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Basilea 3 ed i bond ibridi

di borsa-finanza00com (18/02/2010 - 17:30)

Nel 2010 in Europa scadono 55 miliardi di € in bond bancari ibridi Tier 1 e Tier 2.

Per consolidata tradizione le banche esercitano l'opzione di rimborso anticipato alla prima occasione possibile.

Il problema è che Basilea 3 non solo cambierà gli obblighi in termini di indici patrimoniali, ma pare voler cambiare pure il modo in cui vengono calcolati.

Con il risultato che le banche non sanno per certo quali coefficienti dovranno rispettare e come gli strumenti ibridi dovranno concorrere alla loro formazione.

Siamo in tantissimi a temere che Basilea 3 sarà più un male che non una cura.

Quello che si sa per certo è che le banche vengono spinte a rafforzare il loro patrimonio e che il Comitato di Basilea sostiene che per contribuire al rafforzamento del Tier 1 gli strumenti ibridi dovranno essere in grado di assorbire le perdite.

Tuttavia, occorrerà aspettare almeno fino al 16 aprile 2010 (la fine della prima fase di consultazione) per sapere come vanno le cose.

Situazione attuale in Italia: UBI banca ha dichiarato che rinuncia a ritirare un bond perpetual (segnatamente di Banca Lombarda) alla prima data utile del 10 marzo.

Si può anche sostenere che non lo faccia perché non esercitare la call fa passare il bond da obbligazione a tasso fisso ad obbligazione a tasso variabile (attualmente più "conveniente" per l'emittente).

Tuttavia, a parte che si tratta di un vantaggio potenzialmente temporaneo, a più riprese è prevalsa la logica del richiamo alla prima call a prescindere da considerazioni di questo tipo.

Del resto, la stessa UBI banca si è comportata così in passato.

Basilea 3, oltre ai danni che potrebbe determinare in termini di restrizione del credito, potrebbe danneggiare gravemente questi strumenti.

Attualmente le obbligazioni di tipo Tier 1 danno rendimenti decisamente validi sia come tassi fissi che come tassi variabili perché il rischio vero è che salti la cedola se la banca non fa utili (cosa che fra le banche italiane non è successa praticamente mai).

E' successo pure che la terrificante crisi bancaria 2007/2009 portasse in perdita per un anno il Banco Popolare.

Esso però ha pagato ugualmente la cedola, pur non avendo nessun obbligo contrattuale a farlo (cosa che dà il senso di come gli istituti tengano a questi strumenti).

Se passa la tesi che questi strumenti debbano per forza essere in grado di assorbire le perdite per essere contabilizzati come strumenti validi al rafforzamento del Tier 1, questo rischia di ridurne a minimi termini l'utilizzo.

Fra l'altro finisce che il potenziale sottoscrittore viene spinto a buttarsi sulle azioni: sono anch'esse rischiose, ma hanno ben più potenzialità in termini di guadagno.

Quindi, rischio per rischio....

A meno che i tassi non siano corposamente incrementati, ma questo spingerebbe gli istituti bancari ad utilizzare altri strumenti, togliendone ai risparmiatori uno che invece, pur avendo quotazioni molto volatili, è interessante.

Ed è, comunque, uno strumento in più.

In fin dei conti, a dispetto del fatto che veniamo da una crisi bancaria destinata ad uscire dalla cronaca per entrare direttamente nel mito, è tradizionalmente più conveniente essere soci delle banche (azioni e bond ibridi) che clienti (conti correnti).

Anche se essere soci non è adatto a tutti e, come è evidente, occorre essere disposti ad accettare oscillazioni anche parecchio violente e periodi di attesa anche notevolissimi.

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Il costo dei Tremonti Bond

di borsa-finanza00com (05/10/2009 - 15:22)

 

Credo che meriti spazio la nota di IntesaSanPaolo che ha precisato che il costo ante-imposte dei Tremonti Bond, ossia quello raffrontabile con gli altri strumenti di mercato, sarebbe stato sopra il 12,6%, fino ad un massimo del 22,2%.
La cedola dell'8,5% di cui si parla sempre era soltanto una delle opzioni valide per calcolare il tasso di interesse annuale.
Credo che meriti spazio perché i telegiornali sono riusciti praticamente a censurarla.
Però, del resto, hanno anche accuratamente evitato di chiedere a Tremonti, mentre aggrediva le principali banche del paese per non aver preso i cosiddetti Tremonti Bond, perché avrebbero dovuto voler pagare molto di più per ottenere lo stesso denaro sul mercato, a costi ben inferiori.....
Peraltro senza subire l'invadente presenza dello Stato......
Lo Stato ha un enorme bisogno di denaro.
Emettere nuovi BOT agli attuali tassi simbolici speculando così su quegli strumenti sarebbe stato un bel colpo.
Del resto, tutti dovrebbero essere sensibili alle esigenze del bilancio pubblico.
Ma, a parte che le banche italiane pagano uno sproposito di tasse in più rispetto ai loro concorrenti di Eurolandia (scaricandole in parte sui clienti), la questione è di non spacciare la cosa per diversa da ciò che realmente è.
Oltretutto, è difficile immaginare un paese occidentale in cui i giornalisti televisivi avrebbero potuto evitare sistematicamente di rivolgere una domanda così inevitabile.
Al di là della favolistica dell'avere denaro da girare alle imprese: le nostre banche hanno dovuto rifiutare altra liquidità persino dalla BCE perché di questi tempi la liquidità è l'ultimissimo dei problemi.
Il problema è che finanziare le imprese decotte significa farsi trascinare con loro.
Né è ipotizzabile che lascino affondare le imprese salvabili, visto che sarebbe contro i loro stessi interessi....
Oltretutto, chiedere alle aziende di credito di erogare finanziamenti è come chiedere ad un lattaio di vendere latticini.
Come ha ricordato Corrado Passera, l'Amministratore Delegato di IntesaSanpaolo, la maggior parte degli utili li fanno proprio con i finanziamenti.
Già questo rende del tutto ovvio che faranno sempre finanziamenti, SE e NELLA MISURA IN CUI è ragionevole ipotizzare che quel denaro torni indietro.
E' paradossale che la crisi dei mutui subprime, che è una crisi originata dal credito facile, venga affrontata invitando al credito facile ed a preparare nuove tempeste.
Se poi si sostiene che le banche sono per definizione così impopolari che occorre dargli contro comunque è un altro discorso, ma un pò di onestà intellettuale non stonerebbe.
Anche perché è giusto ricordare che, se tutte le banche si fossero comportate come quelle italiane, questo casino planetario non sarebbe nemmeno mai nato.....

 

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