Dicembre 2009

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag germania
Pagine:

Sul declino dell'Italia

di borsa-finanza00com (13/12/2009 - 14:31)

 

Forse il 2009 è l'anno dell'arresto del declino italiano.
Non rispetto al resto del pianeta, ovviamente, ma solo rispetto al resto dell'Europa.
L'Asia non giapponese rappresenta circa la metà della popolazione del pianeta.
L'anomalia vera era che non contasse niente.
La sua crescita economica la porta semplicemente a valori più ragionevoli rispetto alla sua popolazione.
Pur pesantemente ridimensionata, la quota di PML italiana (il PML è il Prodotto Mondiale Lordo, praticamente il PIL planetario) è del 2,6%.
La popolazione italiana è di 60 milioni di abitanti a fronte di 6,7 miliardi di popolazione planetaria.
In pratica, pur essendo lo 0,9% della popolazione del pianeta, produciamo il 2,6% della ricchezza, ossia meno del triplo.
Rispetto ad un quindicennio fa è un crollo, così come per i cinesi c'è stato un lunghissimo periodo di crescita ininterrotta.
Tuttavia, un riequilibrio della ricchezza in rapporto alla popolazione rientra nell'ordine naturale delle cose.
Da notare che l'Africa nella sua interezza rappresenta appena il 3,1% del PML, ossia tutto il continente è appena sopra l'Italia (ma la coppia Sudafrica-Nigeria rappresenta l'1,8% del PML).
Se si vogliono guardare le statistiche dell'Italia in rapporto all'Europa occorre ricorrere all'Eurostat, cercando GDP per capita in Purchasing Power Standards (PPS) (EU-27 = 100).
GDP sta per prodotto interno lordo mentre i PPS fanno riferimento alla PPP, ossia alla parità di potere d'acquisto (il cui calcolo in Eurolandia è semplificato dalla Moneta Unica).
Il declino italiano è stato micidiale nel periodo che va dal 2001 al 2008.
Tenendo come base 100 l'Europa dei 27 sia nel 2001 che nel 2008 abbiamo un tracollo dell'Italia da 117,8 punti a 100,6.
In sostanza, abbiamo perso una media di due punti l'anno precipitando a quella quota 100 che ci mette assolutamente nella media dell'EU-27.
Niente di drammatico, s'intende, ma c'è stato un tempo in cui l'Italia aveva una ricchezza procapite ben più alta della media di un gruppone che comprende paesi come Cipro, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Romania eccetera.   
Dovremmo aver toccato il pavimento ed aver smesso di scendere.
Anche se sarebbe sbagliato sostenere che la delocalizzazione dei processi produttivi, in particolare lo spostamento degli investimenti dove i salari sono più bassi, sia la causa del declino italiano.
Se così fosse, la Germania avrebbe dovuto essere colpita ben più duramente essendo la prima economia manifatturiera del continente e ben più vicina ai paesi dell'Est.
Ebbene, mentre l'Italia è passata da 117,8 punti del 2001 a 100,6 del 2008 la Germania è passata da 116,6 a 116,1 con una variazione insignificante.
Inoltre i loro stipendi sono molto più alti dei nostri e la scusa della "zavorra" Mezzogiorno non tiene visti i successi della Ex Germania dell'Est che ha raggiunto un PIL procapite sostanzialmente identico a quello italiano (di tutta l'Italia).
L'impatto della delocalizzazione dei processi produttivi è ipoteticamente deducibile andando più in là nel tempo visto che, sempre considerando l'EU-27 come base 100, l'indice germanico nel 1997 era di 124,3 mentre quello italiano nel 1997 era di 119,0.
In sostanza, l'Italia ha avuto una sostanziale tenuta alla fine del passato decennio mentre la Germania scricchiolava.
Scricchiolava per le difficoltà di integrare la Germania dell'Est (cosa che però le è riuscita), scricchiolava per le difficoltà determinate da una concorrenza con salari bassissimi dall'Europa dell'Est che prima non c'era perché congelata dalla Cortina di Ferro (e però anche lì ha vinto tenendo salari ben più alti dei nostri).
L'Italia invece beneficiava dei flussi di investimenti derivati dall'ingresso nell'EURO.
Anche se adesso va di moda sostenere che le svalutazioni "competitive" sono solo un vantaggio.
In realtà per decenni interi molti investimenti che avrebbero potuto venire in Italia non ci venivano perché investire in un paese con un troiaio di moneta come la liretta significava che, anche qualora gli investimenti fossero andati bene, quello che si guadagnava con detti investimenti veniva poi distrutto dal cambio....
Fra le altre cose, l'EURO ci ha consentito risparmi in termini di collocamento dei titoli del debito pubblico senza i quali non avremmo avuto la possibilità di resistere alla crisi del 2008-2009.
Credo che meriti uno spazio un'intervista di questa settimana di MiFi a Pier Carlo Padoan (vicesegretario generale dell'OCSE), ricordando sempre che Milano Finanza è uno dei pochissimi giornali che meritino di essere comprati.

Domanda:
Concludiamo con l'Italia. Che fare per stimolarne la crescita?

Risposta:
L'Italia è entrata nella crisi finanziaria con una bassa crescita potenziale ed effettiva.
Continuerà a soffrire di questo handicap anche dopo l'uscita dalla crisi.
Paradossalmente le ricette applicabili all'Italia sono le stesse che indicavamo prima della crisi, e che possono riassumersi nell'aggredire le cause strutturali della bassa crescita.
L'elenco è lungo e ben noto.

Domanda:
Può ricordare le principali?

Risposta:
Al primo posto metterei l'investimento in formazione perché nel lungo periodo dà il risultato migliore in termini di crescita globale.
Ci sono altri elementi come l'aumento della produttività della pubblica amministrazione, il miglioramento del mercato del lavoro, e la liberalizzazione dei mercati dei prodotti e dei servizi, rimasta a metà.
L'esperienza dei paesi OCSE insegna che queste ricette richiedeono un po' di tempo per dare frutti, ma poi gli effetti sono duraturi perché aumentano la crescita potenziale.

P.S. Annoto che nella Pubblica Amministrazione una zavorra notevole allo sviluppo economico è lo stato della giustizia civile, che è quella che interessa alla maggior parte dei cittadini.
E' difficile non notare come la politica sembri interessata solo a quella penale, che è di interesse anche per i cittadini ma sembra esserlo soprattutto dei politici italiani.
Per motivi fin troppo evidenti (purtroppo). 

   

Vota questo post