Mutui a tasso variabile VS mutui a tasso fisso
Una recentissima analisi del Centro studi Sintesi su dati Bank'Italia conferma una cosa nota, ossia la maggiore economicità dei mutui a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso.
Il periodo considerato è fra il 1988 ed il 2009 (partendo sempre da gennaio, per semplicità).
Lo studio si basa su mutui decennali di centomila euro, accesi nel mese di gennaio.
Per i mutui a tasso variabile, sempre per semplicità, si considera l'importo della rata definito una sola volta l'anno, a gennaio.
In un solo caso, nel gennaio del 2006, il confronto fra i due tipi di tasso si è concluso in sostanziale parità.
In tutti gli altri casi è risultato più economico il variabile.
Niente di nuovo, appunto.
Per inciso, Renato Brunetta fu un po' brutale/semplicistico nel dire che il fisso nemmeno esiste, è solo un variabile a cui si somma una sorta di "assicurazione".
Tuttavia, la sostanza è quella ed è da quello che deriva la tradizionale maggiore convenienza del variabile.
In pratica, la "tranquillità" della rata fissa si paga e, perché questa risulti alla fine più economica, occorre che banche ed affini abbiano sbagliato i loro conti.
Cosa assolutamente possibile, ma tutt'altro che probabile.
Resta la solita raccomandazione di non chiedere nessun mutuo se non si è in grado di sostenerne uno a tasso fisso (di questi tempi il problema non si pone perché le banche, giustamente, li rifiutano) e di METTERE DA PARTE I RISPARMI CONSEGUITI.
Tanto più che livelli di tassi così eccezionalmente bassi potranno durare ancora un bel pò di mesi, specie considerando che nel 2010 le prospettive sono più di stagnazione che di ripresa, ma non dureranno certo per una parte significativa di un mutuo.
Da ricordare che i tassi in Eurolandia sono i più bassi da un decennio a questa parte solo perché l'EURO c'è da solo un decennio.
Quelli della Bank of England sono i più bassi da tre secoli a questa parte, per avere una dimensione dell'eccezionalità del momento storico.....
Interessi sui BOT
Volevo segnalare alcune cose sull'andamento dei tassi dei BOT.
A) Sono mesi che, al netto di tasse e commissioni, hanno infranto verso il basso il tetto dell'1%.
B) Realisticamente, staremo sostanzialmente a questi livelli per tutto il 2009, considerando che la BCE ha dato ad intendere che terrà il Refi intorno all'1% fino alla fine dell'anno.
C) Il luogo comune, alla Scajola-Brunetta per intenderci (ma non solo), che tassi bassi aumentano la ricchezza delle famiglie italiane è falso.
Questo perché, come noto e come ricordato anche da Tremonti, l'Italia ha il merito di avere un livello di risparmio privato enormemente più alto degli altri paesi di area OCSE unito ad un indebitamento privato enormemente più basso.
Tassi bassi riducono le entrate delle famiglie italiane molto di più di quanto riducano le uscite.
Altra cosa è l'impatto per le imprese ed il debito pubblico.
Per citare i dati di Bank'Italia relativi alla fine del 2008, le attività delle famiglie italiane erano di 3.427,917 miliardi di euro contro un totale passività di 836,216 miliardi di euro, con un saldo di 2.591,701.
Il saldo è nettamente superiore al debito pubblico italiano (non è ASSOLUTISSIMAMENTE un invito a fare patrimoniali, è solo per spiegare la situazione).
D) Questa situazione dei tassi non è una specificità italiana.
Ad aprire le danze, al solito, sono stati gli USA.
All'asta del 9/12/2008 i Treasury ad un mese hanno avuto un rendimento dello 0,00% (ci erano già andati estremamente vicini in passato, ma lì hanno spaccato lo zero).
Per la cronaca, già in quell'asta furono interamente sottoscritti nonostante i titoli a disposizione fossero di ben 32 miliardi di dollari.
I titoli a 3 mesi furono collocati con un rendimento NEGATIVO dello 0,01% mentre quelli a due anni furono collocati con un rendimento dello 0,85%.
E) E', ovviamente, sbagliato considerare questi tassi come definitivi.
Soprattutto, è pericoloso considerare sostenibili gli attuali tassi variabili dei mutui.
Un parametro considerabile sono i tassi ufficiali della BCE.
Questo anche perché l'Euribor si è staccato significativamente da essi solo in un periodo limitatissimo, per poi tornare nella media storica già il 7/1/2009 (che è considerabile la data della fine della crisi del mercato interbancario in Eurolandia).
Considerando il tasso principale tenuto nel primo decennio dell'Euro, se si ipotizzano rialzi da un quarto di punto ce ne dovrebbero essere almeno 8 nei prossimi 2-3 anni....
I tassi resteranno a livelli stratosfericamente bassi rispetto ai tempi della superinflazionata liretta, ma se non si è in grado di sostenere gli attuali tassi fissi è appropriato non chiedere mutui a tassi variabili perché non si sarà in grado di sostenerli in futuro.
Caso in cui, comunque, chiederli o meno è irrilevante visto che le banche non li concederebbero (a ragione).


