Ottobre 2009

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Tag

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag previdenza
Pagine:

La previdenza in Italia

di borsa-finanza00com (19/10/2009 - 09:28)

 

Della serie: Educational Channel.
Questo è il primo di una serie di paragrafi per illustrare il sistema previdenziale italiano.
Il fatto è che la quasi totalità dei futuri pensionati ha idee molto approssimative su qualcosa che ha una rilevanza enorme sulla vita di tutti.
Sempre che non si muoia prima, s'intende, il che non sarebbe esattamente una grande soddisfazione.
L'intento è far conoscere quanto non è scritto nel, peraltro ottimo, sito dell'INPS.
A dispetto delle tante miniriforme che si sono susseguite negli anni, la rivoluzione vera e propria è legata ad un governo tecnico, quello di Lamberto Dini del 1995, sostenuto da una maggioranza singolare (centrosinistra più Lega).
Fu fissata una rivoluzione lenta, che partiva dal 1996 per concludersi nel 2015.
Rivoluzione che porta alla trasformazione del sistema retributivo (legato, appunto, alla retribuzione) a quello contributivo (basato sui contributi versati).
Il montante contributivo (l'insieme dei contributi versati) viene rivalutato utilizzando la media geometrica degli ultimi cinque anni di PIL nominale.
PIL nominale, non quello reale di cui parlano sempre i telegiornali: in pratica ingloba nel suo calcolo anche l'inflazione.
In astratto, una fase di calo del PIL può determinare una situazione in cui i contributi previdenziali vengono rivalutati utilizzando un moltiplicatore negativo, con il risultato di diminuirli.
Ed è anche questo un elemento che fa in modo che il sistema contributivo sia strutturalmente in equilibrio.
Del resto, sono i lavoratori in essere a pagare la pensione ai pensionati e con questo modello i loro destini sono legati.
Comunque, nemmeno il terrificante biennio 2008-2009 determinerà questa situazione.
Occorre considerare che il PIL in Italia è sceso solo rarissime volte nel Dopoguerra, nel 1975, nel 1993, nel 2008 e nel 2009.
Tuttavia, in questo caso si rivela "protettivo" il fatto che si usi la media geometrica degli ultimi 5 anni ed anche il fatto che venga utilizzato il PIL nominale.
Nel 2008 il PIL reale in Italia è sceso del -1,0% (contro il +0,8% di Eurolandia....) ma il PIL nominale è salito a causa dell'inflazione.
Una volta determinato il montante contributivo questo viene moltiplicato per un coefficiente di conversione.
In questo non è molto diverso da un'assicurazione privata: si versano dei contributi (detti, in questo caso, premi assicurativi), vengono rivalutati (auspicabilmente in positivo) e, qualora vengano trasformati in rendita, questo viene fatto mediante un coefficiente di trasformazione.
La Riforma Dini nasceva per essere strutturalmente a prova di bomba: in sé è il sistema contributivo ad esserlo.
E' la sua stessa natura, che determina l'equivalenza fra contributi versati e prestazioni erogate, a fare in modo che, a regime, il sistema sia in equilibrio.
Quella riforma teneva conto del fatto che i coefficienti di trasformazione fissati inizialmente potessero diventare, con il tempo, inadeguati a causa dell'innalzamento della vita media.
La Riforma Dini prevedeva che essi venissero modificati ogni 10 anni.
Doveva accadere nel 2005, quando un Governo Berlusconi, presumibilmente su pressione di elezioni troppo vicine, fece slittare l'adeguamento.
E' stato un Governo Prodi, nel 2007, ad introdurre l'adeguamento triennale dei coefficienti.
Infatti nel 2010 verranno rivisti.
Ovviamente al ribasso a causa dell'innalzamento della vita media.
In pratica: per distribuire in più anni verranno erogate pensioni più basse.
E' stato un altro Governo Berlusconi, nel 2009, a creare una situazione diversa introducendo un meccanismo di adeguamento automatico dell'età del pensionamento sulla base della speranza di vita.
Il punto è il solito: la vita media continua ad aumentare.
L'esplosione vera c'è stata nel XX secolo.
Alla fine dell'800 la vita media in Italia era di 42 anni.
Nel XX secolo la vita media è salita di un terzo di secolo.....
Occorre anche considerare che quasi tutto lo sviluppo c'è stato nel secolo scorso.
A ben vedere, alla fine dell'800 non si viveva in maniera molto diversa dagli antichi romani: si viaggiava soprattutto con i cavalli e ci si illuminava con le candele.
Questo incremento della vita media impatta comunque, ma è neutrale sull'equilibrio del sistema contributivo.
In sostanza: se aumenta la durata della vita media e l'adeguamento è fatto intervenendo con l'abbassamento dei coefficienti di trasformazione il sistema è in equilibrio perché si incassa la pensione per più anni ma l'assegno è più basso.
Se l'adeguamento è fatto nei termini previsti dalla legge Tremonti-Sacconi si va in pensione più tardi con lo stesso assegno.
L'equilibrio del sistema è lo stesso.
Personalmente preferivo il modello Dini perché offriva più facoltà di scelta e si poteva decidere comunque di avere lo stesso assegno posticipando l'età del pensionamento di propria scelta.
Oppure, sempre di propria scelta, andare in pensione prima con un assegno ridotto ed integrando con una pensione privata (sempre che uno sia in grado di costruirsela, s'intende).
Il modello imposto da Tremonti e Sacconi limita questa libertà di scelta e forza a lavorare di più.
Fra l'altro può essere anche tanto di più.
Se si va sul sito dell'ISTAT, fra le infinite cose interessanti che si trovano, c'è anche negli ultimi 19 anni la vita media è salita di 4 anni.
E' vero che la velocità di salita si è ridotta ma, se si pensa di poter andare in pensione fra una ventina di anni, sarà decisamente il caso di aggiungerne mentalmente altri.
Peraltro, questo forzare a restare al lavoro può avere un impatto positivo sulla nostra misera crescita economica, che negli ultimi 15 anni ha sistematicamente sottoperformato il resto di Eurolandia.
Occorre considerare che la percentuale di occupati fra i 55 e i 65 anni in Italia è circa la metà di paesi come Svezia e Norvegia.
In Italia ci sono circa 22 milioni di lavoratori su 60 milioni di abitanti.
E' evidente che se lavora uno su tre (e ci sarebbe da dire sul come) non si va molto lontano.  
Va detto che la struttura previdenziale italiana viene spesso criticata perché i contributi vengono versati per pagare le pensioni in essere, senza creare un fondo vero e proprio.
Questo determina una sorta di debito pubblico supplementare.
Questo debito era sostanzialmente pari al 300% del PIL prima che le riforme Amato e Dini lo riducessero di colpo al 120-130%.
Già questo dà il senso di come sia inconsistente la ricorrente polemica secondo la quale è stato un danno per i futuri pensionati il passaggio (peraltro non ancora completato) dal retributivo al contributivo.
In realtà non saremmo mai stati in grado di sostenere il vecchio sistema previdenziale.
Del resto, mentre il contributivo, a regime, è in sé in equilibrio, essendo determinato dall'equilibrio fra contributi versati e prestazioni erogate, il retributivo si basa sul versamento di denaro in più rispetto ai contributi versati.
Denaro che, semplicemente, non c'è.
Per inciso, il nostro sistema è il più adatto a noi.
Volendo semplificare al massimo, sebbene tutti i sistemi siano misti, possiamo spannometricamente fare un distinguo fra quelli americano/britannico, giapponese ed italiano/europeo.
Quello americano ha mostrato la corda proprio sulla scia della crisi dei mutui subprime.
Nel week-end in cui è fallita Lehman Brothers sono andate in crisi anche Merrill Lynch ed AIG.
Merrill è stata salvata mettendo a repentaglio la più solida banca che avessero a disposizione, Bank of America (fondata da un italiano, fra l'altro), ma Lehman è stata mollata subito a differenza di AIG.
Mentre Lehman affondava sono stati fatti salvataggi in serie di AIG perché dentro la stessa c'è una parte importante delle pensioni degli americani.
Questo rende difficile considerare il sistema americano realmente migliore di quello italiano.
Infatti, se il sistema privato è in crisi lo Stato è costretto ad intervenire, con il paradossale risultato che quando le cose vanno bene vengono privatizzati gli utili (AIG, anche se sembra più un hedge fund, teoricamente sarebbe un'assicurazione), se le cose vanno male vengono socializzate le perdite.....
Il Giappone ha fondi pensione anche pubblici.
Tanto tempo fa vennero stimati nel 100% del PIL ma la loro gestione è stata via via causa di polemiche, con tanto di aggressioni anche fisiche ai politici.
Da notare, più in generale, che il Giappone ha un debito pubblico ben più alto di quello italiano, ma ha sia debiti che denaro (vedi le enormi riserve valutarie), noi abbiamo sia debiti che.... Gli occhi per piangere.
In Italia realisticamente non ci sarebbero le aggressioni fisiche ai politici, ma il fatto che i contributi vadano a pagare le pensioni in essere ha un aspetto positivo: così è impossibile che ci sia malagestione dei fondi, non essendoci i fondi.
Da notare, peraltro, che anche l'Italia aveva un sistema a capitalizzazione, in cui i contributi venivano "messi da parte" prima di essere erogati come pensioni.
Peccato che venne distrutto dall'inflazione bellica, che trasformò di fatto 100 lire del 1939 in 2,2 del 1947....
Non ci sono stime recenti dei costi di gestione dell'INPS.
L'ultimo di cui sono a conoscenza è dello 0,2% che è un costo di gestione ragionevole e, di certo, molto inferiore rispetto a quello che ci sarebbe se il sistema fosse in mano alle assicurazioni.
Questo per motivi elementari: l'INPS ha gigantesche economie di scala e le imprese assicurative, essendo imprese, vogliono giustamente fare profitti.
Inoltre, l'evoluzione verso il modello contributivo evita distorsioni ed abusi orrendi che hanno sempre caratterizzato il retributivo.
Ad esempio, continuiamo a pagare lo scotto di false promozioni nell'ultimo anno di lavoro e di straordinari a raffica nell'ultimo anno, essendo il vecchio sistema legato proprio all'ultimo anno di retribuzione.
Il sistema contributivo è perfetto per noi anche perché la mancanza di convenienza ad evadere è palese.
In Italia, peraltro, non abbiamo una forte pressione fiscale, bensì una forte pressione contributiva.
Ed il sistema contributivo è perfetto per sterilizzare l'evasione.
Sterilizzare nel senso che INPS e company non possono né potranno mai sapere con certezza se evadi.
Quello che possono sapere con certezza è, alla fine per tuo percorso lavorativo, quanto hai versato.
In sostanza, l'evasione viene comunque punita.
Anche perché può non essere facile vivere nemmeno avendo versato tutti i contributi, figuriamoci in caso contrario.
Da notare, comunque, che quando si parla di percentuale di reddito che viene erogata come pensione si parla di lordo.
Se viene erogato un 60% di lordo su questo la pressione fiscale sarà comunque molto inferiore rispetto a quella che c'era sullo stipendio pieno.
Quindi un 60% di tasso di sostituzione (ossia il rapporto tra pensione ed ultima retribuzione) lordo corrisponde ad una percentuale ben più alta del 60% a livello di netto.
Senza contare che ad una certa età si presume che un ipotetico mutuo sia stato pagato e non ci sia più bisogno dell'auto per andare al lavoro.
Se poi si considera che con la riforma Tremonti - Sacconi l'adeguamento dell'età di pensionamento alla vita media limiterà la riduzione dei coefficienti di trasformazione, si può ben dedurre che gli attuali giovani, quando andranno in pensione, ci andranno con un assegno che gli permetterà di vivere senza grandi problemi.
Però nulla esclude che ci vadano dopo i 70 anni.......

Vota questo post