Confronto inflazione - BOT - case - azioni
Come è evidente, le commodity (come l'oro) non producono reddito.
Gli investimenti principali che possono produrre reddito sono case, obbligazioni ed azioni, rispettivamente con affitti, cedole e dividendi.
In realtà gli immobili in Italia non sono praticamente mai un investimento, ma serve un tetto sotto cui stare.
Come strumento finalizzato all'affitto si scontrano con una legislazione che non è esattamente ostile ai morosi, con il paradosso che ci si può trovare a sostenere solo spese, sia per morosità che per i periodi di sfitto.
Considerando che è oltremodo difficile calcolare i costi medi e quanto si incassa effettivamente di affitti i calcoli che vengono fatti per valutare la profittabilità degli investimenti degli immobili sono, in genere, solo sui prezzi.
Ossia mettendo da un lato fattori positivi, ossia gli affitti, e fattori negativi come tutti i costi, a partire da quelli di intermediazione, periodi di sfitto, ristrutturazioni e tasse.
Poiché spannometricamente i risultati sono simili la cosa ha persino un senso.
In realtà, persino semplificando così, fare i confronti fra queste asset class non è facilissimo perché la formazione dei prezzi delle attività finanziarie è più chiara, mentre sugli immobili le trattative sembrano sempre di più un suk arabo, caratterizzato da pochissima trasparenza.
Forse lo studio più celebre in Italia è griffato Scenari Immobiliari ed è qui: http://www.borsa-finanza.com/casavsBOT.gif .
Questi dati fecero molta impressione perché Scenari Immobiliari è una fonte assolutamente di parte.
Sostiene che è sempre il momento di comprare immobili se salgono perché, se i prezzi stanno salendo, starebbe a significare che non possono che continuare a farlo e, se stanno scendendo, vuole dire che è il momento di comprare perché sono scesi.....
Inoltre pure gli anni sono ritagliati su misura: la scelta del 1980 porta a risultati significativamente più benigni dallo scegliere, ad esempio, il 1982 (oltretutto per le azioni è l'esatto contrario).
Inoltre è stata inglobata per intero tutta la bolla immobiliare italiana.
Del resto Scenari Immobiliari ha formidabili interessi economici a pompare il mattone.
Cosa che, peraltro, la accomuna ai giornali, specie quelli cartacei, visto il peso economico degli inserzionisti immobiliari.
Proprio per questo ha fatto impressione il fatto che persino uno studio tanto celebre quanto platealmente strataroccato abbia evidenziato come gli immobili in Italia non abbiano retto nemmeno il passo con i BOT.
E' più complicato fare quello che voglio fare in questo articolo, ossia un confronto fra questi tre strumenti, cosa che online non viene fatta da nessuna parte (per la verità non lo ho mai trovato neanche su Milano Finanza, su Borsa&Finanza od il Sole 24 Ore).
Per fare il confronto case - BOT - azioni ho però proceduto nel modo più semplice, utilizzando i dati resi pubblici dall'Ufficio Studi di Mediobanca.
Si tratta di quel celebre studio, poi aggiornato, che parte dal 1928 e che viene sistematicamente usato per dimostrare che l'azionario in Italia non è granché conveniente.
Non a caso parte dall'anno prima del 1929 ed ingloba la Seconda Guerra Mondiale.
Da notare che 100 lire del 1939 equivalevano a 2,2 lire del 1947.
E' un impatto che ha distrutto quasi tutto, per inciso tenendoci in buona compagnia.
Infatti, tutte e tre le nazioni che hanno perso la Guerra Mondiale più grande di tutti i tempi (Italia, Germania e Giappone, per chi non lo avesse presente....) sono riuscite ad avere redditi negativi persino sui titoli di Stato pure allungando l'analisi a generazioni intere da quanto è stato violento quell'impatto.
L'unico confronto complessivo fra BOT ed azioni effettuato da Mediobanca dovrebbe essere quello del periodo 1938-2004 (prima i BOT non c'erano) che ha evidenziato come il rendimento reale (ossia al netto dell'inflazione) sia stato di un misero +1,6% delle azioni contro un -3,6% dei BOT.....
In realtà, se si sommano i due valori, il mercato italiano non è stato poi così diverso dagli altri.
Questo nel senso che pure negli altri paesi le azioni tendono a battere i cosiddetti "titoli free risk" di circa cinque punti percentuali.
Del resto le azioni sono frazioni di aziende, è normale che mediamente facciano utili e tendano a salire più che a scendere.
E, comunque, se i prezzi salgono è tendenzialmente meglio essere chi fa i prezzi piuttosto che chi li subisce.
Di quello studio di Mediobanca credo che esistano attualmente solo due elaborazioni.
Quella che arriva fino al 2006 si occupa solo di azioni ed è strepitosa visto quanto è difficile seguire i dati della borsa italiana.
Basta pensare che il 1/6/2009 è ricambiato l'indice per effetto dell'annessione che abbiamo subito da parte della borsa britannica.
Oltre al fatto che presenta dati total returns, comprensivi dei dividendi e deflazionati.
Propongo i dati dal 1980 arrivando, appunto, fino al 2006 (che dovrebbe essere l'ultimo aggiornamento attuale di Mediobanca).
Preciso che non sono dati probabilmente ripetibili, perché il periodo è stato molto profittevole per tutti e tre gli investimenti.
Nel caso degli immobili i prezzi sono diventati tali, in termini di anni di stipendi medi, che per considere la bolla sostenibile occorrerebbe un massiccio incremento degli stipendi che nemmeno si intravede (anzi, si continuano a perdere posti di lavoro): http://www.borsa-finanza.com/redditivsimmobili.jpg .
Oltre al fatto che tutte le bolle scoppiano: http://www.borsa-finanza.com/bollaimmobiliare.png .
I BOT avevano un rendimento di punti percentuali interi sopra l'inflazione in tempi in cui il fallimento dello Stato Italiano era oltremodo verosimile: erano un affare molto meno di quel che sembrava.
Quanto agli utili delle società quotate nella borsa italiana, nel picco del 2007 le nostre azioni erano quotate correttamente in termini di multipli (nel senso che erano nella media storica).
Tuttavia, per ritrovare quel livello di utili occorre che ci sia ripresa vera.
In Italia potrebbe essere necessario aspettare persino il 2013....
In sostanza è stato un periodo con ogni probabilità eccessivamente felice per tutti e tre i tipi di investimenti.
Comunque (risultati ottenuti incrociando i dati di Scenari Immobiliari e di Mediobanca):
1980 Inflazione 100 Casa 100 BOT 100 Azioni 100
1981 Inflazione 119 Casa 162 BOT 119 Azioni 108,56
1982 Inflazione 138 Casa 191 BOT 142 Azioni 98,70
1983 Inflazione 159 Casa 195 BOT 168 Azioni 131,10
1984 Inflazione 176 Casa 210 BOT 194 Azioni 157,64
1985 Inflazione 191 Casa 214 BOT 221 Azioni 314,96
1986 Inflazione 202 Casa 229 BOT 245 Azioni 544,13
1987 Inflazione 212 Casa 243 BOT 271 Azioni 390,31
1988 Inflazione 222 Casa 262 BOT 302 Azioni 498,39
1989 Inflazione 237 Casa 291 BOT 339 Azioni 561,50
1990 Inflazione 251 Casa 338 BOT 382 Azioni 403,51
1991 Inflazione 267 Casa 405 BOT 429 Azioni 423,49
1992 Inflazione 282 Casa 443 BOT 489 Azioni 416,46
1993 Inflazione 294 Casa 424 BOT 542 Azioni 630,84
1994 Inflazione 305 Casa 410 BOT 593 Azioni 689,27
1995 Inflazione 322 Casa 405 BOT 659 Azioni 688,79
1996 Inflazione 334 Casa 405 BOT 714 Azioni 730,49
1997 Inflazione 340 Casa 400 BOT 760 Azioni 1.147,77
1998 Inflazione 346 Casa 400 BOT 795 Azioni 1.720,83
1999 Inflazione 351 Casa 410 BOT 818 Azioni 2.114,70
2000 Inflazione 361 Casa 450 BOT 855 Azioni 2.308,85
2001 Inflazione 370 Casa 489 BOT 890 Azioni 1.793,02
2002 Inflazione 379 Casa 527 BOT 916 Azioni 1.452,63
2003 Inflazione 389 Casa 565 BOT 934 Azioni 1.730,54
2004 Inflazione 397 Casa 601 BOT 955 Azioni 2.168,37
2005 Inflazione 403 Casa 633 BOT 980 Azioni 2.616,16
2006 Inflazione 411 Casa 664 BOT 1.016 Azioni 3.198,85
Moltissime case vuote in Italia potrebbero essere utilizzate
E' di questi giorni un intervento di Guido Piran, Segretario Generale SICET CISL, che polemizza sul fatto che in Italia c'è fame di case ma ce ne sono cinque milioni vuote.
Piran è una persona seria ed il suo ruolo nel SICET (Sindacato Inquilini Casa e Territorio) gli offre la possibilità di essere sempre ottimamente documentato.
Anche se nella fattispecie basta utilizzare come riferimento i dati, pubblici, dell'Agenzia del Territorio.
Piran ha fatto una serie di annotazioni basandosi su dati noti, ufficiali, ma sui quali si riflette poco.
In particolar modo sul fatto che negli ultimi dieci anni si è costruito tanto nel settore residenziale ed, in contemporanea, sono aumentati in maniera inquietante le famiglie che perdono l'alloggio.
Per inciso, negli ultimi dieci anni si sono completamente ribaltate le motivazioni principali per lo sfratto.
Si è passati dal binomio necessità del proprietario e finita locazione alla morosità dell'affittuario.
Va notato che il numero di case vuote non è esattamente considerabile come numero di case "sfitte".
Questo perché c'è una componente rilevante di seconde case ad uso turistico che i proprietari non vorrebbero affittare a nessuna condizione (siamo un paese molto meno povero di quel che sembri).
Ciclicamente girano stime sulle case ufficialmente sfitte ed una cosa sconcertante è che nessuno dispone di dati certi in materia.
Quello che si sa è che in Italia sono milioni, quello che non si sa è esattamente quanti (né quanti siano affittati in nero...).
Cosa che stride con l'eterna ed assillante richiesta di buttare giù altro cemento.
Richiesta che, per inciso, continuerà ad esserci perché palazzinari ed immobiliaristi di tutte le forme, foggie e colori spendono tanto in pubblicità, specie sui giornali, ed è "normale" (il che è diverso da giusto) che siano trattati con riguardo.
Difficile non notare come la quantità immane di case vuote sia comunque uno spreco di dimensioni colossali che non dovrebbe restare solo "una cosa che dà fastidio ai sindacati degli inquilini".
Un'opzione, troppo ovvia ed efficace per essere presa in considerazione, sarebbe una superICI per le case sfitte controbilanciata da una riduzione delle tasse sugli affitti concordati.
I contratti ad affitto concordato sono quelli ad affitto ridotto e che prevedono una durata ridotta (per difendere i proprietari dagli affittuari che non se ne vogliono andare).
In questo caso:
A) Le case sfitte solo ufficialmente ma che in realtà sono affittate in nero sarebbero tassate, e questo evidentemente rispetta un criterio di giustizia.
B) Tassazioni e detassazioni potrebbero essere rese equivalenti, senza un danno per le casse dello Stato. Visco stimò in 4 miliardi di euro il costo della riduzione della tassazione al 20% per gli affitti proposta da Rutelli e che piace tanto a livello bipartisan. Peraltro, è del tutto evidente che quel danno alle casse dello Stato andrebbe coperto in altro modo.
Più propriamente, nell'ipotesi che piace a livello bipartisan, per detassare chi ha 2-3-4 case o più (visto che di certo non affittano la prima casa...) occorre poi rivalersi su chi ne ha zero od una......
C) Concentrare le detassazioni sui contratti ad affitto concordato permetterebbe a chi affitta "in bianco" di avere gli stessi introiti di oggi (meno canoni di affitto ma anche meno tasse) portando però i suddetti canoni a livelli più sostenibili per gli affittuari, con il risultato di ridurre significativamente i rischi di morosità. Quindi un vantaggio evidente per il proprietario che affitta ed un vantaggio evidente anche per l'affittuario, il tutto in contemporanea.
D) Concentrare le detassazioni sugli affitti concordati evita la favolistica di Confedilizia e company che sostengono che se gli si riducono le tasse di per sé questo porta alla riduzione dei canoni di affitto perché loro non speculano mai.
Cosa, questa, che stride completamente con il mondo reale.
Come ben sanno studenti ed extracomunitari ammucchiati in maniera indefinibile e come evidenziano le speculazioni/sciacallaggi sugli affitti vicino agli ospedali che curano il cancro, dove si punta a tosare il più possibile i parenti che vogliono stare vicini ai propri cari a rischio di morte....
E) Poiché gran parte degli appartamenti tenuti sfitti non lo sono solo per il basso rendimento dell'affitto post tasse ma per il fatto che in Italia è difficile mandare via gli inquilini, pure se non paganti, occorrerebbe una deroga riservata specificamente agli appartamenti sfitti da tanto tempo.
Fare una deroga così limitata non toccherebbe gli attuali appartamenti in affitto ma sarebbe determinante, assieme alla "superICI" per le case sfitte (abbinata alla riduzione della pressione fiscale sugli affitti concordati), nel fare in modo che quelle case tornino sul mercato, evitando lo spreco di tenerle vuote.
Se invece si tratta di case vacanze ed il proprietario non ha nessun interesse ad avere un reddito supplementare, a nessuna condizione, evidentemente il danno di una sovrattassazione è limitato e socialmente meno importante di uno sgravio che sia nell'interesse sia dei proprietari che hanno bisogno di un reddito supplementare che dei loro inquilini.
E' del tutto evidente che, mancando il danno per le casse dello Stato, andando più a beneficio dei soggetti meno forti anziché di quelli più forti, limitando un oggettivo spreco (nella fattispecie tenere tutti quelli immobili vuoti) è del tutto irrealistico che un'ipotesi di questo tipo si realizzi.


