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Obbligazioni perpetual

di borsa-finanza00com (22/09/2009 - 23:01)

 

E' un'integrazione a quanto già spiegato su questo tipo di titoli.
Soprattutto evidenziando alcuni dati "storici".
Il punto è che "la storia siamo noi", visto che veniamo dalla crisi bancaria più pesante da generazioni ed alcune cose successe da poco fanno da precedente.
E' fondamentale fare bene i compiti perché questi sono strumenti importanti.
Inoltre, a costo di essere ripetitivo, se nemmeno conosci gli strumenti che usi puoi fare scelte corrette solo per puro caso.
Ed i perpetual (nota: tipicamente le undated o perpetue che dir si voglia sono Tier 1) sono una parte del settore obbligazionario, che è un settore troppo rilevante per non essere studiato bene.
Senza contare che, mentre le obbligazioni con la seniority più alta (quelle più diffuse) sono relativamente semplici, queste sono più complesse e volatili (e ben più remunerative, fra l'altro ampiamente sfruttate anche da Warren Buffett).
Da notare che ci sono stati anche bond perpetui emessi dagli stati.
Si tratta di titoli di stato molto lontani nel tempo, in particolar modo britannici emessi fra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
E' uscito dalla cronaca per entrare direttamente nella storia anche il perpetual della Repubblica Italiana: Rendita Italiana.
Si trattava di titoli rappresentativi del debito pubblico irredimibili, segnatamente un'emissione del 1935 per 42 miliardi di lire finalizzata al finanziamento dell'intervento bellico in Etiopia.
Emissione acquistabile a 95 lire contro 100 lire di valore nominale con interesse annuo del 5% (per la cronaca inferiore all'inflazione dell'epoca) corrisposto su base semestrale il 1° gennaio ed il 1° luglio.
Sin dall'inizio era scarsamente competitiva con altre forme di investimento.
L'irredimibilità di questi titoli è stata parzialmente rimossa dalla L. 30-3-1981 che ha stabilito il rimborso alla pari di tutti i titoli con un taglio inferiore alle 100.000 lire. 
Dall'1/1/1998 tutti i titoli sono rimborsabili alla pari e, soprattutto, cessano di fruttare interessi. 
La crisi bancaria partita dagli USA nella seconda metà del 2007 ha introdotto alcuni elementi di discontinuità ed alcune conferme.
Il panico sullo stato delle banche e la scarsa liquidità di questi specifici titoli ha portato a quotazioni anche di 30-40 su 100 anche su bancari italiani di eccellente solidità, salvo tornare a valori ragionevoli a distanza di un pò di mesi.
E' comunque un precedente, sia pure limite, che dà il senso di come siano titoli da prendere con l'idea di "sposarsi" l'emittente.
Da notare che da questa crisi sono venuti fuori obblighi imposti alle banche di rafforzare la propria patrimonializzazione, il che le renderà in prospettiva più solide.
In sostanza, se quelle italiane non sono crollate nemmeno in questa crisi...
Per inciso, i coefficienti patrimoniali vanno valutati in maniera un pò laica, visto che contano molto di più fattori come la prudenza nell'erogare credito.
Il caso limite è stato Lehman Brothers che aveva un Core Tier 1 prossimo al 16% come hanno fatto notare, con una certa perfidia, dal Monte dei Paschi di Siena (banca che c'era da prima che un genovese scoprisse l'America...).
Una discontinuità fortissima c'è stata nel dicembre del 2008 quando Deutsche Bank ha deciso di non rimborsare una subordinata (nella fattispecie una Lower Tier 2) alla data della call, facendo schizzare alle stelle la volatilità di tutti i titoli subordinati.
In realtà, mentre soggetti esteri hanno saltato call anche in serie (come ING), le banche italiane hanno rispettato tutte il gentleman's agreement con l'eccezione del Credito Valtellinese nel 2008.
Va detto che, sempre nel 2008, Intesa SanPaolo esercitò la call su un'obbligazione perpetual che era stata emessa 10 anni prima, nel 1998.
Si finanziò con una nuova emissione (la celebre 8,047%) nonostante non avesse nessuna convenienza immediata a farlo, essendo la nuova emissione più costosa della precedente.
Sebbene la regola che la call vada esercita nella prima data possibile sia una regola non scritta, il timore di un danno reputazionale è molto considerato da banche ed assicurazioni (molto meno dalle corporate).
E' di questi giorni la conferma che il Credito Valtellinese si rivolge al governo chiedendo i cosiddetti Tremonti Bond, mentre Intesa-Sanpaolo sta emettendo direttamente sul mercato bond subordinati.
Qual'è il punto?
Il punto è che Intesa-Sanpaolo non pagherà di più di quanto paghi il Creval, ma non avrà lo Stato fra le scatole e potrà gestire questi titoli su 10 anni anziché 4 (come di fatto accade con i Tremonti Bond).
E' un precedente che rafforza la regola non scritta di esercitare la call subito.
Peraltro Intesa ha un peso curioso nelle attuali emissioni italiane: attualmente le principali emissioni bancarie Tier 1 hanno tagli minimi da 1.000 EURO, 50.000 EURO e 100.000 EURO.
Ebbene, Intesa-SanPaolo in pratica le ha tutte e tre essendo una banca nata dall'unione di Intesa, BCI (Banca Commerciale Italiana, insomma la mitica COMIT, quella che, fra l'altro, un trentennio fa salvò Lehman dal default) e SanPaolo.
Ci sono infatti le emissioni "Intesa Bci capital t." con un taglio da 1.000, "Intesa Sanpaolo" (la più recente) con un taglio da 50.000 e "Sanpaolo Imi capital" con un taglio da 100.000.
Fra le molte cose importanti che vanno ricordate se si vogliono acquistare questi titoli c'è che occorre rivolgersi ad una banca, ma questa non lavora quasi mai con tutti i market maker, bensì solo con alcuni, il che spiega tante differenze di prezzo.
Nelle 482 pagine (per ora, e che comunque ho letto con enorme interesse) dedicate a questi titoli sul forum di Investireoggi (da utenti in comune con il forum di Finanzaonline) è stato ampiamente sottolineato come IWBANK sia ad oggi la più efficiente per questo mercato.
Da sottolineare il fantastico lavoro che su quel forum fanno anche nel tenere il passo con le quotazioni e le condizioni di questi titoli: Obbligazioni perpetual .
Ultima nota sul fisco: la tassazione è sempre del 12,50% sui capital gain.
Sulle cedole, pur essendo di norma del 12,50%, può essere del 27% se il titolo è identificato come atipico.
Occorre chiedere prima alla banca se classifica il titolo come atipico o meno perché la normativa non è chiarissima ed è successo che istituti bancari diversi abbiano dato interpretazioni diverse sugli stessi titoli.
In linea di principio il titolo è atipico quando non può essere assimilato né ad un'azione né ad un'obbligazione.
Soprattutto, non è assimilabile ad un'obbligazione quando non c'è la certezza della restituzione integrale del capitale.
Le celebri clausole di loss absorption possono anche portare alla decurtazione del capitale oppure alla sostituzione con altri titoli.
Va da sé che i titoli atipici vadano evitati più per la maggiore rischiosità che non per la maggiore tassazione, a meno che detta rischiosità non sia adeguatamente remunerata con una redditività abnorme.
Anche i titoli atipici, come tutti i titoli, non sono né buoni né cattivi in sé: è sempre una questione di rischio/rendimento.
Al solito vanno letti bene i prospetti informativi.
In merito a detta lettura va evidenziato che le regole possono essere mandatory od optional.
Se sono mandatory le cedole vengono obbligatoriamente posticipate oppure cancellate in rigida applicazione delle condizioni previste nei prospetti.
Se sono regole optional l'emittente si riserva la facoltà di pagare lo stesso.
Succede che avvenga, infatti nel 2009 ci sono state banche italiane che hanno pagato lo stesso la cedola pur potendolo evitare, allo scopo di difendere uno strumento che gli serve per rafforzare la propria patrimonializzazione.
Anche per questo ha un valore leggere nel prospetto che termine viene usato nel definire le regole.
 

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Obbligazioni subordinate - gradi di subordinazione

di borsa-finanza00com (19/09/2009 - 20:31)

 

Sempre della serie "Educational Channel", ci tengo ad evidenziare i vari gradi di subordinazione delle obbligazioni (bancarie e non).
Ricordando sempre che è doveroso conoscere i vari tipi di obbligazioni.
Questo perché, al solito, se non conosci nemmeno le varie opzioni fra cui puoi scegliere non puoi fare scelte corrette, se non per puro caso.
Inoltre il settore obbligazionario è troppo importante.
Per di più, mentre è indispensabile leggere i prospetti informativi, è ancora più fondamentale capirli.
Per questo occorre conoscere e comprendere bene determinati termini e vocaboli.
Tier 1
Le obbligazioni che contribuiscono al miglioramento del coefficiente patrimoniale Tier 1 sono in qualche modo assimilabili alle azioni di risparmio, anche se vengono rimborsate prima in caso di default, vengono rimborsate a 100 ed hanno cedole (e non dividendi) sostanzialmente predeterminate.
Formalmente non hanno scadenza ma esiste di standard un'opzione call (che è l'opzione di effettuare il rimborso del titolo) ad una determinata call date (data in cui la call è esercitabile) che è di solito al 10° anno.
Per gentleman agreement con il mercato, lo standard è esercitare l'opzione alla prima call date (e c'è un danno reputazionale per l'azienda se non lo fa, specie se si tratta di una banca o di un'assicurazione).
Peraltro, in caso di mancato esercizio, di norma si passa ad una cedola più alta.
Non è detto che sia così, visto che spesso la prima cedola è a tasso fisso, mentre quella successiva è variabile.
Questo non rende sicuro che ci sia un incremento di costi per l'emittente se non esercita la call.
Tuttavia, a più riprese detto esercizio è stato effettuato anche contro l'interesse immediato dell'emittente per proteggersi da danni reputazionali (specie dalle banche italiane, che hanno dimostrato con i fatti di voler difendere questo strumento).  
La cedola può non essere pagata se si verificano determinate condizioni previste nel prospetto informativo, come la mancata erogazione di dividendi per l'azione.
Peraltro può essere prevista nel prospetto la facoltà dell'emittente di pagare lo stesso, a propria scelta.
Può sembrare strano, ma nel 2009 i bancari italiani hanno pagato tutti le cedole pur avendo avuto (alcuni) la facoltà di non farlo.
E' una cosa che dà il senso di quanto siano motivati a difendere questo strumento che gli serve, in caso di necessità, a migliorare i propri coefficienti patrimoniali.
La tassazione è di standard del 12,50% ma può essere del 27% se il titolo viene considerato atipico, come nel caso in cui il capitale possa essere decurtato in caso di pesanti perdite d'esercizio dell'emittente, di dimensioni tali da intaccare la solidità dell'emittente stesso (come sempre va letto bene il prospetto informativo).
In ogni caso va chiesto preventivamente alla banca che tipo di tassazione applicherà anche perché la fiscalità di questi strumenti non è chiarissima.
Sono obbligazioni Junior rispetto a quelle Tier 2 (sia Upper che Lower) e Tier 3 (ossia, in caso di default, vengono rimborsate dopo, sempre che resti qualcosa).

Upper Tier 2
Hanno una scadenza usualmente fissata a dieci o più anni dopo l'emissione. Le cedole possono essere sospese in caso di perdita ma vengono pagate, tutte assieme, nel primo anno chiuso in utile (di standard senza remunerazione supplementare di alcun tipo).

Lower Tier 2
Sono forse le obbligazioni più simili rispetto a quelle Senior (quelle "normali"). Sostanzialmente, in caso di fallimento dell'azienda che lo emette, viene rimborsato prima di azioni, Tier 1 ed Upper Tier 2, ed alla pari con le Tier 3. La tassazione è sempre del 12,50%.
Lo svantaggio rispetto alle obbligazioni "normali" è che, in caso di fallimento dell'emittente, queste vengono rimborsate dopo di loro.
Per questo debbono avere una remunerazione più alta e tale da giustificare questo svantaggio.

Tier 3
Tipo di obbligazione recente e scarsissimamente sperimentata.
Per gli istituti di credito non serve ad aumentare il proprio volume di attività in sé, ma solo la propria capacità di operare sui mercati finanziari facendo trading. 
La scadenza è usualmente più breve delle Tier 1, delle Upper Tier 2 e Lower Tier 2.
Le cedole possono essere sospese (non cancellate) in caso di perdite che abbiano minato eccessivamente la solidità dell'emittente.
In caso di default dell'emittente queste obbligazioni vengono rimborsate prima di Tier 1 ed Upper Tier 2, ed assieme alle Lower Tier 2.
La tassazione è sempre del 12,50%.


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Obbligazioni ibride

di borsa-finanza00com (13/09/2009 - 22:17)

 

Come è noto, il 10 settembre 2009 è una data importante per i risparmiatori italiani.
Non era mai successo che i BOT, al netto di tasse e commissioni, avessero un rendimento negativo.
E' successo con i BOT a 3 mesi, che hanno registrato un rendimento del -0,08%.
In realtà è molto meno significativo delle apparenze.
A ben vedere i tassi reali erano ben peggiori ai tempi in cui avevamo i BOT al 17% con l'inflazione al 21%.
Inoltre, la situazione si normalizzerà quando la BCE si confronterà con la ripresa economica (insomma, con comodo, vista la stagnazione prevista da FMI ed OCSE per il 2010).
Tuttavia, vale la pena di trattare l'argomento obbligazioni evidenziando i vari tipi delle stesse.
Da notare che non è un invito a comprare obbligazioni ibride, a dispetto dei rendimenti smodatamente più alti dei Titoli di Stato.
Peraltro, personalmente continuo ad essere completamente investito in azioni, anche se settembre è, storicamente, il mese peggiore sia per Wall Street che per la borsa italiana.
Per inciso, resterò pienamente investito finché la nostra borsa non avrà raggiunto l'equivalente di un Mibtel (rimpiazzato l'1/6/2009, ma trovo tuttora più comodo fare le statistiche con quello) a 30.000 punti.
Quindi ancora per mooolto tempo, visto che per quel livello serve una ripresa economica seria, quindi sicuramente dopo il 2010.
Confidando peraltro nella mia vecchia, cara e sana abitudine di fare nettamente meglio dell'indice quasi tutti gli anni (purtroppo non tutti, non ci riesce neanche Buffett, figuriamoci io).
Anche se, dovendo scegliere fra titoli di Stato e degli ibridi di Banca Intesa che rendono l'8% (come ci sono tuttora) sceglierei convintissimamente i secondi.
Questo perché Intesa fa utili tutti i benedetti anni che passano su questa terra (assai sofferti nei due anni terribili 2008 e 2009, ma è comunque sempre in utile), mentre lo Stato italiano fa deficit tutti i benedetti anni che passano su questa terra.
E' vero che il PIL usualmente tende a salire ed il rapporto debito/PIL usualmente tende a restare a livelli pesanti ma sostenibili, ma adesso sta scendendo pure il PIL.....
I Titoli di Stato italiani hanno un rapporto rischio/rendimento ai limiti dell'inquietante.
Tanto più che sono mesi che i CDS (Credit Default Swap, che sono termometri del rischio di fallimento) misurano il rischio di fallimento di Intesa come inferiore a quello dello Stato italiano... 
A dispetto di questo Intesa (cito lei perché è la principale banca sul territorio italiano) ancora qualcosa rende, lo Stato italiano ha un rapporto rischio/rendimento inquietante anche perché è il rendimento che manca....
A prescindere da tutto questo, è doveroso conoscere questi strumenti.
Sottolineo doveroso, perché è impossibile effettuare una scelta corretta fra strumenti che non si conoscono.
A questo scopo intendo dedicare ai vari tipi di obbligazioni subordinate una serie di articoli/capitoli.
Una serie perché si tratta di argomenti piuttosto complessi (ma la cui complessità non va sopravvalutata).
Questo soprattutto perché nella scelta delle obbligazioni quello che più conta è la valutazione dell'emittente.
Se scegli l'emittente sbagliato, l'avere obbligazioni Senior non ti evita danni gravissimi (erano Senior sia i titoli di stato argentini che le obbligazioni Parmalat che quelle General Motors, per usare tre esempi ben noti).
Le obbligazioni Senior sono quelle, per così dire, normali e costituiscono la stragrande maggioranza delle emissioni.
Per inciso, in Italia le obbligazioni ibride hanno avuto svariati problemi di tipo legale prima di essere rese utilizzabili per le aziende.
Gli veniva contestato, in modo particolare, il non avere una scadenza.
Per la cronaca, si provò ad "aggirare" (all'italiana, praticamente) il problema definendo la durata di dette emissioni coincidente con la durata della vita dell'azienda emittente.
Questo rendeva la durata del bond, in linea teorica, limitata.
L'affermazione dei bond ibridi nel settore bancario è datata 1998 ed è determinata da un'apposita normativa di settore.
Peraltro, i collocamenti avvenivano solo mediante emissione indiretta che utilizzava complesse strutture.
Dette obbligazioni, infatti, erano usualmente piazzate non dalle banche stesse ma da holding con sede in Lussemburgo.
La seguente riforma del Codice Civile (vedere gli art. 2410 e seguenti) ha permesso il collocamento di bond ibridi sul mercato in via diretta anche parte di assicurazioni e società industriali.
Per la cronaca, il primo bond ibrido italiano fu collocato da Lottomatica (i famosi 750.000.000 di EURO utilizzati per acquisire l'azienda USA GTech).
Da notare che per chi li colloca questi titoli sono uno strumento interessante perché i sottoscrittori concorrono in maniera più significativa ai rischi legati all'attività d'impresa (che è, evidentemente, lo svantaggio per i sottoscrittori).
Lo svantaggio per chi li colloca è che questo comporta una maggiore remunerazione per chi li sottoscrive (che è, evidentemente, il vantaggio del sottoscrittore).
Non sono né titoli buoni né cattivi.
Sono uno strumento da capire perché, al solito, se nemmeno capisci come funzionano gli strumenti fra i quali puoi scegliere, sarà esclusivamente un caso se scegli quello migliore per te.
Da notare che, per chi li emette, una spinta al farlo è data dal fatto che, mentre emettere obbligazioni Senior peggiora il loro merito di credito (perché è un aumento dei loro debiti puro e semplice), gli ibridi sono obbligazioni junior (si può dire anche con seniority inferiore) e sono talvolta addirittura sollecitate in quanto possono essere uno strumento di rafforzamento patrimoniale.
Forse gli unici titoli ibridi noti al grande pubblico sono i cosiddetti Tremonti Bond (che non ha accettato praticamente nessuna banca italiana, ma questo è un altro discorso).
Da notare che, rispetto agli aumenti di capitale, gli ibridi permettono un rafforzamento patrimoniale senza diluire le quote degli azionisti (cosa, in verità, sostanzialmente possibile anche con aumenti di capitale che riguardino le azioni di risparmio).
Inoltre, con più azioni in circolazione, gli utili verrebbero suddivisi fra più titoli (ovviamente, questo allorché gli utili ci sono e vengono erogati dividendi).
Senza contare che i principali multipli borsistici non peggiorano come avviene nel caso di aumenti di capitale.
Per inciso, in un certo senso le obbligazioni ibride costituiscono un aumento di capitale, migliorando la patrimonializzazione dell'azienda.
La stessa definizione di bond ibrido deriva dal fatto che questi strumenti sono una via di mezzo fra debito puro e capitale di rischio (in qualche modo assimilabile all'azionario).
Per la cronaca, l'anno in cui è iniziata la diffusione degli ibridi, specie sul mercato italiano, è il 2006.
Nel gennaio del 2006, infatti, questi titoli vennero inseriti nell'indice iBoxx (benchmark importante per i fondi comuni che investono in obbligazioni), cosa che ha aumentato la liquidità di questi strumenti.
La prima emissione italiana fu del maggio 2006 (quella di Lottomatica di cui sopra).
Fondamentale è stato il 2008/2009 per il formidabile crash test che hanno subito questi titoli, specie quelli bancari, e complimenti a chi se li è presi in pieno panic selling a prezzi che definire da strasaldo è riduttivo.
Ora gli emittenti molto solidi sono tornati in prossimità di quota 100, il che vuol dire che la sottoscrizione o meno di questi titoli dipende dal valutare se gli svantaggi di detti titoli sono adeguatamente compensati dalla maggiore entità della cedola.
Svantaggi che sono evidenziati nel prospetto informativo che va LETTO CON ESTREMA ATTENZIONE, anche perché le condizioni possono essere anche alquanto diverse fra titolo e titolo.
Comunque, sostanzialmente, gli svantaggi sono che, in caso di fallimento, vengono rimborsati per ultimi, sempre che resti qualcosa ed il fatto che possono non pagare la cedola in caso di mancanza di utili nel corso dell'esercizio e/o che non sia erogato il dividendo (ripeto: è fondamentale vedere che cosa dice il prospetto informativo).
Peraltro, spesso i prospetti informativi prevedono che l'azienda possa pagare lo stesso, se vuole, pur non essendo obbligata.
La cosa potrà far sorridere qualcuno ma, in realtà, quest'anno tutti i bond ibridi italiani hanno pagato la cedola pur non essendo sempre obbligati.
Ad esempio, Intesa ha saggiamente deciso di non distribuire dividendo ed utilizzare gli utili 2008 per rafforzare il proprio capitale (in questo infinitamente più seria di Deutsche Bank che è riuscita ad essere in perdita e distribuire un dividendo lo stesso).
Però ha pagato la cedola lo stesso.
Il Banco Popolare ha chiuso il 2008 addirittura in perdita, ma ha ritenuto di voler comunque difendere questo tipo di strumenti erogando ugualmente la cedola, pur non essendo minimamente obbligato a farlo.
Sono strumenti a cui gli emittenti, soprattutto quelli bancari ed assicurativi, tengono perché sono un modo per perseguire il proprio rafforzamento patrimoniale.
Questo li spinge ad avere un atteggiamento decisamente benigno nei confronti dei sottoscrittori.
Peraltro, se hanno pagato le cedole persino in quest'anno terrificante e destinato ad uscire dalla cronaca per entrare direttamente nel mito, è estremamente difficile che non lo facciano in anni normali.
E' stato un crash test di una durezza terribile e, per la verità, le tanto infamate banche italiane si sono mostrate immensamente più solide, serie ed affidabili delle altre.  

 

 

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