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L'impatto della manovra sui fondi immobiliari

di borsa-finanza00com (31/05/2010 - 11:54)

I fondi immobiliari, sia quando si tratta di REIT (Real Estate Investment Trust) sia quando si tratta di fondi immobiliari quotati in Italia tendono a trattare a sconto sul NAV (Net Asset Value, nello specifico il valore stimato degli immobili che inglobano), anche per la scarsa liquidità delle quote di questi fondi.

Occorre sempre considerare che il NAV costituisce il valore stimato.

E' vero che si tratta di stime indipendenti tuttavia, ammesso e non concesso che sia possibile fare stime perfettamente oggettive (possibilità che nel mattone non c'è) occorre considerare il trend del mercato (oltre a maldestre operazioni di liquidazione, anche se il caso di BNL Portafoglio Immobiliare Crescita è difficilmente ripetibile).

La Banca d'Italia ha parlato di una stabilizzazione dei prezzi degli immobili in Italia nel primo trimestre di quest'anno.

Da notare come ci fosse il primo impatto dell'ultimo Scudo fiscale e come questa struttura dei tassi, ai minimi storici di sempre, freni al massimo la caduta, tenendo schiacciati verso il basso sia i tassi dei mutui che la competitività delle obbligazioni.

Per avere il senso di quanto siano straordinariamente compressi verso il basso i tassi attuali non basta pensare al fatto che siano i più bassi dai tempi dell'Euro, poiché l'Euro esiste da solo un decennio.

La situazione si capisce meglio guardando i tassi della più antica banca centrale del mondo, la Bank of England: attualmente ci sono i tassi più bassi dal 1694 (peraltro l'anno della sua fondazione).

Il vero crash test per l'immobiliare italiano ci sarà quando i tassi torneranno più in linea con le medie storiche, ossia quando aumenteranno i tassi variabili dei mutui e l'obbligazionario sarà un concorrente importante degli affitti (e senza rischi di morosità, costi di manutenzione eccetera).

Considerando che ci sono sconti sul NAV anche del 50% (come nel caso di Obelisco, fondo emesso dalle Poste Italiane) attualmente i fondi possono costituire un investimento molto più prudente rispetto all'acquisto diretto del mattone (oltretutto può essere fatto con importi modesti).

Può essere persino fatta con una sottospecie di mutuo, considerando che i fidi garantiti da titoli non hanno tassi particolarmente esosi (SE la banca valuta positivamente i titoli dati in garanzia e SE il cliente ha altre garanzie reddituali e/o patrimoniali).

La situazione è oltremodo interessante anche perché i NAV attuali dei fondi immobiliari quotati in Italia sono credibili sia considerando i valori di singole cessioni di immobili avvenute in tempi recenti sia considerando gli introiti degli affitti.

Sono affitti che lasciano presumere valutazioni corrette degli immobili affittati (a meno che gli affittuari non siano particolarmente "generosi", il che sarebbe comunque un valore in sé).

Il fatto però è che l'attuale manovra economica del Governo Berlusconi non è minimamente chiara.

Anche sul forum di Finanzaonline non si riesce ad avere un'interpretazione univoca.

Quello che si è capito è che un'aspirazione dell'intervento governativo è quella di colpire i fondi familiari che sono fondi fittizi fatti per ottenere la fiscalità agevolata dei fondi immobiliari rivolti ai risparmiatori.

Questo è un bene, perché si tratta di combattere un tentativo di "fregare" il fisco.

Come è un bene che nel documento governativo si sostenga che il provvedimento non colpirà i retail.

Il fatto è che esistono fondi immobiliari quotati con flottante bassissimo e non è chiaro se verranno graziati per la presenza di piccoli risparmiatori o no, visto che lo scarsissimo flottante dà proprio il senso di come i risparmiatori partecipino in misura abbastanza marginale.

Senza contare che l'intervento fiscale del governo, indipendentemente da chi colpisca e dall'entità con cui lo farà, cambia le regole del gioco in corsa.

In Italia c'è una certa tolleranza sulla cosa.

Tuttavia, nei paesi finanziariamente civilizzati, cambiare le regole del gioco in corsa è considerata una cosa intollerabile.

C'è la concretissima possibilità che ci siano ondate di vendite da parte degli investitori esteri sostanzialmente a prescindere.

Vendite ben al di là del danno determinato dall'inasprimento fiscale.

La cosa più triste è che il problema non riguarda solo questo specifico settore: gli scarsi investimenti attratti dall'Italia a tutti i livelli dipendono anche dall'abitudine dei governi di proporre norme confuse.

Scarsi investimenti significano anche meno sviluppo ed occupazione.....

Paradossalmente, la situazione è interessante ANCHE per questo.

Questo nel senso che, attualmente, gli sconti sui NAV sono talmente alti da renderli un investimento comunque più prudente rispetto a quello diretto nel mattone.

Se il Governo Berlusconi, anche per il modo confuso in cui sta portando avanti il provvedimento (e l'incertezza è odiata dai mercati), abbattesse le quotazioni, potrebbe determinare occasioni d'acquisto irripetibili.

Fra l'altro potenzialmente fatte a leva, perché le quote di fondi immobiliari a sconto non sono certo sgradite dalle banche come titoli dati in garanzia.

Nel caso di fido garantito da titoli di questo genere il raffronto con il mutuo è improprio anche perché si tratta di finanziamenti in cui si pagano solo gli interessi e non la quota capitale.

Per contro, i dividendi sono dati in parte rilevante da rendita da affitti.

Con tassi così bassi può anche succedere che siano più i dividendi netti che non i tassi da pagare e che si possa aspettare tranquillamente la liquidazione del fondo, quando NAV e quotazioni dovranno convergere più o meno bene.

Il livello dei tassi dipende comunque in buona parte dalla valutazione che la banca ha del cliente: ci sono clienti che hanno valutazioni tali che possono investire bene in leva bancaria, altri no.

Peraltro, la natura dei fondi li rende di base adatti all'investimento diretto e non a leva (quelli immobiliari danno un'opzione in più perché ciò che è mattone tende ad essere considerato più valido dalle banche come strumento di garanzia).

Realisticamente ci vorrà tempo per sapere cosa sta facendo l'attuale governo.

Tuttavia, la situazione merita di essere studiata.

Anche perché un conto è comprare immobili un po' a sconto, ma comprarli a prezzi anche dimezzati è ormai possibile solo tramite questi fondi.

Se sei Scajola è tutt'altra storia, ma per i non politici non è che ci siano tante occasioni e richiedono tutte studio ed una certa tempestività.

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Bank'Italia e fondi chiusi immobiliari

di borsa-finanza00com (17/03/2010 - 16:59)

Ieri Bank'Italia ha messo in pubblica consultazione un documento che evidenzia come la normativa attuale (che prevede un limite di indebitamento che è pari al 60% del valore dei beni immobili) sia stata interpretata come un riferirsi al valore corrente degli immobili.

Questo determina una situazione nella quale la capacità dei fondi immobiliari di indebitarsi diminuisce od aumenta a seconda che l'andamento del mercato immobiliare sia negativo o positivo.

In pratica, un effetto prociclico che aumenta la tendenza di questi fondi ad amplificare l'andamento del mercato immobiliare.

Le nuove norme studiate da Bank'Italia prevedono che come valore di riferimento da utilizzare per calcolare la leva finanziaria occorra prendere il valore degli immobili più basso fra costo di acquisto e valore corrente.

Fra le innovazioni del provvedimento di Via Nazionale c'è pure la possibilità offerta alle SGR di non aver bisogno di un'approvazione specifica della stessa Bank'Italia per varare regolamenti dei fondi per quasi tutti i fondi speculativi e riservati, ossia quelli che NON vengono destinati alla clientela retail.

Viene inoltre previsto un rafforzamento dei poteri che le SGR hanno nei confronti dei comitati dei partecipanti (che sono gli organi rappresentativi dei partecipanti stessi).

Da notare che le "osservazioni" degli operatori devono essere presentate entro sessanta giorni.

N.B.:

Lo sconto così ampio che hanno i fondi immobiliari chiusi rispetto al NAV può essere in parte giustificato dal fatto che, investendo parzialmente a leva, con un mercato piuttosto calante come quello del mattone in Italia questi cali possono essere amplificati.

Una riduzione di questa leva rende ancora più protettivo per i nuovi investitori lo sconto rispetto al NAV (attualmente lo sconto medio è prossimo al 30%) rispetto a possibili crolli del mattone in Italia.

Peraltro, ammesso e non concesso che detti crolli ci siano, sebbene il numero di anni di stipendio necessari per comprare casa in Italia sia oggi enormente alto rispetto ad altre realtà (con casi limite come gli USA, dopo la picchiata che hanno fatto i prezzi o la Germania, dove la bolla non c'è nemmeno stata).

Comunque, è un'innovazione che rende questi strumenti un modo più prudente di quanto non fosse nel passato per investire sul mattone.

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Fondi immobiliari e sconto sul NAV

di borsa-finanza00com (24/02/2010 - 14:20)

Molto interessante una polemica fatta da Affari&Finanza su un prodotto delle Poste (e non solo): I risparmiatori scottati dal mattone delle Poste .

Se ci si aspetta che certi argomenti possano essere trattati dalle associazioni di consumatori più presenti in televisione, ci si può pure mettere comodi: Poste e Ferrovie italiane sono praticamente intoccabili perché le associazioni di consumatori in Italia sono finanziate dallo Stato.

Proprio tutte no, l'ADUC si rifiutò di prendere quel denaro proprio contestando lo sfacciato conflitto di interessi, ma è un caso più unico che raro.

Chiunque abbia la ventura di accendere la televisione italiana può verificare il continuo, totale ed assoluto doppiopesismo che le più pubblicizzate associazioni di consumatori esercitano tra Poste e sistema bancassicurativo.

E' giusto che sia ben chiaro il motivo, visto che non ha assolutamente niente a che vedere con presunti ideali di tutela dei consumatori, ma solo con gli interessi economici di certe associazioni.

Nel caso in esame, in realtà, la scorrettezza delle Poste è nel prezzo del collocamento che era tiratissimo, non nell'andamento delle quotazioni.

Le quotazioni di questi fondi possono avere uno scollamento anche notevolissimo dai fondamentali, come tanti altri titoli.

In realtà questi anche di più, a causa della scarsissima liquidità.

I fondi immobiliari nascono con tanti buoni propositi, in particolare poter investire nel mattone pur disponendo di poco denaro, aver costi di intermediazione ridotti e beneficiare di una gestione professionale.

Sono buoni propositi in parte mantenuti, anche se questi prodotti andrebbero presi con la logica del tenerli fino alla scadenza, quando verranno effettuati i rimborsi e quanto si avrà in tasca si sarà riallineato ai fondamentali.

Da quel punto di vista è normale che, quando sono pesantemente a sconto sul NAV, piacciano ai bargain hunter (sostanzialmente "cacciatori di occasioni").

Ne conosco un paio che sono specializzati nei prodotti delle Poste.

Hanno un approccio simile ai giocatori di poker che vogliono giocare solo online venerdì e sabato notte per cercare di scontrarsi con quelli che giocano dopo aver bevuto e giocano tanto per giocare, senza utilizzare impianti matematico/statistici.

Ed è un approccio opposto a quelli che vogliono "trovare la pokerstar che è in sé" e puntano, per ego, a scontrarsi con i più forti anziché con quelli con cui è più facile vincere.

In pratica, ritengono che sia più facile fare denaro avendo come controparte un vecchietto delle Poste che non Goldman Sachs, Jp Morgan o qualche altra banca d'affari americana.

E' un approccio non esattamente "sportivo", ma tutt'altro che bischero.

Facciamo i conti della serva.

Facciamo riferimento al Fondo Obelisco ed ipotizziamo che nel 2010 ai risparmiatori vengano rimborsati 2.370 € (il NAV relativo al 30/6/2009) e che oltre ai 300 € di dividendi già distribuiti nel primo quinquennio (o lustro che dir si voglia) se ne aggiungano altri 300.

Naturalmente nessuno può sapere quale sarà il NAV del fondo nel 2015 ed a quanto ammonterà il rimborso.

Ma l'ordine di grandezza non dovrebbe essere molto diverso.

In ogni caso questa è assolutamente un'ipotesi di scuola che va presa come tale.

Ipotesi nella quale un risparmiatore che avesse acquistato al collocamento a 2.500 € nel 2005 si troverebbe nel 2015 con 2.370 € di rimborso a cui vanno aggiunti i primi 300 € di dividendi del primo quinquennio (e quelli sono già stati erogati) ed i dividendi del secondo quinquennio (ipotizzati essere sempre 300 €).

In pratica: 2.370+300+300=2.970 €.

Rispetto ai 2.500 iniziali sono, considerato un decennio intero, un rendimento sostanzialmente da BOT (di questi tempi) senza però poter toccare il proprio denaro per un decennio.

Certo non una scelta felice, ma tutt'altro che una catastrofe.

E fa benissimo Affari&Finanza a sostenere che è meglio aspettare la scadenza.

Se poi Poste Italiane avesse fatto sottoscrivere questi prodotti per davvero a vecchietti la cosa sarebbe molto grave, visto che si tratta di prodotti decisamente da lungo periodo.

Vorrei invece far capire perché queste situazioni eccitano i bargain hunter.

Poniamo la stessa ipotesi di scuola partendo sempre da un rimborso ipotetico finale di 2.370 € con 300 € di dividendi nei prossimi cinque anni.

Avremmo 2.370 € di rimborso con 300 € di dividendi, ossia 2.670 € a fronte di un acquisto che si può fare intorno a 1.110 €.

Ossia un capitale che più che raddoppia in cinque anni.

Anche al netto di imposte su capital gain e dividendi saremmo oltre il 15% annuo netto di media, e con tasso composto (interessi sugli interessi, per capirci).

Naturalmente nessuno può sapere esattamente quale sarà il valore di rimborso, né quale sarà l'importo dei dividendi nei prossimi anni (teoricamente i dividendi potrebbero persino non esserci, anche se è un'ipotesi del tutto irrealistica).

E questo articolo non è assolutissimamente, al solito, un consiglio per gli acquisti.

E', sempre della serie "Educational Channel", un'occasione per spiegare come il fare i bargain hunter avendo come controparte i clienti delle Poste consenta di realizzare operazioni con un rapporto rischio/rendimento che è difficile trovare se la controparte è una banca d'affari yankee.

Nel caso delle Poste l'approccio che funziona quasi sempre è: se ti vogliono vendere qualcosa NON COMPRARLA.

Ma, se quegli stessi prodotti vengono svenduti dai clienti, inizia a farti per bene i conti.

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Paesi emergenti e fondi azionari globali

di borsa-finanza00com (21/02/2010 - 16:02)

Fra le pubblicazioni recenti quella forse più interessante è l'Annuario 2010 del Credit Suisse (tratta di 110 anni del mercato azionario).

Gli autori vengono dalla London Business School (segnatamente sono Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton).

I dati più interessanti sono quelli relativi ai paesi emergenti.

Stiamo osservando tutti con estrema attenzione i cosiddetti Emerging Markets (anche se in realtà è da un bel pezzo che sono emersi) anche perché, in un decennio cupissimo per le borse come 2000-2009, esse una decina di punti percentuali l'anno di performance positiva la hanno tirata su.

Soprattutto, hanno una crescita del PIL importante e le tipiche prospettive favorevoli dei later starter, che hanno di norma una crescita ben più consistente dei paesi partiti prima.

Oltretutto, il 2010 sarà un anno simbolicamente rilevante: è, con ogni probabilità, l'anno del sorpasso della Cina sul Giappone.

D'altra parte, che un miliardo e trecento milioni circa di cinesi producessero meno di 127 milioni circa di giapponesi non rientrava certo nell'ordine naturale delle cose.

Tuttavia, i dati dello Yearbook non si limitano, al solito, ad analizzare un periodo "breve" come un decennio.

Relativamente agli emergenti è stato studiato il periodo più lungo esaminabile, ossia i 34 anni fra il 1976 ed il 2009.

In tutto questo tempo gli Emerging Markets hanno addirittura sottoperformato il principale indice mondiale (Msci World) dell'1% annuo.

La ricerca evidenzia come storicamente il legame fra crescita del PIL e rendimento dei mercati azionari sia molto più debole di ciò che ci si potrebbe immaginare.

Inoltre manca qualsiasi correlazione fra crescita del PIL pro capite ed andamento del mercato azionario: conta il PIL complessivo.

Un elemento che incide è che i mercati tendono a riflettere in anticipo sulle quotazioni la maggiore crescita economica prevista.

Focalizza l'attenzione sugli USA il capo strategist dell'investment banking del Credit Suisse Jonathan Wilmot.

Si tratta di un'analisi costruita su una serie storica lunghissima (in alcuni casi risale a più di duecento anni).

Wilmot evidenzia come il trend della produttività USA nonché la crescita reale degli utili sia persistentemente ad un tasso del 2% circa annuo per oltre cento anni.

Wilmot (ma qui si entra nel campo delle opinioni) ha aspettative piuttosto positive sul prossimo decennio borsistico USA.

Tutto sommato, visto che per un investitore privato è difficile valutare le varie aree del mondo e le opportunità che offrono, è il caso di ricordare che esistono i vecchi fondi comuni globali.

Spesso sono finte gestioni attive che servono solo a scroccare più commissioni degli ETF.

Però ci sono anche gestori di valore ed è improprio paragonarli a cavalli (al di là del fatto che i mercati finanziari hanno un legame con l'economia reale, a differenza del gioco d'azzardo).

Anche perché nelle corse di cavalli puntare su quelli più forti (che possono benissimo perdere lo stesso, peraltro) significa dover accettare quote più sfavorevoli.

Invece fra i fondi le commissioni sono molto simili.

Inoltre, mentre non c'è dubbio che i rendimenti passati non garantiscano assolutamente quelli futuri, non è assolutamente vero che i gestori abbiano tutti lo stesso valore.

Merita un'altra segnalazione Carmignac, il cui fondo Investissement utilizza una gestione attiva spaziando in tutto il mondo.

E' stato fondato 21 anni fa (quando è stata fondata la boutique di gestione parigina Carmignac) dal sessantatreenne Edouard Carmignac, che lo segue sin dalla fondazione.

Dal 2000, nonostante un decennio cupissimo per l'azionario, ha una performance annualizzata dell'8,13% lordo.

Dal lancio, avvenuto nel gennaio 1989, ha reso un 860% cumulato.

Il suo benchmark Msci World Free nello stesso periodo è salito del 76%, mentre la media di categoria è cresciuta nel contempo del 168%.

Da notare come gli azionari globali smentiscano il luogo comune che i fondi facciano peggio dell'indice (il che ha anche un senso, visto che sono gravati da commissioni).

Presumibilmente la media di categoria dei globali performa meglio dell'indice globale perché, se la gestione attiva è realmente tale, è difficile che non si indirizzi in aree in cui ci sono opportunità valide di investimento.

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Confronto fra fondi pensione e TFR

di borsa-finanza00com (30/11/2009 - 22:43)

Sempre della serie Educational Channel, e ad integrazione del capitolo pensioni, è doveroso un confronto fra fondi e TFR.
Alla scadenza il TFR eroga un capitale, il fondo pensione eroga una rendita, ma può erogare fino al 50% in forma di capitale ed il resto in forma di rendita.
La rivalutazione del TFR è pari all'1,5% più il 75% dell'inflazione, mentre la rivalutazione del fondo pensione dipende dall'andamento degli investimenti fatti sui mercati finanziari.
Le anticipazioni con il TFR possono avvenire nella misura massima del 70%, dopo 8 anni con lo stesso datore di lavoro e per questi casi specifici: acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé oppure per i figli, spese sanitarie, congedi parentali oppure formativi.
Da osservare che il 70% fa riferimento al TFR a cui il lavoratore avrebbe diritto in caso di cessazione del rapporto di lavoro alla data della richiesta.
Va precisato anche che, con riferimento al TFR, per spese sanitarie si intendono quelle per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche e che per acquisto e/o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli si intende documentato con atto notarile.
Per il fondo pensione si intendono spese sanitarie conseguenti a gravissime condizioni relative a sé stessi, al coniuge e/o ai figli (terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche) ma, con riferimento alla casa, la possibilità di anticipazione è più ampia.
Questo perché all'acquisto della prima casa per sé o per i figli (sempre documentato da atto notarile) sono stati aggiunti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento conservativo nonché ristrutturazione della casa stessa.
In sostanza, tutte quelle che danno diritto alla relativa detrazione IRPEF.
Sempre da un punto di vista fiscale va notato che con il fondo pensione, nel caso di anticipazione per spese sanitarie, c'è la cedolare secca del 15%, mentre le anticipazioni legate alla casa hanno la cedolare secca del 23%.
Anche le anticipazioni fino al 30% per qualsivoglia esigenza dell'iscritto hanno la tassazione mediante cedolare secca del 23%.
Le anticipazioni con il TFR sono invece soggette a tassazione separata (con l'applicazione dell'aliquota media del lavoratore nell'anno in esame).
Inoltre, la legge n. 53 del 2000 sui congedi parentali e formativi ha esteso anche a queste due specifiche fattispecie la possibilità di richiedere anticipazioni sul TFR.
Da notare che se si appartiene a quella parte del settore pubblico che non ha il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ma ha il TFS (Trattamento di Fine Servizio), l'anticipo di somme non è previsto.
Le anticipazioni con il fondo pensione possono avvenire in misura più ampia: da subito fino ad un massimo del 75% per spese sanitarie, dopo 8 anni fino ad un massimo del 75% per acquisto e ristrutturazione della prima casa, dopo 8 anni con un massimo del 30% per qualsivoglia altro motivo.
Inoltre, con il fondo pensione si può chiedere anche più di una volta l'anticipazione, decorsi 8 anni, per "ulteriori esigenze degli aderenti", sempre entro il 75% dei versamenti rivalutati effettuati alle forme pensionistiche complementari a decorrere dalla prima iscrizione.
Va chiarito che gli 8 anni non sono relativi all'iscrizione ad uno specifico fondo pensione, bensì al sistema di previdenza complementare.
Da notare la differenza in termini di limitazione alla concessione dell'anticipo.
Nel caso del TFR la disciplina dello stesso prevede che le richieste vengano soddisfatte annualmente con il doppio limite del 10% degli aventi titolo e del 4% del totale dei dipendenti, mentre con i fondi pensione non esistono questi vincoli.
Con il TFR l'anticipazione può essere ottenuta una volta sola nel corso del rapporto di lavoro e la somma dell'anticipo viene tolta a tutti gli effetti dal TFR (in astratto, i contratti collettivi possono fissare condizioni di maggior favore).
Per i fondi pensione si deve evidenziare come la somma anticipabile sia relativa a tutta la posizione individuale.
In sostanza, con il fondo pensione l'anticipo che si può richiedere è relativo a TFR versato nel fondo più il contributo del datore di lavoro più il contributo del lavoratore più le rivalutazioni finanziarie.
Da annotare che con il fondo pensione si può anche reintegrare il tesoretto, su scelta dell'aderente, in qualunque momento anche per mezzo di contribuzioni annuali eccedenti il limite di 5.164,57 EURO (che è il tetto annuale di deducibilità fiscale dei contributi).

 

Differenze dal punto di vista della successione

Il TFR del lavoratore, in caso di decesso dello stesso, va corrisposto al coniuge, ai figli e, qualora vivessero a carico del lavoratore in esame, ai suoi parenti entro il terzo grado ed ai suoi affini entro il secondo grado.
In assenza di questi soggetti e, secondo l'orientamento giurisprudenziale, in mancanza di testamento, il TFR viene attribuito secondo le norme della successione legittima.
Dal punto di vista fiscale il TFR non concorre a formare l'attivo ereditario.
Nel caso di un fondo di previdenza complementare occorre distinguere fra decesso avvenuto prima o dopo il raggiungimento dei requisiti necessari per la percezione della pensione integrativa.
Se il decesso è avvenuto prima del pensionamento, tutta la posizione maturata viene versata agli eredi od alle altre persone che sono state indicate dall'iscritto.
In assenza di detti soggetti, la posizione viene assorbita dallo stesso fondo pensione oppure, qualora si tratti di forme pensionistiche individuali, viene devoluta a finalità sociali seguendo le modalità stabilite con decreto del ministro del lavoro e della previdenza sociale.
Da notare come la Covip abbia precisato che la suddetta disposizione è ispirata al principio del rispetto della volontà dell'aderente.
Di conseguenza, la posizione sarà attribuita ai legittimi eredi qualora non risulti una diversa volontà dell'aderente.
Qualora detta volontà sia stata espressa, la posizione verrà riscattata dal soggetto oppure dai soggetti specificamente designati dall'iscritto.
Inoltre l'Autorità di vigilanza ha sottolineato come l'aderente possa determinare la quota della posizione individuale spettante a ciascuno degli aventi diritto, e questo sia nel caso in cui ad essa concorrano solo gli eredi, sia in quella in cui concorrano solo terzi e sia in quella in cui concorrano sia eredi che terzi.
Nel caso di decesso avvenuto mentre la rendita veniva già percepita, la trasmissione agli eredi avviene nel caso in cui il lavoratore aveva scelto, al momento dell'adesione al fondo, l'opzione di reversibilità.
La normativa stabilisce che in caso di morte del titolare della pensione possa essere prevista la restituzione ai beneficiari dello stesso del montante residuo oppure, in alternativa, l'erogazione di una rendita.
Da annotare che le percentuali di reversibilità che sono previste dai fondi sono molto diverse fra loro e possono anche essere inferiori al 100%.
Per inciso, gli schemi di regolamento Covip stabiliscono che la rendita vitalizia possa essere declinata anche, opzionalmente, in una di queste forme:
A) Rendita vitalizia reversibile, ossia corrisposta all'aderente fino a quando è in vita e, successivamente, in misura totale oppure per quota scelta dallo stesso aderente alla persona od alle persone designate da quest'ultimo.
B) Rendita certa e successivamente vitalizia, corrisposta per i primi anni (di solito 5 o 10) all'aderente oppure, in caso di suo decesso, al soggetto da lui designato.
In seguito, se l'aderente è ancora in vita, viene erogata allo stesso una rendita vitalizia.
C) Rendita vitalizia differita. Essa viene corrisposta all'aderente all'epoca stabilita od al raggiungimento di una determinata età, successiva all'esercizio del diritto all'erogazione.

Il peso del fisco

Il TFR è sottoposto a tassazione separata.
Quando il capitale investito nel fondo pensione produce dei rendimenti, essi vengono tassati all'11% anziché al 12,50% dell'aliquota ordinaria.
Per i fondi pensione la tassazione finale è pari al 15% che viene ridotto di uno 0,3% per ogni anno di adesione alla previdenza complementare (non necessariamente al singolo fondo) superiore al 15° fino ad un minimo del 9% sia per il capitale che per la rendita (in pratica, dal 35° anno in su non c'è un ulteriore sgravio fiscale).
Detta aliquota viene applicata all'importo della prestazione in esame al netto dei contributi non dedotti nonché dei rendimenti già assoggettati ad imposta durante la fase di accumulo.
Questo impianto fiscale vale per i fondi pensione anche nel caso di riscatto in caso morte.
Nel caso che i vecchi iscritti percepiscano tutto sotto forma di capitale l'importo viene assoggettato a tassazione separata come il TFR.
Da notare che, con il decreto 252/05, attualmente è possibile riscattare l'intero ammontare sotto forma di capitale solo se la conversione in rendita del 70% del montante dà diritto ad una rendita che risulta inferiore alla metà dell'assegno sociale.

Contribuzione

Se si tratta di PIP (Piani Individuali di Previdenza) non si parla di contributo bensì di premio, in linea con lo slang assicurativo che parla di premi assicurativi.
Per ciò che concerne i fondi pensione, per i lavoratori dipendenti i contributi sono in genere triplici.
Si sommano infatti quello del lavoratore dipendente stesso, del datore di lavoro e la quota del TFR o tutto il TFR (per gli assunti di prima occupazione dal 28 aprile 1993).
Nel caso di conferimento tacito (il cosiddetto silenzio assenso) si ha il versamento del solo TFR senza contributi né datoriali né del lavoratore stesso.
Va da sé che liberi professionisti e lavoratori autonomi non hanno né contributo datoriale né TFR.
L'ammontare della contribuzione può essere determinato sia in misura fissa che in percentuale rispetto al Ral (retribuzione annua lorda).
La contribuzione è deducibile fiscalmente con il limite di 5.164,57 EURO.
La deducibilità vale anche per i contributi che vengono versati a beneficio di familiari che siano fiscalmente a carico di chi li versa.

Riscatto

Nel caso del TFR avviene ad ogni cessazione del rapporto lavorativo (licenziamento/dimissioni/pensionamento).
Nel caso dei fondi pensione ci sono 3 fattispecie:
1) Riscatto parziale. Fino al 50% della posizione individuale che è stata maturata in caso di disoccupazione determinata dalla cessazione dell'attività lavorativa per un periodo compreso fra 12 e 48 mesi, o nel caso in cui il datore di lavoro abbia fatto ricorso a procedure di mobilità o di cassa integrazione (sia ordinaria che straordinaria).
2) Riscatto totale. Nel caso di disoccupazione determinata dalla cessazione dell'attività lavorativa per un periodo superiore a 48 mesi oppure nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3.
3) Nella previdenza complementare è possibile effettuare un riscatto totale nel caso di cessazione dei requisiti di partecipazione, ad esempio nel caso del passaggio ad un'azienda che opera in un altro settore e fa riferimento ad un altro fondo negoziale. Da ricordare che il lavoratore può tenere il proprio investimento nel fondo pensione a cui ha già versato contributi anche in assenza di ulteriore contribuzione.

Portabilità

Si può effettuare il trasferimento della posizione individuale da una forma pensionistica complementare ad un'altra una volta che sono decorsi 2 anni dall'iscrizione.
Le operazioni di trasferimento non possono essere ostacolate da clausole.
Sono inoltre esenti da oneri fiscali, a patto che esse avvengano in favore di altre forme di previdenza complementare (non quindi previdenza libera/assicurativa).

Gli strumenti della previdenza integrativa

Per chiudere, un distinguo fra gli strumenti della previdenza integrativa.
A) Fondi pensione preesistenti: sono fondi chiusi che sono stati costituiti prima del 15 novembre 1992. Si sono dovuti adattare alla nuova legislazione per ottenere i flussi di TFR.
B) Piani individuali di previdenza: i cosiddetti PIP sono piani assicurativi appositamente finalizzati ad esigenze previdenziali.
C) Fondi pensione aperti: sono istituiti da banche, SIM, assicurazioni ed SGR.
D) Fondi pensione chiusi: sono di tre tipi.
Quelli settoriali sono suddivisi per settore produttivo, ad esempio il Fonchim è del settore chimico.
Quelli aziendali sono costituiti su base aziendale, ad esempio il Fopen è dell'ENEL.
Quelli territoriali sono suddivisi su base, ovviamente, territoriale. Ad esempio il Fopadiva è della Valle D'Aosta.

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Fondi VS ETF

di borsa-finanza00com (11/10/2009 - 18:52)

 

Mi pare che meriti una nota una segnalazione fatta nell'ultimo Milano Finanza.
Si tratta della segnalazione di un fondo specializzato sul mercato USA che da 10 anni batte l'indice americano, l'Oyster Us Value.
E' stata fatta perché questo ha presentato, per la prima volta agli investitori italiani, il portafoglio del fondo.
Fondo che, con 40 titoli, ha fatto meglio dell'indice S&P 500 con un rendimento del 300% contro il 100% degli ETF dal 1996.
E' corretto dire che gli ETF sono tendenzialmente meglio dei fondi comuni.
Questo perché gli ETF sono, almeno come origine, fondi passivi che replicano l'indice (ci sono anche quelli attivi che applicano meccanicamente strategie di investimento) e lo fanno con poche commissioni.
Mediamente i fondi fanno peggio degli ETF perché zavorrati da commissioni più alte, ma anche perché larghissima parte dei fondi comuni sono in realtà fondi passivi spacciati per attivi.
Tuttavia, una buona gestione è una benedizione anche perché ti sgrava dal seguire troppe cose.
Questo indipendentemente dal tipo di gestione, che sia fondo, SICAV od altro....
Di fatto è una gestione anche quella della Berkshire Hathaway di Warren Buffett (e buon per chi l'ha sfruttata e la sfrutta).
La nota non è tanto per un fondo che va bene, se non benissimo, ma perché è oggettivamente notevole la costanza con la quale sono sempre le stesse famiglie di fondi a fare bene.
La Oyster è certamente fra queste, e merita una segnalazione per questo motivo, non per il singolo fondo, discorso che vale anche per "famiglie di fondi" come quelle di Schroders e Carmignac.
Della serie: è vero che le performance passate non sono garanzia per il futuro, ma è difficile non notare come ci siano "case di investimento" che da anni, anni ed anni macinano risultati ed esprimono prodotti di valore.
Praticamente come fa sul fronte opposto, ossia in negativo, Mediolanum.
Non c'è modo di sapere con certezza perché i gestori migliori finiscano nelle solite società.
Forse non è nemmeno diverso dal motivo per cui i calciatori migliori in Italia finiscono alla Juventus o nelle milanesi: essere pagati di più e stare in società più prestigiose è meglio del contrario.
Peraltro fa impressione anche il dato dell'OECD (in Italia noto come OCSE) che evidenzia come la PPP (Purchasing Power Parity, parità di potere d'acquisto, che rappresenta in parte importante i fondamentali di una valuta) del dollaro lo veda enormemente sottovalutato (del 26% circa sull'EURO).
Sempre su MiFi c'è anche un interessante confronto fra il carry trade e la PPP come strumenti per speculare sui cambi.
Anche se, per la verità, mi pare che sia poco evidenziato come la strategia del carry trade, essendo basata sui tassi, si basi su fattori volatili.
Molto di più di quanto non sia la PPP perché i livelli di inflazione sono simili nelle principali aree ed il fatto che siano schiacciati verso il basso rende quel parametro ancora più stabile come strumento previsionale.
Anche se il livello della PPP fra EURO e $ è stato sempre sostanzialmente schiacciato fra 1,15 ed 1,20, ma i livelli di cambio sono oscillati fra un minimo di 0,8048 ed un massimo che era il doppio.
In sostanza, è vero che i livelli di cambio girano storicamente intorno alla PPP, ma ci girano intorno anche tanto ed anche per anni prima di tornare a livelli più equi.
Come un pò per tutti i fondamentali.
La PPP è un fattore importante soprattutto se si punta su mercati esteri con fondi od affini, che per definizione richiedono un orizzonte temporale lungo.
Per la cronaca, l'S&P500 ha attualmente un p/e appena superiore alla media storica.
Inoltre, l'attuale p/e è calcolato sugli utili da schifo tipici di una recessione pesante (e questa è veramente da record).
Sono quotazioni da recessione, ma non è probabile che la ripresa negli USA non ci sia (anche se nessuno sa davvero quando).
Probabilmente ci sarà prima e sarà più consistente di quella italiana (al solito).


P.S.
Non sono inviti ad investire in USA, né in quello specifico fondo, né in dollari.
Anzi, personalmente resterò sulle azioni italiane perché ho una lunghissima abitudine di battere il nostro indice.
Il mercato USA è troppo vasto e complesso per le mie limitate risorse, anche di tempo.
Ed è un limite grande perché gli USA hanno prospettive di crescita ben migliori delle nostre e questo livello del cambio è molto protettivo.
Certo è difficile non notare come le azioni di Classe B della Berkshire Hathaway (quelle che quotano 1/30 rispetto all'azione principale) quotano intorno ad appena tremila dollari.
Tanti anni fa scartai la Berkshire per la considerazione che prima o poi pure Buffett tirerà le cuoia ed è un rischio di breve periodo per le quotazioni (anche se i meccanismi di investimento sono replicabili ed il management è a dir poco eccellente).
A distanza di tanti anni posso dire che sta meglio di quasi tutti noi.
Sarà vero che la Coca cola si beve meglio quando se ne è, in parte, proprietari.... 
   

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