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Sui fondamentali attuali della borsa italiana

di borsa-finanza00com (08/02/2010 - 16:02)

Le stime di Bloomberg sui dividendi del FTSE IT. ALL SHARE sono del 3,39%.

Un livello interessante considerando che vengono distribuiti in dividendi circa la metà degli utili e la parte restante resta ad incrementare il valore delle aziende quotate.

Più parsimoniose e prudenti, al solito, le banche (in buona parte a causa dell'arrivo di Basilea 3).

Discutibile, se non deprecabile, la scelta di FIAT di erogare un dividendo pur essendo in perdita.

Le elaborazioni di Financial Service Tech su dati Bloomberg stimano un P/E atteso per il FTSE IT ALL SHARE (il principale indice di borsa italiano) di 11,6.

Questo significa decine di punti percentuali di rialzo potenziale per arrivare al P/E medio storico (che oscilla fra 14 e 17).

Senza contare che il P/E tradizionalmente è più basso se i tassi sono più alti e viceversa.

Attualmente la concorrenza di BOT ed affini è praticamente irrilevante e le stime dell'Associazione Bancaria Italiana (che non può sapere che cosa farà la BCE, ma di certo è fonte infinitamente più informata di qualunque associazione di consumatori) sono di un tasso ufficiale della BCE all'1,5% alla fine del 2010, ossia ancora a livelli spropositatamente bassi.

Considerando che dopo un 2010 realisticamente di stagnazione dovrebbe esserci, fra il 2011 ed il 2013, una ripresa che è stata annunciata talmente tante volte da ricordare Godot, se contasse solo l'analisi fondamentale il mercato dovrebbe essere eccezionalmente a sconto.

Questo perché persino se i P/E si adeguassero alla media storica, senza tenere minimamente conto di un contesto di tassi che resteranno eccezionalmente bassi per un periodo prolungato, lo spazio per un 2010 che recupera le perdite di inizio anno e chiude in territorio comodamente positivo (in maniera assimilabile al 2009) è veramente tanto.

Che poi accada è, ovviamente, un altro discorso, ma il mercato è eccezionalmente a sconto.

Senza contare che, dal punto di vista dei tassi, il nostro sistema bancassicurativo è in situazione sostanzialmente rovesciata rispetto alle principali banche USA.

Il peso delle banche d'affari là è tale che un contesto di tassi bassi gli permette di avere utili da trading che qui si vedono in maniera appena simbolica.

Questo determina una situazione tale che possono legittimamente temere un cambiamento della politica monetaria ed è un rischio che incombe.

Il nostro sistema bancassicurativo è profondamente diverso e, quando ci sarà la ripresa economica ed un ritorno dei tassi a livelli più normali, per le assicurazioni verrà limitata la grana enorme dei rendimenti garantiti su molte polizze e per le banche aumenterà il margine di interesse.

Dopo un 2008 ed un 2009 caratterizzati da una picchiata degli utili, il nostro sistema bancassicurativo potrebbe vedere una crescita piuttosto armoniosa degli utili negli anni a venire.

Senza contare che nel 2009 troppe assicurazioni hanno chiuso in perdita nel ramo danni, in buona parte a causa delle truffe nel settore auto, e si stanno attrezzando in maniera molto aggressiva per aggiustare i conti.

Occorre ricordare che l'ABI ha stimato che le perdite su crediti aumenteranno, dopo il 2008 ed il 2009, anche nel 2010 e nel 2011.

Questo è normale: le perdite su crediti seguono sempre in ritardo l'andamento del ciclo economico.

Quando c'è una recessione le aziende non falliscono immediatamente: cercano di reggere l'anima con i denti prima di fallire.

Le stime dell'ABI sono di una crescita delle sofferenze nel 2009 del 34%, nel 2010 del 27% e nel 2011 del 9%.

Tuttavia, l'andamento degli utili migliorerà con molto anticipo perché le svalutazioni su crediti sono state fatte dai nostri istituti in maniera molto prudenziale e molto anticipata, impattando sugli utili con ampissimo anticipo rispetto a quando si verificheranno.

Con il risultato che l'ABI stima un rimbalzo degli utili minimo dell'8% "già" dal 2010 (dopo un -45% nel 2009) seguito da una ripresa corposa anche se non si azzarda a dire quando potranno tornare ai livelli del 2007.

Da notare che i dati dell'ABI si riferiscono a tutto il sistema bancario italiano e non alle società quotate.

Tuttavia, le società bancarie quotate sono una parte fondamentale del sistema bancario italiano nella sua interezza.

Inoltre pesano sull'indice di borsa italiano molto più di quanto non facciano nella stragrande maggioranza dei listini.

Per questo le loro vicende vanno osservate con un'attenzione persino maggiore rispetto alle altre borse.

Lo stato attuale è di una borsa italiana che tratta ampissimamente a sconto, in una situazione perfettamente rovesciata rispetto a quella dell'inizio del passato decennio, quando l'euforia imperversava.

Nel marzo del 2000 il P/E del nostro listino riuscì a raggiungere un picco intorno a 32, con quotazioni sostanzialmente doppie rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere per avere multipli nella media storica.

Inoltre venivamo da una crescita economica importante che si stava avviando alla sua liquefazione.

Cose che hanno inciso pesantemente su quello che è poi stato uno dei peggiori decenni borsistici di sempre.

Ora la situazione è opposta.

Non nel senso che ci avvieremo verso una forte crescita economica (il che, per quanto auspicabile, non ha proprio basi di appoggio) ma perché andiamo verso un triennio (il 2011-2013) in cui con ogni probabilità ci sarà un importante miglioramento del ciclo economico e degli utili aziendali.

Non foss'altro perché una fase di ciclo economico peggiore di quella attuale, con tutta la buona volontà, non sarebbe certo facile da realizzare.

E' una borsa a sconto persino sugli utili attuali che sono, e va ricordato sempre, gli utili di una fase di ciclo economico terrificante.

Il futuro non lo può prevedere nessuno, ciò di cui si può prendere atto è che il nostro mercato è fortemente a sconto sia rispetto ai multipli storici, sia in rapporto ai tassi, sia sulla base della tesi che un giorno remoto la ripresa economica ci sarà pure qui.

Del resto, con il balzo del 5,7% del PIL USA nel 4° trimestre 2009 è evidente come ci sia chi è, se non già ripartito, almeno sulla buona strada.

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