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Euribor e banche

di borsa-finanza00com (19/01/2010 - 08:40)

Exane Bnp Paribas ha appena reso noto uno studio interessante che stima come l'aumento di ogni punto percentuale di Euribor a 3 mesi si traduca mediamente in una crescita del margine di interesse nella misura del 5% ed un incremento degli EPS (gli Earning per Share, utili per azione) nella misura del 17%.

In effetti la situazione attuale è la peggiore possibile per le banche commerciali, come quelle italiane.

Questo perché ci sono tassi eccezionalmente bassi ed un livello di sofferenze consistente.

Quanto sia eccezionale il livello dei tassi di interesse è solo parzialmente visibile dai dati del Refi della BCE e dall'Euribor, in quanto l'essere ai minimi della storia dell'EURO non dà bene l'idea della situazione.

Questo perché l'EURO è troppo recente.

Si capisce meglio la situazione guardando il TUS della Banca d'Inghilterra che è al minimo della sua storia, che parte dal 1694......

Un livello di tassi che dà bene il senso dello stato comatoso in cui versano le nostre economie.

Stato che si vede anche dalle difficoltà di famiglie ed imprese a rimborsare i propri debiti.

L'ABI (l'Associazione Bancaria Italiana) stima che le sofferenze bancarie degli istituti tricolore, al netto delle svalutazioni, dovrebbero essere cresciute del +34,5% nel 2009 e dovrebbero salire del +27% nel 2010 e del +9% nel 2011.

E' vero che quando ci sarà la ripresa economica i livelli degli utili del 2007 saranno ampiamente raggiungibili (anche l'effetto di diluzione degli utili causa aumento di capitale di Unicredit è del tutto marginale), ma la ripresa vera non è certo dietro l'angolo.

Nel frattempo la situazione attuale, con l'accoppiata tassi bassi e sofferenze alte, è la peggiore possibile per i nostri istituti.

Dal punto di vista dei tempi della ripresa dovremmo essere all'interno di una lunga notte.

Le stime di Confindustria, che prevedono un ritorno del PIL della nostra economia al livello del 2007 solo intorno al 2013 sono analoghe a quelle dell'FMI.

In pratica, la crisi in Italia dovrebbe durare complessivamente circa sei anni.

Proprio i dati del Fondo Monetario Internazionale sono particolarmente tristi dal nostro punto di vista.

Perché, se si considera come fine della crisi l'anno in cui il PIL torna al livello pre-crisi, è difficile non notare come la crisi degli USA abbia una durata stimata di 3 anni, quella del Giappone di 4 anni, quella di Eurolandia di 5 anni e quella dell'Italia di 6 anni....

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Comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri

di borsa-finanza00com (30/06/2009 - 12:19)

 

Non è una cosa esclusivamente italiana, specie di questi tempi, ma in Italia si stanno toccando sempre nuovi picchi.
Ricordo che questo non è un blog politico, tengo a precisarlo perché in Italia tutto viene letto in rapporto alla propria parrocchia politica di appartenza.
Il fresco decreto anticrisi del governo prevede un rimborso (parziale peraltro, paradossalmente nemmeno in linea con le promesse elettorali) per gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia.
Ora, indipendentemente dal fatto che sarebbe stato meglio lasciarla comprare direttamente ad Air France, anziché fargliela avere a distanza di anni, è difficile non notare l'immoralità data dal fatto che se fosse andata bene azionisti ed obbligazionisti ci avrebbero lucrato.
Andando male il danno viene scaricato su tutti.
Surreale poi la copertura, perché nel decreto varato venerdì 26 giugno l'articolo 14 prevede la tassazione dell'oro di Bank'Italia ossia, in pratica, uno scippo di una parte di quel tesoro (che non è, come è evidente, né del governo, né di azionisti ed obbligazionisti Alitalia).
E' esattamente come se venisse venduta l'argenteria di famiglia per pagare fiches del videopoker (dato che le speculazioni su titoli Alitalia erano puro gioco d'azzardo su un'azienda che si sapeva essere di fatto fallita tanti anni fa, mentre di aziende sane quotate ce ne sono eccome)......
Sempre della serie: è comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri, fa impressione vedere quanta gente provi a prendere il merito degli stanziamenti per la cassa integrazione, come se quel denaro fosse suo e non stanziamenti pagati da imprese e lavoratori.
Picco surreale è dato dai Tremonti bond, che peraltro quasi nessuna banca ha richiesto e, a tutt'oggi, nessuna banca ha ancora ottenuto (presto il Banco Popolare li userà per l'OPA su Banca Italease).
Da annotare che la crisi del mercato interbancario in Eurolandia è finita di fatto il 7 gennaio, quanto il rapporto fra Euribor e Refi BCE è tornato nella media storica.
Siamo a fine giugno......
Della serie: se le nostre banche avessero avuto davvero bisogno dello Stato sarebbero state raccattate con il cucchiaino dei puffi.
Può anche darsi che l'enorme prudenza usata dagli istituti tricolore sia stata dettata dal fatto di non avere uno Stato solido alle spalle mentre, ad esempio, è possibile che le banche germaniche si siano assunte infinitamente più rischi proprio perché sapevano di avere dietro uno Stato come la Germania.
Ossia, paradossalmente, potremmo essere stati protetti, oltre che da fattori come Bank'Italia, anche dal fatto che le nostre banche sapevano benissimo di non avere una rete di protezione seria alle spalle.
Oltre al fatto che i Tremonti Bond partono dal 7,5% e per emetterli di fatto vengono/verrebbero/verranno emessi titoli di stato aggiuntivi (con i BOT che, al netto di tasse e commissioni, da mesi rendono uno 0,qualcosa%)....
Ma, soprattutto, le tasse pagate dalla banche italiane sono spropositatamente superiori alla media di Eurolandia e lo erano anche prima che Tremonti le aumentasse ulteriormente.
Per inciso, facendolo due mesi prima del crack Lehman Brothers, con un tempismo destinato ad uscire dalla cronaca per entrare direttamente nei libri che tratteranno di questa crisi (allorché si troveranno ad evidenziare chi ci aveva capito meno di tutti nell'intero pianeta la sua fotografia è inevitabile).
Soprattutto, essendo i Tremonti Bond somme modeste rispetto alle sovrattasse pagate in questi anni dalle banche nostrane è esattamente come se uno facesse una rapina in banca, tornasse indietro perché i BOT rendono troppo poco e gli volesse prestare PARTE di quel denaro a tassi ben più onerosi.
E chiedesse pure i ringraziamenti (ripetutamente peraltro, che è la cosa più bizzarra)......
Sorvolando sul fatto che è crollata la richiesta di credito da investimenti e sarebbe strano il contrario visto che è la prima volta nel dopoguerra che il PIL scende in Italia per due anni di fila.
Per inciso, era successo solo in due anni "sfusi" che il PIL calasse in Italia (nel 1975 e nel 1993) ed all'epoca non andavamo peggio degli altri paesi come succede invece adesso: nel 2008 il PIL è stato in calo in Italia ma in crescita in Eurolandia.
Se il confronto è trimestre su trimestre (2008-2009) si vede che negli stessi USA il calo del PIL è stato pesante con un -2,5%, ma paradossalmente lieve rispetto ai SEI punti percentuali di tracollo del PIL italico nello stesso arco temporale.....
Ma le televisioni dicono che andiamo meglio degli altri, per cui sarà sicuramente così......
Abbiamo un sistema bancassicurativo più solido, questo senz'altro, nelle nostre banche i titoli tossici erano meno di particelle di sodio in Acqua Lete e se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane tutto questo casino non sarebbe nemmeno mai nato.
Difficile non notare che con Bank'Italia da un lato e la mancanza di uno Stato solido alle spalle che fossero enormemente più prudenti dei loro concorrenti rientra nell'ordine naturale delle cose.

Altra cosa, sempre della serie "comodo fare gli splendidi con il denaro degli altri", è la crisi del Centro Ricerche Mediche di Nerviano (in provincia di Milano), di cui non ha trattato praticamente nessuno tranne Milano Finanza del 25/4/2009 di cui riporto le informazioni essendo stata la cosa censurata praticamente ovunque (cosa tipica, peraltro, per le questioni vaticane).
Lo faccio ricordando al solito che MiFi/Milano Finanza appartengono al ristrettissimo novero di giornali/periodici che meritino l'acquisto.
Il precedente proprietario, la multinazionale americana Pfizer (quella del Viagra, per capirci), l'aveva venduto qualche anno fa ad un ente religioso, la Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione.
Operazione assai riservata, anche con forme di dote implicita, forse proprio per non doversi fare direttamente carico della liquidazione e dell'incerto futuro a medio termine di 700 dipendenti.
Della serie: l'importante non è non licienziare, l'importante è che non si sappia che lo fa un ente religioso...
Per inciso, non è facile da spiegare da un punto di vista di logica industriale perché un ente non profit, in ultima analisi sottoposto al controllo del Vaticano, possa far meglio in un campo dove le stesse multinazionali del farmaco sbagliano, pur disponendo di miliari di $ per trovare nuove cure.
Si sarà pensato di continuare a spendere per ricerche e stipendi come se niente fosse: al domani, qualcuno provvederà.
Finiti i soldi, tutti i salmi finiscono in gloria (od in fumo).
Se andava bene, le royalties se le spartivano religiosi, ricercatori ed il management, guidato dall'eterno Umberto Rosa, regista dell'operazione.
Finita male, il conto da 100 milioni se lo palleggiano la Regione Lombardia ed Unicredito.
La banca, se ha le garanzie, forse credeva di avere fatto un tranquillo mutuo ipotecario, salvo trovarsi socia di una start-up di venture capital.
Ora gli enti religiosi attendono fiduciosi, anche perché non li si è mai visti sacrificare gioielli di famiglia.
Difficile non notare che non mancherebbero....
Come è difficile non notare che per qualcuno la crisi non c'è mai....

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