Assicurazioni ramo danni, il triste destino delle tariffe assicurative
MiFi di oggi ha pubblicato, come accade via via, dati molto interessanti.
Con riferimento al settore assicurativo non ci sono ancora i dati completi relativi al 2009, quello che si sa è che saranno peggiori di quelli del 2008.
Sono stati evidenziati, invece, i dati del conto tecnico delle assicurazioni italiane relativi al dicembre 2008.
Che fossero pessimi lo presumevo basandomi sui dati delle società quotate in borsa, ma avevo il dubbio che le piccole compagnie potessero stare un pò meglio.
Invece il quadro è tetro:
Rc autoveicoli - perdita di 92 milioni di €.
Infortuni - utile di 481 milioni di €.
Malattia - perdita di 103 milioni di €.
Incendio ed elementi naturali - perdita di 133 milioni di €.
Rc generale - perdita di 209 milioni di €.
Non che sia una novità che nelle fasi di crisi capannoni e fabbricati vadano a fuoco perché i conti dell'azienda quadrano meglio così ma, se politici ed pseudoassociazioni di consumatori non fanno meno demagogia d'accatto, la strada degli aumenti delle tariffe è segnata.
Il problema è che per loro i truffatori sono sempre elettori ed associati.
Tuttavia, sta in piedi meno di un serpente zoppo chiedere alle assicurazioni di contenere le tariffe trovando spazio a discapito dei propri utili, visto che quegli utili non ci sono proprio.
Della serie: è difficile trovare un gatto nero in una stanza buia, specialmente quando il gatto non c'è.
Di recente ci sono stati eventi nuovi a creare danni alle compagnie come il terremoto dell'Aquila, la frana di Messina e le nuove tabelle stabilite dal Tribunale di Milano per i risarcimenti alla persona (con conseguente aumento dei costi dei sinistri).
Però, mentre per i disastri naturali non si può fare granché, sarebbe anche l'ora che la legislazione permettesse alle compagnie assicurative di difendersi dagli abusi che subiscono e che vengono successivamente scaricati sulle persone per bene.
Una politica volta al contenimento/riduzione delle tariffe deve per forza puntare alla riduzione delle spese.
Non può certo puntare sulla riduzione degli utili delle compagnie, che neanche ci sono e che invece ci debbono essere.
Ci debbono essere perché è impossibile che le compagnie esercitino la loro funzione sociale "assicurativa" con i conti in rosso.
Che cosa puoi assicurare, sia che si tratti di pensioni private che di qualunque altra cosa, se tu compagnia sei la prima ad avere i conti in condizioni precarie?
Se uno effettua dei versamenti per avere, ad esempio, una pensione privata, non dovrebbe avere nessun margine di dubbio sul fatto che i conti della compagnia siano solidi (quello che non è successo in USA con AIG).


