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Qualche dato sul Brasile

di borsa-finanza00com (21/07/2009 - 12:15)

Mi è stato chiesto, nel mondo reale, qualche dato sul Brasile.

Lo posto qui, anziché mandare un'e-mail, perché potrebbe essere di interesse anche per altri.

Nel periodo compreso fra il 1964 ed il 1985 il paese ha subito una dittatura militare.

All'inizio degli anni '90 ha subito l'iperinflazione tipica della sua area, inflazione che in Brasile è arrivata al 2.000%.

La situazione è completamente cambiata ed oggi il Brasile rappresenta in quell'area ciò che il Giappone ha rappresentato per tanti anni in Asia.

L'inflazione è intorno al 5% ed il COPOM (Comitato di Politica Monetaria) tiene il SELIC (l'equivalente del REFI della BCE e di quello che era il tasso di sconto di Bank'Italia, insomma il tasso ufficiale) diversi punti percentuali sopra l'inflazione.

Il PIL è salito in media del 4% tra il 2003 ed il 2008.

L'andamento del PIL lo tiene nella fascia bassa del cosiddetto BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), ma si tratta di un paese con prospettive future particolarmente solide non essendo fortemente legato ai destini delle materie prime (pur essendone ricchissimo) come la Russia (il calo del petrolio porta ad impatti drammatici sia sull'economia che sulla borsa russa) e non dovendo fare (chissà quando) la transizione verso la democrazia che deve fare la Cina, non si sa quanto senza traumi.

Per la prima volta nella storia il Brasile non ha debiti con l'estero.

Negli ultimi 13 anni l'Msci Brazil è cresciuto ad un ritmo annualizzato del 13%.

Da notare che i forti tassi di crescita sono tipici delle borse degli emerging market di questi anni.

Ad esempio, verificando i dati di Morningstar, chi avesse investito 10.000 dollari nel comparto nel 1999 se ne troverebbe attualmente circa 18.000, subendo peraltro oscillazioni violentissime.

E' da notare che investire in quei mercati SOLO perché le loro economie crescono più delle nostre è concettualmente sbagliato.

E' vero che i cosiddetti later starter crescono più di noi e questo rientra nell'ordine naturale delle cose.

Il perché si capisce meglio estremizzando il concetto e facendo il confronto con gli agricoltori del Medioevo: non lavoravano certo meno di quelli di adesso, ma se hai il trattore produci infinitamente di più......

Il fatto è che il driver vero della crescita è lo sviluppo tecnologico e copiare tecnologia è molto più facile che produrla.

Poi, certo, se sei capace di produrla sarai sempre un passo avanti: la Apple dà "due lupini" ai lavoratori cinesi ma il denaro fatto con gli iPod lo tiene quasi tutto per sé....

Ci sono aree del pianeta che hanno un fortissimo potenziale inespresso che sta emergendo ma occorre vedere quanto di questo è già espresso nei prezzi di ciò che si compra.

Per intenderci, il P/E ultimo (dati B&F) del Brasile è stimato a 20,4, quello della Cina a 28,1. In sostanza, i prezzi delle azioni tengono già in ampia parte conto delle potenzialità di crescita di paesi di quel tipo e non sono ai livelli di strasaldo, ad esempio, della borsa italiana.

Borsa italiana che nel 2008 ha subito uno sciacquone talmente violento da essere piena di titoli che non quotano nemmeno i mezzi propri, quotando meno di quello che dovrebbero quotare se fallissero e vendessero i propri asset......

Non che le aziende non possano fallire, in presenza di una recessione di formidabile intensità come quella in atto, ma quando vedi che non quotano neanche i mezzi propri Intesa-SanPaolo, Unicredit, Unipol, Fondiaria-SAI, Caltagirone, Italcementi eccetera eccetera con tutta la buona volontà che i prezzi siano da strasaldo è a dir poco appariscente anche se gli utili attuali sono miseri.

E lo saranno per un periodo abbastanza prolungato, visto che le stime di FMI, OCSE e Bank'Italia sono concordanti per una ripresa italiana fra il 2011 ed il 2013, mentre nel 2010 ci sono prospettive di stagnazione, roba da 0,qualcosa%.

Sebbene, pure utilizzando gli utili, il nostro mercato sia a sconto con un P/E atteso (dati B&F) di 13,4 che è significativamente sotto la media storica.

Peraltro gli utili sono poco significativi in un anno terrificante come questo.

Per capirci, non è che siccome Autogrill ha fatto una trimestrale in perdita (in buona parte causa investimenti) allora non vale niente e ti regalano l'azienda, questi neanche un Camogli ti regalano...

Oltre al fatto che se guardi come sono ridotti concorrenti come Sarni (per restare al caso Autogrill) verifichi ciò che si è già sperimentato nelle crisi passate, ossia che sono i soggetti più grandi quelli che reggono meglio, anche perché hanno ben altro accesso al credito.

E le azioni sono frazioni di aziende, ma non di aziende qualsiasi, ma di aziende che non subiranno l'asfissia finanziaria di tante piccole e medie imprese.

Anche le riduzioni del personale si fanno meglio: uno conto è ridurre del 10% il personale se hai tanti dipendenti un conto è farlo se ne hai due, mica gli puoi tagliare un braccio.....

Fermo restando che spero che le quotazioni stiano bloccate a questi livelli il più a lungo possibile perché il privilegio vero delle crisi è proprio di poter accumulare a prezzi di saldo. Tanto più a lungo il terrificante panic selling che c'è stato terrà lontani gli investitori dalle borse, tanto più ci sarà modo di accumulare nella maniera, in futuro, più profittevole.

Peraltro un mercato toro dura in media 44 mesi (utilizzando come parametro quello principale, la borsa USA) e ci sono le condizioni per una lunga salita.

Oltretutto c'è il dato significativo dei successi di Intermonte SIM che ha sorpassato Fineco nella classifica dell'intermediazione delle azioni italiane.

Il fatto è significativo perché Intermonte, al contrario di Fineco, opera solo con clienti istituzionali e questo evidenzia che mentre i risparmiatori hanno paura e, presumibilmente, ne avranno ancora a lungo, gli istituzionali stanno tornando (anche se parte dei successi di Intermonte potrebbero essere dettati dall'appannamento della reputazione delle grandi case di investimento estere).

In ogni caso, se si decide di investire in un paese esterno ad Eurolandia conta, ovviamente, anche il cambio.

Per la cronaca, dall'inizio dell'anno il Real (al plurale parlano di Reais) si è rivalutato del 15% sull'EURO.

Si era svalutato del 25% l'anno scorso ed era normale che, nel picco della crisi, prevalesse la forza della moneta rifugio, ma il Real si era rivalutato dell'8% già nel 2007.

Si tratta di una moneta piuttosto forte.

Tag: Brasile,investimenti

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