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Il punto sui tassi di interesse

di borsa-finanza00com (21/07/2010 - 14:50)

Uno studio di Progetica stima l'Euribor medio a tre mesi (dalla sua nascita) al 3,065% (studio al 6/7/2010).

Il trend è, come è noto, fortemente discendente.

Da ricordare che, mentre Eurolandia è una creazione relativamente recente, la banca centrale più antica del mondo è la Banca d'Inghilterra, nata nel 1694 ed i suoi attuali tassi sono i più bassi della storia.

Essendo il livello di tassi il più compresso verso il basso da quando esistono statistiche, è normale che il dibattito sia tutto incentrato su quando ci saranno gli aumenti.

Da notare che lo strumento più importante per valutare le aspettative degli operatori è il mercato dei future.

Questo perché, pur essendo le aspettative nient'altro che dei pronostici e non avendo nessuno garanzie sul futuro, sui future gli operatori mettono denaro vero (e tantissimo).

Questo non dà nessun margine di dubbio, se non altro, sulla buona fede di questo tipo di previsioni.

Le stime che emergono dai future sono di un raggiungimento del 2% dell'Euribor a tre mesi solo nel marzo del 2013.

Un livello che resterebbe straordinariamente basso.

Presumibilmente compresso anche dal fatto che in Europa le mani saranno abbastanza legate da tassi americani a loro volta straordinariamente compressi verso il basso.

Merrill Lynch ha spostato la sua stima sugli aumenti dei tassi della FED (attualmente il principale tasso ufficiale è oscillante fra lo 0% e lo 0,25%) dall'agosto del 2011 al marzo del 2012.

Questo è in linea con l'approccio molto aggressivo che gli USA stanno tenendo nei confronti della crisi.

Negli USA non ci sono state manovre correttive stile Europa ma stanno puntando interamente sulla crescita dell'economia.

La forma mentis è facile da spiegare: il rapporto debito/PIL può essere compresso dalla crescita del PIL e detta crescita aumenta anche le entrate fiscali.

Del resto, se si guarda la fase più importante del calo del rapporto debito/PIL USA (negli anni '50), fu una fase il cui successo fu determinato dalla crescita dell'economia e non da manovre restrittive.

Essendo l'attività della FED estremamente coordinata con quella del governo USA nel tentativo di spingere il più possibile l'economia è realistico che i tassi verranno tenuti a livelli straordinariamente schiacciati verso il basso per un periodo di tempo eccezionalmente prolungato.

Questo lega le mani anche all'Europa.

Da notare come le stime di crescita USA siano prossime al 3% sia nel 2010 che nel 2011.

Da notare anche come, nonostante tanti luoghi comuni sulla BCE, i tassi reali (al netto dell'inflazione) da quando esiste la Banca Centrale Europea siano enormemente più bassi di quelli che teneva la Bundesbank.

Per quel che riguarda l'Italia, le stime della Banca d'Italia sono di una crescita del PIL dell'1% sia nel 2010 che nel 2011 e di una crescita dell'inflazione dell'1,5% nel 2010 e dell'1,9% nel 2011.

Questo mentre il Refi (il principale tasso ufficiale della BCE) è compresso all'1% (e l'Euribor sia ad un mese che a tre mesi sta al di sotto del Refi).

Quindi tassi reali negativi.

In pratica si tratta di una fase tanto eccezionalmente favorevole per i debitori (e sfavorevole per i risparmiatori) quanto eccezionalmente prolungata.

Buon per i mutuatari e per lo Stato italiano, che continua a collocare BOT con tassi prossimi/inferiori all'1%.

Male per i risparmiatori che continuano a sentire minacciare aumenti delle tasse sui risparmi (le cosiddette rendite finanziarie) mentre, non essendo i tassi neanche al passo dell'inflazione, in termini reali sono rendite negative.

Da quel punto di vista i conti sono facili: i primi BOT in scadenza nel 2011 sono l'emissione scadente il 14/1/2011.

Hanno un rendimento dello 0,98% che non tiene nemmeno il passo dell'inflazione.

Su quel rendimento misero un'ottavo se ne va via in tasse (l'imposta infatti è del 12,5%) rendendo il rendimento reale ancora più negativo.

Oltre a questo c'è persino chi sostiene che vadano aumentate le tasse sui risparmi (con l'ipocrisia di chiamarle rendite finanziarie).

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Interessi sui BOT

di borsa-finanza00com (07/06/2009 - 17:18)

 

Volevo segnalare alcune cose sull'andamento dei tassi dei BOT.
A) Sono mesi che, al netto di tasse e commissioni, hanno infranto verso il basso il tetto dell'1%.
B) Realisticamente, staremo sostanzialmente a questi livelli per tutto il 2009, considerando che la BCE ha dato ad intendere che terrà il Refi intorno all'1% fino alla fine dell'anno.
C) Il luogo comune, alla Scajola-Brunetta per intenderci (ma non solo), che tassi bassi aumentano la ricchezza delle famiglie italiane è falso.
Questo perché, come noto e come ricordato anche da Tremonti, l'Italia ha il merito di avere un livello di risparmio privato enormemente più alto degli altri paesi di area OCSE unito ad un indebitamento privato enormemente più basso.
Tassi bassi riducono le entrate delle famiglie italiane molto di più di quanto riducano le uscite.
Altra cosa è l'impatto per le imprese ed il debito pubblico.
Per citare i dati di Bank'Italia relativi alla fine del 2008, le attività delle famiglie italiane erano di 3.427,917 miliardi di euro contro un totale passività di 836,216 miliardi di euro, con un saldo di 2.591,701.
Il saldo è nettamente superiore al debito pubblico italiano (non è ASSOLUTISSIMAMENTE un invito a fare patrimoniali, è solo per spiegare la situazione).
D) Questa situazione dei tassi non è una specificità italiana.
Ad aprire le danze, al solito, sono stati gli USA.
All'asta del 9/12/2008 i Treasury ad un mese hanno avuto un rendimento dello 0,00% (ci erano già andati estremamente vicini in passato, ma lì hanno spaccato lo zero).
Per la cronaca, già in quell'asta furono interamente sottoscritti nonostante i titoli a disposizione fossero di ben 32 miliardi di dollari.
I titoli a 3 mesi furono collocati con un rendimento NEGATIVO dello 0,01% mentre quelli a due anni furono collocati con un rendimento dello 0,85%.
E) E', ovviamente, sbagliato considerare questi tassi come definitivi.
Soprattutto, è pericoloso considerare sostenibili gli attuali tassi variabili dei mutui.
Un parametro considerabile sono i tassi ufficiali della BCE.
Questo anche perché l'Euribor si è staccato significativamente da essi solo in un periodo limitatissimo, per poi tornare nella media storica già il 7/1/2009 (che è considerabile la data della fine della crisi del mercato interbancario in Eurolandia). 
Considerando il tasso principale tenuto nel primo decennio dell'Euro, se si ipotizzano rialzi da un quarto di punto ce ne dovrebbero essere almeno 8 nei prossimi 2-3 anni....
I tassi resteranno a livelli stratosfericamente bassi rispetto ai tempi della superinflazionata liretta, ma se non si è in grado di sostenere gli attuali tassi fissi è appropriato non chiedere mutui a tassi variabili perché non si sarà in grado di sostenerli in futuro.
Caso in cui, comunque, chiederli o meno è irrilevante visto che le banche non li concederebbero (a ragione). 

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