003: Grecia +5,9% VS Euro15 +0,8%

2004: Grecia +4,6% VS Euro15 +2,2%

2005: Grecia +2,2% VS Euro15 +1,7%

2006: Grecia +4,5% VS Euro15 +3,0%

2007: Grecia +4,5% VS Euro15 +2,7%

2008: Grecia +2,0% VS Euro15 +0,6%

2009: Grecia -2.0% VS Euro15 -4,1%

La Grecia ha vinto sempre con margini enormi.

Va da sé che se questo risultato fosse stato ottenuto per il miglioramento della produttività del lavoro sarebbe stato un risultato magnifico.

La realtà è che è proprio quello l'aspetto più drammatico.

Intanto perché quando si hanno età di pensionamento eccezionalmente basse (e la Grecia è veramente da record) chi va in pensione smette di produrre (sorvolando sulla questione del lavoro nero) e riceve un reddito che qualcuno deve versare.

Ed i contributi, specie se troppo pesanti, aumentano il costo del lavoro comprimendo il numero di occupati e la crescita economica.

Il punto non è certo criticare l'esistenza di istituzioni pensionistiche, né lo standard europeo che prevede che siano i lavoratori in essere a pagare per i pensionati.

Il punto è, invece, che la stampa germanica ha ripetutamente ed accanitamente posto una domanda assolutamente seria e così traducibile: "perché dovremmo sostenere soggetti che vanno in pensione un decennio prima di noi?".

E' una domanda che non si può liquidare con "i crucchi sono antipatici".

Saranno anche antipatici, ma quando uno ha ragione ha ragione.

Da segnalare anche un po' di note sulla Grecia del giornale Hadelsblatt del 30 di aprile (che ha avuto la bontà di sorvolare su un'evasione fiscale di proporzioni tali da rendere l'Italia un paese quasi serio):

1) Donne non sposate o divorziate di genitori deceduti che esercitavano il lavoro nel servizio pubblico ereditano la pensione dai genitori. Ne approfittano 40.000 donne.

2) Lavoratori del pubblico oltre ad essere protetti dal licenziamento hanno diritto alla pensione a 50 anni.

3) Bonus per lavoratori nel pubblico arrivano fino a 1300 € al mese. Ci sono bonus per l'utilizzo di un computer, la conoscenza di una lingua straniera o per l'arrivo puntuali in ufficio. Tutti i lavoratori ricevono 14 mensilità.

4) Voli: la mancata privatizzazione delle linee aeree a causa dei sindacati sono costati alle casse statali milioni solo negli ultimi anni.

5) I familiari dei dipendenti delle linee aeree hanno generosi privilegi: possono viaggiare a gratis su tutte le tratte. Benchè Olimpic fu privatizzata nel 2008 5000 dipendenti sono stati presi al servizio statale e risarciti.

6) Lo stato possiede circa 80 imprese di cui buona parte fa perdite, solo le ferrovie 800 milioni all'anno.

7) Enti inutili, vi sono centinaia di enti di cui buona parte inutili (ad esempio l'ente che dovrebbe amministrare il lago Kopais prosciugato negli anni '30). Costo 100 milioni.

8) Spese militari: dal 2007 al 2009 sono state il 6% annuo di cui l'80% per personale e amministrazione. Si parla di 14 miliardi annui.

Da annotare che l'incredibile livello delle spese militari è legato alle tensioni con la Turchia per Cipro.

Peraltro, se la bellicosità di un paese andasse valutata per il livello delle spese militari la Grecia sarebbe il paese più bellicoso di tutto il continente.

Da annotare che la Grecia come nazione è eticamente indifendibile perché ha presentato bilanci truffaldini (anche se ora va di moda prendere più di mira chi non fa rispettare le regole piuttosto di chi le viola, come se i reati fossero più colpa dei carabinieri che non dei delinquenti).

Occorre ricordare che la svolta vera c'è stata nel 2004 quando il governo conservatore Karamanlis andò alla guida di una nazione con 180 miliardi di € di debito pubblico che erano diventati 300 nell'ottobre 2009 (quando il socialista Papandreou ha vinto le elezioni).

Non solo c'è stato un fenomenale incremento del debito in pochissimi anni di assatanate politiche clientelari, ma il deficit 2009 era taroccatissimo ed è passato dal 3,4% al 13,6% del Prodotto Interno Lordo.

Su quanto sia clientelare l'economia greca una delle cose più significative è che lo Stato non sa nemmeno quanti dipendenti abbia (problema che abbiamo avuto pure in Italia, peraltro).

Da annotare che una recente indagine effettuata dagli enti previdenziali evidenzia come ci siano 60.000 le pensionati deceduti a cui viene ancora erogata la pensione (di cui per 40.000 donne è pure legale, vedi punto 1 delle denunce dell'Hadelsblatt).

Sulle pensioni fasulle il ministero del lavoro ha calcolato 320.000 pensioni di invalidità sostenendo che dovranno essere ridotte a 160.000 perché per metà sono falsi invalidi.

La stesso ministero del lavoro stima che un 43% dei pensionati greci lavora in nero (il che è molto più facile che da altre parti, viste certe età di pensionamento).

A questo vanno aggiunti gli incredibili bonus che integrano lo stipendio come quelli che varie strutture pubbliche pagano ai dipendenti per essere arrivati in orario in ufficio (come se non fosse un dovere) e quello alle guardie forestali per il lavoro fatto fuori dall'ufficio (come se non dovesse essere la norma per dei forestali).

Ad integrare il quadro gli "impiegati fantasma" del settore pubblico che non si presentano mai in ufficio, fanno un secondo lavoro in nero, prendono lo stipendio dallo stato e non sono (ovviamente....) licienziabili.

La Grecia sembra avere tutti i difetti dell'Italia moltiplicati varie volte.

Quando Tremonti dice che stiamo meglio della Grecia ha pienamente, assolutamente ed incondizionatamente ragione.

Questo dovrebbe essere un motivo di parziale conforto per tutti gli italiani.

Quello che ci dovrebbe invece inquietare è che i confronti li facciamo sempre con i peggiori.

Oltre al fatto che l'Italia i "compiti a casa" li ha fatti in maniera rilevante negli anni Novanta, sotto la pressione del rischio default e della necessità di entrare nell'Euro.

Da ricordare che ai tempi della liretta avevamo già superato il 100% come rapporto debito/PIL e non saremmo mai stati in grado di resistere a tassi di interesse come quelli che pagavamo allora sui Titoli di Stato.

Oltretutto, i conti si fanno anche facilmente: diversi punti percentuali in più di interessi ogni anno su un rapporto debito/PIL superiore al 100% sono diversi punti percentuali di DEFICIT AGGIUNTIVO tutti i benedetti anni che passano su questa Terra.

Moltiplicati per tutti questi anni è del tutto evidente perché l'Italia non sarebbe mai stata in grado di farcela senza la protezione dell'Euro.

Quella protezione c'è stata anche per la Grecia che, in tutti questi anni, ha pagato tassi di interesse sul debito enormemente più bassi di quanto avrebbe dovuto fare se la Germania non avesse dato il suo sofferto (e probabilmente sbagliato) assenso all'ingresso in Eurolandia del paese più scalcinato di tutti.

Quando i germanici sono in collera perché chiamati a sostenere un paese in cui si va in pensione un decennio prima che ci vadano loro l'argomento "i crucchi sono antipatici" sta in piedi meno di un serpente zoppo.

La Grecia in tutti questi anni ha pagato tassi molto più bassi di quelli che avrebbe dovuto pagare (anche l'Italia, ma l'Italia almeno ne ha approfittato per stabilizzare il rapporto debito/PIL), nel presentare i bilanci ha avuto un comportamento truffaldino nei confronti dei propri soci di Eurolandia, ha fatto la cicala avendo la spudoratezza di fare la morale alle formiche.

Che ora per i greci si prospetti un periodo di sofferenza più intensa di quella toccherà ad italiani, germanici ed altri popoli non c'è dubbio.

Ma che questo sia iniquo è un discorso completamente diverso.

E' esattamente dal punto di vista etico che la Grecia è completamente indifendibile.

Con tutto quello che si può dire per distinguere nazioni, popoli e singole persone.

Per inciso l'unico greco che conosco io è un lavoratore formidabile e ne ho un'opinione altissima, anzi appartiene a quel tipo di immigrazione che migliora l'Italia riducendone il tasso di italianizzazione.

Ma il comportamento della Grecia è indifendibile soprattutto da un punto di vista morale.

E quando il Fondo Monetario Internazionale chiarisce che si fermerà lì per 10 anni (annunciando un commissariamento di fatto) dà bene il senso di come la Grecia si sia creata la giusta reputazione di Stato completamente inaffidabile i cui comportamenti, ED I CUI BILANCI, vanno studiati uno ad uno.

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Gli immobili della Banca d'Italia

di borsa-finanza00com (03/05/2010 - 14:21)

E' in corso l'istruttoria per la vendita degli immobili della BdI.

Si tratta di un'operazione per la quale girano stime da 326 milioni di €.

Pesa in questo la riorganizzazione interna voluta da Mario Draghi e dal Direttore Generale Fabrizio Saccomanni.

In linea con l'impostazione della Banque de France è partito il bando di gara europeo per selezionare un advisor.

Il punto è che nessuno può prevedere le quotazioni future di nessuna asset class.

Se si tratta di immobili in Italia poi, non è certo con il ministro Scajola che si è scoperto che la trasparenza del settore è nulla: con i numeri dei rogiti in Italia spesso ci si può giocare al lotto.

Con il risultato che nemmeno fra anni sapremo con assoluta certezza come sia andato il periodo in corso.

TUTTAVIA, l'unica cosa che non cambia mai è la legge della domanda e dell'offerta.

Quando l'offerta è esuberante rispetto alla domanda è ovvio che eserciti una pressione ribassista sui prezzi.

Qui abbiamo (non necessariamente in ordine di importanza):

A) La Banca d'Italia che vende i suoi immobili.

B) Le banche commerciali e le assicurazioni che hanno messo in vendita immobili soprattutto al picco della crisi, immobili che sono ancora in larghissima parte invenduti. Al di là del panico post crack Lehman l'avvento di Basilea III e di Solvency II obbliga istituti anche solidi come quelli italiani a rafforzare i propri coefficienti patrimoniali e li spinge a vendere tutto il vendibile.

C) Vendite dei neodisoccupati e neocassaintegrati che non riescono più a pagare i mutui, nonostante tassi sfracellati verso il basso. Fra l'altro, per quanto disperata, la decisione di vendere evitando che l'immobile vada in asta può anche essere saggia.

D) La vendita di immobili da parte delle aziende in crisi, sorvolando sulla vendita di uffici che sono stati chiusi.

E) La vendita di immobili da parte dello Stato per esigenze di cassa.

F) La vendita di immobili da parte dei comuni che, anche a causa del taglio dell'ICI, versano nello stato in cui versano.

G) La vendita di immobili da parte delle Università strangolate dai tagli dei finanziamenti pubblici. Sono partite per prime quelle di Siena, Bari e Palermo, ma non è detto che non si aggreghino altre.

H) Infine, stanno arrivando a scadenza i primi fondi immobiliari chiusi che dovranno, per liquidare le quote, vendere gli immobili che hanno in pancia (possono ritardare le vendite, ma prima o poi devono procedere).

La domanda dovrebbe essere: e chi compra??

Lo Scudo fiscale probabilmente proteggerà una specifica fascia di immobili, anche perché c'è una quota di italiani che hanno dovuto vivere al di sotto dei propri mezzi per rendersi più invisibili al fisco, con il risultato che lo Scudo potrebbe far scattare una serie di acquisti "per sfizio".

Peraltro lo Scudo è sopravvalutato perché, come ha evidenziato la Banca d'Italia, ha visto molte regolarizzazioni di denaro che però è rimasto all'estero nonché regolarizzazioni di immobili esteri che, ovviamente, sono rimasti dove stavano.

Il punto è che qui la situazione è di una quantità immensa di immobili in offerta a fronte di una domanda che esiste solo in teoria.

Più propriamente, esistere esiste, solo che non ha denaro.

Anche perché come numero di anni di stipendi necessari a comprare casa l'Italia ha prezzi tiratissimi rispetto a paesi in cui, fra l'altro, buttare fuori l'inquilino moroso è enormemente più facile.

Pesa ancora il periodo in cui i prezzi sono sostanzialmente raddoppiati senza che gli stipendi li seguissero se non in maniera meno che simbolica.

Inoltre, non è che gli stipendi stiano aumentando.

Quando si parla della bolla immobiliare cinese intanto si parla di aree estremamente specifiche, ma oltretutto si parla di una nazione in cui utili aziendali e stipendi stanno avendo incrementi importanti.

Da noi praticamente l'unica cosa che continua a salire (sebbene più lentamente) è la disoccupazione....

I giornali hanno una parte importante dei loro incassi dalle pubblicità immobiliari e questo li spinge a dare un quadro del settore del mattone molto più positivo di quanto non sia in realtà.

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