I cambiamenti delle pensioni con l'arrivo del 2010
Con l'arrivo di questo anno è scattato un altro pezzo di riforma previdenziale.
Esso è costituito dall'innalzamento graduale dell'età di pensionamento delle donne statali (dal 2015 potrebbe esserci un lieve innalzamento dell'età di pensionamento pure dei maschi per parificare le età nel 2018) e, soprattutto, la variazione dei coefficienti di trasformazione.
Per ciò che riguarda l'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne questo, per ora almeno, riguarda le sole statali e non le lavoratrici del settore privato.
Come è evidente, la cosa apre un varco per modifiche anche nel settore privato.
L'intervento è stato fatto in esecuzione di una sentenza della Corte di Giustizia Europea emessa nel novembre del 2008 che aveva contestato all'Italia l'inadempienza rispetto al principio di parità di retribuzione fra la lavoratori e lavoratrici.
Dal gennaio del 2010 al gennaio del 2018 il graduale innalzamento dell'età di pensionamento porterà le donne del settore pubblico in pensione di vecchiaia ad almeno 65 anni.
In realtà una differenza ci sarà comunque: se non esistesse la pensione pubblica e lavoratori e lavoratrici versassero i contributi a soggetti privati, i coefficienti di trasformazione non sarebbero unisex.
Questo perché, essendo la vita media delle donne più lunga di quella degli uomini, a parità di versamenti e di età di pensionamento i modelli privatistici comportano assegni previdenziali più bassi per le donne rispetto agli uomini, dovendo essere erogati per periodi mediamente più lunghi.
La logica matematica è elementare: su base privatistica a parità di versamenti ricevuti per erogare gli stessi importi per uomini e donne occorre, a seconda dei punti di vista, erogare di più a chi vive di meno (gli uomini, come è noto), oppure erogare di meno a chi vive più (le donne, come è noto).
I coefficienti di trasformazione delle pensioni pubbliche però sono unisex, con il risultato che gli uomini sia nel settore pubblico che in quello privato incassano assegni più bassi di quelli che incasserebbero su basi esclusivamente privatistiche/matematiche.
Le donne invece incassano assegni più alti di quelli che incasserebbero su basi esclusivamente privatistiche/matematiche.
Questa impostazione è una scelta politica, non matematica e sarà la politica, se riterrà, a rimuoverla.
A riguardare sia uomini che donne c'è la modifica dei coefficienti.
Detta modifica riguarda tutti i lavoratori sottoposti al regime contributivo (legato, come dice il nome, alle retribuzioni versate nel corso della vita lavorativa) o misto (per misto si intende misto fra metodo contributivo e retributivo).
Una ricerca realizzata da Progetica stima che il pezzo di riforma scattato in questo gennaio determini perdite in termini di assegni previdenziali variabili fra il 3% ed il 20% nel periodo compreso fra il 2010 ed il 2050.
In pratica, i contributi versati vengono assoggettati ad una capitalizzazione virtuale (che non è mutata).
Il risultato è, concettualmente, l'equivalente di un premio unico assicurativo.
Questo importo viene moltiplicato per dei coefficienti allo scopo di ottenere l'entità dell'assegno previdenziale.
Il 1/1/2010 questi coefficienti sono stati rivisti.
Al ribasso, ovviamente, per fare in modo che l'innalzamento della vita media non squilibri il sistema.
Dopo questo aggiornamento sono previsti ulteriori aggiornamenti dei coefficienti ogni 3 anni.
Presumendo che la vita media continui a crescere, i coefficienti continueranno a scendere.
Da notare che dal 2015 scatterà il primo adeguamento dell'età di pensionamento alla vita media (la prima volta con un incremento di soli tre mesi).
A regime questo renderà sostanzialmente neutro l'adeguamento dei coefficienti, in quanto la causa vera della loro riduzione (l'aumento della vita media, appunto), verrà sostanzialmente sterilizzato.
Questo rende i coefficienti scattati in questo gennaio presumibilmente simili a quelli definitivi, quando l'insieme di miniriforme previdenziali avvenute in tutti questi anni avranno, faticosissimamente, dato origine alla riforma complessiva.
Nel dettaglio, i tagli delle pensioni scattati dall'1/1/2010:
Età 57 Coefficiente di trasformazione vecchio 4,720% Coefficiente di trasformazione nuovo 4,419%
Età 58 Coefficiente di trasformazione vecchio 4,860% Coefficiente di trasformazione nuovo 4,538%
Età 59 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,006% Coefficiente di trasformazione nuovo 4,664%
Età 60 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,163% Coefficiente di trasformazione nuovo 4,798%
Età 61 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,334% Coefficiente di trasformazione nuovo 4,940%
Età 62 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,510% Coefficiente di trasformazione nuovo 5,093%
Età 63 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,706% Coefficiente di trasformazione nuovo 5,257%
Età 64 Coefficiente di trasformazione vecchio 5,911% Coefficiente di trasformazione nuovo 5,432%
Età 65 Coefficiente di trasformazione vecchio 6,136% Coefficiente di trasformazione nuovo 5,620% .
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