Tariffe assicurative
Aggiornamento sullo stato delle tariffe assicurative.
Le stime delle associazioni dei consumatori, al solito non si sa prese da dove e comunque di pura fantasia, parlano di un +15/20% per i ciclomotori e +31% per i motocicli.
La cosa farebbe esultare analisti ed imprese assicurative e spingerebbe molto in su le quotazioni delle assicurazioni.
In realtà i fatti stanno in maniera completamente diversa.
E ben si vede da quotazioni come quelle di Fondiaria-SAI (per citare un leader del settore RC auto): staziona poco sopra quota 11 €, sotto di una settantina di punti percentuali dai massimi precrisi del 2007, quando sfiorò i 40 €.
Ed il problema delle assicurazioni italiane non è nel settore vita, ma principalmente proprio nel settore danni, soprattutto per le voragini che hanno nel settore auto.
Gli analisti fanno notare come le rilevazioni ISTAT indichino un aumento medio delle tariffe Rc Auto del 7% anno su anno prendendo come riferimento febbraio.
Tuttavia i dati ISTAT, pur corretti, sono calcolati soltanto in base ad alcuni profili fissi.
Le compagnie, nel presentare i dati di fine 2009 (e di certo non hanno interesse a presentare in borsa dati sfavorevoli) denunciano incrementi medi compresi fra il 3-5%, peraltro con premi medi complessivi ancora non in crescita a livello di mercato italiano.
Le stime degli analisti per il 2010 sono di un anno ancora in perdita per molte compagnie.
Ed è una cosa non tollerabile a lungo perché, se tutte le aziende debbono fare utili, per le assicurazioni la cosa ha una valenza diversa: come puoi stipulare delle "pensioni private" con soggetti con i conti claudicanti?
Se non sono in grado di garantire nemmeno sé stesse, come puoi dargli fiducia nel garantirti una pensioncina di scorta in futuro?
Questo lo sanno benissimo e sentono anche la pressione di dover aggiustare i propri conti in tempi ragionevoli.
I dati sul combined ratio (la percentuale del premio nel ramo danni che serve a coprire le spese) 2009 sono comunque agghiaccianti rilevando perdite che erano previste, ma non certo con questa intensità.
Alcune cose da annotare:
A) Ad ogni recessione c'è un'impennata delle truffe (anche se non è stato certo l'unico fattore rilevante del 2009, sebbene realisticamente svetti), quasi come se le assicurazioni private fossero percepite come ammortizzatori sociali, anziché aziende private.
B) Quella del 2008-2009 è stata una recessione "extralarge", con tutto quello che ne è conseguito.
C) Finché politici ed associazioni di consumatori continueranno a considerare i truffatori innanzitutto elettori ed associati prima o poi quei sovraccosti si scaricheranno sugli assicurati onesti.
Anche se per ora è successo in maniera limitata non è detto che continuerà così.
Le compagnie stanno facendo un lavoro importante (anche su pressione dell'ISVAP) per lavorare sul fronte della riduzione dei costi anziché degli aumenti tariffari, ma il Parlamento dovrebbe cambiare completamente strada e metterle davvero in condizione di contrastare le truffe.
Ci sono state anche polemiche al limite del grottesco come quando l'ISVAP (la loro Bank'Italia, per capirci) le ha sostanzialmente accusate di autosabotarsi i call center in zone come Napoli e Caserta per cercare di aggirare i doveri che hanno essendo l'RC auto un'assicurazione obbligatoria.
E' del tutto inutile invocare la concorrenza fra soggetti che continuano ad essere in perdita.
La concorrenza esercita pressioni verso il ribasso degli utili ma nessuno, in nessun settore ed in nessuna parte del pianeta fa a gara a chi accumula più perdite.
Prendendo per buone le stime degli analisti (che, al solito, sono previsioni e vanno prese per tali) potrebbero esserci compagnie in perdita anche nel 2011 e la crisi potrebbe durare mediamente 6 anni portandole ai livelli pre-crisi del 2007 solo nel 2013.
Che stiano cercando di farlo sul fronte dei costi più che delle tariffe è difficile da criticare.
Ma andrebbero anche aiutate.
Non foss'altro perché, detto anche a costo di essere ripetitivo, alla fine a pagare finiscono per essere quelli onesti visto che le compagnie stanno cercando di rimettere in piedi le baracche sul piano dei costi (e ben lo sanno tanti che ci lavoraVAno) ma se non ce la faranno così i conti li faranno tornare lo stesso.
Assicurazioni ramo danni, il triste destino delle tariffe assicurative
MiFi di oggi ha pubblicato, come accade via via, dati molto interessanti.
Con riferimento al settore assicurativo non ci sono ancora i dati completi relativi al 2009, quello che si sa è che saranno peggiori di quelli del 2008.
Sono stati evidenziati, invece, i dati del conto tecnico delle assicurazioni italiane relativi al dicembre 2008.
Che fossero pessimi lo presumevo basandomi sui dati delle società quotate in borsa, ma avevo il dubbio che le piccole compagnie potessero stare un pò meglio.
Invece il quadro è tetro:
Rc autoveicoli - perdita di 92 milioni di €.
Infortuni - utile di 481 milioni di €.
Malattia - perdita di 103 milioni di €.
Incendio ed elementi naturali - perdita di 133 milioni di €.
Rc generale - perdita di 209 milioni di €.
Non che sia una novità che nelle fasi di crisi capannoni e fabbricati vadano a fuoco perché i conti dell'azienda quadrano meglio così ma, se politici ed pseudoassociazioni di consumatori non fanno meno demagogia d'accatto, la strada degli aumenti delle tariffe è segnata.
Il problema è che per loro i truffatori sono sempre elettori ed associati.
Tuttavia, sta in piedi meno di un serpente zoppo chiedere alle assicurazioni di contenere le tariffe trovando spazio a discapito dei propri utili, visto che quegli utili non ci sono proprio.
Della serie: è difficile trovare un gatto nero in una stanza buia, specialmente quando il gatto non c'è.
Di recente ci sono stati eventi nuovi a creare danni alle compagnie come il terremoto dell'Aquila, la frana di Messina e le nuove tabelle stabilite dal Tribunale di Milano per i risarcimenti alla persona (con conseguente aumento dei costi dei sinistri).
Però, mentre per i disastri naturali non si può fare granché, sarebbe anche l'ora che la legislazione permettesse alle compagnie assicurative di difendersi dagli abusi che subiscono e che vengono successivamente scaricati sulle persone per bene.
Una politica volta al contenimento/riduzione delle tariffe deve per forza puntare alla riduzione delle spese.
Non può certo puntare sulla riduzione degli utili delle compagnie, che neanche ci sono e che invece ci debbono essere.
Ci debbono essere perché è impossibile che le compagnie esercitino la loro funzione sociale "assicurativa" con i conti in rosso.
Che cosa puoi assicurare, sia che si tratti di pensioni private che di qualunque altra cosa, se tu compagnia sei la prima ad avere i conti in condizioni precarie?
Se uno effettua dei versamenti per avere, ad esempio, una pensione privata, non dovrebbe avere nessun margine di dubbio sul fatto che i conti della compagnia siano solidi (quello che non è successo in USA con AIG).
Tariffe assicurazioni auto
Succede spesso che le dichiarazioni di Marchionni siano molto interessanti, vista la sua grande franchezza ed il peso che ha nel settore auto.
Parlo di Fausto Marchionni, non di Sergio Marchionne, ossia dell'Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fondiaria-Sai.
Il suo gruppo, fra Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni, rappresenta circa un quarto del settore delle polizze auto.
Settore che non smette di sorprendere.
Ad esempio, c'è stata una polemica recente fra le compagnie assicurative italiane e l'ISVAP (che molto spannometricamente sta alle assicurazioni italiane come Bank'Italia sta alle banche italiane).
L'ISVAP gli contesta sostanzialmente di cercare di aggirare l'obbligo di legge di assicurare tutti, ad esempio autosabotandosi i call center in zone come Napoli e Caserta.
Dal suo punto di vista, ha sicuramente ragione l'ISVAP a sostenere che le assicurazioni debbono rispettare la legge e, poiché si tratta di assicurazioni obbligatorie, non possono svignarsela.
Dal loro punto di vista, hanno sicuramente ragione le compagnie a sostenere che in zone in cui la sinistrosità è superiore anche del 1.000% rispetto alla media nazionale (che già è quella che è) è ovvio che se la vogliano svignare.
Chi è platealmente dalla parte del torto è la demagogia d'accatto di politici e pseudoassociazioni di consumatori che per difendere i truffatori (poiché elettori ed associati) fanno pagare il conto a quelli onesti.
Marchionni ha recentemente sostenuto che il problema, ancor più dei sinistri falsi, sono quelli gonfiati.
Ha ricordato anche come nella "catena del risarcimento" si inseriscano frequentemente figure come i consulenti per l'infortunistica stradale.
Figure che fanno lievitare i costi dei sinistri senza avere nessuna regolamentazione od albo professionale che garantisca la correttezza del loro operato.
Da notare come il combined ratio di società del peso di Fondiaria-Sai ed Unipol (per più ragioni) si sia trovato l'anno scorso ad essere sopra quota cento.
Il combined ratio è la quota di spese rispetto agli incassi (il riferimento è all'intero ramo danni).
In sostanza, sono addirittura in perdita.
Con riferimento a Fondiaria-Sai, il piano industriale prevede per il 2011 un'utile netto di 370 milioni (che sarebbe adeguato per rendere le attuali quotazioni enormemente a sconto, del resto sono quotazioni che vengono da un tracollo) ed un combined ratio del 97,8%.
Quando il ramo danni tornerà in utile scatteranno subito le polemiche sulla crescita delle polizze.
Tuttavia, è del tutto evidente che, se si vogliono contenere/ridurre le tariffe, il punto non è il 2,2% di utili sul 100% di ricavi, bensì il 97,8% di costi.
E' sceso in campo anche Fabio Cerchiai (Presidente dell'ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici).
Cerchiai fra l'altro sostiene che sarebbe un fondamentale principio di prevenzione quello di incrociare le banche dati di ANIA ed ACI.
Contesta anche che in alcune aree territoriali il fenomeno delle truffe assicurative attualmente rientri tra le fonti di profitto della criminalità organizzata.
Inoltre, sostiene l'esigenza di correggere urgentemente il meccanismo bonus-malus cambiato dal Governo Prodi.
Ad esempio, con l'attuale normativa, nei casi di incidente con concorso di colpa il malus non scatta per nessuno dei 2 automobilisti coinvolti.
Il che è una stortura evidente.


